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S. Alfonso Maria de Liguori
Apparecchio alla Morte

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PUNTO I

Dice S. Girolamo1 che molti cominciano bene, ma pochi son quelli che perseverano: «Incipere multorum est, perseverare paucorum» (Lib. I. contra Iovin.). Cominciò bene un Saulle, un Giuda, un Tertulliano; ma poi finirono male, perché non perseverarono nel bene. «Non quaeruntur in christianis initia, sed finis» (S. Hieron. Ep. ad Fur.). Il Signore (siegue a dire il santo)2 non richiede solamente i principii della buona vita, ma anche il fine; il fine è quello che otterrà il premio. Dice S. Bonaventura3 che alla sola perseveranza si la corona: «Sola perseverantia coronatur». Che perciò S. Lorenzo Giustiniani4 chiamava la perseveranza la porta del cielo: «coeli ianuam». Dunque non può entrare in paradiso, chi non trova la porta per entrarvi. Fratello mio, voi al presente avete lasciato il peccato, e giustamente sperate d'essere stato perdonato. Siete dunque amico di Dio, ma sappiate che non ancora siete salvo. E quando sarete salvo? Quando avrete perseverato sino alla fine: «Qui perseveraverit usque in finem, hic salvus erit».5 Avete cominciata la buona vita, ringraziate il Signore;


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ma vi avverte S. Bernardo6 che a chi comincia è solamente promesso il premio, ma poi solamente vien dato a chi persevera: «Incohantibus praemium promittitur, perseverantibus datur» (Serm. 6. de Modo bene viv.). Non basta correre al pallio, ma bisogna correre sino a prenderlo: «Sic currite, ut comprehendatis», dice l'Apostolo (1. Cor. 9. 24).

Or già avete posta la mano all'aratro, avete principiato a viver bene; ma ora piucché mai temete e tremate. «Cum metu et tremore vestram salutem operamini» (Philip. 2. 12). E perché? perché se (non voglia mai Dio) vi voltate a guardare indietro e ritornate alla mala vita, Dio vi dichiarerà escluso dal paradiso.7 «Nemo mittens manum ad aratrum, et respiciens retro, aptus est regno Dei» (Luc. 9. 62). Ora per grazia del Signore fuggite le male occasioni, frequentate i sagramenti,8 fate ogni giorno la meditazione; beato voi se seguite a far così, e così facendo vi troverà Gesu-Cristo, quando verrà a giudicarvi: «Beatus ille servus, quem cum venerit Dominus eius, invenerit sic facientem» (Matth. 24. 46). Ma non credete che ora che vi siete posto a servire a Dio, sian quasi finite, o mancate le tentazioni; udite quel che vi dice lo Spirito Santo: «Fili, accedens ad servitutem Dei, praepara animam tuam ad tentationem» (Eccli. 2. 1). Sappiate che or più che mai dovete apparecchiarvi alle battaglie; perché i nemici, il mondo, il demonio e la carne or più che mai si armeranno a combattervi, per farvi perdere quanto avete acquistato. Dice Dionisio Cartusiano9 che quanto più alcuno si a Dio, tanto più l'inferno cerca di abbatterlo: «Quanto quis fortius nititur Deo servire, tanto acrius contra eum saevit adversarius». E ciò sta abbastanza espresso nel Vangelo di S. Luca,10 dove si dice: «Cum immundus spiritus exierit ab homine, quaerens requiem et non inveniens, dicit: Revertar in domum meam, unde exivi. Tunc vadit, et assumit septem alios spiritus nequiores se, et ingressi habitant ibi; et fiunt novissima eorum


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peiora prioribus» (Luc. 11. 24). Il demonio quando è discacciato da un'anima, non trova riposo e mette tutta l'opera per ritornare ad entrarvi, chiama anche compagni in aiuto, e se gli riesce di rientrarvi, sarà assai più grande per quell'anima la seconda ruina, che non fu la prima.

Andate dunque considerando di qual'armi avete ad avvalervi, per difendervi da questi nemici e conservarvi in grazia di Dio. Per non esser vinto dal demonio, non v'è altra difesa che l'orazione. Dice S. Paolo che noi non abbiamo a combattere contra uomini come noi di carne e sangue, ma contra i principi dell'inferno: «Non est nobis colluctatio adversus carnem et sanguinem, sed adversus principes et potestates» (Eph. 6. 12). E vuole con ciò avvertirci che noi non abbiamo forze da resistere a tali potenze, onde abbiamo bisogno che Dio ci aiuti. Coll'aiuto divino potremo tutto: «Omnia possum in eo qui me confortat» (Phil. 4. 13): così egli dicea, e così dobbiamo dire ciascuno di noi. Ma quell'aiuto non si dona, se non a chi lo domanda coll'orazione. «Petite, et accipietis».11 Non ci fidiamo dunque de' nostri propositi; se mettiamo a12 questi confidenza, sarem perduti: tutta la confidenza, quando siam tentati dal demonio, mettiamola all'aiuto13 di Dio con raccomandarci allora a Gesu-Cristo ed a Maria SS. E specialmente dobbiamo ciò fare, quando siam tentati contro la castità, poiché questa tentazione fra tutte è la più terribile, ed è quella con cui il demonio riporta più vittorie. Noi non abbiamo forza di conservar la castità. Iddio ce l'ha da dare. Dicea Salomone: «Et ut scivi quoniam aliter non possum esse continens, nisi Deus det... adii Dominum, et deprecatus sum illum» (Sap. 8. 21). Bisogna dunque in tale tentazione subito ricorrere a Gesu-Cristo ed alla sua santa Madre, invocando allora spesso i loro SS. nomi di Gesù, e di Maria. Chi fa così, vincerà; chi non fa così, sarà perduto.

Affetti e preghiere

«Ne proiicias me a facie tua».14 Ah mio Dio, non mi discacciate dalla vostra faccia. Già so che Voi non mi abbandonerete mai, s'io


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non sono il primo ad abbandonarvi; ma di questo io tremo per la sperienza della mia debolezza. Signore, Voi m'avete da dar fortezza che mi bisogna contro l'inferno, che pretende di vedermi di nuovo fatto suo schiavo. Ve la cerco15 per amore di Gesu-Cristo. Stabilite, o mio Salvatore, fra me e Voi una pace perpetua, che non abbia più a rompersi in eterno. E perciò datemi il vostro santo amore. «Qui non diligit, manet in morte».16 Chi non v'ama, è morto. Da questa morte infelice Voi m'avete da salvare, o Dio dell'anima mia. Io ero perduto, già lo sapete. Tutta è stata vostra bontà il ridurmi a questo stato in cui mi vedo, e spero di stare in grazia vostra. Deh non permettete, Gesù mio, per quella morte amara che soffriste per me, ch'io l'abbia volontariamente da tornare a perdere. Io v'amo sopra ogni cosa. Spero di vedermi sempre ligato17 da questo santo amore, per così legato morire, e legato vivere in eterno.

O Maria, Voi vi chiamate la madre della perseveranza. Questo gran dono per Voi si dispensa: a Voi lo domando,18 e per Voi lo spero.




1 [5.] HIER., Adversus Iovinianum, l. I, n. 36; PL 23, 259: «Incipere plurimorum est; perseverare paucorum».



2 [10.] HIER., Epist. 54 ad Furiam, De viduitate, n. 6; PL 22, 552: «Non quaeruntur in christianis initia, sed finis. Paulus male coepit, sed bene finivit. Iudae laudantur exordia, sed finis proditione damnatur». Cfr. CSEL 54 (I), 472.



3 [12.] HOUDRY V., Bibl. concionatoria, perseverantia, parag. VI; III, Venetiis 1764, 410: «Aliae virtutes coronam merentur, sed sola perseverantia coronatur: S. Bonaventura, Diaetae c. 2». Cfr. Ps. BONAVENTURA, Diaeta salutis, tit. VIII, c. 2; Opera, VI, Lugduni 1668, 336: «Perseverantia coronatur singulariter: unde ait S. Bernardus quod aliae virtutes coronam merentur, sed sola perseverantia coronatur». I critici hanno rivendicato a GUGLIELMO DE LANICIA la Diaeta salutis. Vedi pure S. BONAVENTURA, Opusc. 16, Expositio super regulam Fratrum Minorum, c. II, n. 5; Opera, VIII, Ad Claras Aquas 1898, 398: «Praemium datur soli perseveranti».



4 [13.] S. LAUR. IUSTINIANUS, Lib. de obedientia, c. 26; Opera, Venetiis 1721, 547, col. 2: «Est quippe perseverantia triumphus pugnantium, laborantium merces, charitatis indicium, virtutum palma, scala caelorum, paradisi porta, meta currentium».



5 [20.] Matth., 24, 13.



6 [1.] Ps. BERNARDUS, Lib. de modo bene vivendi, c. VI, n. 15; PL 184, 1209: «Inchoantibus praemium promittitur, sed perseverantibus datur... Tunc enim placet Deo nostra conversio, quando bonum quod inchoamus, usque in finem perducimus» (cfr. Glorieux, 74).



7 [10.] Taluni basandosi su questo brano accusano s. Alfonso di rigorismo etico, ma le parole vanno intese nel contesto dottrinale e non staccate. Vedi pp. 175-76 (N. B.): “ N. B. Pur rimandando per la dibattuta questione del «numero dei peccati» alla trattazione inserita ne L'ami du Clergé, 40 (Langres 1923), 87 ss., 347 ss., ci permettiamo un rapido rilievo. I predicatori, servendosi di questa Considerazione ed esasperandone il significato, hanno sovente reso responsabile delle loro troppe rigide idee lo zelantissimo Dottore. S. Alfonso non è stato l'inventore del sermone del numero dei peccati, ch'era di rito nel '600 e nel '700 tra i missionari popolari, come può vedersi in p. P. SEGNERI, Quaresimale, pred. 37, n. VII; Venezia 1733, 342; NEPVEU F., Riflessioni cristiane, I, Venezia 1721, 108; S. LEONARDO DA PORTO MAUR., Prediche quaresimali, pred. 18; Opere complete, VIII, Roma 1854, 194 ss., ecc. S. Alfonso, insigne e mite moralista, con saggio accorgimento soleva predicare prima del peccato la misura delle grazie e dopo ai peccatori annunziava l'infinita misericordia, tenendo una tattica opposta a quella del demonio, che prima del peccato stimola alla confidenza e dopo spinge alla disperazione. Egli mai intese di costruire una teoria che rifiuta ogni grazia ai peccatori dopo un certo numero di colpe; anzi combatté tale sistema. Alcune sue espressioni, che staccate potrebbero prestarsi ad interpretazioni sfavorevoli, vanno esaminate nel contesto per non metterlo a torto in contrasto con la dottrina tradizionale della sana teologia (cfr. O. GREGORIO, Il calcolo dei dannati in Divinitas, 2 (Roma 1963) 387-392).”



8 [12.] sagramenti) sacramenti VR BR1 BR2.



9 [22.] DIONYSIUS CARTHUS., Summa de vitiis et virtutibus, l. II, art. 43; Opera, XXXIX, Tornaci 1910, 232: «Quanto quis studiosius in virtutibus crescere et Deo placere conatur, tanto plus solet ab his [tentationibus] impugnari».



10 [26.] Luc., 11, 24, 26.



11 [17.] Ioan., 16, 24.



12 [18.] mettiamo a) mettiamo in VR BR1 BR2.



13 [20.] all'aiuto) nell'aiuto VR BR1 BR2.



14 [31.] Ps., 50, 13.



15 [4.] cerco) chiedo VR BR1 BR2.



16 [7.] I Ioan., 3, 14.



17 [13.] ligato) legato VR BR1 BR2.



18 [16.] domando) dimando VR BR1 BR2.






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