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S. Alfonso Maria de Liguori
Breve dissertazione...moderni increduli

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CAP. III. Degli errori insegnati da alcuni moderni contro la materialità del corpo e la spiritualità dell'anima. E si pruova l'una e l'altra.

 

Circa la materialità di tutti i corpi, non vi è mancato chi l'ha negata. L'inglese Bercley ha procurato di stabilire un nuovo sistema dell'idealismo, dicendo che tutti gli uomini, i cieli, i monti, le città, i mari, e quanto v'è di sensibile, non sono corpi, ma una mera idea mentale, mera apparenza ed illusione. Questo sistema quanto sia insussistente e ridicolo, ognun lo vede; e perciò non occorre affaticarci a confutarlo. Solamente vorrei domandare a cotesto gran filosofo: Se dunque tutti gli uomini sono idea ed illusione, voi signor Bercley, che non potete già essere illusione, mentre siete il soggetto di tutte le illusioni, ditemi da chi siete nato? siete nato da altri uomini? siete venuto dal niente? siete eterno? o siete Dio? Ma se siete Dio, siete un Dio troppo allo sproposito, perché siete un Dio pieno d'illusioni. Passiamo avanti.

 

Altri, come Leibnizio, e Wolfio, han sognato il detto, che le sostanze (da essi chiamate monadi) le quali compongono ogni corpo, sono indivisibili e perciò immateriali. L'origine del loro errore è stato il dire, che essendo ogni corpo divisibile, egli viene composto di parti infinite; poiché essendo materiale ogni parte di questo corpo, ben ella può dividersi in infinito. Ma queste parti infinite son fisicamente indivisibili, e la natura non ha forza di far questa divisione reale infinita di parti; dunque ella è una divisione puramente mentale. E da ciò ne deducono che non potendosi queste parti fisicamente separare, ma solo mentalmente, dee dirsi che ogni corpo è composto di parti immateriali.

 

Ma si risponde che, dato per vero il sistema aristotelico, che ogni corpo sia composto di parti divisibili in infinito, e sia falso quello degli atomisti, che danno le parti semplici indivisibili (il quale anch'è probabile); non perché diciamo che le parti sono indivisibili realmente secondo le forze della


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natura, perciò sono anche immateriali; poiché quantunque la natura non possa dividerle può nonperò dividerle Iddio colla sua onnipotenza: ma sempre elleno resterebbero, come sono, materiali, altrimenti se fossero immateriali, non potrebbero costituire un corpo materiale, come ora lo costituiscono; perché una cosa immateriale non può dar la materia che non ha.

 

Altri poi han voluto togliere all'anima l'immortalità, e perciò han cercato di torle la spiritualità. Così ha cercato di fare l'empio Benedetto Spinoza, il quale ha insegnato (come di sopra abbiam veduto) non esservi nel mondo che una sostanza materiale, passiva in quanto ella è estesa, attiva in quanto è pensante, dicendo poi che tutte le cose sensibili son modificazioni della materia passiva estesa, e tutti i pensieri son mortificazioni della materia attiva pensante. E da questo errore non è stato lontano il filosofo Giovanni Loke, mentr'egli in un modo furbo almeno ha posto in dubbio, se il pensare e il discorrere convenga alla materia: Noi (dice) non sarem giammai forse capaci di conoscere, se un essere puramente materiale pensi o no. E col Loke s'è unito il signor Voltaire nella sua lettera 13. dicendo: Io son corpo e penso. Io non so di vantaggio. Ed indi soggiunge che noi non sappiamo se le proprietà della materia ripugnano veramente al pensiero. Ma il capo di questo falso sistema della materia pensante è stato l'empio Tommaso Hobes.

 

I nostri autori con lunghi e ben formati discorsi confutano e fan vedere l'insussistenza di questo sistema. Ma io in breve rispondo così: noi vediamo in noi due sorta di proprietà, vediamo moto e pensiero; estensione e discorso. Dico che queste due proprietà non mai possono unirsi in una medesima sostanza senza che l'una distrugga l'altra. Ma perché? (dicono i contrarj) non può forse Dio colla sua onnipotenza dar queste due proprietà alla sola sostanza materiale? Siccome già le la proprietà di estensione e di moto, perché non può darle ancora la proprietà di pensare e discorrere? No, diciamo, non può Dio unire nella materia (almeno della costituzione presente) alla proprietà di estensione e di moto anche la proprietà di pensare e discorrere, con far giudizj e raziocinj, come vediamo che presentemente fanno gli uomini. La ragione è chiara. Per fare il giudizio bisogna nello stesso tempo concepire diverse idee; e per fare il raziocinio bisogna unire anche nello stesso tempo diversi giudizj. Or queste diverse idee e questi diversi giudizj, come possono nello stesso tempo concepirsi ed unirsi nella sostanza materiale? Dicono che tali giudizj e raziocinj si fanno dalla materia, o sia dal cerebro per i diversi moti del medesimo, con lo spingere e respingere le parti materiali; che perciò chiamano questi moti azioni e reazioni: avvenendo in ciò quel che avviene nelle corde, le quali allorché son presse dalla mano, per virtù del moto elastico cedono e poi risaltano. Or ciascun moto di questi rappresenta la sua diversa idea, e così poi si fanno i giudizj e i raziocinj. Ma rispondo: per fare il giudizio, e tanto più il raziocinio, bisogna che le idee si percepiscano nello stesso tempo; or se per via de' supposti moti della materia avesse a formarsi il giudizio, non potrebbe mai alcun giudizio formarsi, perché il primo moto è distinto di tempo dal secondo; anzi essendo contrari, il primo vien distrutto dal secondo: e quando s'ha da formare il giudizio (che sarebbe il terzo moto), allora già son terminati tutti due gli antecedenti. Replicheranno: nello stesso tempo il cerebro con uno stesso moto spinge avanti diversi atomi con diverse figure, che sono le diverse idee, e così si fa il giudizio. Ma si risponde anche supposto ciò, che le diverse idee fossero nello stesso tempo figurate da diversi atomi, tuttavia essendo questi materiali, e per conseguenza ciechi, l'uno non sa la figura dell'altro, e però non possono mai unirsi a formare il giudizio. Bisognerebbe dunque


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che sempre vi fosse un'altra sostanza, non materiale e cieca, ma veggente e ragionevole, la quale unisse insieme ed intendesse nello stesso tempo le idee rappresentate da questi atomi, e così ella formasse il giudizio.

 

Veniamo ad un'altra risposta anche convincente. La materia non può dare altra idea che di materia; se dunque l'uomo non avesse l'anima spirituale, ma solamente materiale, come potrebbe la sola materia dargli idea della giustizia, della bontà, della prudenza? come dell'eternità, della relazione de' numeri, della proporzione degli oggetti, delle cognizioni universali? come della proprietà e natura delle cose simili, che son certamente tutte spirituali?

 

vale il dire che queste cognizioni vengono dall'impressione che gli oggetti materiali fanno sopra gli organi nostri, donde procedono poi i fantasmi che si formano nell'immaginativa, o sia fantasia, la quale è puramente materiale. Poiché si risponde per prima, che ciò non avviene sempre, ma solamente quando le cogitazioni son di cose materiali, e non quando sono di verità mere spirituali, come sono gli assiomi, o le idee della giustizia, della bontà, e dell'altre cose dette di sopra. Ed ancora quando i pensieri son di cose materiali, e 'l pensiero procede dal fantasma, il fantasma è materiale, ma il pensiero è tutto spirituale, poich'egli non è già coloritosteso in qualche figura quadrata o triangolata come dovrebbe essere se fosse materiale. E che il pensiero o giudizio si formi dallo spirito ch'è nell'uomo, chiaramente si conosce dal sapere, che alle volte la fantasia rappresenta qualche cosa che non è così, e lo spirito con la ragione la corregge. Per esempio, se un remo sta mezzo nell'acqua, la fantasia lo rappresenta rotto: ma l'intelletto che è spirituale conosce ch'è sano, e quell'apparenza proviene dalla rifrazione e riflessione de' raggi; or questo giudizio non viene certamente dalla fantasia materiale; perché secondo quella avremmo da giudicare che 'l remo è rotto; dunque proviene dallo spirito, che ben corregge colla ragione l'errore della fantasia, essendo evidente che chi corregge dev'essere più saggio di chi è corretto.

 

Di più se l'anima fosse materiale, non potrebbe a lei pervenire alcun piacere, se non per mezzo dell'impressione fatta su i sensi; ma noi vediamo che l'anima è capace di godimento che non dipende dai sensi, com'è il diletto che prova un dotto in iscoprire una verità speculativa, in trovare una ragione, una risposta, nell'inventare una macchina matematica e cose simili. Or questo godimento non gli perviene certamente dal senso del tatto, della vista, dell'udito. Dunque dobbiamo dire che l'anima è più che materiale, e che in lei risiede un intelletto spirituale, capace di tali spirituali piaceri: inoltre, la libertà che certamente scorgiamo in noi, in volere e non volere una cosa, in accettare o rifiutare un dono, ciò rende noi certi che abbiamo un'anima spirituale; altrimenti se questa libertà fosse materiale, potrebbe impedircela una potenza esteriore; per esempio: ben alcuno potrebbe impedirci il vedere con chiuderci gli occhi, l'ascoltare con otturarci le orecchie; ma niuno può impedirci il pensiero di volere o non volere. Dunque il pensiero non è materiale.

 

Di più, se l'anima fosse materiale, ella sarebbe necessariamente determinata a fare ogni cosa, a cui la materia col suo istinto l'inclina, e col suo moto la spinge. Ma noi vediamo che l'uomo alle volte si astiene da certe azioni benché dilettevoli, a cui si sente già spinto dall'inclinazione de' sensi, e perché? perché la ragione gli detta che quell'azione gli nuoce o non gli conviene. Anzi quante volte alcuno abbraccia cose tormentose, mosso dalla ragione, la quale gli propone il vantaggio ch'egli riporterà da quel tormento? Qual istinto mai della materia poté indurre i s. martiri ad abbracciare gli strazj e la morte, se essi non fossero stati persuasi a ciò fare dalla ragione? Dunque (concludiamo)


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se l'uomo è libero a fare o sospendere le sue azioni, egli non è materia, ma spirito; perché se fosse materia dovrebbe necessariamente dipender da quella ed esser costretto ad operare tutto quello a cui la materia col suo moto lo determina.

 




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