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S. Alfonso Maria de Liguori
Vittorie dei Martiri

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§. 8. Di s. Giacomo detto l'Interciso.

1. Nella Persia era stata molto perseguitata la religione cristiana, ma sotto il regno del re Isdegerde avea


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goduti venti anni di pace. Un vescovo non però per nome Abda con mandare a fuoco un tempio di un idolo adorato da' persiani, diede l'occasione di suscitare una fiera persecuzione contro de' cristiani. Poiché Isdegerde irritato da quell'incendio, ordinò che si diroccassero tutte le chiese cristiane, e poi comandò che tutti i sudditi dovessero professare la sola religion persiana.

2. Giacomo vinto dal timore di perder le robe e le cariche che aveva nella corte, ubbidì all'iniquo comando. Ma la sua madre e la sua moglie, ch'erano buone cristiane, stando lontane, e sentendo la caduta di Giacomo, gli scrissero una lettera, in cui, dopo averlo esortato a riparar l'error commesso, gli diceano: Se voi non vi rimettete sulla buona via, da cui siete uscito, noi vi tratteremo come un estraneo, e da voi ci separeremo. Non ci conviene star con uno che ha lasciato Dio per consentire agli uomini, e per non lasciare quei beni che presto periranno, e faran perire lui eternamente.

3. Giacomo, cui la coscienza già rinfacciava la sua apostasia, restò trafitto da questa lettera, pensando che se i parenti lo rigettavano, molto più lo rigettava Dio. Pertanto, piangendo il suo peccato, ch'era stato pubblico, giudicò necessario anche pubblicamente detestarlo. Onde alla presenza di tutti cominciò ad esclamare: Io sono cristiano, e mi pento di avere abbandonata la fede di Gesù Cristo. Il principe avendo saputo ciò, tutto pieno di sdegno, dicendo che questo era un affronto che faceva a lui stesso, offendendo gli dei ch'egli adorava, ordinò che fosse condotto alla sua presenza. Giacomo, comparso essendo davanti al tiranno, fu da lui rimproverato d'incostanza, e fu minacciato di una morte atrocissima, se non sacrificava agli dei de' persiani. Ma il santo rispose ch'egli era cristiano, e che stava molto pentito dell'errore commesso; e non voleva essere più infedele al suo Dio.

4. Isdegerde trasportato dall'ira condannò Giacomo ad un supplizio troppo crudele; comandò, affinché, diceva, gli altri non seguissero il martire, che gli fosse tagliato il corpo in pezzi a membro a membro. Il santo intrepido si presentò a quell'orribil tormento, ed i carnefici cominciarono la carnificina delle mani. Prima gli fu reciso il dito grosso della mano destra; tagliato il quale, gli disse il carnefice che se esso ubbidiva al re, la cosa non sarebbe passata più avanti. Ma Giacomo sospirava di dar la sua vita per Gesù Cristo, e di riparar il torto che gli avea fatto col negarlo; onde con fortezza continuò a presentare i suoi membri a' carnefici, e senza lamentarsi soffriva il vedersi reciso l'un membro dopo l'altro. I fedeli furon presenti con grande edificazione al suo martirio. Finalmente, tagliate che gli furon tutte le membra, in modo che del suo corpo non rimase che un mero tronco, gli fu mozzata la testa. Ciò avvenne a' 27 di novembre dell'anno 420, e dal genere di quel supplicio gli fu dato il nome d'Interciso, cioè tagliato a pezzi.

5. La costanza di questo martire ci fa meglio conoscere quanto può la grazia di Gesù Cristo, mentr'ella gli diede valore di soffrir quella carnificina non solo con pazienza, ma anche con allegrezza di spirito. Tutti i martiri erano per sé vili e deboli, ma furono forti a soffrir le pene, per essere


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stati avvalorati da Gesù Cristo, che per essi combatteva, e superava i tormenti. Confidiamo ancora noi in Gesù Cristo, e quando ne' travagli ci sentiamo vacillare l'animo e le forze, ricorriamo subito a lui, preghiamolo a soccorrerci per li meriti del suo sangue, e sicuramente anche noi vinceremo. Il martirio di questo santo è narrato dal p. Massini nella sua raccolta delle vite de' santi, avendolo ricavato dagli atti riferiti dal Surio nel tomo 7. sotto li 27. di novembre.




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