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S. Alfonso Maria de Liguori
Vittorie dei Martiri

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§. 25. Di s. Adalberto.

1. Sant'Adalberto nacque in Boemia verso la metà del secolo decimo d'una famiglia nobile. Il suo padre Slavingo signore di molte terre lo mandò a studiare a Magdeburgo verso l'anno 973. sotto la cura dell'arcivescovo Adalberto che governava quella chiesa: ed in una scuola di giovani diretta da Oderico monaco, dove que' giovani, oltre l'applicazione allo studio, coll'esemplarità dei buoni costumi l'uno dava buon esempio all'altro.

2. In questa scuola Adalberto stette nove anni, e vi fece grandi progressi nelle scienze umane, ma più nella scienza de' santi; poiché tutto il tempo che gli altri spendeano nelle ricreazioni, egli lo dava all'orazione. S'impiegava ancora in visitare i poveri e consolare gl'infermi. Raccolse ivi ancora una gran quantità di scritti de' padri e dottori della chiesa; e con questa biblioteca se ne tornò in Boemia ed entrò nel clero di Praga. Il vescovo di quella città chiamato Ditmaro gli prese un grande affetto per ragion delle di lui virtù, e l'ordinò


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suddiacono, e presto morì. Venuto il popolo all'elezione del nuovo vescovo, insieme col duca signore di Boemia e coi grandi della città, convennero tutti ad eleggere Adalberto; il quale si scusò di accettar quella carica per la sua indegnità, come dicea, e specialmente per la sua poca età; ma non fu ascoltato, e gli bisognò ubbidire; mentre lo stesso imperatore, confermando la sua elezione, lo fece consacrare da Villegiso arcivescovo di Magonza; e subito che ritornò a Praga fu intronizzato con acclamazione del popolo. Cominciando poi a governar quella chiesa, fece subito conoscere la sua gran pietà. In tutte le feste distribuiva grandi limosine, ed ogni giorno dava da mangiare a dodici poveri: dormiva sopra la terra o sopra un cilizio, e passava una buona parte della notte nell'orazione: predicava di continuo, e spesso visitava i prigioni e gl'infermi; in somma stava tutto applicato alle opere della gloria di Dio e del bene del prossimo.

3. Ma il suo popolo, che da principio lo avea ricevuto con tanta allegrezza, poco poi si approfittava delle sue ammonizioni; anzi parea che la maggior parte per lo stesso caso si ostinassero a fare il contrario. Onde Adalberto risolse di lasciarlo, ma prima volle consultarne il papa Giovanni XV., e il papa vi consentì. Indi Adalberto pensò di andare a piedi a visitare i santi luoghi di Gerusalemme; ma passando per Monte Cassino, l'abate con altri di quel monastero lo consigliarono a restarsi ivi da monaco, e il santo ricevette il consiglio. Dopo non però alcun tempo, vedendosi ivi scoperto per quello che era, andò in Roma, ed ivi per consiglio del papa nell'anno 990. prese l'abito religioso del monastero di s. Alessio. Ivi Adalberto visse in pace per tre anni e mezzo; ma il duca di Boemia, vedendo i grandi sconcerti della chiesa di Praga dopo la partenza del santo vescovo, fece supplicare il papa a farlo ritornare, e il papa lo obbligò al ritorno.

4. Ritornato che fu a Praga s. Adalberto, il popolo promise di ubbidirlo, ma poi non ne fece nulla. Onde il santo di nuovo lasciò Praga e se ne andò a convertire gli ungheri che erano idolatri. Ma poco ivi profittandovi, e seguitando i boemi ad essere gli stessi, se ne tornò in Roma al suo monastero; ma il papa l'obbligò di tornare di nuovo a Praga. Egli ubbidì, ma prima di rientrarvi intese che i boemi in odio di lui aveano uccisi i suoi fratelli. Pertanto procurò dal duca di Polonia che mandasse da' boemi ad esplorare se erano disposti a riceverlo. I boemi risposero: Egli è un santo, e noi siamo peccatori; e perciò non possiamo star bene insieme. Avendo inteso ciò Adalberto, si credette sgravato abbastanza dalla cura della sua chiesa, e se andò a convertire i prussiani infedeli. Colà dopo aver sofferti immensi travagli, un giorno quei pagani si adunarono insieme e vennero a dimandargli con furore per qual causa egli fosse andato al lor paese. Rispose che vi era andato per la loro salute, onde li esortava a lasciare gl'idoli ed a riconoscere il vero Dio, se voleano salvarsi. Ma quei barbari presero in mala parte le sue parole, ed un giorno un sacerdote degl'idoli chiamato Siggo gli trapassò il petto con un dardo, e gli altri idolatri poi finirono di ucciderlo, mentre il santo


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colle mani alzate al cielo pregava Dio per essi. Morto che fu, quegl'inumani posero la sua testa sovra di un palo, e se ne tornarono con grandi urli di giubilo. Il suo martirio accadde ai 23. di aprile dell'anno 997., e il Signore l'onorò poi con molti miracoli.




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