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S. Alfonso Maria de Liguori
Vittorie dei Martiri

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§. 37. Di s. Agnese vergine.

1. Si aggiunge qui il martirio di un'altra vergine gloriosa, quale fu s. Agnese, il cui nome anche è celebrato per tutto il mondo da s. Ambrogio,


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da s. Massimo, da s. Agostino, da Prudenzio e da molti altri scrittori. È fama esser nata la santa vergine da genitori di sangue illustre e di santi costumi. Non aveva ella più che dodici anni, come scrive s. Ambrogio 1, o più di 13. anni, come scrive s. Agostino 2, ed era desiderata da molti per la sua rara bellezza: ma specialmente n'era al sommo invaghito Procopio figliuolo di Sinfronio governatore di Roma. Ma la santa già avea consacrata la sua verginità e tutto il suo amore a Gesù Cristo; onde quando Procopio le mandò un ricco regalo, significandole ch'egli la desiderava, ella gli rispose che trovavasi promessa ad altro sposo. Procopio non si perdette d'animo, tentò ogni mezzo per guadagnarla, ma tutti gli riuscirono vani. Anzi la santa per liberarsene una volta per sempre, avendo avuta l'occasione, gli disse da faccia a faccia risolutamente: Allontanatevi da me, o pabolo di morte, mentr'io sono stata prevenuta da un altro sposo assai migliore di voi; egli è il re del cielo a cui già tutta mi sono data.

2. Procopio non sapendo più che fare, ricorse ad implorare l'aiuto di suo padre Sinfronio, sperando ch'egli colla sua autorità di governatore di Roma gli avrebbe ottenuto l'intento. Il governatore per contentare il figliuolo, fece venire Agnese alla sua presenza e le disse che non sapea perché ella rifiutasse le nozze del suo figliuolo, mentre non intendeva come potesse sperare miglior partito. La santa rispose che il suo sposo era divino, e perciò avanzava di gran lunga le qualità del di lui figliuolo. Il governatore non comprendeva chi mai fosse questo sposo divino: ma un gentiluomo di sua corte gli disse che quella fanciulla era cristiana e che lo sposo divino non era che il Dio de' cristiani.

3. Allora Sinfronio, cambiando maniera di parlare, disse alla santa che le bisognava lasciar quella setta e le sue massime se non volea perdere la fortuna che se le offeriva e sottoporsi all'infamia ed a crudeli tormenti, quando ostinatamente volesse seguire ad esser cristiana, e che per deliberare su questo punto le assegnava 24. ore di tempo. Agnese con intrepidezza allora subito rispose ch'ella senza aspettare altro tempo, avea già deliberato di non avere altro sposo che Gesù Cristo; e che non paventava né i tormenti né la morte, anzi sommamente anelava di dar la vita per questo suo divino sposo.

4. Il governatore credette spaventarla con minacciarle di mandarla ad esser prostituita e disonorata in un luogo infame. E la santa replicò: Io confido in Gesù Cristo mio sposo onnipotente, ch'egli mi difenderà da ogni oltraggio. Ed allora Sinfronio dato in furore ordinò che la santa vergine fosse cinta di manette e catene e che fosse strascinata agli altari degl'idoli, acciocché desse loro l'incenso. Ma giunta la santa avanti l'idolo, in vece di offerirgli l'incenso, si fece il segno della croce, dichiarando con ciò che solo il suo sposo crocifisso meritava di essere adorato. Il governatore adirato la fece poi condurre a forza al luogo di prostituzione. Ma posta la vergine in quel luogo infame, niuno ebbe ardire neppure di guardarla con occhio impudico. Un solo giovine temerario,


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e questo dice uno scrittore che fu Procopio, ebbe l'insolenza d'insultarla; ma, come il p. Orsi scrive, il misero provò l'effetto di quello zelo con cui lo sposo delle vergini veglia alla difesa delle colombe a lui consacrate. Poiché allora scese dal cielo un fulmine che accecò l'impudico e lo fece cader quasi morto in mezzo alla piazza. Mentre i compagni procuravano di dargli qualche aiuto e lo piangevano quasi per morto, fu pregata la vergine a fare orazione per lui, ed è fama che avendo Agnese fatta l'orazione, fu restituita al giovine la vita e l'uso perduto degli occhi.

5. Il governatore attonito a tanti prodigj, inclinava a liberar la vergine da ogni altra molestia; ma i sacerdoti degl'idoli gridando che quelli non erano che sortilegj e magie, stimolarono il popolo a domandar la morte di Agnese, come di una maga; in modo che il governatore, temendo una sedizione se la liberava, sospese il pensiero di liberarla; ma non avendo all'incontro animo di condannarla alla morte, rimise il giudizio di tal causa ad Aspasio suo luogotenente; e questi costretto dal popolo la condannò ad essere bruciata viva. Subito fu eretto il rogo, e collocatavi la santa, si accese il fuoco; ma le fiamme la rispettarono, poiché elle si divisero, e dando la morte a molti idolatri che ivi assisteano, lasciarono la santa senza alcuna offesa. I sacerdoti e il popolo seguitando a gridare che tutta era opera del demonio, obbligarono il luogotenente ad ordinare ad un carnefice che svenasse la vergine sovra la stessa catasta. Il carnefice, come scrive s. Ambrogio, impallidito per l'orrore di tale esecuzione, stava renitente a vibrare il colpo, ma la santa gli fece coraggio, dicendogli: Presto distruggi questo mio corpo, ch'è stato occasione di piacere ad altri con offesa del mio sposo divino. Non aver timore di darmi una morte che sarà a me principio di una eterna vita. Ed alzando gli occhi al cielo pregò Gesù Cristo a ricevere in pace l'anima sua benedetta; e così la beata verginella, ricevendo il colpo, andò in cielo a ricever la palma del suo martirio. A tempo anche di Costantino fu fabbricata una chiesa in onore di s. Agnese, la festa della quale è celebrata due volte l'anno dalla santa chiesa, nel giorno 21. di gennaio per la sua morte sofferta in terra, ed ai 28. dello stesso mese per la corona da lei ricevuta in cielo.




1 Lib. 1. de Virg. c. 2.



2 Serm. 273. nov. Edit. c. 7.




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