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S. Alfonso Maria de Liguori
Apparecchio alla Morte

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PUNTO II

Vediamo ora, come si ha da vincere il mondo. È un gran nemico il demonio, ma peggiore è il mondo. Se 'l demonio non s'avvalesse del mondo e degli uomini cattivi (per cui s'intende il mondo), non riporterebbe le vittorie che ottiene. Il Redentore non tanto ci avvertì a guardarci da' demoni, quanto dagli uomini: «Cavete autem ab hominibus» (Matth. 10. 17). Gli uomini spesso son peggiori de' demonii, perché i demonii fuggono all'orazione e all'invocarsi i nomi SS. di Gesù e di Maria; ma i mali compagni se tentano alcuno a peccare, e quegli risponde qualche parola spirituale, essi non fuggono, ma più lo tentano e lo deridono, chiamandolo uomo vile, senza creanza, che non vale a niente; e quand'altro non possono dire, lo chiamano ippocrita che finge santità. E certe anime deboli, per non sentire questi rimproveri o derisioni, miseramente si accompagnano con quei ministri di Lucifero e tornano al vomito. Fratello mio, persuadetevi,


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che se volete viver bene, avete da esser senza meno burlato e vilipeso da' malvagi. «Abominantur impii eos, qui in recta sunt via» (Prov. 29. 27). Chi vive male, non può vedere coloro che vivon bene; e perché? perché la loro vita è loro un continuo rimprovero, e perciò vorrebbero che tutti l'imitassero, per non avere la pena del rimorso che loro cagiona1 la buona vita degli altri. Non v'è rimedio (dice l'Apostolo), chi serve Dio ha da essere perseguitato dal mondo. «Omnes qui pie volunt vivere in Christo Iesu, persecutionem patientur» (2. Tim. 3. 12). Tutt'i santi sono stati perseguitati. Chi più santo di Gesu-Cristo? e 'l mondo lo perseguitò, sino a farlo morir2 svenato in una croce.

Non v'è riparo a ciò, perché le massime del mondo sono tutte contrarie a quelle di Gesu-Cristo. Quel ch'è stimato dal mondo, da Gesu-Cristo è chiamata pazzia: «Sapientia enim huius mundi stultitia est apud Deum» (1. Cor. 3. 19). All'incontro il mondo chiama pazzia ciò, ch'è stimato da Gesu-Cristo, come sono le croci, i dolori, i disprezzi. «Verbum enim crucis pereuntibus quidem stultitia est» (1. Cor. 1. 18). Ma consoliamoci, che se i cattivi ci maledicono e ci vituperano, Iddio ci benedice e ci loda. «Maledicent illi, et tu benedices» (Ps. 108. 28). Non ci basta forse l'esser lodati da Dio, da Maria, da tutti gli angeli, da' santi e da tutti gli uomini da bene?3 Lasciamo dunque lor4 dire a' peccatori quello che vogliono, e seguitiamo noi a dar gusto a Dio, ch'è così grato e fedele con chi lo serve. Con quanta maggior ripugnanza e contraddizione faremo il bene, tanto sarà maggiore il gusto di Dio e 'l merito nostro. Figuriamoci, come nel mondo non vi fosse altro che Dio e noi. Quando questi malvagi ci burlano, raccomandiamoli al Signore; ed all'incontro ingraziamo Dio, che luce a noi, che non dona a questi miserabili, e seguiamo il nostro cammino. Non ci vergogniamo di comparir cristiani, perché se noi ci vergogniamo di Gesu-Cristo, Egli si protesta che si vergognerà pur5 di noi e di tenerci alla sua destra nel giorno del giudizio: «Nam qui me erubuerit, et meum sermonem, hunc Filius hominis erubescet, cum venerit in maiestate sua» (Luc. 9. 26).

Se vogliamo salvarci, bisogna che ci risolviamo a patire e a farci forza, anzi violenza. «Arcta est via, quae ducit ad vitam». (Matth. 7. 14). «Regnum coelorum vim patitur, et violenti rapiunt illud»


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(Idem. 11. 12). Chi non si fa forza, non si salva. Non ci è rimedio, poiché abbiamo da andare contro la nostra natura ribelle, se vogliamo praticare il bene. Specialmente dobbiamo farci forza al principio, per estirpare i mal'abiti6 ed acquistare i buoni; perché fatto poi il buon abito, si rende facile, anzi dolce l'osservanza della divina legge. Disse il Signore a S. Brigida7 che chi nel praticar la virtù con pazienza, ed animo soffrisce8 le prime punture delle spine, dopo le spine gli diventeranno rose. Sta attento dunque, cristiano mio, Gesu-Cristo ora ti dice quel che disse al paralitico: «Ecce sanus factus es, iam noli peccare, ne deterius tibi contingat» (Io. 5. 14). Intendi (ripiglia S. Bernardo),9 se per disgrazia ricadi, sappi che la tua ruina sarà peggiore di tutte le tue prime cadute: «Audis: recidere quam incidere esse deterius». Guai dice il Signore a coloro, che prendono la via di Dio, e poi la lasciano. «Vae, filii desertores» (Is. 30. 1). Questi tali son puniti, come ribelli della luce: «Ipsi fuerunt rebelles lumini» (Iob. 24. 13). E 'l castigo di questi ribelli che sono stati favoriti da Dio d'una gran luce, e poi gli sono infedeli, è il restar ciechi, e così finir la vita ne' loro peccati: «Si autem averterit se iustus a iustitia sua... nunquid vivet? omnes iustitiae eius, quas fecerat, non recordabuntur... in peccato morietur» (Ezech. 18. 24).

Affetti e preghiere

Ah mio Dio, un tal castigo già io più volte me l'ho meritato, mentre più volte ho lasciato il peccato per mezzo della luce, che Voi mi avete data, e poi miseramente vi sono10 ritornato. Ringrazio infinitamente la vostra misericordia di non avermi abbandonato nella cecità, con lasciarmi affatto privo di luce, come io meritava. Troppo dunque, o Gesù mio, io vi sono obbligato; e troppo ingrato vi sarei se ritornassi a voltarvi le spalle. No, mio Redentore, «misericordias Domini in aeternum cantabo».11 Io spero nella vita che mi resta, e per


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tutta l'eternità di cantar sempre e lodare le vostre grandi12 misericordie, con amarvi sempre, e non vedermi più privo della vostra grazia. Le ingratitudini che per lo passato vi ho usate, e che ora detesto e maledico sopra ogni male, mi serviranno per farmi piangere sempre amaramente i torti che vi ho fatti, e per più accendermi ad amar Voi, che dopo tante offese da me ricevute, mi avete fatte grazie così grandi. Sì che v'amo, o mio Dio, degno d'infinito amore. D'ogg'innanzi13 Voi avete da esser l'unico amor mio, l'unico mio bene. O Eterno Padre per li meriti di Gesu-Cristo vi domando la perseveranza finale nella vostra grazia e nel vostro amore. Io già so che Voi me la concederete, sempre ch'io ve la chiederò. Ma chi m'assicura ch'io sarò attento a chiedervi questa perseveranza? Per questo, Dio mio, vi domando la perseveranza e la grazia di sempre cercarvela.

O Maria avvocata mia, rifugio e speranza mia, ottenetemi Voi colla vostra intercessione la costanza di domandare sempre a Dio la perseveranza finale. Ve ne prego ad ottenermela per quanto amate Gesu-Cristo.




1 [6.] loro cagiona) gli cagiona ND1 VR ND3 BR1 BR2.



2 [11.] morir) morire VR BR1 BR2.



3 [21.] da bene) dabbene VR BR1 BR2.



4 [22.] lor, om. BR2.



5 [31.] pur) poi ND1 VR ND3 BR1 BR2.



6 [4.] mal'abiti) mal abiti BR2.



7 [6.] S. BIRGITTA, Revelationes, l. I, c. XV, Col. Agrippinae 1628, 20: «Sed qui haec primo incipit vertere, et revolvere, et deinde portare didicerit, levia videntur sibi postea quasi pluma. Et sic levissima fiunt, quae antea ponderosa videbantur. Et suavia quae prius pungere credebantur».



8 [7.] Soffre invece di soffrisce, voce arcaica.



9 [10.] S. BERNARDUS, In Cantica, sermo 54, n. 11; PL 183, 1043.



10 [24.] sono) son VR BR1 BR2.



11 [29.] Ps., 88, 2.



12 [1.] grandi) gran VR BR1 BR2.



13 [7.] d'ogg') da ogg' BR2.






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