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S. Alfonso Maria de Liguori
Apparecchio e ringraziamento…messa

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CONSID. II. PER IL LUNEDÌ

Hoc facite in meam commemorationem.

(Luc. 22. 19.)

 

Vogliono buoni teologi, che secondo questo testo i sacerdoti in celebrar la messa son tenuti a ricordarsi della passione e morte di Gesù Cristo. E lo stesso par che richieda l'apostolo da coloro che si comunicano: Quotiescumque manducabitis panem hunc, et calicem bibetis, mortem Domini annuntiabitis 1. Scrive s. Tommaso che appunto a questo fine il Redentore, acciocché in noi fosse continua la memoria del bene ch'egli ci ha ottenuto e dell'amore che ci ha dimostrato morendo per noi, ci ha lasciato il ss. sacramento: Ut autem tanti beneficii iugis in nobis maneret memoria, corpus suum in cibum, et sanguinem in potum fidelibus reliquit 2. Che perciò il sacramento dell'altare vien chiamato dallo stesso s. dottore, Passionis memoriale.

 

Considera dunque, sacerdote mio, come questa vittima sagrosanta che vai a sacrificare, è quel medesimo Signore che per te ha dato il sangue e la vita.

 

Ma non solo la messa è memoria del sacrificio della croce, ma è lo stesso sacrificio, mentre lo stesso è l'offerente, e la vittima è la stessa, cioè il Verbo incarnato; solamente nel modo differiscono, mentre quello fu


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con sangue, questo senza sangue: in quello morì Gesù Cristo realmente, in questo muore misticamente: Una eademque est hostia, sola offerendi ratione diversa 1. Immaginati perciò in celebrare di trovarti sul Calvario ad offerire a Dio il sangue e la vita del suo Figlio. Ed in comunicarti immaginati di succiare dalle piaghe del Salvatore il suo sangue prezioso.

 

Considera di più che in ogni messa si rinnova l'opera della redenzione, talmente che se Gesù Cristo non fosse morto una volta sulla croce, con celebrarsi una messa otterrebbe il mondo gli stessi beni che ci ottenne la morte del Redentore: Tantum valet, scrisse il discepolo, celebratio missae, quantum mors Christi in cruce. Sicché per mezzo del sacrificio dell'altare si applicano agli uomini, e più copiosamente a' sacerdoti che l'offeriscono, tutti i meriti della passione.

 

Quindi s. Francesco d'Assisi (che si stimò indegno di ascendere al sacerdozio, e perciò non volle essere sacerdote) avverte i sacerdoti a staccarsi da tutte le cose del mondo, e ad attendere solo ad amare ed onorare il loro Dio, che tanto gli ha amati ed onorati: e soggiunge esser troppo grande l'infelicità di quei sacerdoti, che avendo Gesù così loro vicino sull'altare, tengono il cuore attaccato a qualche cosa di mondo: Videte, sacerdotes (sono parole del santo), dignitatem vestram et sicut super omnes propter hoc mysterium honoravit vos Dominus, ita et vos diligite eum et honorate. Magna infirmitas, quando Iesum sic praesentem habetis, et aliud in toto mundo curatis.

 

Affetti

 

Signore, io sono indegno di comparirvi avanti; ma animato dalla vostra bontà, che non ostante la mia indegnità mi ha eletto per vostro sacerdote, vengo questa mattina ad offerirvi il vostro Figlio. Vi offerisco dunque, o mio Dio, l'agnello immacolato in soddisfazione de' miei peccati e di quelli di tutti gli uomini. Ecce agnus Dei. Ecco l'agnello che vedeste un giorno sagrificato per la gloria vostra e per la nostra salute sull'altare della croce. Per amore di questa vittima a voi sì cara, applicate i suoi meriti all'anima mia e perdonatemi quanti disgusti v'ho dati per lo passato, gravi e leggieri. Io me ne dolgo con tutto il cuore per aver offeso voi, bontà infinita.

 

E voi, Gesù mio, venite e lavate col vostro sangue tutte le mie sozzure prima ch'io vi riceva questa mattina: Domine, non sum dignus, ut intres sub tectum meum, sed tantum dic verbo, et sanabitur anima mea. Io non son degno di ricevervi; ma voi, medico celeste, ben potete sanare con una sola parola tutte le mie piaghe.

 

Venite e sanatemi.

 

Erravi sicut ovis quae periit. Io sono la pecorella che volontariamente ho voluto perdermi, fuggendo da voi, mio Redentore; ma voi siete quel buon pastore che avete data la vita per salvarmi: Quaere servum tuum, quia mandata tua non sum oblitus. Cercatemi, Gesù mio, non mi abbandonate. Cercatemi e stringetemi sulle vostre spalle; mentr'io propongo di volervi servire ed amare quanto posso.

 

Voi avete detto: Oves meae vocem meam audiunt, et non rapiet eas quisque de manu mea. Voi mi chiamate al vostro amore: ecco io lascio


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tutto e vengo a voi, mia vita. Voglio in tutto ubbidirvi. Rinunzio a tutti piaceri del mondo, giacché volete degnarvi questa mattina di darmi in cibo le vostre carni sagrosante.

 

V'amo, o Gesù mio, sopra ogni bene, e desidero di ricevervi per più amarvi. Voi vi donate tutto a me, io tutto a voi mi dono. Voi avete da essere sempre il mio tutto, l'unico mio bene, l'unico mio amore.

 

O Maria, madre mia, ottenetemi parte di quell'umiltà e fervore, con cui voi riceveste Gesù nelle vostre sante comunioni.

 




1 1. Cor. 11.



2 Opusc. 57. lect. 4.

1 Trident. sess. 22. c. 2.




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