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S. Alfonso Maria de Liguori
Apparecchio alla Morte

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PUNTO I

Al presente, se ben si considera, non v'è nel mondo persona più disprezzata di Gesu-Cristo. Si fa più conto d'un villano che non si fa conto di Dio; perché si teme che quel villano, vedendosi troppo offeso, mosso a sdegno, si vendichi: ma a Dio si fanno ingiurie, e se gli replicano alla libera, come se Dio non potesse vendicarsi, quando vuole. «Et quasi nihil possit facere Omnipotens, aestimabant eum» (Iob. 22. 17). Ma perciò il Redentore ha destinato un giorno, che sarà il giorno del giudizio universale (chiamato appunto dalle Scritture, «Dies Domini»),1 nel quale Gesu-Cristo vorrà farsi conoscere per quel gran Signore ch'Egli è. «Cognoscetur Dominus iudicia faciens» (Psal. 9. 17). Quindi un tal giorno si chiama non più giorno di misericordia e di perdono, ma «Dies irae, dies tribulationis, et angustiae, dies calamitatis, et miseriae» (Soph. 1. 15). Sì, perché allora giustamente vorrà il Signore risarcirsi l'onore, che han cercato di torgli i peccatori in questa terra. Vediamo come avverrà il giudizio di questo gran giorno.

Prima di venire il giudice, «Ignis ante Ipsum praecedet» (Psal. 96. 3). Verrà fuoco dal cielo, che brucerà la terra e tutte le cose di questa terra. «Terra, et quae in ipsa sunt opera, exurentur» (2. Petr. 3. 10). Sicché palagi, chiese, ville, città, regni, tutti han da diventare un mucchio di cenere. Dee purgarsi col fuoco questa casa appestata di peccati. Ecco il fine che avran da avere tutte le ricchezze, le pompe e le delizie di questa terra. Morti che saranno gli uomini, suonerà la tromba e tutti risorgeranno. «Canet enim tuba, et mortui resurgent» (1. Cor. 15. 52). Dice S. Girolamo (in Matth. cap. 5):2 «Quoties diem


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iudicii considero, contremisco; semper videtur illa tuba insonare auribus meis: Surgite, mortui, venite ad iudicium». Al suono di questa tromba scenderanno l'anime belle de' beati ad unirsi coi loro corpi, con cui han servito a Dio in questa vita; e l'anime infelici de' dannati saliranno dall'inferno ad unirsi con quei corpi maledetti, co' quali hanno offeso Dio.

Oh che differenza ci sarà allora tra i corpi de' beati e quelli dei dannati. I beati compariranno belli, candidi, risplendenti più che il sole. «Tunc iusti fulgebunt sicut sol» (Matth. 13. 43). Oh felice chi in questa vita sa mortificar la sua carne, con negarle i piaceri vietati; e per tenerla più a freno, le nega anche i gusti leciti del senso, la maltratta, come han fatto i santi! Oh quanto allora se ne troverà contento, come un S. Pietro d'Alcantara, che dopo morte disse a S. Teresa:3 «O felix poenitentia, quae tantam mihi promeruit gloriam!» All'incontro i corpi de' reprobi compariranno deformi, neri e puzzolenti.


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O che pena avrà allora il dannato in riunirsi col suo corpo! Corpo maledetto, dirà l'anima, che per contentare te io son perduta. E 'l corpo dirà: Anima maledetta, e tu che avevi in mano la ragione, perché mi hai conceduti quelli4 gusti, che han fatto perdere te e me per tutta l'eternità.

Affetti e preghiere

Ah Gesù mio e mio Redentore, che un giorno avete da essere5 il giudice mio, perdonatemi prima che arrivi questo giorno. «Non avertas faciem tuam a me».6 Ora mi siete padre, e qual padre ricevete in grazia vostra un figlio, che ritorna pentito ai piedi vostri.7 Padre mio, vi cerco8 perdono, vi ho offeso a torto, vi ho lasciato a torto; non ve lo meritavate, come io vi ho trattato; me ne pento, me ne addoloro con tutto il cuore; perdonatemi. «Non avertas faciem tuam a me»: non mi voltate la faccia, non mi discacciate, come io meriterei. Ricordatevi del sangue, che per me avete sparso, ed abbiate pietà di me. Gesù mio, io non voglio altro giudice che voi. Dicea S. Tommaso da Villanova:9 «Libenter illius iudicium subeo, qui pro me mortuus est, et ne me damnaret, ad crucem se damnari permisit». E ciò lo disse prima S. Paolo: «Quis est, qui condemnet? Christus Iesus, qui mortuus est» (Rom. 8).10

Padre mio, io vi amo, e per l'avvenire non voglio partirmi più da' piedi vostri. Scordatevi delle ingiurie che vi ho fatte, e datemi un grande amore verso la vostra bontà. Io desidero d'amarvi più di quanto vi ho offeso; ma se Voi non mi aiutate, io non posso amarvi.

Aiutatemi, Gesù mio, fatemi vivere grato al vostro amore, acciocché in quel giorno mi ritrovi nella valle tra 'l numero de' vostri amanti.

O Maria, Regina ed avvocata mia, aiutatemi ora, perché se mi perdo, in quel giorno non potrete aiutarmi più. Voi pregate per tutti,


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pregate anche per me, che mi vanto di esser vostro servo divoto, e tanto in voi confido.




1 [13.] La frase «Dies Domini» si trova in I Cor., 3, 13; I Thess., 5, 2; II Thess., 2, 2; II Petr., 3, 10, ecc.



2 [29.] La suddetta espressione è attribuita a s. Girolamo da parecchi scrittori, come V. BELLOVACENSIS, Spec. morale, l. II, p. 2, dist. 5; Venetiis 1591, f. 140, col. I: «De hac tuba et citatione ait Hieronymus ad Hieronymus ad Heliodorum: Profecto veniet illa dies… Sive comedam, sive bibam, sive aliquid aliud faciam, semper

videtur mihi vox illa sonare in auribus meis: Surgite mortui, et venite ad iudicium». S. THOMAS, Opusc. 58, c. 2; Opera, XVII, Romae 1570, f. 43, col. 1: «Hieronymus: Sive comedo, sive bibo, sive aliquid aliud facio, semper intonat in auribus meis quasi tuba vehemens vox illa terribilis: Surgite, mortui, venite ad iudicium». I critici ritengono spurio quest'opuscolo: cfr. Opuscula theologica, I, Taurini 1954; XV. DIONYSIUS CARTH., Dialogus de particulari iudicio; Opera, XLI, Tornaci 1912, 440: «Ait etenim comedo, sive bibo... semper videtur mihi tuba illa terribilis insonare auribus meis: Surgite, mortui, venite ad iudicium. Iudicaturo equidem Domino, lugubre mundus immugiet, et tribus ad tribum pectora faciet». Vedi anche ENGELGRAVE H., Lux evangelica in omnes anni dominicas, emblema LII, dom. XXIV post Pent.; I, Coloniae Agrippinae 1677, 372, e GISOLFO P., La guida de' peccatori, p. I, disc. XIV; I, Napoli 1694, 398. Ps. HIER., Regula Monacharum, c. 30; PL 30, 417: «Semper tuba illa terribilis vestris perstrepat auribus: Surgite, mortui, venite ad iudicium» (cfr. Glorieux, 21). HIER., Epist. 14 ad Heliodorum, n. 11; PL 22, 354: «Veniet, veniet illa dies qua corruptivum hoc et mortale incorruptionem induet et immortalitatem… Tunc ad vocem tubae pavebit terra cum populis, et tu gaudebis. Iudicaturo Domino lugubre mundus immugiet, et tribus ad tribum pectora ferient». CSEL 54 (I), 61. IDEM, Ep. 66 ad Pammachium, n. 10; PL 22, 644: «Sive legas, sive scribas, sive vigiles, sive dormias, Amos tibi semper buccina in auribus sonet». CSEL 54 (I), 660: «Sive leges, sive scribes, sive vigilabis, sive dormies, Iesu amor tibi semper bucina in auribus sonet».



3 [14.] S. TERESA, Vita, c. 27; Opere spirituali, I, Venezia 1678, 102: «L'ho veduto molte volte con grandissima gloria. La prima volta che m'apparve, mi disse: O felice penitenza, che tanto premio avea meritato, e molte altre cose». Cfr. Obras, I, Burgos 1915, 215. Vedi anche Officium S. Petri Alcantara, die 19 oct., lectio VI: «O felix poenitentia, quae tantam mihi promeruit gloriam!»



4 [4.] quelli) quei ND1 VR ND3 BR1 BR2.



5 [7.] essere) esser VR BR1 BR2.



6 [9.] Ps., 26, 9.



7 [10.] ai piedi vostri) ai vostri piedi ND1 VR ND3 BR1 BR2.



8 [11.] cerco) chiedo VR BR1 BR2.



9 [17.] S. THOMAS A VILL., In domin. I Adventus, concio I, n. 14; Conciones, I, Mediolani 1760, 10: «Libenter illius iudicium subeo et amplector sententiam, qui pro me miserrimo et indigno servo suo iudicatus et mortuus est, et ne damnaret ad gehennam, ad crucem se damnari permisit: hunc non recuso iudicem, quem habui Redemptorem».



10 [20.] Rom., 8, 34.






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