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S. Alfonso Maria de Liguori
Vittorie dei Martiri

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§. 55. Di s. Mammante.

1. San Mammante nacque in Paflagonia paese dell'Asia minore, ora detto Bolli, situato fra il Ponto Eusino e la Galazia. Egli era figlio di Teodoto e di Ruffina, ambedue nobili e buoni cristiani. Ma perché nella loro provincia i cristiani erano molto perseguitati, Teodoto fu fatto prigione da Alessandro giudice della città, il quale, trovando Teodoto costante nella fede, e non avendo egli la facoltà di farlo morire, mandollo a Fausto governatore di Cesarea in Cappadocia; e Ruffina, benché gravida, volle accompagnare il suo marito. Fausto era uomo crudele. Presentato che gli fu Teodoto, gli fece sentire che se ricusava di ubbidire all'imperatore, si apparecchiasse a morire fra i tormenti. Teodoto rispose che il suo desiderio era di morir per Gesù Cristo. Ma essendo egli caduto infermo per la fatica del viaggio fatto a piedi e per difetto di cibo fu mandato in prigione, ed ivi santamente finì i suoi giorni. Ruffina sua moglie le fu compagna nella morte; poiché, avendo partorito avanti del suo tempo un bambino, nel giorno seguente terminò anch'ella la vita.

2. Una ricca e nobil vedova cristiana, chiamata Annia, stando in orazione, vide un angiolo che le ordinò da parte di Dio di prendere la cura di quel bambino, che ancora stava nella prigione. La buona matrona che non aveva figli, pregò il governatore a concederle la grazia di nutrire in sua casa quel fanciullo: l'ottenne, ed avendolo fatto battezzare, gl'impose il nome di Mammante. Il figliuolo riuscì poi molto dotto nella scienza e nello zelo della religione cristiana, in modo che essendo non più che di dodici anni, tutta la sua applicazione era di tirar tutti ad abbracciar


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la fede di Gesù Cristo. Morì Annia, e lasciollo erede di tutte le sue ricchezze, ed egli presto le dispensò a' poveri. Morì anche Fausto e gli succedette nel governo Democrito gran nemico de' cristiani, e giunto ch'egli fu in Cesarea, informatosi dello zelo del giovane s. Mammante, che con tutte le sue forze attendeva ad aumentare la fede di Gesù Cristo, se lo fece chiamare e gli parlò così: Ma come è possibile che voi, essendo tanto savio, vogliate seguir la setta cristiana proscritta in tutto l'imperio? Venite meco nel tempio a sacrificare a Giove, mentre io poi avrò cura della vostra fortuna appresso l'imperatore. Rispose il santo giovane: Obbligato, signore, del buon concetto che avete di me; ma non sarei più degno di essere stimato savio, se, sapendo non esservi che un solo Dio, sacrificassi alle creature. Se gli onori che debbonsi all'imperatore, io li rendessi ad un suo vassallo, non mi farei reo di lesa maestà? E come ora posso sacrificare agli dei che non sono che demonj?

3. Democrito sdegnato ordinò che Mammante fosse posto ai tormenti; ma il santo disse ch'egli, essendo stato adottato dalla dama Annia, non poteva essere da lui condannato ai tormenti. Il giudice di tutto ciò diede parte all'imperatore Aureliano, e quegli ordinò che il giovane gli fosse condotto dov'egli stava. Quando lo vide, gli disse: Io voglio, figliuol mio, che voi dimoriate meco in corte; ma bisogna che lasciate la religion cristiana. Eleggete dunque di fare o una vita felice nella mia corte, o una morte infame sovra di un palco. Rispose s. Mammante: Principe, l'elezione è fatta; voi mi proponete o una morte che mi dee rendere per sempre felice, o una vita breve che mi deve rendere per sempre infelice. Replicò l'imperatore: E da chi voi aspettate questa felicità eterna, se non dai nostri dei? - No, signore, rispose, i vostri dei, i quali non sono che statue sorde e cieche, non possono farmi alcun bene. Io non adoro che l'unico e vero Dio, e per lui son pronto a dar volentieri la vita; e questa io stimo esser la mia fortuna.

4. Aureliano da tal discorso irritato, comandò che a Mammante fosse lacerato il corpo colle verghe. Il santo soffriva tutto senza lamentarsi: il principe che mostrava qualche afflizione in vederlo tanto patire, gli disse quasi pregandolo: Mammante almeno dite solo colla bocca che sacrificherete. Ma il santo rispose: A Dio non piaccia che io abbandoni il mio Dio né col cuore né colla bocca. Tormentatemi quanto volete, prima si stancheranno i carnefici di straziarmi, ch'io di soffrire. Allora Aureliano s'infuriò, e comandò che gli fossero bruciate le carni con torce accese; ma Dio dispose che le fiamme non bruciassero il santo, ma coloro che tenevano le torce. Il principe, vedendo ciò, ordinò che fosse gittato in mare; ma camminando Mammante verso il mare, apparve un angiolo in forma di giovane, che fece prender la fuga a coloro che lo conduceano, e disse al santo che si ritirasse sovra di un monte vicino a Cesarea, dove il santo si trattenne solitario per quaranta giorni.

5. Venne poi colà un nuovo governatore, il quale informato che sovra di quel monte abitava un cristiano, che l'imperatore aveva già condannato a morte, mandò a prenderlo da molti soldati a cavallo. Andarono ivi


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i soldati, e, trovandolo, gli dimandarono, perché non lo conosceano, dove fosse Mammante. Il santo rispose ch'egli l'avrebbe loro insegnato, e li fece entrare nella capanna ove dimorava su quel monte. Allora venne una truppa di fiere, e 'l santo disse a' soldati: Non temete, queste son quelle che mi nutriscono col loro latte. E poi loro si manifestò dicendo: Io son Mammante che voi cercate; ritornatevene, perché io vi seguo. I soldati, stando ancora spaventati dalla vista delle fiere, tornano a Cesarea, e ragguagliano di tutto il governatore. Presto di poi gli si presentò il santo martire, e il governatore gli disse: Siete voi l'incantatore, che, facendo prestigi, come fanno i cristiani, sapete addomesticare le fiere? Rispose il santo: Io son servo di Gesù Cristo, il quale conserva i suoi servi, e condanna al fuoco eterno coloro, che confidano negli idoli. Del resto sappiate che gl'incantesimi di cui ci accusate sono ignoti a' cristiani. Mi avete fatto chiamare; eccomi pronto a' vostri ordini.

6. Ripiglia il tiranno: Voi siete un temerario, mentre vi opponete a' comandi dell'imperatore; ma i tormenti vi correggeranno. Ed allora ordinò che il santo fosse flagellato, stando sospeso al cavalletto. Ma avendo il santo sofferto tutto con pazienza, gli minacciò di farlo bruciar vivo, e poi lo mandò in prigione, ove s. Mammante ritrovò quaranta cristiani, che stavano carcerati per la fede. Il santo avendone compassione, si pose in orazione, ed ecco che si aprirono da sé le porte della carcere, e quei santi confessori si trovarono in libertà. Il miracolo convertì alcuni pagani, ma pose in maggior furore il tiranno, il quale ordinò che il santo legato le mani e i piedi fosse gettato in una fornace, ma il fuoco non bruciò neppure un suo capello; bruciò solamente i legami, e il santo se ne restò in quelle fiamme benedicendo il Signore. Finalmente il governatore ordinò che s. Mammante fosse tolto di vita, e il santo allora pregando Iddio che gli facesse consumare il suo martirio, fu ucciso con molti colpi di spada, e così andò a ricevere il premio di tante pene sofferte. Ciò avvenne verso l'anno 275., che fu l'ultimo anno del regno di Aureliano. Il Surio ha scritta la storia di questo santo, il quale è stato sempre famoso presso i greci. A tempo poi di Costantino fu fabbricata una chiesa in Cesarea sovra il sepolcro del santo, ed altre ne furono edificate in suo onore in molte città.




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