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S. Alfonso Maria de Liguori
Vittorie dei Martiri

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§. 21. Di s. Giustino.

1. San Giustino fu un santo molto glorioso nella chiesa. Egli con dotte scritture la difese contro i gentili, contro i giudei e contro gli eretici. Inoltre presentò agl'imperatori ed al senato romano due famose apologie, ove dimostrò l'innocenza de' cristiani, e che tutti i delitti che loro apponeano i pagani erano mere calunnie. Di più egli colla sua santa vita e colle sue istruzioni convertì molti infedeli, e finalmente coronò i suoi giorni con un generoso martirio.

2. S. Giustino nacque al principio del secondo secolo in Napoli capitale della Samaria, da genitori greci e idolatri. Egli dopo i primi studj delle lettere umane s'intese ardentemente ispirato a conoscere il sommo bene. Cercò d'indagar questa verità prima dagli stoici, poi da' peripatetici, poi da' pitagorici, e finalmente da' platonici, ma niuno lo soddisfece. Iddio non però lo contentò in un modo prodigioso. Essendo egli andato un giorno in un luogo solitario per fare con maggior quiete le sue meditazioni, s'incontrò ivi con un vecchio venerando, il quale gli disse che se volea giugnere alla vera cognizione di Dio avesse lasciati i filosofi, ed avesse cominciato a leggere i profeti che nelle divine scritture han palesati agli uomini i misterj di Dio, ed annunziato Gesù Cristo suo figliuolo, per cui unicamente può giungersi a conoscere il vero Dio. Ma prima di tutto, soggiunge il vecchio, dei pregare il Signore che t'illumini; poiché tali cose non possono intendersi, se non da coloro a' quali Iddio ne dona l'intelligenza. E dette queste parole, disparve da' suoi occhi.

3. Dopo questo discorso s. Giustino tutto si applicò alla lettura delle sacre scritture, da cui ricavò poi quelle sante cognizioni, che gli fecero abbracciar la fede e ricevere il battesimo circa l'anno 132. in età di anni


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trenta. Ed a questa risoluzione confessava egli aver molto contribuito il vedere la costanza dei martiri, che ne' tormenti erano così forti a dar la vita per Gesù Cristo. Da quel tempo pertanto si consacrò tutto all'amore del crocifisso ed al bene della religione. Prese il sacerdozio, e s'impiegò d'indi avanti a convertire gl'infedeli e gli eretici, stimandosi eletto da Dio a difendere la sua chiesa; onde diceva: Avendo io ottenuta da Dio la grazia d'intender le scritture, mi adopero a farle intendere anche dagli altri, per timore di non esser condannato nel divino giudizio se in ciò manco. E son disposto, dice in altro luogo, di manifestar la verità, benché dovessi esser fatto in pezzi.

4. Essendosi poi portato a Roma, ivi gli riuscì di ammaestrare molta gente ne' dogmi della fede; ed ivi compose e presentò circa l'anno 150. all'imperatore Antonino Pio ed al senato la sua prima apologia, ove dimostrò la santità della religione e le virtù che professavano i cristiani, aggiungendo che più persone sino all'età di 60. e 70. anni avean conservato il celibato. Noi, diceva, o non abbracciamo il matrimonio, se non per aver figliuoli, o viviamo in perpetua continenza. Soggiungeva che l'unica speranza de' cristiani era la vita eterna che aspettavano per la morte di Gesù Cristo. Parlando poi della verità della fede cristiana, rapportava le profezie che tanti secoli prima avean predette le cose credute da' fedeli: profezie registrate negli stessi libri conservati da' giudei nemici dei cristiani. Noi vediamo, diceva il santo, verificate a' tempi nostri queste profezie colla nascita di Gesù Cristo da una Vergine, colla predicazione del medesimo, co' suoi miracoli, colla sua passione, risurrezione ed ascensione al cielo, colla riprovazione de' giudei, distruzione di Gerusalemme, conversione de' gentili e collo stabilimento della chiesa per tutto il mondo. Queste profezie, aggiungeva il santo, perfettamente avverate ci convincono essere Gesù C. vero figlio di Dio, che un giorno dee venire a giudicare tutti gli uomini, come stava predetto, e come noi crediamo.

5. Inoltre benché la chiesa in quei tempi tenesse occulti a' gentili i sacrosanti suoi misteri, nondimeno s. Giustino credé allora spiegarli, per togliere i sospetti iniqui di cui tacciavano i cristiani, d'incesti occulti e d'infanticidj; e perciò dopo avere spiegata la sacra cerimonia del battesimo, spiega il mistero e sacramento dell'eucaristia, e scrive così: Indi a colui che presiede nell'assemblea vien presentato del pane ed un calice di vino e di acqua, ed egli per il nome del Figliuolo e dello Spirito santo rende gloria al Padre; e per tali doni ne rende le grazie, che da tutto il popolo sono ratificate colla parola Amen. Terminate così le preghiere, le lodi e le azioni di grazie, i diaconi prendono il pane e il vino mescolato coll'acqua, sovra di cui furono recitate tutte quelle sacre orazioni, e poiché gli hanno distribuiti agli astanti, li portano anche agli assenti. Questo alimento è chiamato da noi eucaristia, di cui niuno può partecipare che non creda nella nostra dottrina, e non sia lavato dai peccati e rigenerato in quel celeste lavacro. Non è questo un pane né una bevanda comune; ma siccome in virtù della divina parola Gesù C. nostro Salvatore


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fu composto di sangue e carne per la nostra salute; così quell'alimento, di cui siamo nudriti, sappiamo che in virtù della preghiera contenente le sue divine parole è la carne ed il sangue dello stesso Verbo incarnato. Ecco che al presente credesi nella chiesa cattolica quello stesso che fu osservato e creduto fin da' tempi apostolici, ne' quali vivea s. Giustino.

6. Di poi espone s. Giustino come faceansi da' fedeli ne' giorni di festa le sacre adunanze, e scrive: Così pure nel primo giorno della settimana, detto del sole (così chiamavano i pagani il giorno della domenica) si fa una generale adunanza nello stesso luogo, e secondo che il tempo lo permette, si leggono gli scritti dei profeti ed i commentarj degli apostoli. Terminata poi dal lettore la lezione, quegli che presiede fa un'esortazione al popolo per eccitarlo ad imitare cose così degne. Indi tutti insieme ci alziamo, e ci mettiamo in orazione, finita la quale si presenta, come si è detto di sopra, il pane, il vino e l'acqua, sopra i quali il vescovo o sacerdote recita le preghiere e le orazioni di grazie; e 'l popolo risponde: Amen. E finalmente si fa per li diaconi la distribuzione dei doni consacrati. I più ricchi fanno liberamente una certa obblazione, che dal presidente è distribuita a vedove, pupilli, infermi, carcerati, pellegrini o altri bisognosi. Il motivo poi per cui nel giorno del sole ci congreghiamo, è perché questo fu il primo giorno in cui Dio creò il mondo, ed in esso Gesù Cristo nostro Salvatore risorse da morte a vita. Si crede che quest'apologia di s. Giustino, se non fece cessare affatto la persecuzione, almeno la rallentasse nell'animo dell'imperatore Antonino, come si argomenta da una sua lettera che scrisse poco dopo in favore dei cristiani alle città dell'Asia minore, riferita da Eusebio Cesariense.

7. Intanto il santo compose più opere in bene della religione contro i marcioniti, contro i valentiniani e contro il giudeo Trifone in riprovazione della perfidia giudaica. Essendo poi succeduto nell'imperio Marco Aurelio ad Antonino, si riaccese la persecuzione. Un certo filosofastro più alto gridava in Roma contro i cristiani; si chiamava egli Crescente della setta de' cinici. A costui si oppose s. Giustino, il quale più volte lo convinse in pubbliche dispute di somma malizia e somma ignoranza delle cose dei cristiani. Indi diede fuori una seconda apologia, e la presentò all'imperatore, dove specialmente difese la religione contro le calunnie di Crescente e d'altri filosofi che la perseguitavano. In questa seconda apologia egli narra un fatto allora avvenuto di una certa donna incontinente, che aveva un marito anche incontinente; ma la donna essendosi fatta cristiana, fece quanto poté per ritrarre il marito da' peccati; quegli non però in vece di emendarsi l'accusò al prefetto come cristiana; e perché era stata ella convertita da un certo Tolomeo, accusò ancora colui, il quale avendo confessato di essere cristiano dinanzi al prefetto, fu condannato alla morte. A queste inique sentenze si trovò presente un altro cristiano per nome Lucio, il quale disse al prefetto Urbico: E con qual coscienza, o Urbico, condanni un uomo che non è reo di altro delitto che di esser cristiano? Ed allora il prefetto, intendendo che anche Lucio era


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cristiano, lo condannò allo stesso supplicio. Sopravvenne un terzo cristiano, e quegli fu ancora condannato alla morte.

8. Poco tempo appresso fu anche arrestato s. Giustino con sei altri cristiani di sua compagnia. Presentato che fu il santo al prefetto di Roma per nome Rustico, fu da quello esortato ad ubbidire agli editti imperiali. Rispose che non può esser ripresocondannato chi ubbidisce ai precetti di Gesù Cristo nostro Salvatore. Il prefetto poi gli dimandò a qual genere di erudizione erasi egli applicato; il santo disse che prima avea cercato di sapere le dottrine di varie sette, ma finalmente aveva abbracciata quella de' cristiani, benché ella non piacesse a coloro che sono sedotti dagli errori delle false opinioni. Tu dunque, infelicissimo, soggiunge il prefetto, ti diletti di questa sorta di erudizione? Replicò Giustino: Sì, ed io la sieguo colla sua retta dottrina - E qual è questa dottrina? dimandò quegli. E 'l santo: La retta dottrina che noi teniamo consiste in credere un solo Dio Creatore di tutte le cose visibili ed invisibili; ed in confessar Gesù Cristo figliuol di Dio, annunciato già da' profeti, predicator della salute agli uomini e maestro di coloro che per loro buona sorte sieguono i suoi divini precetti. Ma né la mia mente è abile a concepire, né la mia lingua a proferire alcuna cosa che sia degna della sua infinita dignità. A far ciò vi bisogna la mente e lo spirito dei profeti, che da Dio ispirati predissero la sua venuta nel mondo. Passò poi il prefetto a dimandargli ove solessero adunarsi i cristiani. E Giustino: Si aduna ciascuno ove vuole ed ove può. Credi tu forse che tutti ci aduniamo in uno stesso luogo? Il Dio de' cristiani non è circoscritto da luogo; egli è invisibile, onde riempie il cielo e la terra: ed in ogni luogo è da' cristiani adorato e lodato. - Ma io voglio sapere, replicò Rustico, ove tu ed i tuoi discepoli vi congregate. Rispose il santo: Quanto a me io abito al Bagno detto Timiotimo. Questa è la seconda volta ch'io son venuto a Roma, né conosco quasi altro luogo della città. Se alcuno viene a trovarmi, sono sempre pronto ad istruirlo della vera dottrina. - Dunque tu sei cristiano? conchiuse il prefetto. E 'l santo: Così è: son cristiano.

9. Allora il prefetto si rivolse agli altri compagni di s. Giustino ed interrogò uno per uno circa la loro fede e tutti confessarono di esser cristiani e di esser pronti a morire per Gesù Cristo. Di poi Rustico disse a Giustino: Dimmi tu che credi di avere la vera sapienza; se dopo una dura flagellazione ti sarà tagliata la testa, sei persuaso di salire in cielo? E 'l santo rispose: Spero che soffrendo questi supplicj conseguirò quel premio ch'è apparecchiato a coloro che osservano i precetti di Cristo. Il prefetto replicò: Tu dunque tieni opinione di salire in cielo? E il santo disse: Non ne ho opinione, ma certa scienza che esclude ogni dubbio. Finalmente rivolto il prefetto a tutti quei confessori di Gesù Cristo disse: Or via unitevi insieme e sacrificate agli dei. Rispose per tutti Giustino: Niun uomo di sana mente abbandona la pietà per precipitare nell'empietà. - Ma se voi non ubbidirete, sarete senza pietà tormentati. E s. Giustino: Questo appunto è quel che ardentemente desideriamo, di soffrire


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tormenti per amore di Gesù Cristo, e così ottener la salute. In questo modo ci presenteremo con faccia allegra al tribunale dello stesso nostro Salvatore, avanti di cui tutto il mondo dee necessariamente comparire. Tutti gli altri martiri dissero lo stesso e aggiunsero: Fa presto, quanto ti piace; noi tutti siamo cristiani, né sacrifichiamo agl'idoli.

10. Il prefetto, udite tali cose, pronunziò contro di essi questa sentenza: Costoro che non han voluto sacrificare agli dei, né ubbidire alla volontà dell'imperatore, prima siano flagellati e di poi sia tagliata loro la testa, secondo prescrivono le leggi. E così i santi martiri furon condotti al supplicio, dove, dopo essere stati flagellati, furon decapitati, e gloriosamente riceverono la corona del martirio nell'anno 167. o nel seguente. I loro corpi furono presi furtivamente da alcuni fedeli e sepolti in luogo decente. Gli atti di questi santi martiri son riferiti dal Ruinart e dal Tillemont.




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