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S. Alfonso Maria de Liguori
Vittorie dei Martiri

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§. 18. Di s. Dionigia vergine e d'altri compagni martiri.

1. Narra Fleury che nel terzo secolo furono presentati al proconsole dell'Asia chiamato Ottimo tre cristiani, Andrea, Paolo e Nicomaco, e da


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lui interrogati di qual paese fossero, Nicomaco prima degli altri rispose ad alta voce: Io son cristiano. - E voi altri che dite? il proconsole disse agli altri due. Risposero: E noi anche siamo cristiani. Ottimo rivolto a Nicomaco gli ordinò che sacrificasse agli dei, com'era comandato dal principe. Quegli rispose: Ma voi già sapete che un cristiano non può sacrificare a' demonj. Il proconsole fecelo prendere e tormentarecrudelmente, che Nicomaco era vicino a spirare; e vedendosi in tale stato, il misero mancò e disse: Io non sono stato mai cristiano, e ben sacrifico agli dei. Presto fu fatto sciogliere l'infelice, ma nel punto stesso fu invasato dal demonio, e buttandosi a terra si troncò la lingua co' denti e morì.

2. A questo spettacolo s. Dionigia vergine di sedici anni, piangendo la disgrazia di Nicomaco, esclamò: O miserabile, che per non soffrire un altro punto ti sei condannato ad una pena eterna! Il proconsole, udite quelle parole, fecela tirar fuori della folla, e le domandò se era cristiana. Sì, ella rispose, io son cristiana; e perciò piango quell'infelice che non seppe patire un altro poco, e guadagnarsi il paradiso, ed ora piangerà eternamente. Il proconsole adirato le disse: Or via tu dei sacrificare a' nostri dei, se non vuoi essere vituperosamente trattata, e dopo ciò bruciata viva. Dionigia rispose: Il mio Dio è maggiore di voi, onde non temo le vostre minacce; egli mi darà forza di soffrire ogni tormento per suo amore. Allora Ottimo l'abbandonò a due giovani, che la condussero in una casa, dove apparve un giovane risplendente di luce che la difendeva; ond'essi gittaronsi a piè della santa pregandola ad intercedere per essi.

3. Fatto giorno il proconsole si fece presentare Andrea e Paolo, che stavano in prigione, e loro comandò che sacrificassero alla dea Diana. I due santi risposero: Noi non conosciamo Diana, o altri demonj da voi adorati; noi non adoriamo che solo il vero Dio. A queste parole il popolo idolatra domandò di poterli far morire, e 'l proconsole glieli consegnò, acciocché li lapidassero. E così fu eseguito, avendoli a questo effetto legati per li piedi e strascinati fuori della città. Ma mentre erano lapidati quei santi, Dionigia, udendo il romore, e fuggendo dalle mani delle guardie, corse dove erano que' santi, e si gittò sovra di essi dicendo: Per vivere con voi nel cielo, voglio con voi morire qui in terra. Il proconsole sentendo ciò, comandò che le fosse tagliata la testa, e così fu eseguito.




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