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S. Alfonso Maria de Liguori
Visite al SS. Sacramento

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VISITA I.

Ecco il fonte d'ogni bene, Gesù nel Sacramento, il quale dice: Qui sitit veniat ad me.1 Oh quante acque di grazie han cavate2 i santi sempre da questa fonte del SS. Sacramento, dove Gesù ci dispensa tutt'i meriti della sua Passione, come predisse il profeta: Haurietis aquas... de fontibus Salvatoris (Is. XII, [3]). La contessa di Feria, quella gran discepola del V.P. M. Avila fatta religiosa di S. Chiara, dallo spesso e lungo trattenersi avanti il SS. Sacramento chiamata la Sposa del Sacramento, dimandata che facesse in tante ore che si tratteneva innanzi al Venerabile,3 rispose: «Io vi starei tutta l'eternità. E non è ivi l'essenza di Dio che sarà pascolo de' beati? Buono Dio, e che si fa innanzi a lui! e che non si fa? Si ama, si loda, si ringrazia, si domanda. E che cosa fa un povero avanti ad un ricco? Che fa l'ammalato avanti al medico? Che fa un assetato avanti ad una fontana chiara? Che fa un affamato avanti ad una lauta mensa4


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O Gesù mio amabilissimo, dolcissimo, dilettissimo, vita, speranza, tesoro, unico amore dell'anima mia, oh quanto mai vi è costato il rimanervi con noi in questo Sacramento! Voi avete dovuto morire per potervi poi restare sacramentato sui nostri altari. E quante ingiurie poi avete avuto a soffrire in questo Sacramento per assisterci colla vostra presenza! Tutto ha vinto il vostro amore e desiderio che avete d'essere amato da noi.

Venite adunque, Signore, venite e mettetevi dentro del mio cuore; serratene la porta per sempre, acciò non v'entri più creatura alcuna a prendersi parte di quell'amore che deesi ed io voglio dare tutto a voi; voi solo, Redentore mio caro, dominatemi, voi solo possedetemi tutto; e se qualche volta non vi ubbidisco perfettamente, castigatemi con rigore, acciocch'io stia5 in avvenire avvertito a compiacervi come voi volete. Fate ch'io non desideri più né cerchi altro gusto che di dar gusto a voi, di visitarvi spesso negli altari, di trattenermi con voi, di ricevervi nella santa comunione. Cerchi pure chi vuole altri beni, io non amo, non desidero altro che il tesoro del vostro amore. Questo solo voglio cercare6 a' piedi dell'altare. Fate ch'io mi scordi di me, acciocché mi ricordi solo della vostra bontà. Serafini beati, io non v'invidio per la gloria, ma per l'amore che portate al vostro e mio Dio: insegnatemi voi che ho da fare7 per amarlo e dargli gusto. -


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Seguono immediatamente le giaculatorie.

Giac. Gesù mio, solo voi voglio amare, solo a voi voglio piacere.

In fine farà la comunione spirituale. Indi si farà8 la Visita alla gran madre Maria avanti qualche sua immagine.




1 Si quis sitit, veniat ad me, Io. VII, 37.



2 Napoli, 1748, '49: cavato.



3 Nelle ed. precedenti il 1755: al Santissimo.



4 Donna Anna Ponce de Leòn, che fu contessa di Feria, nacque il 3 maggio 1527, a Marcena (Andalucia), morì il 26 aprile 1601. La vita fu scritta prima in ispagnuolo, dal P. Martino DE ROSA, S. I., Nell' ediz. di Roma, 1666, si legge, lib. 3, cap. 1, pag. 67: «Il Padre (Maestro Avila) ordinolle... che si comunicasse ogni [ETML-P:A]giorno, come lo fece fino all' ultimo di sua vita, per tutto il tempo che fu in monastero, e alcuni mesi prima che vi entrasse, nella sua vedovanza». Lib. 4, cap. 5, pag. 130: «Il suo delizioso gabinetto era la tribuna della chiesa.» - Lib. 9, cap. 13, pag. 155: «Raccolta in una cella, la quale ha la finestra corrispondente all' altare del Santissimo Sagramento, spende la maggior parte del tempo in assistere alla presenza del sovrano Signore.» - S. LEONARDO DA PORTO MAURIZIO,



5 Fino al 1755: acciò stia io.



6 Venezia, 1758: chiedere.



7 Napoli, 1748, '49: ho da fare io.

8 Idem: farà, manca il si.






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