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S. Alfonso Maria de Liguori
Vittorie dei Martiri

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§. 33. Di s. Grisogono e s. Anastasia vedova.

1. S. Grisogono di cui si fa menzione nel canone della messa, fu sacerdote romano. Di questo santo martire non vi sono gli atti; quanto ne sappiamo è tratto dagli atti del martirio di s. Anastasia, della quale celebra la chiesa la festa ai 25. di dicembre, e il cui nome è posto


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nel canone della messa. Da questi atti pertanto si sa che s. Grisogono, ardendo il fuoco della persecuzione, dimorava in Roma, ove dava grandi esempj di pietà, passava le notti negli oratorj sotterranei, e nel giorno visitava le case de' fedeli per confermarli nella fede; e che facea ancora per Roma sempre nuove conversioni di gentili.

2. Tra' suoi discepoli egli ebbe ancora Anastasia dama romana e figlia di Pretestato, ch'era pagano, uomo nobile e ricco; ma la madre di lei era cristiana, che la fece battezzare dalla cuna, e l'allevò segretamente nella religione, in cui la santa fece grandi progressi. S. Grisogono che tanto si affaticava per giovare a' cristiani nella tempesta mossa dall'imperator Diocleziano, non poté star lungo tempo occulto; onde fu accusato al prefetto di Roma, come il maggior nemico degli dei e degli editti imperiali. Pertanto fu arrestato e messo in una prigione, che trovò piena di fedeli, e fra questi vi era la sua diletta discepola Anastasia; per lo che in quella carcere ebbe maggior comodo di istruirla nelle sante virtù, e di animarla a patire per la fede.

3. Anastasia eraaccesa di amor divino, che quando stava fuor della carcere, era tutta applicata a consolare i cristiani, a soccorrerli, e dar loro coraggio di resistere ai nemici della fede; e specialmente attendeva a sollevare quei cristiani che stavano in prigione. Onde allorché seppe che s. Grisogono stava carcerato, ella corse alla prigione, e si stimò fortunata di potere sovvenirlo in quelle angustie. Era già più di un anno che s. Grisogono stava nella carcere, dove non era applicato ad altro che ad animare ed istruire quei fedeli compagni delle sue catene. E perché nella prigione vi erano ancora molti idolatri, il santo ebbe la consolazione di convertirne molti. Al che molto gli giovò s. Anastasia, che colle sue carità sollevando quei miseri, molto cooperava alla loro conversione. Bisogna qui sapere ch'ella ebbe per marito un nobile romano nomato Pubblio, ch'era pagano. Egli amava sua moglie: ma quando si accorse dai santi portamenti di lei, ch'ella era cristiana, da marito le diventò nemico; onde la chiuse in sua casa e la trattò da schiava. S. Anastasia in vece di accorarsi di questi maltrattamenti, ne giubilava, pensando che pativa per amore di Gesù Cristo; ma si affliggeva solo di vedersi chiusa la via di assistere ai fedeli che languivano nelle carceri; onde scrisse a s. Grisogono, gli palesò la sua afflizione, e lo pregò ad ottenerle da Dio, o che il marito si convertisse, o che fosse tolta essa dal mondo, se quei volea continuare nella vita scellerata che facea S. Grisogono le rispose che avesse pazienza, e che non dubitasse, perché il Signore presto l'avrebbe consolata.

4. Questa lettera diede nuovo coraggio alla santa di soffrire le crudeltà che verso di lei accrebbe il marito; poiché la chiuse più strettamente, e raddoppiò gli strazj contro di lei, talmente ch'ella credette finir la vita in quella sua carcere, mentre il marito le facea mancare anche il pane per sostentarsi. Onde scrisse di nuovo al suo santo direttore di raddoppiare per lei le preghiere, affinché il Signore la facesse morire in grazia sua; e il santo le rescrisse che


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Gesù Cristo permettea tutto ciò, perché l'amava assai, ond'ella si preparasse a soffrire maggiori patimenti per la di lui gloria. Ed in effetto così avvenne: perché Pubblio suo crudel marito, andando per ambasciatore al re di Persia per ordine dell'imperatore, lasciò l'incumbenza a' suoi ministri che trattassero la sua moglie nel tempo della sua assenza in modo che al suo ritorno senza meno gliela facessero trovar morta. Ma Iddio dispose tutto l'opposto; poiché egli miseramente morì nel suo viaggio, e la santa restò liberata dalla sua tirannia. Per lo che, avendo ella ricuperate le sue robe, cominciò di nuovo a sovvenire i fedeli, e specialmente quei che stavano in prigione.

5. Intanto erano già due anni che s. Grisogono stava in prigione, dove non cessava di assistere a' suoi fratelli, e di convertire molti idolatri che ivi capitavano. Del che Diocleziano essendo avvisato, ordinò che gli fosse condotto il santo in Aquileia, dove egli allora dimorava. Presentato che gli fu innanzi s. Grisogono, egli procurò in tutti i modi e con grandi offerte, sino ad offerirgli la prefettura di Roma, di guadagnarlo; ma il santo rispose ch'egli non conoscea di poter avere altro onore, se non quello che si trova nel servire il vero Dio, e che non gli era cara la vita, se non per offerirla in sacrificio a Gesù Cristo; e che all'incontro la religione dell'imperio non era altro che un miscuglio di favole che meritavano non venerazione, ma disprezzo. Diocleziano per tali parole dato in furore ordinò che subito in qualche luogo solitario gli fosse troncata la testa, e l'ordine fu eseguito ai 24. di novembre dell'anno 303: ed appunto in questo giorno vien celebrata la sua festa in quasi tutto l'occidente. Il corpo del santo fu gettato in alto mare; ma in capo a due giorni fu trovato sulla spiaggia da un santo sacerdote nomato Zailo, che lo sotterrò piamente nella cantina di sua casa. Dopo trenta giorni gli apparve il santo, e l'assicurò che in breve riceverebbe il premio della sua carità. Sin dal quinto secolo eravi in Roma una chiesa sotto il nome di s. Grisogono; ma nel 740. dal papa Gregorio III. fu di nuovo fabbricata un'altra chiesa in suo onore, ed oggi è un titolo di cardinale.

6. Veniamo ora al martirio di s. Anastasia. L'imperatore ordinò che dopo la morte di Grisogono gli fossero condotti tutti i santi confessori che stavano nelle prigioni di Roma, per farne un macello. S. Anastasia, avendo inteso l'ordine di Diocleziano, andò subito ad Aquileia per assistere a quei suoi perseguitati fedeli; ma venendo poi trasportati in Macedonia molti di quei confessori, insieme con Agapia, Chionia ed Irene, destinate al martirio, volle accompagnarli ivi per assisterli secondo che meglio potea, come già fece, procurando con danari dalle guardie la libertà di andare a soccorrere i suoi prigionieri. Ella avea già in segreto venduto quanto possedea, onde ben ebbe il modo di somministrar loro grandi limosine; ma un giorno andò alla carcere, e la trovò vuota, perché l'imperatore avea già data la morte a quei santi carcerati; ond'ella si pose a piangere dirottamente. Domandata da alcuni della corte, perché piangesse: Piango, rispose, perché ho perduti i miei fratelli, fatti crudelmente morire. Dopo ciò fu subito


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presa e presentata a Floro prefetto della Illiria.

7. Il prefetto, avendo inteso essere ella vedova di Pubblio favorito dall'imperatore, e morto già nel viaggio alla Persia, come di sopra si disse, le parlò prima con molto rispetto, e si affaticò a persuaderla che abbandonasse la sua fede; ma vedendo dalle risposte della santa che vi perdeva il tempo, la mandò all'imperatore. Diocleziano, vedendo la vedova del suo favorito, prima di tutto le dimandò l'avaro che ne avesse fatto delle sue ricchezze? La santa rispose che tutte le avea dispensate a' poveri ed ai cristiani perseguitati così ingiustamente. L'imperatore benché irritato da questa risposta, seguì a parlare con dolcezza, acciocché lasciasse una religione vietata per tutto l'imperio; ma la santa di nuovo gli rispose con fortezza. L'imperatore allora la rimise a Floro; e Floro la sottopose ad Uppiano pontefice del Campidoglio, acciocché la riducesse al culto degli dei. Uppiano fece tutto per persuaderla, ma non ritraendone frutto, le disse: Orsù vi do tre giorni a pensarvi. Rispose s. Anastasia: Tre giorni son troppo: figuratevi che sieno già passati; io sono cristiana, e desidero morire per amor di Gesù Cristo, e non avrete mai da me altra risposta. Uppiano la diede in custodia a tre donne idolatre, acciocché la pervertissero; ma quelle niente profittarono. Uppiano con tutto ciò volle seguire a tentarla, anzi ebbe la sfacciataggine di prendersi qualche licenza immodesta, ma di quella ne fu punito da Dio, perché subito divenne cieco, ed indi ebbe violenti convulsioni che tra un'ora gli tolsero la vita.

8. Floro sdegnato per la morte di Uppiano, fece chiudere la santa in prigione, con ordine di farvela morire di fame; ma il Signore prodigiosamente la mantenne in vita; onde il prefetto, credendo che il carceriere l'avesse tradito, la fece trasportare in altra prigione, dove la santa anche seguì a vivere senza cibo. Per lo che il prefetto, non volendo bagnarsi le mani nel di lei sangue, la fece mettere in una barca tutta forata, insieme con 120. idolatri condannati alla morte. La barca subito si riempì di acqua, ma non si sommerse, e andò ad approdare alla spiaggia. Questo miracolo fece convertire tutti quegli idolatri, che di poi ebbero la sorte di morire martiri per Gesù Cristo. S. Anastasia indi fu trasportata all'isola di Palmarola, condannata ad essere ivi bruciata viva, e così consumò la santa, attaccata ad un palo in mezzo alle fiamme, il suo martirio. Una dama cristiana ottenne il suo corpo, e lo seppellì onorevolmente vicino a Zara in Dalmazia. Ma sotto Leone imperatore verso l'anno 460. le sue reliquie furono portate a Costantinopoli, e, come scrive il p. Orsi, furon collocate ivi nella celebre chiesa della Resurrezione, detta l'Anastasia, la quale prima servì di cattedrale a s. Gregorio Nazianzeno, ma poi fu bruciata a tempo di s. Giovan Grisostomo, come si disse al §. XXIII. Di s. Anastasia la chiesa celebra la festa a' 25. di dicembre, giorno della nascita di nostro Signore; onde nella seconda messa si fa commemorazione di questa santa.




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