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S. Alfonso Maria de Liguori
Vittorie dei Martiri

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§. 46. Di s. Quirino vescovo.

1. Nell'anno 303., gl'imperatori Diocleziano e Massimiano avendo lasciato l'imperio, Galerio loro successore continuò la persecuzione contro i cristiani. S. Quirino che era vescovo di Scizia nella Croazia, dopo aver egli convertito alla fede tutto il paese, intendendo che Massimo, il quale presiedea nella Pannonia come luogotenente del governatore, avea dato ordine di arrestarlo, uscì dalla città per meglio applicarsi alla custodia del suo gregge; ma presto fu preso dai soldati e presentato a Massimo, che gli domandò perché fuggisse. Rispose il santo: Io eseguisco l'ordine del mio Signore che ha detto: Se siete perseguitati in una città, fuggite in un'altra. Replicò Massimo: E chi ha comandato ciò? E Quirino: Gesù Cristo, il quale è il vero Dio. Ripigliò il giudice: Ma non sapete che gl'imperatori possono trovarvi in ogni luogo? E che il vostro Dio non può liberarvi dalle nostre mani, come già vedete? Rispose il santo: Io non so altro se non che il nostro Dio è con noi, e può soccorrerci in ogni luogo. Ed egli è quello che mi forza in questa mia debole età, e mi darà forza anche nei tormenti.

2. Voi parlate molto, perché siete vecchio, disse Massimo, e ci tenete a bada colle vostre parole: meno parole e più sommissione. Noi non vogliamo più cristiani nell'imperio; il principe ordina che tutti sacrifichino agli dei sotto pena di morte; sottomettetevi. Rispose il santo: Io non posso sottomettermi agli ordini che sono contro la mia religione. Posso io non ubbidire a Dio per ubbidire agli uomini? Massimo ripigliò: Buon uomo, non sapresti tante favole, se avessi


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vivuto meno. Ubbidisci all'imperatore, e diventerai savio almeno in fine dei tuoi giorni. - È saviezza dunque, rispose s. Quirino, il commettere una tale empietà? Il giudice disse: Or via non più parole, o eleggi di esser sacerdote di Giove, o di morire fra i tormenti. Rispose il santo: Io ho eletto, ed ora già fo l'officio di sacerdote, offerendo me stesso in sacrificio al mio Dio, stimandomi beato di essere nel tempo stesso il sacerdote e la vittima.

3. Massimo non potendo più soffrirlo, fecelo crudelmente flagellare colle sferze. Il santo vescovo in tutto quel tempo cogli occhi in cielo non faceva altro che ringraziare Dio; e rivolto a Massimo gli disse ch'egli era pronto a patire altri maggiori dolori, per dare anche buon esempio a' suoi seguaci. Massimo non volle allora che fosse fatto spirare sotto i flagelli, e lo mandò alla carcere. S. Quirino giunto che vi fu, si pose a ringraziar di nuovo il Signore di tanti affronti che riceveva, ed a pregare per coloro che stavano nella carcere, acciocché avessero abbracciata la vera fede. Sulla mezza notte si vide una gran luce che circondava s. Quirino; onde il carceriere nomato Marcello allora si buttò a' piedi del santo, e dissegli: Servo di Dio, pregatelo per me; mentre io credo non esservi altro Dio, se non quello che voi credete. E s. Quirino, avendolo istruito fra poco tempo nella fede, lo battezzò. Indi a tre giorni Massimo mandò s. Quirino carico di catene ad Amanzio governatore della prima Pannonia, che oggi chiamasi Ungheria, affinché lo giudicasse. Il santo prima di giungere colà fu chiuso in carcere in Sabadia, dove alcune donne cristiane gli portarono qualche cibo, e mentre il santo lo benediceva, caddero le sue catene dalle mani e dai piedi, volendo con ciò Iddio mostrare quanto gradiva la carità fatta al santo vecchio.

4. Il governatore si fece ricondurre s. Quirino, lesse gli atti, e cercò smuoverlo col timore di una morte crudele in quella età sua molto avanzata. Il santo rispose che la sua grande età gli serviva a più disprezzare la morte che gli era vicina. Amanzio, disperando di mutarlo, gli fece attaccare al collo una macina, ed ordinò che con quella fosse gittato nel fiume Sibari. Circondato da numeroso popolo, fu quindi portato al ponte, e per di buttato nel fiume; ma il santo si vide galleggiare sull'acqua insieme colla macina; e di egli cominciò ad esortare i cristiani a star costanti nella fede, e seguì a predicare per molte ore alla vista di tutti. Questo miracolo convertì un gran numero di pagani, ma dopo ciò il santo pregò così: Mio Salvator Gesù Cristo, questo popolo ha veduto già i segni della vostra potenza; datemi ora la grazia di morire per voi, e non permettete ch'io perda la corona del martirio. Ed allora il suo corpo colla macina si affondò nell'acqua, e il santo rendette lo spirito a Dio ai 4. di giugno nel principio del quarto secolo. S. Girolamo mette la sua morte all'anno 310., ma il Baronio la mette al 308. Il corpo di s. Quirino fu seppellito in Roma vicino alle catacombe di s. Sebastiano; ma Innocenzo II. lo trasportò poi nella chiesa di s. Maria in Trastevere.




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