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S. Alfonso Maria de Liguori
Vittorie dei Martiri

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§. 9. Di s. Afra.

1. L'istoria di s. Afra vien riferita da più buoni autori, come dal Fleury, dal p. Orsi e dal p. Massini. Ella gran coraggio a' peccatori pentiti, in veder la fortezza comunicata dal Signore a questa santa penitente in soffrire il suo martirio del fuoco, ed insieme la sapienza che le partecipò in rispondere alle parole dettele dal tiranno, affin di pervertirla.

2. S. Afra fu della città di Augusta nella Rezia. Prima ella fu pagana e così dissoluta, che avea fatta diventar la sua casa un vero bordello, mentre da tre serve che teneva si faceva aiutare a corrompere i giovani di quella città. Ma in ciò più risplende la divina grazia, in trarre da un lezzogrande di sozzure questa meretrice, e renderla una martire molto gloriosa.

3. Si crede che Afra fosse stata convertita dal santo vescovo Narcisso, insieme colla sua madre e tutta la sua famiglia. Dagli atti del suo martirio rapportati dal Ruinart apparisce ch'ella avea sempre avanti gli occhi la deformità de' suoi peccati, e ne provava una gran pena; onde poi, abbracciata che ebbe la fede, procurò di presto dispensare quell'infame acquistato guadagno in sollievo dei poveri; e perché alcuni cristiani, benché poveri, ricusavano di accettare quel prezzo di offese di Dio, ella con lagrime li pregava ad accettarlo, ed a raccomandarla a Dio, acciocché le perdonasse le sue colpe. Ecco come ben si dispose questa santa penitente a ricevere da Dio la palma gloriosa, che poi conseguì, sacrificandogli la sua vita nel fuoco.

4. Allora ardea la persecuzione di Diocleziano; onde la santa presa e presentata al giudice chiamato Gaio, questi, avendola presente, le disse: Or via sacrifica a' nostri dei, perché meglio ti tornerà di vivere, che di morire fra' tormenti. Rispose la santa: Mi bastano i peccati da me commessi nel tempo ch'io non conosceva il vero Dio; onde al presente non posso fare quel che mi comandi, e non sarò mai per farlo; non voglio aggiungere quest'altra ingiuria al mio Signore. Il giudice le ordinò che venisse al Campidoglio. Rispose con gran coraggio: Il mio Campidoglio è Gesù Cristo, che ho sempre a me presente ed a cui confesso ogni giorno le mie colpe. Io sono indegna di offerirgli altri sacrificj; onde desidero di sacrificargli me stessa; acciocché questo corpo con cui l'ho offeso, sia purificato da' tormenti, che a questo effetto soffrirò di buona voglia. Dunque, riprese a dire Gaio, giacché, attesa la tua mala vita, nulla puoi sperare dal Dio de' cristiani, sacrifica a' nostri dei. La santa rispose: Il mio Signor Gesù Cristo ha detto di esser disceso dal cielo per salvare i peccatori. E si legge nel vangelo che una donna peccatrice, avendogli lavati i piedi colle sue lagrime, ne ottenne il perdono di tutte le sue colpe; si legge ivi ancora ch'egli non mai


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rigettò da sé né le meretrici né i pubblicani, anzi si degnò di conservare ed anche di mangiare con essi.

5. Il giudice iniquo non si vergognò di consigliarla a ripigliare l'antico infame mestiere, affine di ricuperar la grazia de' suoi amanti e fare acquisto di ricchezze, giacché si trovava ancora in istato di poterle acquistare. Io rinunzio, disse la santa penitente, rinunzio a tutti questi acquisti, e gli ho in orrore. Quelli che ho fatti per lo passato, gli ho ributtati da me, e dispensati a' poveri, pregandoli ad accettarli. Come dunque ora potrei procurarli di nuovo? Gaio le disse: Il tuo Cristo ti stima indegna di sé; onde invano lo chiami tuo Dio, mentr'egli non ti riconosce per sua: una meretrice non può esser chiamata cristiana. - Così è, rispose Afra, io sono indegna di questo nome; ma il mio Dio, che non elegge le persone secondo i loro meriti, ma secondo la sua bontà, si è degnato di accogliermi, e farmi partecipe di tal nome. - E donde sai, dimandò il giudice, ch'egli ti ha fatta questa grazia? Rispose la santa: Io conosco che Dio non mi ha rigettata, giacché mi forza di confessare il suo santo nome, e mi speranza di ottenere con ciò il perdono di tutti i miei peccati.

6. Eh, replicò il giudice, queste sono favole che tu mi dici, sacrifica ai nostri dei, perché essi ti daranno la salute. La mia salute, disse la santa, unicamente dipende da Gesù Cristo, che mentre stava in croce, promise il paradiso ad un ladro, il quale confessò i suoi peccati. Gaio replicò: Se tu non sacrifichi, io ti farò spogliare e battere alla presenza di tutti con tuo rossore. Rispose Afra: Io non mi vergogno che de' miei peccati. - Or via, disse Gaio, io mi vergogno di perdere il tempo a contrastare con te: o sacrifica, o ti condanno alla morte. - Questo è quel che desidero, risponde Afra, mentre così spero di ritrovare l'eterno riposo. Ripeté Gaio di nuovo: Se non sacrifichi ti farò tormentare, bruciar viva. E la santa con coraggio rispose: Soffra pur ogni tormento questo mio corpo, giacché è stato strumento di tanti peccati; ma non sia mai vero ch'io voglia contaminar l'anima mia con sacrificare a' demonj. Allora il giudice pronunziò la sentenza in questi termini: Comandiamo che Afra meretrice, la quale ha dichiarato di esser cristiana, ed ha ricusato di sacrificare agli dei, sia bruciata viva.

7. Il luogo del supplizio fu una certa isoletta del fiume Lech, dove essendo stata condotta la santa, i ministri la legarono al palo per bruciarla. Allora alzando ella gli occhi al cielo, fece questa preghiera: «Signore mio Gesù Cristo, che veniste a chiamare non i giusti, ma i peccatori a penitenza, e vi siete degnato di farci sapere che in ogni ora in cui il peccatore ritorna a voi pentito de' suoi peccati, voi vi scordate di tutte le offese che vi ha fatte, ricevete in quest'ora me povera peccatrice che mi offerisco a patir questa pena per vostro amore, e per mezzo di questo fuoco che brucerà il mio corpo, liberatemi dal fuoco eterno». Finita questa orazione, ed essendosi già dato fuoco ai sarmenti, fu udita dire la santa: Vi ringrazio, Signore, che, essendo innocente, vi siete sacrificato per li peccatori; ed essendo il benedetto di Dio, avete voluto morire per noi maledetti; vi ringrazio, dico, ed


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offerisco il sacrificio di me stessa a voi, che regnate col Padre e collo Spirito Santo ne' secoli de' secoli. Amen. E finite queste parole finì di vivere.

8. In questo tempo stavano sulla ripa del fiume a vedere il tutto tre donne, Eunomia, Digna ed Eutrobia, ch'erano state serve della santa; e siccome l'avevano imitata nei suoi errori, così l'aveano poi seguita nella sua conversione, facendosi battezzare con essa dal santo vescovo Narcisso, e sapendo che la loro padrona era già morta, si fecero poi trasportare in quell'isola. Nello stesso tempo la madre chiamata Ilaria, essendo stata avvisata della morte di sua figlia Afra, di notte passò nella stessa isola con altri sacerdoti, e preso quel santo corpo, lo fece trasportare in un sepolcro della sua famiglia, distante due miglia dalla città di Augusta. Ma avendo poi saputo tutto ciò Gaio, spedì ivi una truppa di soldati, con ordine che arrestati tutti quelli che trovansi in quel luogo del sepolcro, se ricusavano essi di sacrificare agli dei, gli avessero tutti nel medesimo sepolcro chiusi e bruciati. E così fu barbaramente eseguito, e tutte quelle sante donne ebbero la corona del martirio. Ciò accadde nell'anno 304. Gli atti di questi martiri sono nella raccolta del Ruinart.




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