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S. Alfonso Maria de Liguori
Atti per la Santa Comunione

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PER L'APPARECCHIO ALLA COMUNIONE

Il Salvatore, dicea S. Francesco di Sales, non può essere considerato in veruna azione né più amoroso né più tenero, che in questa della santa comunione, nella quale si annichila per così dire e si riduce in cibo per unirsi al cuore ed al corpo de' suoi fedeli.1 Perciò diceva ancora il dotto Gersone che non vi è mezzo più efficace per accendere nell'anima la divozione e 'l santo amore di Dio che la comunione.2 Ed in verità, se parliamo di far cosa grata a Dio, quale cosa più grata può fargli un'anima, che comunicarsi? L'amore, insegna S. Dionisio, tende sopratutto alla perfetta unione;3 ma qual maggiore unione può fare un'anima con Gesù, il quale dice: Qui manducat meam carnem et bibit meum sanguinem in me manet et ego in illo?4 Dice S. Agostino: Se ogni giorno riceverai questo sacramento, Gesù sarà sempre teco e sempre andrai crescendo nel divino amore.5


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Se parliamo poi per medicare le nostre infermità spirituali, qual rimedio più grande possiamo avere che la santa comunione chiamata dal sacro Concilio di Trento: Antidotum, quo liberemur a culpis quotidianis et a peccatis mortalibus praeservemur.6

Donde avviene, dimanda il cardinal Bona, che con tante comunioni in tante anime non si vede alcun profitto, e si vedono sempre gli stessi difetti? Risponde: Defectus non in cibo est, sed in edentis dispositione.7 È possibile, dice Salomone, nascondere il fuoco in seno e non bruciar le vesti? Numquid homo potest abscondere ignem in sinu suo, ut vestimenta illius non ardeant? (Prov. VI, 27).8 Dio è fuoco che consuma: Ignis consumens est.9 Egli stesso viene nella santa comunione ad accendere questo divin fuoco; e come poi, dice Guglielmo Parisiense, può vedersi questo miracolo diabolico, che in mezzo a tanto fuoco restino le anime fredde nel divino amore?10

Tutto deriva dalla poca disposizione e specialmente dal poco apparecchio. Il fuoco subito accende il legno secco, ma non già il verde, perché questo non è disposto ad ardere; i santi perciò hanno ricevuto gran profitto dalle comunioni, perché attendevano grandemente a disporvisi. S. Luigi Gonzaga spendea tre giorni ad apparecchiarsi alla santa comunione e tre giorni poi spendeva a ringraziare il Signore.11


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Per l'apparecchio alla comunione due sono le cose principali che dee avere un'anima: un gran distacco dalle creature ed un gran desiderio d'avanzarsi nel divino amore.

Per prima dunque dee l'anima togliere ogni attacco e discacciare dal cuore ogni cosa che non è Dio. Qui lotus est, dice Gesù Cristo, non indiget, nisi ut pedes lavet (Io. XIII, [10]). Il che significa, come spiega S. Bernardo, che per ricevere con gran frutto questo Sacramento bisogna non solo essere lavato da' peccati gravi, ma ancora mondo ne' piedi, cioè negli affetti terreni,12 i quali perché attaccati alla terra sono di nausea a Dio ed imbrattando l'anima impediscono gli effetti della santa comunione.

Dimandò S. Gertrude al Signore, quale apparecchio cercava da lei per la santa comunione; e 'l Signore le rispose: Non altro io cerco da te, se non che venga a ricevermi vuota di te stessa.13

Per secondo è necessario nella santa comunione avere un gran desiderio di ricevere Gesù Cristo e 'l suo santo amore.


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In questo sacro convito, dice Gersone, non saturantur nisi famelici.14 E prima lo disse Maria santissima: Esurientes implevit bonis.15 Siccome Gesù, scrive il V. P. M. Avila, non venne al mondo sintanto che non fu molto desiderato, così non viene all'anima che di lui non ha desiderio, perché non è dovere che si dia tale cibo a chi ne sente fastidio.16 Disse un giorno il Signore a S. Metilde: Non si trova ape che con tanto impeto si getti sopra de' fiori a succhiarne il mele, con quanto io per violenza d'amore vengo all'anime nella santa comunione.17 Se dunque Gesù Cristo ha tanto desiderio di venire alle anime nostre, è ragione che ancor noi abbiamo gran desiderio nel comunicarci di ricever lui e 'l suo divino amore; insegnandoci S. Francesco di Sales, che la principale intenzione di un'anima nel comunicarsi dev'essere di avanzarsi nell'amore di Dio, dovendosi ricevere per amore colui che per solo amore a noi si dona.18




1 «Non, le Sauveur ne peut être considéré en une action ni plus amoureuse ni plus tendre que celle-ci, en laquelle il s'anéantit, par manière de dire, et se réduit en viande afin de pénétrer nos âmes et s'unir intimement au coeur et au corps de ses fidèles.» S. FRANÇOIS DE SALES, Introduction à la vie dévote, partie 2, ch. 21.



2 «Celebratio habet efficaciam magnam ex virtute operis operati... Ille qui celebrat, in operis exsecutione magnam adipiscitur devotionis pinguedinem, et divinius solet occupari... Saepe suscipit initium celebrationis hominem parum devotum, et frigidum, quem in fine calescentem dimittit et fervidum. Corpus Christi ignis est spiritualis, accede fiducialiter ad hunc ignem, calesces facilius.» Ioannes GERSONIUS, Tractatus de praeparatione ad Missam, Consideratio 4. Opera, Antverpiae, 1706, III, col. 326, 327.



3 «Amorem, sive divinum, sive angelicum, sive spiritalem, sive animalem, sive naturalem dixerimus, vim quamdam sive potestatem copulantem et commiscentem intelligamus; superiora quidem moventem ad providentiam inferiorum; ea vero quae sunt eiusdem ordinis, ad mutuam communicationem; et novissime ea quae sunt inferiora, ad convertendum se ad praestantiora et praeposita.» DIONYSIUS AREOPAGITA, De divinis nominibus,  cap. 4, § 15. MG 3-714.



4 Io. VI, 57.



5 «Accipe quotidie, quod quotidie [ETML-P:A]prosit: sic vive, ut quotidie merearis accipere... Quotidie si accipis, quotidie tibi hodie est. guage:FR'>Tibi hodie est Christus, tibi quotidie resurgit.» S. AUGUSTINUS, (supposititii), sermo 84, n. 3. ML 39-1908, 1909.



6 CONCILIUM TRIDENTINUM, Sessio 13, Decretum de SS. Eucharistiae Sacramento, cap. 2.



7 «Defectus autem non in cibo et potu est, sed in prava edentis et bibentis dispositione.» Ioannes BONA, Cardinalis, Tractatus asceticus de sacrificio Missae., cap. 6, § 7. Opera, Venetiis, 1752, pag. 125, col. 2.



8 Numquid potest homo..., Prov. VI, 27.



9 Deut. IV. 24.



10 «Quis adeo frigidus, aut amore terrenorum gelidus, ut tantorum beneficiorum (cioè: quae nobis in Eucharistia conferuntur) tantis facibus non inflammetur?... Proh dolor! ubi se abscondit miser sacerdos a calore eius, quibus extremis, quarum molium interpositione, tanti camini flammas a se prohibuit?» GUILIELMUS ALVERNUS, episcopus Parisiensis, De Sacramento Eucharistiae, cap. 7. Opera, Aureliae et Parisiis, 1674, I, pag. 450, 451. - Altrove, De Rhetorica divina, cap. 50, Opera, I, pag. 395, col. 2, ma parlando de' benefici di Dio in genere, scrive: «Respice mundum universum et videbis ipsum totum ardentem atque flammantem, largitate et beneficentia Creatoris... Quapropter manifestum est totum mundum... etiam cum ipso Creatore, fornacem esse totaliter ardentem et undique flammantem. Quapropter de mirabilibus diabolicis praegrande miraculum, non solum quod tanta fornax non te calefacit, sed etiam quod in medio eius positus non totus ea conflagras.»



11 «Quamlibet hebdomadem ita [ETML-P:A]partiebatur, ut tres primores eius ferias... agendis tribus Personis SS. Trinitatis sigillatim, pro tam eximio beneficio, gratiis consecraret; tres item posteriores... iisdem Personis seorsim singulis orandis impendebat, ut facultatem sibi praestarent, ita ut oporteret, proximo consequenti die Dominico, caelestis convivii ineundi». e:10.0pt'>CEPARIUS, Bollandiana, die 21 iunii.



12 Non parla qui S. Bernardo della comunione, ma in genere della necessità della vigilanza e della penitenza, in ciò che riguarda i peccati veniali. «Pedes, qui sunt animae affectiones, dum in hoc pulvere gradimur, ex toto mundi esse non possunt, quin aliquando vanitati, aliquando voluptati aut curiositati, plus quam oporteret, cedat animus vel ad horam: In multis enim offendimus omnes (Iac. III, 2). - Verumtamen haec nemo contemnat aut parvipendat... Nemo, inquam, perniciosa securitate dormitet.... quoniam, ut audivit Petrus, ab ipso, nisi laverit ea Christus, non habebimus partem cum eo. Nec ideo tamen pro eis necesse est nimis esse sollicitos; ignoscet facile, imo et libenter, si modo nos agnoscamus. In huiusmodi namque, quasi inevitabilibus, et negligentia culpabilis est, et timor immoderatus.» S. BERNARDUS, Sermo in Coena Domini, n. 4, 5. ML 183-274.



13 «Un'altra volta, in giorno tale (Venerdì Santo), dovendosi comunicare, mentre ch'ella pregava il Signore che si degnasse d'apparecchiarla a ricevere la comunione degnamente, egli le rispose di questa maniera: «Io con tanto desiderio m'affretto per venire a te, quanto farei s'egli non fosse nelle mie mani di potermi a mia voglia raffrenare, e di già ha adunato nel mio seno tutto quel bene che... nella memoria della mia Passione s'è fatto oggi nella Chiesa, per donare il tutto a te, insieme  col mio Corpo nel Sacramento, che ti riceverai questa mattina a tua salute eterna.»... Ella gli rispose: «E con quale maniera di degnità potrò io mai venire verso di te, degnandoti tu di venire a me così largamente?» A cui egli disse: «Io non voglio alcun'altra cosa da te, se non che libera da tutte l'altre cose tu mi venghi a ricevere...» Lanspergio, La Vita di  SANCTA GERTRUDA, ridotta in cinque libri: lib. 4, cap. 26. Venezia, 1710, pag. 191.



14 «Esuries in primis necessaria nobis est, si tantis quaerimus impleri bonis (cioè fructibus huius Sacramenti).» Io. GERSONIUS, Collectorium super «Magnificat», Tractatus 9, De Eucharistia, Prima partitio. Opera, Antverpiae, 1796, IV, col. 405.



15 Luc. I, 53.



16 «Essendo dunque questi due avvenimenti (cioè l'Incarnazione e il Giudizio) sì grandi, non si deve reputar da manco il terzo, il quale importando la venuta di Dio all'anima, è ben dovere che ne ponga in gran maraviglia, considerando chi viene, a chi viene e perché viene... Prepariamogli interiormente la stanza, aprendogli il seno di tutti i nostri desiderii. Egli nella Scrittura si chiama il Desiderato da tutte le genti; né vuol venire se non dove è desiderato; e non solo desiderato, ma chiamato ancora e pregato.» B. GIOVANNI AVILA, Lettere spirituali, parte 2, lettera 22, Roma, 1669, pag. 372, 375.



17 «Svegliandosi una notte dal sonno questa sposa di Cristo, e salutando con tutto il suo cuore il Signore, vidde quello che dal palazzo del cielo a lei veniva, e applicava il suo divin Cuore al cuore dell'anima, dicendole: «Niuna ape giammai si getta tanto avidamente ne' verdeggianti prati per eleggere i dolci fiori, siccome sono parato di venire all'anima tua, quando mi chiami.» Libro della spiritual grazia delle rivelazioni e visioni della B. METILDE  Vergine... raccolto dal R. P. F. Gio. Lanspergio, lib. 2, cap. 4. Venezia, 1710, pag. 59, col. 2.



18 «Votre grande intention en la communion doit être de vous avancer, fortifier et consoler en l'amour de Dieu; car vous devez recevoir pour l'amour ce que le seul amour vous fait donner.» S. FRANÇOIS DE SALES, Introduction à la vie dévote, seconde partie, ch. 21.




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