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S. Alfonso Maria de Liguori
Apparecchio alla Morte

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PUNTO I

Vediamo 1.2 il gran dono, ch'è il SS. Sagramento: 2. il grande amore, che Gesù in tal dono ci ha dimostrato: 3.3 il gran desiderio di Gesù che noi riceviamo questo suo dono. Consideriamo in primo luogo il gran dono che ci ha fatto Gesu-Cristo, in darci tutto se stesso in cibo nella santa Comunione. Dice S. Agostino4 ch'essendo Gesù un Dio onnipotente, non ha più che darci: «Cum esset omnipotens plus dare non potuit». E qual tesoro più grande, soggiunge S. Bernardino da Siena,5 può ricevere o desiderare un'anima, che 'l sagrosanto Corpo di Gesu-Cristo? «Quis melior thesaurus in corde hominis esse potest, quam Corpus ChristiGridava il profeta Isaia: «Notas facite adinventiones eius» (Is. 12).6 Pubblicate, o uomini, le invenzioni amorose del nostro buon Dio. E chi mai, se il nostro Redentore


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non ci avesse fatto questo dono, chi mai (dico) di noi avrebbe potuto domandarlo? Chi avrebbe mai avuto l'ardire di dirgli: Signore, se volete farci conoscere il vostro amore, mettetevi sotto le specie7 di pane, e permetteteci che possiamo cibarci di Voi? Sarebbe stata stimata pazzia anche il pensarlo. «Nonne insania videtur», dice S. Agostino,8 «dicere, manducate meam carnem, bibite meum sanguinem?» Quando Gesu-Cristo palesò a' discepoli questo dono del SS. Sagramento che volea lasciarci, quelli non poterono arrivare a crederlo, e si partirono da Lui, dicendo: «Quomodo potest hic carnes suas dare ad manducandum? Durus est hic sermo, et quis potest eum audire» (Io. 6. 61).9 Ma ciò che gli uomini non poteano mai immaginarsi, l'ha pensato e l'ha eseguito il grande amore di Gesu-Cristo.

Dice S. Bernardino10 che 'l Signore ci ha lasciato questo Sagramento per memoria dell'affetto, ch'Egli ci ha dimostrato nella sua passione: «Hoc Sacramentum est memoriale suae dilectionis». E ciò è conforme a quel che ci lasciò detto Gesù stesso per S. Luca: «Hoc facite in meam commemorationem» (Luc. 22. 19). Non fu contento, soggiunge S. Bernardino,11 l'amore del nostro Salvatore in sagrificar12 la vita per noi: prima di morire fu Egli costretto da questo suo stesso amore a farci il dono più grande di quanti mai ci ha fatti, con donarci se medesimo in cibo: «In illo fervoris excessu, quando paratus erat pro nobis mori, ab excessu amoris maius opus agere coactus est, quam unquam operatus fuerat, dare nobis Corpus in cibum» (S. Bern. Sen. to. 2. Serm. 54. a. 1. c. 1). Dice Guerrico Abbate13 che Gesù in questo


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Sagramento14 fe' l'ultimo sforzo d'amore: «Omnem vim amoris effudit amicis» (Serm. 5. de Ascens.). E meglio l'espresse il Concilio di Trento,15 dicendo che Gesù nell'Eucaristia cacciò fuori tutte le ricchezze del suo amore verso degli uomini: «Divitias sui erga homines amoris velut effudit» (Sess. 13. cap. 2).

Qual finezza d'amore, dice S. Francesco di Sales,16 si stimerebbe quella, se un principe stando a mensa, mandasse ad un povero una porzione del suo piatto? Quale poi, se gli mandasse tutto il suo pranzo? quale finalmente, se gli mandasse un pezzo del suo braccio, acciocché se ne cibi? Gesù nella S. Comunione ci dona in cibo non solo una parte del suo pranzo, non solo una parte del suo corpo, ma tutto il suo corpo: «Accipite, et comedite; hoc est Corpus meum».17 Ed insieme col suo corpo, ci dona anche l'anima e la sua divinità. In somma (dice S. Gio. Grisostomo)18 dandoti Gesu-Cristo se stesso nella S. Comunione, ti dona tutto quello che ha e niente si riserva:19 «Totum tibi dedit, nihil sibi reliquit»; ed un altro autore20 scrive:21 «Deus in Eucharistia totum quod est et habet, dedit nobis». Ecco che quel gran Dio, che il mondo non può capire (ammira S. Bonaventura)22 si fa nel SS. Sagramento nostro prigioniero: «Ecce quem mundus capere non


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potest, captivus noster est». E se il Signore nell'Eucaristia ci dona tutto se stesso, come possiamo temer ch'Egli abbia poi a negarci alcuna grazia che gli domandiamo? «Quomodo non etiam cum illo omnia nobis donavit?» (Rom. 8. 32).

Affetti e preghiere

O Gesù mio, e chi mai v'ha indotto a donarci Voi stesso in cibo? E che mai vi resta più da darci dopo questo dono, per obbligarci ad amarvi? Ah Signore, dateci luce e fateci conoscere, qual'eccesso è stato mai questo, di ridurvi in cibo per unirvi con noi poveri peccatori. Ma se Voi tutto a noi vi donate, è ragione che noi ancora ci doniamo tutti a Voi. O mio Redentore, e com'io ho potuto offendere Voi, che tanto mi avete amato? e che non avete avuto più che fare per guadagnarvi il mio amore? Vi siete fatt'uomo per me, siete morto per me, vi siete fatto cibo mio; ditemi che più vi restava da fare? V'amo, bontà infinita; v'amo, amore infinito. Signore, venite spesso all'anima mia, infiammatemi tutto del vostro santo amore; e fate ch'io mi scordi di tutto, per non pensare e non amare altro che Voi.

Maria SS., pregate per me, e Voi colla vostra intercessione rendetemi degno di ricevere spesso il vostro Figlio sacramentato.




2 [5.] 1. 2., om. VR BR1 BR2.



3 [6.] 3., om. VR BR1 BR2.



4 [9.] CONTENSON V., Theol. mentis et cordis, l. IX, diss. praeambula, c. I, spec. 3; t. VI, Lugduni 1681, 23: «Ut eleganter ait Augustinus, tract. in Ioan.: Cum Deus sit omnipotens, plus dare non potuit; cum sit sapientissimus, plus dare nescivit; cum sit ditissimus, plus dare non habuit». SOMMI T., Annuale, Roma 1669, 175: «In guisa che conchiude S. Agostino (In Ioan. Tract. 84): Audeo dicere, cum Deus sit omnipotens, plus dare non potuit; cum sit ditissimus plus dare non habuit; cum sit sapientissimus, plus dare nescivit». MANSI, Bibl. mor. praed., tr. 36, disc. 8, n. 7; II, Venetiis 1703, 201, col. I: «Cuius eminentiam profundius contemplans S. Augustinus, non dubitavit asserere (tr. 84 in Ioan.), dum ait: Audeo dicere quod Deus, cum sit omnipotens, plus dare non potuit, cum sit sapientissimus, plus dare nescivit, cum sit ditissimus, plus dare non habuit». Cfr. LOHNER T., op. cit., tit. 52, parag. 3, n. 32, ove cita: «S. Aug. in Ioan. tr. 48»; ROGACCI B., Dell'uno necessario, p. I, c. 24; I, Venezia 1718, 575; BARBIERI G. F., op. cit., cons. XI; II, Venezia 1739, 199. Il testo però manca nei luoghi indicati di s. Agostino.



5 [11.] S. BERNARDINUS SEN., Sermones eximii de Christo Domino, sermo 12 De SS. Eucharistiae Sacramento, a. I, c. 4; Opera, Venetiis 1745, 67, col. I: «Quis enim melior thesaurus in corde hominis esse potest, quam Corpus Domini nostri Iesu Christi humili devotione susceptum?» Cfr. PACETTI D., op. cit., 33.



6 [15.] Is., 12, 14.



7 [4.] specie) spezie. BR2.



8 [6.] S. AUGUST., Enarrat. in Ps. XXXIII, sermo I, n. 8; PL 36, 305: «Nonne videtur insania: Manducate carnem meam et bibite sanguinem meum? Et dicens: Quicumque non manducaverit carnem meam et biberit sanguinem meum, non habebit in se vitam quasi insanire videtur». Cfr. CC 38, 279.



9 [11.] Io., VI, 53: «Litigabant ergo Iudaei ad invicem, dicentes: Quomodo potest hic nobis carnem suam dare ad manducandum?» Ibid., 61: «Multi ergo audientes ex discipulis eius, dixerunt: Durus est hic sermo, et quis potest eum audire?»



10 [13.] S. BERNARDINUS SEN., Quadrag. de Evang. aeterno, sermo 54, a. I; Opera, II, Venetiis 1745, 328: «Hoc sacramentum memoriale est suae dilectionis». Cfr. Opera omnia, V, Ad Claras Aquas 1956, 7.



11 [18.] S. BERNARDINUS SEN., ibid., 329: «In illo fervoris excessu, quando paratus erat pro nobis in mortem tradere vitam suam, ab excessu amoris maius opus agere coactus est, quam umquam operatus fuit ab origine mundi, dare nobis corpus in cibum et sanguinem suum in potum». Cfr. Op. omnia, V, 7.



12 [18.] sagrificar) sacrificar) VR BR1 BR2.



13 [24.] GUERRICUS Ab., Sermo in die Ascensionis Domini, n. 1; PL 185, 155: «Tum enim propemodum omnem vim amoris effudit amicis, antequam etiam ipse sicut aqua effunderetur pro inimicis».



14 [1.] sagramento) sacramento VR BR1 BR2.



15 [3.] Concil. Trident., Sessio XIII, Decretum de SS. Eucharistiae Sacramento, c. 2: «Hoc Sacramentum instituit, in quo divitias sui erga homines amoris velut effudit».



16 [6.] S. FRANÇOIS DE SALES, Sermons, XX sur le Saint-Sacrement; Oeuvres, VII, Annecy 1896, 182-83; «Que si un si grand Seigneur nous eut invité sans autre, encore devions nous y aller le prenant a honneur... Mai outre ce, le banquet été excellent; car la viande est la plus precieuse. Caro mea vere est cibus».



17 [12.] Matth., XXVI, 26.



18 [14.] CHRYSOST., Expositio in Ps. 44, n. 11; PG 55, 200: «Ipse enim est Dominus tuus et pater, et ipse omnia tibi dedit». Il concetto è familiare al Crisostomo, come può vedersi in altri suoi scritti: cfr. In Matthaeum, hom. 25, n. 3; PG 57, 332-332; In Matthaeum, hom. 76, n. 5; PG 58, 700, ecc.



19 [15.] riserva) riserba VR BR1 BR2.



20 [16.] un altro autore) l'Angelico ND1 ND3 BR1 BR2; l'Angelo VR.



21 [16.] Autore incerto, Opusc. 63 de beatitudine, c. 2; Opera S. Thomae, XVII, Romae 1570, f. 99, col. 1: «Deus Pater corpus et sanguinem dilecti unigeniti Filii sui Domini nostri Iesu Christi sub specie panis et vini ad delectabilem refectionem animarum tam continue ministravit, in quo totum quod ipse est, et habet cum Spiritu Sancto, in summo dedit». I critici considerano oggi spurio quest'opuscolo: cfr. Opuscula theologica, I, Taurini 1954, XV. S. Alfonso sospettando dell'autenticità, mutò l'Angelico posto nelle prime edizioni napoletane e venete in «un altro autore» nelle ristampe curate a Napoli nel 1777 e 1780.



22 [18.] Ps. BONAVENTURA, Expositio Missae, c. IV; Opera, VII, Lugduni 1668, 78. Gli editori moderni ritengono che questo scritto non appartiene a S. Bonaventura: cfr. Opera, VIII, Ad Claras Aquas 1898, p. CXIII.






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