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S. Alfonso Maria de Liguori
Vittorie dei Martiri

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§. 32. Di s. Gordio.

1. S. Gordio nacque nel secolo terzo, la sua professione fu di soldato, ed egli fu avanzato ad esser centurione, capo di cento soldati. S. Basilio Magno, che scrisse poi un'omilia in lode di questo santo, narra che in quel tempo vi fu in Cesarea una gran persecuzione contro i cristiani. Nelle piazze della città stavano esposti idoli di pietra o di legno, e chi non sacrificava ad essi, lo faceano tormentare e morire. Tutta la gente stava in confusione e spaventata; poiché le case de' cristiani erano impunemente saccheggiate dagli idolatri a loro voglia, e le prigioni erano piene di fedeli. Onde si videro allora le chiese abbandonate, ed i boschi e le montagne ripiene de' perseguitati.

2. Allora s. Gordio rinunziò al suo posto, si spogliò dell'insegna militare, e lasciando tutto, se ne fuggì a vivere ne' deserti, ove stando in solitudine attese a stringersi più con Dio per mezzo dell'orazione e delle penitenze. Intese a caso che in Cesarea un giorno si celebrava un famoso spettacolo ad onore del dio Marte.


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Egli vi andò, e vide che vi era concorsa una gran moltitudine non solo di gentili, ma anche di cristiani, ch'erano di poca virtù, mentre non si vergognavano di assistere a tali feste del demonio. Onde il santo mosso dallo Spirito santo si pose a lodare la religion cristiana, ed insieme a rimproverar gl'idolatri che adoravano e sacrificavano alle loro false deità. Ma il popolo gentile, vedendosi turbato da quella festa, gridò la maggior parte che il santo per la sua temerità fosse stato tolto di vita; e perciò lo presero, e lo condussero subito al preside, accusandolo di quanto avea detto. Il preside, sapendo che egli se n'era fuggito, gli domandò perché era fuggito e poi ritornato? Rispose s. Gordio: Io son ritornato perché adoro Gesù Cristo, ed intendendo che tu sei il più crudele di tutti gli uomini, ho creduto questo essere il tempo di soddisfare il mio desiderio.

3. Il tiranno, avendolo udito parlare così, ordinò che fossero pronti i carnefici ed i tormenti. Il santo niente spaventato da quell'ordine, si offerì allora con modo speciale a Gesù Cristo, pronto a soffrir tutto per suo amore. Ed ecco che subito gli furono applicati più supplicj, i flagelli, l'eculeo ed anche il fuoco. Ma s. Gordio stando in que' tormenti dicea: Tormentatemi voi quanto volete; quanto più grande sarà lo spasimo che mi farete soffrire, tanto maggiore sarà il premio che voi mi procurerete in cielo; per le ferite che patirò, sarò coperto di una veste di gloria, e pei dolori che mi affliggeranno, guadagnerò un gaudio eterno.

4. Il preside osservando che nulla ottenea coi tormenti, per farlo prevaricare, tentò di guadagnarlo colle promesse; gli promise onori grandi e ricchezze se egli lasciavasi indurre ad onorar gli dei. Ma il santo gli rispose che s'ingannava, se credea di fargli cambiar la gloria eterna del cielo coi beni miserabili e che presto finiscono di questa terra. Finalmente vedendo il preside che per quanto si affaticava a promettere ed a minacciare, era tempo perduto, lo condannò a morte. Mentre il santo andava al luogo del supplicio, i suoi amici l'esortavano a cedere per allora allo sdegno del preside, ed a non perdere così miseramente la sua gioventù. Il santo rispose loro: Non piangete sopra di me, ma sovra coloro che perseguitano i cristiani, mentre ad essi sta apparecchiato il fuoco eterno. Io per me son disposto a morire non una, ma mille volte per Gesù Cristo. Replicavano quelli che gli bastava ad evitar la morte il negar Gesù Cristo solo colla lingua, benché l'adorasse col cuore. Ed il santo disse: Non sarà mai vero che io neghi il mio Dio con quella lingua ch'egli m'ha donata. Ed allora si fece il segno della croce, e da forte si avviò per giungere al suo supplicio, il quale (come si ricava dal panegirico che ne fece s. Basilio, e secondo i menologj greci) fu di fuoco; e così il santo gloriosamente terminò il suo sacrificio.




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