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S. Alfonso Maria de Liguori
Via della salute

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§. V. PRATICA DELL'UNIFORMITÀ ALLA VOLONTÀ DI DIO

 

Tutta la santità consiste nell'amare Dio, e l'amare Dio consiste nell'adempire la sua santa volontà. Qui sta la nostra vita: "Et vita in


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voluntate eius" (Psal. 29. 6).1 E chi sta unito alla volontà di Dio sta sempre in pace, poiché la divina volontà toglie l'amarezza a tutte le croci. L'anime sante col dire: "Così vuole Dio: Così ha voluto Dio", trovano pace in ogni travaglio. "Non contristabit iustum quicquid ei acciderit" (Prov. 12. 21). Dice taluno: "Tutte le cose mi vanno storte: Tutti li guai Dio li manda a me". Sono storte, fratello mio, perché voi le storcete; se voi vi rassegnaste al volere di Dio, sarebbero tutte diritte2 e di vostro bene. Le croci che Dio vi manda, son guai, perché voi le fate diventar guai; se le prendete con rassegnazione dalle sue mani, non sarebbero guai, ma ricchezze per voi di paradiso. Diceva il p. Baldassarre Alvarez:3 "Chi si rassegna con pace ne' travagli alla divina volontà, corre a Dio per le poste". Veniamo alla pratica.

 

Per I. bisogna rassegnarci nell'"infermità", che ci avvengono. I mondani chiamano le infermità disgrazie, ma i santi le chiamano visite di Dio e grazie. Nell'infermità dobbiamobene prendere i rimedii per guarirne, ma sempre rassegnati a quel che Dio dispone. E pregando il Signore per la sanità, preghiamolo sempre con rassegnazione, altrimenti non avremo la grazia. Ma oh quanto si guadagna nella infermità con offerire a Dio quel che si patisce! Chi ama Dio di cuore, non desidera di sanare dall'infermità per non patire, ma desidera dar gusto a Dio con quel patire. Quest'amore era quello, che rendea dolci a' santi martiri i flagelli, gli eculei e le piastre infocate. Principalmente poi dobbiamo rassegnarci nelle malattie mortali. L'accettare allora la morte per adempire la divina volontà ci fa meritare un premio simile a' martiri, i quali perciò sono stimati martiri, perché hanno accettato i tormenti e la morte per dar gusto a Dio. Chi muore uniformato alla divina volontà, fa una morte santa; e chi muore più uniformato, fa una morte più santa. Scrive il P. Ludovico Blosio4 che in morte


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un atto di perfetta uniformità non solo ci libererà dell'inferno, ma anche dal purgatorio.

 

Per 2. dobbiamo uniformarci al volere di Dio in quanto a' "difetti naturali", che abbiamo, come di poco talento, di poca sanità, poca vista, poca abilità per gli uffici e simili. Tutto quel che abbiamo, è limosina di Dio. Non poteva egli crearci un moschino, un filo d'erba? Cento anni fa eravamo noi altro che niente? e che andiamo cercando? Ci basti l'averci data Iddio la capacità di farci santi. Benché di poco talento, di poca sanità, poveri, villani, ben possiamo farci santi colla sua grazia, se vogliamo. Oh a quanti infelici il talento, la sanità, la nobiltà, le ricchezze o la bellezza è stata occasione di dannarsi! E perciò contentiamoci di quel che ci ha fatti Dio; e ringraziamolo sempre di quei beni che ci ha donati, e specialmente di averci chiamati alla santa fede; questo è stato un gran dono, del quale pochi ne ringraziano Dio.

 

Per 3. rassegniamoci in tutte le "cose avverse", che ci avvengono, perdite di robe, di speranze o di parenti; ed anche negli affronti e persecuzioni che riceviamo dagli uomini. Dirai: "Ma Dio non vuole il peccato, come debbo rassegnarmi, se quegli mi calunnia, m'ingiuria, mi ferisce, mi frauda? ciò non avviene per volontà di Dio". Oh che inganno è questo! Dio non vuole il peccato di colui, lo permette; ma vuole all'incontro quell'avversità, che per mezzo di colui voi patite. Sicché il Signore è quello, che vi manda tal croce, ma per mezzo del vostro prossimo; e perciò anche in questi casi dovete voi abbracciar quella croce come inviata da Dio. Ne andiamo trovando ragione; dicea S. Teresa:5 "Se non vuoi portar la croce, se non quella ch'è appoggiata a ragione, la perfezione non fa per te".

 

Per 4. rassegniamoci nelle "aridità di spirito", se facendo l'orazione, la Comunione, la visita al Sagramento ecc. tutto ci riesce di tedio e senza gusto; ci basti sapere che diamo gusto a Dio; ed allora gli daremo più gusto, quando noi con meno gusto faremo le nostre divozioni. In niun tempo meglio possiamo conoscer la nostra insufficienza e miseria, che nel tempo d'aridità; e perciò allora nell'orazione


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umiliamoci e con rassegnazione mettiamoci in mano di Dio, dicendo: "Signore, io non merito consolazioni, altro non voglio che abbiate pietà di me; conservatemi nella vostra grazia e fate di me quel che vi piace". E facendo così guadagneremo più in un giorno di desolazione, che in un mese di lagrime e tenerezze. E generalmente parlando, questo sia l'esercizio continuo nelle nostre orazioni, di offerirci a Dio, che faccia di noi come vuole, pregandolo sempre nell'orazione, nella Comunione, nella visita: "Dio mio, fatemi fare la vostra volontà" Facendo la volontà di Dio, faremo tutto. Avvezziamoci per tanto di tener sempre in bocca la giacolatoria: "Fiat voluntas tua". Anche nelle cose minime che ci avvengono, v. gr. si smorza la candela, si rompe un caraffino, si piglia un inciampo, replichiamo sempre: "Sia fatta la volontà di Dio". Quando poi perdiamo qualche roba, o ci muore qualche parente o cose simili, diciamo: "Signore, così avete voluto voi, così vogl'io". E quando abbiamo timore di qualche mal temporale, diciamo: "Signore, io voglio tutto quello che volete voi". E così daremo sempre gran gusto a Dio, e staremo sempre in pace.

 




1 [1.] Il versicolo oggi è tradotto così secondo il testo originale: «Ché un istante è il suo sdegno, una vita il suo amore».

2 [8.] diritte) dirette NS.

3 [11.] LUDOV. DA PONTE, op. cit., c. 50, paragr. 1; ed. cit., 497: «A chi Dio aprì gli occhi per discernere quanto di bene sia in lui, gli apre eziandio, affinché vegga col medesimo lume la preziosità degli affanni e de' dolori, e conosca esser loro come i cavalli delle poste, co' quali velocissimamente si corrono gli immensi spazi che sono tra Dio e le anime».

4 [29.] LUDOV. BLOSIUS, Consolatio pusillanimium, c. 24, §. 2; Opera, Antwerpiae 1632, 398: «Si sese ex pura dilectione, cum perfecta sui resignatione, ad omnem poenam pro honore divinae iustitiae tolerandam anima spontaneo obtulerit, ipse neque infernum neque purgatorium subibit, etiam solus omnia totius mundi peccata commisisset».

5 [26.] Dal Diario spirituale, Pazienza, aprile 27. Vedi S. TERESA, Cammino di perfezione, c. 13; Op. spirit., ed. cit., 175: «Colei che non vuol portar la croce, se non quella che sarà data molto ben fondata in ragione, non so io, perché se ne stia nel monastero; tornisi al mondo, dove non le saranno osservate queste ragioni. Forse potete patir tanto che non dobbiate più?» Cfr. Obras, III, 63.




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