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S. Alfonso Maria de Liguori
Vittorie dei Martiri

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§. 11. Di s. Euplio.

1. Si aggiunge qui il martirio di


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questo santo diacono Euplio, che ottenne la palma in Sicilia sotto la stessa persecuzione di Diocleziano e Massimiano. Euplio nell'atto stesso che stava leggendo il Vangelo nella città di Catanea, fu arrestato, e presto fu presentato col libro de' vangeli in mano al governatore chiamato Calvisiano, il quale gli dimandò se quegli scritti gli avesse portati dalla sua casa, o pure seco gli avesse addotti in quel luogo. Rispose il santo: Io non ho casa; gli ho portati meco, e con essi sono stato ritrovato. Il giudice gli impose di leggerne qualche passo, ed egli lesse due testi: Beati quelli che son perseguitati per la giustizia. E l'altro: Chi vuol venire dietro a me, prenda la sua croce e mi siegua. Disse il giudice: Che vuol dire ciò? ed Euplio: Questa è la legge di Dio che mi è stata data.- E da chi? - Replicò il santo: Da Gesù Cristo Figlio di Dio vivo. - Giacché dunque confessi di esser cristiano, disse Calvisiano, io ti consegno a' carnefici, affinché ti pongano alla tortura.

2. Stando poi il santo alla tortura, l'interrogò Calvisiano: Che dici ora della tua confessione fatta? Ed il santo: Quel che ho detto prima, dico anche ora: io son cristiano. - Ma perché, disse il giudice, non hai consegnate quelle carte, come comandano gli imperatori? Rispose: Perché son cristiano, e son pronto prima a morire, che consegnarle. In quelle è la vita eterna, e chi le consegna la perde. Il tiranno lo fece di nuovo mettere fra i tormenti, ed Euplio stando fra quelli dicea: Vi ringrazio, Gesù Cristo mio; io per voi patisco, voi custoditemi. Disse il giudice: Adora gli dei, e sarai liberato. E il santo rispose: Adoro Cristo, e detesto i demonj. Fate quel che volete, aggiungete tormenti, io son cristiano.

3. Dopo che il santo fu tormentato per lungo tempo, il giudice gli disse: Misero! venera i nostri dei; adora Marte, Apollo ed Esculapio. Il santo rispose: Adoro il Padre il Figliuolo e lo Spirito Santo, Dio uno, fuori di cui non vi è altro Dio; e periscano gli dei. Io sacrifico a Dio me stesso, né mi resta altro che fare. Calvisiano lo fece mettere a più crudeli tormenti; ed Euplio fra quelli ripetea: Vi ringrazio, mio Signor Gesù Cristo; io per voi patisco, voi soccorretemi. Ma queste parole appena proferiva colle labbra, mentre il dolore de' tormenti gli facea mancar la voce e le forze.

4. Vedendo finalmente Calvisiano la costanza del santo, lesse la sentenza che lo condannava a perder la testa. Allora fu appeso al collo di Euplio il libro de' vangeli, e mentre il santo andava alla morte, un banditore precedendolo gridava: Euplio cristiano, nemico degli dei e degli imperatori. Ma il santo non cessava nel cammino di ringraziar Gesù Cristo, e giunto al luogo del supplicio, posto in ginocchio, fece questa preghiera: Signor mio Gesù Cristo, vi ringrazio della forza che mi avete data per confessare il vostro santo nome. Perfezionate l'opera, acciocché i nemici restino confusi. E rivolto verso il popolo che l'avea seguito, disse: Fratelli miei, amate Dio con tutto il cuore, mentr'egli non sa scordarsi di coloro che l'amano; se ne ricorda mentre vivono, e se ne ricorda nella loro morte, e manda loro i suoi angeli per condurli alla patria celeste. Dette queste parole, presentò il collo, e fu decapitato ai 12. di agosto.


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I cristiani presero il suo corpo, l'imbalsamarono, e con onore lo seppellirono. Gli atti del martirio sono rapportati dal Ruinart.




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