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S. Alfonso Maria de Liguori
Vittorie dei Martiri

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§. 3. Di s. Policarpo vescovo di Smirne.

1. S. Policarpo fu discepolo dell'apostolo s. Giovanni; egli venne al mondo verso l'anno 70. di Gesù C. Dalla sua infanzia fu cristiano, e per la sua gran pietà fu caro agli apostoli suoi maestri. Scrive s. Ireneo, ch'egli ebbe la sorte di conoscerlo nella sua gioventù, quando il santo era già molto vecchio; e dice che gli stavano impresse le sante istruzioni, che il santo dava agli altri, e gli parea di sentir narrare dalla sua bocca i discorsi ch'egli avea tenuti con s. Giovanni ed altre persone che avean conosciuto Gesù Cristo. S. Policarpo


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fu fatto vescovo di Smirne dallo stesso s. Giovanni, prima che s. Giovanni fosse esiliato nell'isola di Patmos. Si ha per certo che le lodi date dall'apostolo nella sua Apocalisse 1 all'angelo, o sia al vescovo di Smirne, sieno state dirette a san Policarpo; con cui gli disse Gesù C.: Scio tribulationem tuam et paupertatem tuam; sed dives es. Esto fidelis usque ad mortem, et dabo tibi coronam vitae.

2. Il santo governò per 70. anni, come scrive il Fleury, la chiesa di Smirne con tanta lode e prudenza, ch'egli divenne come il capo di tutti i vescovi dell'Asia, per la gran venerazione che gli portavano. Egli in età i quasi ottant'anni andò in Roma per consigliarsi col papa Aniceto sopra alcuni punti di disciplina e specialmente sul punto del giorno in cui dovesse celebrarsi la pasqua. La dimora di s. Policarpo in Roma molto giovò a' fedeli, poiché egli confuse le nuove eresie che andavano allora serpendo; ed un giorno incontrandosi con esso l'eresiarca Marcione, gli domandò se lo conosceva; il santo rispose: Sì, vi conosco per lo primogenito del demonio.

3. Ritornato s. Policarpo nell'Asia, ebbe a soffrire la persecuzione, che l'imperatore Marco Aurelio mosse contro la chiesa di Smirne, dove il proconsole Stazio Quadrato usò molte crudeltà contro i cristiani; e tra le altre fece ivi divorar dalle fiere dodici fedeli condotti da Filadelfia: dal che animati gl'idolatri, che erano molti, domandavano la morte de' cristiani e singolarmente di Policarpo, il quale insisteva a dar loro coraggio per soffrire ogni tormento ed ogni morte per Gesù Cristo. Il santo non però, non ostanti quei clamori contro la sua persona, volea restar nella città per far la solita visita pastorale; ma importunato de' fedeli fu costretto a ritirarsi in una casa di campagna, dove quel tempo che vi dimorò lo spese tutto in orare di giorno e di notte.

4. Ma non vi dimorò che pochi giorni; poiché presto fu preso da' soldati. Tre giorni prima di esser preso ebbe in sogno una visione, in cui gli parve di vedere che il guanciale ove teneva appoggiata la testa andasse in fiamme; dal che egli comprese che gli si aspettava un martirio di fuoco; e svegliatosi disse a' suoi fratelli che certamente egli doveva esser bruciato vivo. I soldati seguivano a cercarlo; onde i cristiani di nuovo lo forzarono a nascondersi in altra casa, e il santo per compiacerli si ritirò altrove. Ma in quella casa avendo i nemici trovato un servo, gli diedero tanti tormenti, che quegli finalmente scoprì dove s. Policarpo erasi ritirato. Il santo fu avvisato di ciò, ma non volle fuggire da quel luogo; e disse allora: Sia fatta la volontà di Dio, e pieno di santo coraggio prima si offerì a Dio qual vittima destinata ad onorarlo, e lo pregò ad accettare il sacrificio della sua vita, e poi con giubilo egli stesso andò incontro a' ministri della giustizia, che già eran venuti a catturarlo; li fece entrare in quella casa, ove diede loro una abbondante cena, domandò che gli dessero un poco di tempo per raccomandarsi a Dio, ed ottenutolo, si pose in orazione, e vi durò due ore.

5. Il comandante ed i soldati restaron


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tutti pieni di confusione a vista di quel vescovovenerabile, ma dovettero eseguir la loro commissione; onde allo spuntar del giorno ebbero a partire: e perché il viaggio a Smirne era lungo, posero quel santo vecchio sopra di un asinello; ma per la via incontrandosi con alcuni officiali primarj, chiamati Erode e Niceta, essi lo fecero salire nel loro cocchio. Discorrendo poi nel cocchio, cercarono a tutta forza di persuadergli di ubbidire agl'imperatori: fra le altre cose gli dissero: Ma che male vi è nel sacrificare agli dei per salvare la vita? Il santo rispose con fortezza che più presto avrebbe sofferti tutti i supplicj e la morte, che consentire a quel che gli consigliavano. Ma dopo questa risoluta risposta, quelli sdegnati lo trattarono da ostinato; e per la rabbia lo sbalzarono con tanta violenza dal cocchio, che il santo cadendo restò offeso in una gamba, anzi aggiunge il Fleury che gli restò rotto l'osso della gamba.

6. Con tutto ciò conservando s. Policarpo la sua tranquillità, andò lieto all'anfiteatro, ove dovea lasciar la vita. In entrare in quel luogo, udì una voce del cielo che gli disse: Coraggio, Policarpo, sta costante. Ivi essendosi presentato al proconsole, quegli si pose a pervertirlo, dicendogli: Policarpo, tu sei vecchio, bisogna che ti liberi da' tormenti che non hai forza da soffrire; onde giura per la fortuna di Cesare, e col popolo: Sieno sterminati gli empj. Il santo subito rispose: Sì, siano sterminati gli empj, ma intendendo per gli empj gl'idolatri. Il proconsole da ciò credendolo guadagnato, gli disse: Orsù in questo punto maledici Gesù Cristo, ed io ti manderò assoluto. Allora il santo, udendo ciò, rispose: Sono ottantasei anni ch'io servo G. Cristo, ed egli non mi ha fatto alcun male, anzi ne ho ricevuti tanti favori, e come posso ora maledirlo? Come posso maledire il mio Creatore, il mio Salvatore, ch'è ancora il mio giudice, il quale giustamente punisce chi lo nega?

7. Seguitando il tiranno a tentarlo che rinnegasse Gesù Cristo, rispose Policarpo ch'egli era cristiano, e che stimava sua gloria il dare la vita per Cristo. Il proconsole gli minacciò che l'avrebbe fatto sbranar dalle fiere; il santo disse: Fatele venire presto; io non posso mutarmi dal bene in male: elle mi gioveranno a passare da' patimenti alla gloria del cielo. Quegli replicò che l'avrebbe fatto bruciar vivo, e il santo rispose: Il fuoco non dura che un momento, vi è un altro fuoco eterno, e di questo io pavento. A che tardate di eseguire il vostro pensiero? E disse ciò con tanta intrepidezza, che lo stesso tiranno non restò confuso. Ma tuttavia fece gridare dal banditore che Policarpo avea confessato colla sua bocca di esser cristiano, onde la turba dei gentili gridò: Muoia questo distruttore de' nostri dei. Ma perché la festa era terminata, e il combattimento delle fiere era finito, si concluse che Policarpo in vece di esser divorato dalle fiere fosse fatto morire nel fuoco. Onde subito fu posta in ordine la catasta dagl'idolatri ed anche da' giudei, che si aggiunsero a farsi carnefici. Il santo si spogliò da se medesimo delle vesti, e vedendo che quelli si apparecchiavano ad inchiodarlo al palo, disse: Lasciate questi chiodi. Colui che mi forza di soffrire il fuoco, egli ancora


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mi darà vigore a star fermo nel fuoco senza de' vostri chiodi. Lasciarono pertanto d'inchiodarlo, ma solamente gli legarono le mani dietro la schiena, e lo posero sulla catasta; dove il santo alzò gli occhi al cielo, ed essendosi già alzata la fiamma, disse: O Dio onnipotente, vi ringrazio in farmi partecipe della passione di Gesù vostro Figlio, col rendermi degno di sacrificarmi in vostro onore, ond'io venga a lodarvi in cielo, e benedirvi per tutta l'eternità. Essendosi poi acceso il fuoco alla legna, le fiamme non toccavano il santo, ma si fece di loro un cerchio come una capanna a lui dintorno, spirando in quel tempo un soave odore dalle sue carni. I pagani, vedendo che il fuoco lo rispettava, sdegnati per dir così contro lo stesso fuoco, lo trafissero con una spada, e dalle ferite uscì tanto sangue, che da quello restò spento il fuoco, e così compì s. Policarpo il suo sacrificio, come narrasi nella celebre lettera da' fedeli di Smirne inviata a tutte le chiese: ella è riportata dal Ruinart nella raccolta degli atti dei martiri. Il suo martirio seguì verso l'anno 160.




1 Cap. 2. v. 9.




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