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S. Alfonso Maria de Liguori
Apparecchio alla Morte

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PUNTO I

Tutti gli uomini in questa vita faticano per trovare la pace. Fatica quel mercante, quel soldato, quel litigante, perché pensa con quel guadagno, con quel posto, o col vincer quella lite di far la sua fortuna e così trovare la pace. Ma poveri mondani, che cercano la pace nel mondo, il quale non può darla! Dio solo può dare a noi la pace: «Da servis tuis (prega la santa Chiesa) illam, quam mundus dare non potest, pacem».1 No, non può il mondo con tutt'i suoi beni contentare il cuore dell'uomo, perché l'uomo non è creato per questi beni, ma solo per Dio; ond'è che solo Dio può contentarlo. Le bestie che son create per li diletti de' sensi, queste trovano la pace ne' beni della terra; date ad un giumento un fascio d'erba, date ad un cane un pezzo di carne, eccoli contenti, niente più desiderano. Ma l'anima, ch'è creata solo per amare e star unita con Dio, con tutt'i piaceri sensuali non potrà mai trovar la sua pace; solo Dio può renderla appieno contenta.

Quel ricco, che narra S. Luca (cap. 12. v. 19), avendo fatta una buona raccolta da' suoi campi, diceva a se stesso: «Anima, habes multa bona posita in annos plurimos, requiesce, comede, bibe». Ma questo infelice ricco fu chiamato pazzo, «Stulte», e con ragione, dice S. Basilio:2 «Nunquid animam porcinam habesMisero (gli dice il santo), e che forse hai l'anima di qualche porco, di qualche bestia, che pretendi contentar l'anima tua col mangiare, col bere, co' diletti del senso? «Requiesce, comede, bibe?» L'uomo da' beni del mondo può esser riempiuto, ma non già saziato: «Inflari potest, satiari non potest»,


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dice S. Bernardo.3 E scrive il medesimo santo sul Vangelo: «Ecce nos reliquimus omnia», di aver veduti diversi pazzi con diverse pazzie. Dice che tutti questi pativano una gran fame, ma altri si saziavano di terra, figura degli avari: altri d'aria, figura di quei che ambiscono onori: altri d'intorno ad una fornace imboccavano le faville, che da quella svolazzavano,4 figura dell'iracondi; altri finalmente d'intorno ad un fetido lago beveano quell'acque fracide, figura de' disonesti. Quindi ad essi rivolto il santo dice loro:5 O pazzi, non vedete che queste cose più presto accrescono, che tolgono la vostra fame? «Haec potius famem provocant, quam exstinguunt». I beni del mondo son beni apparenti, e perciò non possono saziare il cuore dell'uomo. «Comedistis, et non estis satiati» (Aggaeus, 1. 6). E perciò l'avaro quanto più acquista, tanto più cerca d'acquistare. S. Agostino:6 «Maior pecunia avaritiae fauces non claudit, sed extendit». Il disonesto quanto più si rivolge tra le sordidezze, tanto più resta nauseato insieme e famelico; e come mai lo sterco e le sozzure sensuali possono contentare il cuore? Lo stesso avviene all'ambizioso, che vuol saziarsi di fumo, poiché


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l'ambizioso più mira quel che gli manca, che quello che ha. Alessandro Magno,7 dopo aver acquistati tanti regni, piangeva, perché gli mancava il dominio degli altri. Se i beni di questa terra contentassero l'uomo, i ricchi, i monarchi sarebbero appieno felici, ma la sperienza fa vedere l'opposto. Lo dice Salomone, il quale asserisce di non aver negato niente a' suoi sensi: «Et omnia, quae desideraverunt oculi mei, non negavi eis» (Eccl. 2. 10). Ma con tutto ciò che dice? «Vanitas vanitatum, et omnia vanitas» (Ibid. 1. 2). E vuol dire: Tutto ciò ch'è nel mondo, è mera vanità, mera bugia, mera pazzia.

Affetti e preghiere

Ah mio Dio, e che mi trovo delle offese che v'ho8 fatte, se non pene, amarezze e meriti per l'inferno? Non mi dispiace l'amarezza che ora ne sento, anzi questa mi consola, mentre ella9 è dono della vostra grazia e mi fa sperare (giacché Voi me la date) che vogliate perdonarmi. Ciò che mi dispiace, è il disgusto e l'amarezza che ho10 data a Voi, mio Redentore, che mi avete tanto amato. Io meritava, mio Signore, che allora mi abbandonaste; ma in vece di abbandonarmi vedo che mi offerite il perdono, anzi siete il primo a dimandarmi la pace. Sì, Gesù mio, voglio far pace, e desidero la grazia vostra più d'ogni bene. Mi pento, bontà infinita, d'avervi offeso, vorrei morire11 di dolore. Deh per quell'amore che mi portaste spirando per me sulla croce, perdonatemi e ricevetemi nel vostro Cuore, e mutate il cuore mio, in modo che quanto vi ho dato di disgusto per lo passato, tanto vi dia di gusto per l'avvenire. Io per amor vostro al presente rinunzio a tutti i piaceri, che mi può dare il mondo; e risolvo di perdere prima la vita, che la vostra grazia. Ditemi che ho da fare per piacervi, che tutto voglio farlo. Che piaceri! che onori! che ricchezze! voglio


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solamente Voi, mio Dio, mia gioia, mia gloria, mio tesoro, mia vita, mio amore, mio tutto. Datemi, Signore, l'aiuto per esservi fedele. Datemi l'amarvi, e fatene di me quel che vi piace.

Maria, Madre e speranza mia dopo Gesù, ricevetemi nella vostra protezione e rendetemi tutto di Dio.




1 [13.] Missale Romanum, Missa pro pace, oratio.



2 [24.] S. BASILIUS M., Homil. in illud Lucae: Destruam horrea mea, n. 6; PG 31, 274: «Anima, habes multa bona reposita: comede, bibe, laetare quotidie. O dementiam! Suillam animam si haberes, quid aliud nisi hoc annuntiare potuisses?».



3 [1.] S. BERNARDUS, Sermo de conversione ad clericos, c. 14, n. 26; PL 182, 848-849: «Qui pecuniam diligit, non satiatur; qui luxuriam, non satiatur; qui gloriam quaerit, non satiatur; denique qui mundum amat, numquam satiatur… Si qui mihi forte non credit, experientiae credat vel propriae, vel multorum».



4 [6.] svolazzavano) svolavano VR BR1 BR2.



5 [8.] Ps. BERNARDUS, Declamationes de colloquio Simonis cum Iesu, c. 25, n. 30; PL 184, 454-456: «Vidi aliquando quinque viros, quidni phreneticos arbitrarer? Primus quidem buccis tumentibus marinam masticabat arenam. Secundus, sulphureo adstans lacui, exhalantem teterrimum fetedissimumque gestiebat haurire vaporem. Porro tertius, fornaci incubans vehemente accensae, micantes scintillas hiantibus excipere faucibus laetabatur. Quartus supra pinnaculum templi residens, lenioris aurae spiritum aperto attrahebat ore, et si quo minus influere viderentur, flabello sibi ventum ipse ciebat, ac si totum speraret aërem deglutire. Quintus, seorsum positus, ridebat ceteros, ipse quoque ridendus, et maxime. Proprias enim carnes incredibili quodam studio sugere laborabat, nunc manus, nunc brachium, nunc alias partes applicans ori… Qui prosunt vobis haec, inquio? Non sunt naturales cibi: magis famem haec provocant quam exstinguunt... Nimirum ad imaginem Dei facta anima rationalis, ceteris omnibus occupari potest, repleri omnino non potest. Capacem Dei, quidquid Deo minus est, non implebit». GAUFRIDUS ha compilate le Declamationes con brani ricavati dai Sermones di s. Bernardo (cfr. Glorieux, 71).



6 [13.] S. AUGUST., Sermo 50, c. 4, n. 6; PL 38, 328: «Credis eos iam esse satiatos: sed falsum est. Nam maior pecunia fauces avaritiae non claudit, sed extendit; non irrigat, sed accendit».



7 [1.] VALERIUS MAXIMUS, Factorum dictorumque memorabilium l. VIII, c. 14, parag. 2, n. 2: «Imo, non regnis, sed mundis potiri se non posse dolebat Alexander. Audi Plutarchum, De animi tranquillitate: Alexander, cum infinitos mundos esse ex Anaxarcho audivisset, flevit, ac rogantibus amicis quid accidisset: Non dignum, inquit, fletu vobis videtur, si, cum sint infiniti mundi, nos ne uno quidem etiamnum potiti sumus?» Cfr. IUVENALIS, Satira 10, vv. 168-169:

Unus Pellaeo iuveni non sufficit orbis:

aestuat infelix angusto limite mundi.



8 [11.] che v'ho) ch'ho BR2.



9 [13.] mentre ella) mentr'ella ND1 BR2.



10 [15.] che ho) ch'ho BR1 BR2.



11 [20.] morire) morirne BR2.






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