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S. Alfonso Maria de Liguori
Vittorie dei Martiri

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§. 3. De' diversi tormenti coi quali furono cruciati i santi martiri.

30. Il padre Mamachi nella sua erudita e faticosa opera de' Costumi de' primitivi cristiani ha raccolti questi diversi tormenti dagli scrittori antichi, i quali furono contemporanei agli stessi martiri, come già furono s. Giustino martire, Tertulliano, Atenagora, Origene, Eusebio cesariense, Clemente Alessandrino ed altri simili. Il mentovato padre Mamachi descrive a lungo queste diverse sorti di tormenti co' quali furono afflitti e tolti di vita i servi di Gesù Cristo in tempo delle dieci persecuzioni degl'imperatori romani. Io qui solamente ne farò una breve descrizione per maggiormente fare intendere quanto ricchi di meriti quei santi eroi andarono in cielo a ricevere le corone.

31. Del tormento delle croci. Altri erano crocifissi co' chiodi ritti, come fu crocifisso il nostro Signore Gesù Cristo. Altri erano posti in croce col capo in giù, come fu crocifisso s. Pietro, secondo rapporta Eusebio da Origene. Altri erano inchiodati nella croce composta a quattro braccia, come quella in cui morì s. Andrea. Ad altri si facevano passar le braccia di sotto a quelle della croce, e rivoltandole alla parte superiore v'inchiodavano le mani, ch'era un tormento molto aspro. Altri erano appesi ad un albero per le braccia legate di dietro ed erano appesi loro grossi pesi a' piedi. Alcune donne erano sospese in alto per li capelli e questo era un tormento per cui giungeano a morire di dolore. Altri eran sospesi da' piedi ad un albero. Altri sospesi erano per un solo piede colla testa in giù. Ad altri, dopo averli sospesi in alto, attaccavano loro al collo una fune da cui pendeva una gran pietra. Altri erano inchiodati colle mani ad un trave e si legava loro un gran peso ai piedi.

32. Del tormento del fuoco. Altri eran posti sulle graticole con carboni accesi di sotto. Altri eran calati colla testa in giù dentro caldaie di olio o di pece bollente. Altri eran sospesi colla testa verso il pavimento, dove si accendeva un mucchio di paglia o altra materia che manda gran fumo sì che morivano dallo stesso fumo soffocati. Altri eran vestiti di una veste di pece o d'altra simile materia ed attaccati ad un palo; quella veste poi che si chiamava tunica di fuoco, oppure, come la nomina Tertulliano, tunica incendiale, si accendeva e così li faceano morite. Altri eran buttati in fornaci ardenti. Altri eran posti unitamente in una barchetta in mezzo al mare, ed ivi erano tutti insieme bruciati. Altri erano fatti morire dentro tori di bronzo infocato. Altri stando legati eran tormentati con fiaccole ardenti o piastre infocate ed anche con corazze di ferro rovente. Altri erano legati e stesi a terra alla supina ed ivi era gittato loro sopra olio o piombo bollente. Di più,


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altri erano trapassati da spiedi ed arrostiti sul fuoco.

33. Del tormento de' flagelli. Questi flagelli erano di diverse sorte, di cuoio, di bastoni, di nervi di bue, di catene di ferro, di verghe e talvolta di verghe spinose o aculeate che si chiamavano scorpioni. Erano poi tormentati con questi flagelli i servi di Dio con esser legati ad un palo o pure a quattro pali per maggiormente farli penare. Altri poi erano posti al ceppo: questo ceppo era composto di due gran pezzi di legno l'uno sopra l'altro, ed in mezzo a quei due legni eran messi i tormentati colle gambe e stando così alle volte eran flagellati. Altri erano stesi colla schiena sovra una tavola armata di grossi chiodi e così erano percossi con bastoni.

34. Del tormento de' ferri. Questi ferri erano uncini di ferro con cui stavano sospesi i cristiani; unghie di ferro dalle quali venivano lacerati sino alle ossa ed alle viscere. Ad altri co' ferri erano strappati tutti i denti ad uno ad uno. Ad altri erano strappate le carni con pettini di ferro. Altri erano scorticati. Altri legati a terra erano tagliati con una mannaia. Ad altri furono tagliati i membri ad uno ad uno, cominciando dalle dita dei piedi sino alle cosce e dalle dita delle mani sino al petto, onde del corpo restava un solo tronco. Altri erano stesi sovra una ruota col dorso, e questa ruota passava sovra molti ferri aguzzi fermati nel pavimento. Ad altri legati su d'una tavola con coltelli si apriva il ventre, ed erano strappate tutte le intestina. Altri poi erano tormentati cogli eculei, altri colle torture. Altri erano unti di mele e così posti al sole acciocché fossero tormentati dalle mosche e dalle vespe.

35. Le morti poi con cui erano tolti di vita i santi martiri erano di mille modi: erano essi lapidati, decapitati, strangolati, buttati nell'acque. Altri erano legati a due alberi incurvati, che poi sciogliendosi, il martire veniva squartato per mezzo. Altri erano gittati al mare dentro d'un sacco; altri sbranati da' cani o dalle fiere; altri fatti morire sotto de' torchi o di fame. E così fra lo spazio di trecento anni, nelle dieci persecuzioni degl'imperatori romani si fece una bella raccolta di martiri per il paradiso. Ho voluto notare tutti questi diversi tormenti che fanno orrore al solo udirli nominare, acciocché noi abbracciamo poi con maggior pazienza i dolori e le infermità che ci manda Dio, le quali per quanto siano aspre non potranno mai giungere ad uguagliare i tormenti che soffrirono i martiri.




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