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S. Alfonso Maria de Liguori
Apparecchio alla Morte

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PUNTO II

Poveri peccatori! faticano, stentano per acquistare le scienze mondane, o l'arte di guadagnare i beni di questa vita, che tra breve han1 da finire; trascurano poi i beni di quella vita, che non finisce mai! Perdono talmente il senno, che diventano non solo pazzi ma bruti; poiché vivendo da bruti, non considerano ciò ch'è bene e ciò ch'è male; ma solamente seguitano gl'istinti bestiali del senso, in abbracciare quel che al presente piace alla carne, senza pensare a quel che perdono ed alla ruina eterna che si tirano sopra. Ma questo non è operare da uomo, ma da bestia. Dice S. Gio. Grisostomo:2 «Hominem illum dicimus, qui imaginem hominis salvam retinet; quae autem est imago hominis? rationalem esse». L'esser uomo è l'esser ragionevole,


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cioè operare secondo la ragione, non secondo l'appetito del senso. Se Dio desse ad una bestia l'uso di ragione, e quella secondo la ragione operasse, direbbesi che opera da uomo; così all'incontro, quando l'uomo opera secondo il senso contro la ragione, dee dirsi che l'uomo opera da bestia.

«Utinam saperent, et intelligerent, et novissima providerent» (Deut. 32. 29). Chi opera da prudente secondo la ragione, prevede il futuro, cioè quello che dee succedergli nel fine della vita, la morte, il giudizio, e dopo questo l'inferno o il paradiso. Oh quanto è più savio un villano che si salva, che un monarca, che si danna! «Melior est puer pauper, et sapiens rege sene et stulto, nesciente praevidere in posterum» (Eccl. 4. 13).3 Oh Dio non si stimerebbe da tutti pazzo chi per guadagnare al presente un giulio, si mettesse a rischio di perdere tutt'i suoi beni? E chi per una breve soddisfazione perde l'anima, o si mette a rischio di perderla per sempre, non avrà da stimarsi pazzo? Questa è la ruina di tante anime, che si dannano, il badare solamente a' beni e mali presenti, e non badare a' beni e mali eterni.

Dio non ci ha posti certamente in questa terra per farci ricchi, acquistarci onori, o per4 contentare i nostri sensi, ma per guadagnarci la vita eterna. «Finem vero vitam aeternam» (Rom. 6. 22). E 'l conseguir questo fine, solamente a noi dee importare. «Porro unum est necessarium» (Luc. 10. 42). Ma questo fine è quel che più disprezzano i peccatori; pensano solo al presente, camminano alla morte, s'accostano ad entrare nell'eternità, e non sanno dove vanno. Che diresti5 d'un nocchiero, dice S. Agostino,6 che dimandato dove va, rispondesse che non lo sa? ognun direbbe che costui porta la nave a perdersi: «Fac hominem perdidisse quo tendit, et dicatur ei: Quo is et dicat, nescio. Nonne iste navem ad naufragium perducet? Talis est (poi conclude il santo) qui currit praeter viam». Tali sono quei


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savi del mondo che san far guadagni, prendersi gli spassi, conseguire i posti, ma non sanno salvarsi l'anima. Fu savio l'epulone in farsi ricco, ma «mortuus est, et sepultus in inferno».7 Fu savio Alessandro Magno in acquistar tanti regni, ma tra pochi anni morì e si dannò in eterno. Fu savio Arrigo VIII,8 in sapersi mantenere nel trono con ribellarsi dalla Chiesa, ma all'ultimo egli stesso vedendo che già perdea l'anima, confessò: «Perdidimus omnia». Quanti miserabili ora piangono, e gridano nell'inferno: «Quid profuit nobis superbia, aut divitiarum iactantia? transierunt omnia illa tanquam umbra» (Sap. 5. 9).9 Ecco, dicono, che per noi tutti i beni del mondo son passati come un'ombra, ed altro non ci è restato che un pianto ed una pena eterna.

«Ante hominem vita, et mors, quod placuerit ei, dabitur illi» (Eccli. 15. 18). Cristiano mio, in questa vita ti è posta avanti la vita e la morte, cioè il privarti de' gusti vietati con guadagnarti la vita eterna, o il prenderli colla morte eterna. Che dici? che scegli? Scegli da uomo, e non da bestia. Scegli da cristiano, che ha fede e dice: «Quid prodest homini, si mundum universum lucretur, animae vero suae detrimentum patiatur10

Affetti e preghiere

Ah mio Dio, Voi mi avete data la ragione, mi avete donata la luce della fede, ed io per lo passato ho operato da bruto, perdendo la grazia vostra per li miseri gusti de' miei sensi, che son passati come un vento; ed altro non me ne ritrovo che rimorsi di coscienza e conti colla vostra divina giustizia. «Non intres in iudicium cum servo tuo».11 Ah Signore, non vi mettete a giudicarmi secondo i meriti miei, ma trattatemi secondo la vostra misericordia. Datemi luce. Datemi dolore delle offese che vi ho fatte, e perdonatemi. «Erravi sicut ovis quae periit, quaere servum tuum».12 Io son pecorella perduta; se Voi non


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mi cercate, resterò perduta. Abbiate pietà di me, per quel sangue che avete sparso per amor mio. Mi pento, o sommo bene, di avervi lasciato, e di aver volontariamente rinunziato alla vostra grazia. Vorrei morirne di dolore; ma Voi datemi più dolore. Fate che io venga in cielo a cantare le vostre misericordie.

O Maria madre mia, Voi siete il rifugio mio, pregate Gesù per me; pregatelo che mi perdoni e mi dia la santa perseveranza.




1 [20.] han) ha BR2.



2 [26.] CHRYSOST., In Genesim, hom. 23, n. 3; PG 53, 101: «Neque enim speciem habere hominis et oculos, et nares, et os, et genas, et cetera membra, hoc hominem esse ostendit: haec enim membra sunt corporis. Hominem illum dicimus, qui imaginem hominis salvam retinet. Quae autem est imago hominis? Rationalem esse».



3 [12.] Eccle., 4, 13: «Melior est puer pauper et sapiens rege sene et stulto, qui nescit praevidere in posterum».



4 [19.] acquistarci o per) per acquistarci o BR2.



5 [25.] diresti) direste BR2.



6 [25.] S. AUGUST., Enarrat. in Ps. XXXI, sermo 2, n. 4; PL 36, 259-260: «Fac enim hominem gubernare navim, et perdidisse quo tendit: quid valet, quia artemonem optime tenet, optime movet, dat proram fluctibus, cavet ne latera infligantur: tantis est viribus, ut detorqueat navim quo velit atque undevelit: et dicatur ei: Usquequo is, er dicat: Nescio; aut non dicat: Nescio, sed dicat: Ad illum portum eo, nec in portum sed in saxa festinet? Nonne quanto sibi videtur in navi gubernanda agilior et efficacior, tanto periculosius eam sic gubernat, ut ad naufragium perducat? Talis est qui optime currit praeter viam». Cfr. CC 38, 227.



7 [3.] Luc., 16, 22.



8 [5.] SANDERUS N., De origine ac progressu schismatis anglicani, l. I, Romae 1586, 244: «Decumbente Henrico et morbo ingravescente, cum de instanti mortis articulo ab amicis admoneretur; pateram vini albi poposcit atque ad unum e suis conversus: Omnia, inquit, perdidimus; intermortuis deinde vocibus monachorum nomen aliquoties ingeminasse dicitur, atque ita expirasse». Vedi pure ROSIGNOLI C. G., Verità eterne esposte in lezioni, lez. III, parag. 2, Bologna 1689, 49.



9 [9.] Sap., 5, 8-9: «Quid nobis profuit superbia? aut divitiarum iactantia quid contulit nobis? Transierunt omnia tamquam umbra».



10 [18.] Matth., 16, 26.



11 [24.] Ps., 142, 2.



12 [28.] Ps., 118, 176.






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