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S. Alfonso Maria de Liguori
Vittorie dei Martiri

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§. 15. Di s. Crespina.

1. S. Crespina fu celebrata per tutta l'Africa. S. Agostino fa onorevol menzione in più luoghi del di lei martirio. Era ella nobile e ricca, ed era madre di più figli. Quando la santa si vide nel pericolo di perdere i figliuoli, i beni e la vita nella persecuzione che nel suo tempo regnava,


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invece di attristarsi, ne concepì un gran giubilo. Ella era stata cristiana fin da' suoi più teneri anni. Allorché fu arrestata nella sua città di Tagara per ordine del proconsole Anulino, e poi presentata al di lui tribunale, quegli la interrogò se le fossero noti gli editti imperiali, da cui si comandava a tutti di sacrificare agli dei dell'imperio; ella rispose: Io non ho mai sacrificatosacrifico, se non ad un solo Dio ed al nostro Signor Gesù Cristo suo Figliuolo, il quale è nato ed ha patito per noi. Anulino allora disse: Lascia andare questa tua superstizione, e adora i nostri dei. - Io adoro ogni giorno, replicò Crespina, il mio Dio, e fuori di lui non ne conosco alcun altro. - Tu dunque, disse il giudice, sei ostinata e disprezzi i nostri dei; perciò bisogna che provi la forza delle nostre leggi. E la santa: Io patirò volentieri quanto mi bisognerà di patire per la mia fede. - Io ti farò leggere, disse il proconsole, il comando dell'imperatore, che tu devi osservare. La santa rispose: Io osservo il comando del mio Signor Gesù Cristo. - Ma tu perderai la testa, replicò Anulino, se non osservi l'ordine dell'imperatore, come l'osserva tutta l'Africa. - Non sia mai vero; rispose la santa, che alcuno mi faccia sacrificare a' demonj; io sacrifico solo al Signore che ha fatto il cielo e la terra.

2. Ripigliò il proconsole ad esortarla che ubbidisse agli ordini de' principi, altrimenti, le disse, non avrebbe potuto evitare la collera dell'imperatore. La santa rispose con coraggio: Io non temo lo sdegno degli uomini, tutto il male ch'essi posson farmi è nulla. Io temo solo quel Dio ch'è ne' cieli; e mi stimerei perduta per sempre se l'offendessi con esser sacrilega. Il proconsole replicò: Tu non sarai sacrilega obbedendo ai principi e adorando gli dei de' romani. Ma Crespina alzando più la voce disse: Dunque tu pretendi ch'io sia sacrilega appresso Dio, per non apparir sacrilega agli occhi degli uomini? Ciò non sarà mai; Iddio solo è grande ed onnipotente, che ha create tutte le cose: gli uomini sono sue creature; che male eglino posson fare? Anulino vedendo che la santa era sempre più ferma nella sua fede, dopo averle fatte altre invettive e minacce, ordinò che per ignominia le fosse rasa la testa; e poi soggiunse che, se ella avesse seguito ad esser ostinata, le avrebbe fatta perder la vita fra' tormenti. Al che la santa rispose: Io nulla curo la vita presente, e solo temo di perdere la vita dell'anima, e di esser condannata al fuoco eterno. - Or via, gridò il proconsole, se più ti ostini, ti farò tagliar la testa. E la santa: Ne renderò grazie al mio Dio del farmi degna di questa sorte. Iddio è meco, acciocché io non consenta alla tua suggestione.

3. Allora Anulino disse: A che più sopportiamo quest'empia donna? Ed ordinò, dopo aver fatti rileggere gli atti, che a Crespina fosse tagliata la testa, per esser ella ostinata a non sacrificare agli dei secondo gli editti dei principi. Crespina, udita l'iniqua sentenza, niente si turbò, né se ne dolse, ma giubilando disse: Grazie ne rendo a Gesù Cristo, e benedico il Signore, che si degna in tal guisa di liberarmi dalle mani degli uomini. Questa santa consumò il martirio ai 5. di dicembre circa l'anno 304. S.


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Agostino spesso proponea l'esempio di questa martire ne' suoi sermoni, dicendo: Ecco s. Crespina disprezzò tutte le cose, e la vita stessa per amore di Gesù Cristo. Poteva ella viver più lungamente e felice su questa terra, essendo ricca e nobile; ma non avrebbe ottenuta l'eterna vita. Saggiamente dunque elesse più presto di vivere in eterno, che prolungare un poco più la vita temporale.




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