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S. Alfonso Maria de Liguori
Vittorie dei Martiri

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§. 31. Di s. Appiano e s. Elesio fratelli.

1. S. Appiano nacque nella Licia d'una famiglia riguardevole e ricca. I suoi genitori lo mandarono in Berito a studiar le lettere umane. In quella città, in cui eravi una gioventù molto corrotta, Appiano si mantenne sempre casto e morigerato. Ritornato poi di 18 anni. alla patria, e vedendosi ivi in mezzo ad una famiglia tutta pagana, abbandonò quella casa, e si ritirò in Cesarea di Palestina, ove l'accolse in sua casa il famoso Eusebio Cesariense, che poi fu vescovo in quella città. Sotto un tal maestro Appiano si applicò allo studio delle sacre scritture e ad una vita austera, per cui si meritò poi quel glorioso fine che fece.

2. In quel tempo, cioè nell'anno 306., l'imperator Massimino intimò una formidabil guerra ai cristiani, facendo mettere in nota tutte le persone delle famiglie, per poi citarle, e far morire chi ricusasse di sacrificare agli dei. Appiano intanto si apparecchiò al combattimento; e sapendo che il preside faceva un solenne sacrificio agl'idoli, spinto il santo da uno speciale istinto dello Spirito santo, andò in quel giorno al tempio, e mescolandosi tra le guardie che accompagnavano il preside, si accostò all'empio altare, e mentre quegli alzava la mano per versare del vino e sacrificare a quell'idolo, lo prende per il braccio, lo ritiene, e con coraggio l'esorta a desistere da quella empietà di voltare le spalle al vero Dio, per sacrificare ai simulacri e ai demonj.

3. I soldati posero subito le mani addosso ad Appiano, e poco mancò che non lo facessero in pezzi. Ma intanto lo percosserocrudelmente, che il santo restò pieno di lividure; indi lo condussero in carcere, dove per 24. ore lo tennero coi piedi stesi nel nerbo: già si spiegò di sopra che il nerbo erano due pezzi di legno,


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tra quali si stringeano le gambe dei martiri. Nel giorno seguente fu presentato al preside, che non avendo potuto guadagnarlo né con promesse né con minacce, gli fece lacerar le coste con uncini di ferro, sino a scoprirgli le ossa e le viscere. Indi fu battuto con tanta violenza nella faccia, che restò deformato in modo che non potea più ravvisarsi da coloro che prima lo conosceano. Il tiranno vedendo che niente avea guadagnato con quei supplicj, gli fece porre sovra i piedi panni di lino intinti nell'olio, e poi vi fece metter fuoco. Ognuno può intendere quanto atroci furono i dolori che patì il santo in quel tormento; ma egli tutto soffrì con somma intrepidezza. Onde tre giorni appresso, trovandolo il presidente armato colla stessa costanza, ordinò che fosse gettato nel mare.

4. Narra Eusebio, testimonio di veduta, e non solo esso, ma quanti erano allora in Cesarea, che quando il corpo del santo martire fu gettato in mare, si alzò subito una gran tempesta, la quale pose il mare in tale agitazione, che fece tremare tutta la città; ed allora il mare depose il corpo del santo sul lido avanti le porte di Cesarea. S. Appiano non avea ancora 29. anni, quando compì il suo martirio, il quale accadde nell'anno 306. ai 2., oppure ai 5. di aprile, come vogliono altri.

5. S. Elesio poi era fratello di s. Appiano di sangue ed anche di spirito; ed anche avea studiata la filosofia, che gli servì per maggiormente staccarsi dal mondo, ed unirsi a G. Cristo. In quella persecuzione egli confessò più volte il suo santo nome; soffrì lunghe prigionie e diverse pene, e specialmente di andare a lavorare nelle miniere della Palestina, ed in tutte quelle si portò sempre da vero cristiano. Ma finalmente un giorno in Alessandria vedendo il giudice che molto maltrattava i cristiani sino a dar le sante vergini in mano di giovani sfrenati, esso gli si presentò avanti e gli rimproverò le sue ingiustizie talmente che, dice Eusebio, lo coprì di confusione. Dopo questa generosa azione il santo fu molto straziato da' carnefici, i quali finalmente lo gettarono in mare, come il suo fratello; e così anche egli consacrò la vita a Gesù Cristo.




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