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S. Alfonso Maria de Liguori
Vittorie dei Martiri

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§. 45. De' ss. Taraco, Probo e Andronico.

1. Nel martirio di questi tre santi martiri si deve ammirare sin dove giunga la crudeltà degli uomini e la pazienza de' santi avvalorati dalla divina


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grazia. Scrive il p. Orsi 1 che non vi è monumento più sincero in tutta l'antichità di quello degli atti che si conservano originalmente di questi santi. In Tarso metropoli della Cilicia presiedea Numeriano Massimo. A lui furono un giorno presentati i tre santi. Il p. Orsi descrive minutamente i mentovati atti: noi qui li restringeremo per risparmiare il tedio a' leggitori.

2. Taraco ch'era il più vecchio, fu prima interrogato del suo nome, e rispose: Io son cristiano. Disse il presidente: Io voglio sapere il vostro nome; e Taraco replicò: Io son cristiano. Massimo adirato ordinò a' ministri che gli rompessero le mascelle, con dirgli: Impara a non rispondere una cosa per un'altra. Rispose il santo: Io ho detto il mio vero nome; del resto dagli altri io era chiamato Taraco: e poi soggiunse che egli era militare e cittadino romano, ma per essere cristiano avea rinunziato alla milizia. Riprese a dire Massimo: Pensa che sei vecchio; io voglio onorarti, se tu ubbidisci ai principi; e perciò sacrifica ai nostri dei. Rispose il santo: I principi errano gravemente, e sono accecati dal demonio. Io sacrifico al mio Dio il mio cuore e non il sangue degli animali, de' quali sacrificj Iddio non ha bisogno. E mentre io onoro la legge di Dio, non posso onorare la legge de' falsi dei. Massimo disse: E fuori di questa vi è altra legge? E Taraco rispose: Questa vostra legge è empia, mentre adorate per dei i sassi ed i legni. Il presidente allora lo fece spogliare e battere colle verghe; e Taraco in quel supplicio dicea: Queste piaghe mi confortano a riporre tutta la confidenza in Dio e nel suo Cristo. Massimo allora ripigliò: Dunque tu servi a due dei? Come? hai confessato dicendo che vi è Dio e Cristo, e poi negli la pluralità degli dei? Rispose Taraco: Io confesso un solo Dio; poiché Cristo è figliuolo di Dio, ed il Padre ed il Figliuolo non sono che un solo Dio. Massimo non volendo più sentire, lo mandò in prigione, e volle che gli fosse presentato Probo.

3. Probo interrogato del suo nome e di sua nascita, rispose che gli uomini lo chiamavano Probo, ma il nome a lui caro era quello di cristiano. Disse poi che suo padre era trace, ma esso era nato nella Panfilia, e plebeo di condizione; disse di più che il suo patrimonio non era piccolo, ma ch'egli l'avea rinunziato per servire a Dio. Massimo gli ordinò che sacrificasse agli dei, perché così sarebbe onorato dagl'imperatori, ed egli lo avrebbe ammesso alla sua amicizia. Rispose Probo: Io non curo gli onori de' principi, né la tua amicizia. Allora ordinò il giudice che Probo fosse spogliato e battuto con nervi di bue: e poi lo fece rivoltare e battere crudelmente sul ventre. Ed avendo Probo chiamato Dio in suo aiuto, Massimo disse a' carnefici che l'interrogassero ove fosse l'aiuto del suo Dio che avea chiamato. Rispose il santo: Iddio mi aiuta e mi aiuterà; e perciò non temo i vostri tormenti. Ripigliò Massimo: Misero! mira come la terra è tutta inzuppata del tuo sangue. E il santo: Ma tu dei sapere che quanto il mio corpo soffre per Gesù Cristo, tanto l'anima acquista di vita. Il giudice lo mandò in carcere, e si fece condurre Andronico.


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4. Massimo l'interrogò parimente del nome e della sua stirpe. Rispose similmente il santo ch'era cristiano, e che gli altri lo chiamavano Andronico, e poi ch'egli era di Efeso e di stirpe nobile. Massimo gli disse: Onora i principi ed i padri, riconosci i nostri dei. Rispose Andronico: Hai detto bene i padri, poiché voi avete per padre i diavoli. Massimo disse: Compatisco la tua gioventù, ma sappi che ti sono apparecchiati grandi tormenti; sacrifica a' nostri dei. Andronico rispose: Ti sembro giovane di anni, ma l'anima mia è giunta all'età virile. Io son preparato a tutti i tuoi tormenti. Massimino allora ordinò che fosse tormentato. Un certo notaio disse ad Andronico che ubbidisse al presidente; ed il santo: Tienti per te il tuo consiglio; tu, benché più vecchio di me, sei pazzo, consigliandomi di sacrificare a' demonj. Mentre poi il santo era tormentato, gli disse il tiranno: Misero! non senti i tormenti? Perché non rinunzii alle tue follie, che non ti possono salvare dalle mie mani? E il santo rispose: Beate follie per chi confida in Dio; ma la tua saviezza ti apporterà una morte eterna. Ordinò allora il giudice ch'egli fosse tormentato crudelmente nelle gambe, e che gli si lacerassero i fianchi, ed inoltre gli fossero stropicciate le piaghe con cocci di terra cotta. Il santo tutto soffrì con coraggio. Dopo di che gli furono posti i ferri a' piedi ed al collo, e fu mandato cogli altri in prigione.

5. Indi essendo il presidente andato a Mopsuestia, ivi si fece venire i tre santi, e prima parlò a Taraco, replicandogli che avesse sacrificato ai suoi dei. Avendo il santo negato con fortezza, il tiranno gli fece rompere la bocca colle pietre, e cadere i denti. E il santo dopo ciò disse: Ancorché mi fracassassi tutte le membra, io sarò sempre lo stesso. Son pronto a soffrir quanto pensi; ben mi assisterà colui, per cui combatto. Allora Massimo fece portare del fuoco, e gli fece bruciare le mani. Taraco disse: Questo fuoco non mi fa paura: mi fa paura il fuoco eterno, se io ubbidissi a quel che mi richiedi. Quindi Massimo lo fece legare nei piedi, e sospendere in aria sopra un gran fumo che sorgeva di sotto. Il santo soffriva tutto senza lagnarsi; onde il tiranno gli fece mettere aceto, sale e senape dentro del naso; ma persistendo il santo tacito a soffrire, lo rimandò in prigione pensando di affliggerlo appresso con nuovi tormenti.

6. Di poi si fece condurre Probo, e gli disse: Gl'imperatori sacrificano agli dei, e tu non vuoi sacrificare? Probo rispose: I tormenti che mi avete fatti soffrire, mi han data nuova forza; e perciò non m'indurrete mai a sacrificare agli dei che non conosco. Io adoro un solo Dio, ed a lui solo io servo. Come mai potete voi chiamare dei i legni e le pietre? Massimo l'interruppe, e lo fece battere fortemente sulla bocca, e poi gli fece bruciare le piante dei piedi con lastre di ferro infocate; ed indi, disprezzando il santo tutte quelle pene, lo fece stendere sull'eculeo e battere senza pietà con nervi di bue. Né potendo con tutto ciò vincere la sua pazienza, gli fece radere la testa, e mettervi sopra carboni ardenti. Vedendo poi che i tormenti non giovavano, tentò sedurlo colla promessa de' favori degl'imperatori, siccome erano stati favoriti gli altri. Rispose Probo:


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Tutti questi si sono perduti con tali favori. Che bene può mai sperare chi perde la grazia del vero Dio? Massimo che di ogni buona risposta si offendeva, lo fece di nuovo battere nella faccia, e lo rimandò in carcere.

7. Poi si fece venire Andronico, a cui pretese far credere che Taraco e Probo aveano sacrificato. Andronico rispose: Non è vero, mentite; essi non hanno fatto ciò, né io lo farò mai. Io non temo il vostro sdegno; mettete in opera tutti i tormenti, e vedrete quanto può contro di essi un vero servo di Dio. Il tiranno a queste parole lo fece legare a quattro pali, e battere con nervi di bue. Il santo disse: A questo dunque si riducono tutte le vostre minacce? E perché un officiale mosso a pietà gli disse che ormai il suo corpo era tutto una piaga; esso gli rispose: Chi ama Dio disprezza tutte queste pene. Massimo ordinò che gli fosse asperso di sale il lacero dorso; e il santo disse che facesse aggiungere più sale, acciocché il suo corpo fosse ben condito. Ma io, replicò Massimo, non mi farò vincere da te. - Né io, rispose Andronico, mi farò vincere dai tuoi tormenti; mi troverai sempre forte, in virtù di quel Dio che mi forza. Massimo stanco di più udirlo, lo fece ricondurre in prigione.

8. Indi passò alla città di Anazarbo, e fattosi ivi condurre i tre santi, cominciò a dire a Taraco che adorasse gli dei. Oh miseri dei! rispose Taraco, ai quali è preparato un eterno fuoco, siccome ad ognuno che loro ubbidisce. Disse Massimo allora: Io già vedo che tu vorresti essere fatto subito da me decapitare per più non patire. - T'inganni, replicò Taraco, anzi ti prego a dilungare il mio combattimento, acciocché io mi guadagni una più grande mercede. - Disgraziato! riprese a dir Massimo; e qual mercede puoi tu sperare dopo la morte? E Taraco: Eh che tu non sai la mercede che ci prepara Iddio nel cielo. Finalmente dopo altri discorsi il tiranno lo fece legare all'eculeo, gli fece rompere la faccia e la bocca, trafiggere le mammelle con punte di ferro infocate, indi gli fece tagliar le orecchie, e poi radere tutta la pelle della testa, facendovi mettere carboni accesi; e il santo in quel supplicio disse: Fa quanto vuoi, io non volterò mai le spalle al mio Dio che mi fortifica. In fine gli fece forar le ascelle con quelle stesse punte infocate; e poi lo rimandò in prigione per esporlo alle fiere.

9. Di poi venuto Probo, e trovandolo forte come prima, Massimo lo fece sospendere pe' piedi e trafiggergli i fianchi e il dorso colle stesse punte infocate. Appresso gli fece porre nella bocca vino e carni offerte agl'idoli, e poi gli disse: A che ti han giovate tutte le pene sofferte? Ecco alla fine hai partecipato de' nostri sacrificj. - Dunque, rispose Probo, credi di aver fatta una gran prodezza? Ma quantunque avessi fatte mettere nella mia bocca tutte le sozzure de' tuoi altari, non avresti mai contaminata l'anima mia; poiché Dio vede la violenza che mi hai usata. Massimo per isfogare la sua rabbia fece traforare con quelle punte infocate le polpe delle gambe e le mani ed appresso anche gli occhi. E il santo in questi orribili supplicj non diede un lamento, ma benediceva Iddio; onde disse al tiranno: Finché avrò fiato benedirò sempre il mio Dio che mi forza e pazienza. Io altro non pretendo


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che finir la mia vita colla morte più crudele che voi possiate inventare, acciocché io renda al Signore la fedeltà che gli debbo.

10. Venne poi Andronico, il quale perseverando a ributtare tutte le promesse e minacce, Massimo gli fece mettere sul ventre fasci di papiro accesi, e con quelle stesse punte infocate gli fece tormentar le dita, il santo in quei tormenti, nominando Gesù, trovava forza a soffrirli. Allora Massimo disse: Codesto Gesù in cui confidi fu un malfattore crocifisso sotto Ponzio Pilato. - Taci, rispose Andronico, non conviene a te parlar di lui, del quale non sei degno. Se lo conoscessi, non bestemmieresti il suo nomeperseguiteresti i suoi servi; ma tu ed i tuoi compagni tutti andrete in perdizione. Iddio vi punisca in modo che conosciate il male che fate. A queste parole Massimo gli fece strappar tutti i denti ed anche tagliar la lingua, e lo rimandò in prigione.

11. Nel giorno seguente fece preparare un combattimento di fiere, alle quali fece esporre i santi martiri; ma le fiere avendoli lasciati illesi, ordinò che si cacciasse la fiera più crudele. Fu scelta un'orsa fierissima: ma quella posta vicino ad Andronico, si pose a leccargli le piaghe; e Massimo la fece uccidere a' piedi di Andronico. Indi fu cacciata una leonessa feroce, che si pose ai piedi di Taraco come una pecora. Massimo la fece stizzire, ma quella diede segni di avventarsi contro il popolo, onde si fece rinchiudere nella sua cava. Finalmente Massimo non sapendo più che fare, ordinò ai gladiatori che uccidessero i santi martiri, e così i medesimi ottennero la palma del loro martirio.




1 Tom. 4. lib. 9. n. 30.




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