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S. Alfonso Maria de Liguori
Breve dissertazione… opinione probabile

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7. Lettera di Francesco Saverio arcivescovo di Taranto

 

Intorno all'erudita sua dissertazione sul moderato uso del probabile e sull'apologia da V.S. illustrissima compilata, colla quale intieramente rintuzza gli ultimi sforzi dell'impegno di chi ha attentato sindicarla, io, in dare uno sguardo così di passaggio al suo moderato sistema della sua dissertazione, ah! esclamai subito, se il regno del probabilismo fin dal suo nascere fosse stato da terminifatti circoscritto e da leggi tali munito e sostenuto, non avrebbe il meschino tante traversie, quante ne ha patite. Quel primo mio pensiere, infinitamente mi compiaccio essere stato a modello del suo, incontrandolo nella pag. 156 dell'apologia; argomento molto acconcio per dimostrare ad evidenza la vanità della ragione contro della sua sentenza recata a riguardo del rispettabile congresso de' vescovi della Francia. E quindi, rilevando la chiarezza in ispiegare un articolo che non è de' meno spinosi,


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qual si è l'operare dell'umana mente or col giudizio diretto, or col riflesso, la vaglia delle ragioni cavate, non con cavilli e violenza, dalla più ricevuta e pura dottrina del Dottore angelico e de' di lui fedeli e dotti discepoli e da' principj della teologia morale, i più sodi e sicuri. Oltre a ciò, guardando in essa la maniera di sciogliere le altrui più valide opposizioni, agevole, naturale e franca, e sopra tutto un non so che d'insinuante che rende pago e persuaso senza replica chiunque leggendo riflette, allora io dissi: E come sarà possibile che dissertazione sì fatta, sebbene in pochi fogli ristretta, comeché libera e scevra da quelle infinite esagerazioni che rendono voluminoso un libro sino al ristucco de' più pazienti, sia stata ad una critica ben concepita e sennata sottoposta e soggetta?

 

Potrà credere V.S. illustriss. che l'introduzione, la quale è un compendio di tutta l'opera, sia stata letta la prima, ma con somma attenzione da me; ma qual rimasi in leggendo che dal suo avversario fosse stata con saletti pungenti, invettive e derisioni malmenata, e trovando in tutta l'apologia osservata la promessa di non volerlo su questo particolare imitare? Anzi protestandosi in ciò che ha così nobilmente scritto e difeso, qualora o la Chiesa decidesse il contrario,


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o nuova più luminosa ragione la rendesse convinta, son forzato a scoprirle un irresoluto mio dubbio, non sapendo decidere se V.S. illustriss. sia più moderata che dotta, ancorché la sua dottrina è così chiara, incontrastabile ed evidente che malignerebbe al sole la luce chi non la confessasse di quell'alto grado in cui ella felicemente la possiede. Confesso a V.S. illustriss. che, giusta il mio pensare, l'apologia perfettamente alla dissertazione risponde; e se il p. abate dell'Aquila nel suo Dizionario teologico ha contraddistinta la dissertazione col titolo di capo d'opera, capo d'opera io chiamo ancor l'apologia, non solo perché l'erudizione teologica morale vi si ammira nella maniera più chiara e conforme agli oracoli de' sacri canoni, che in quella giusta il loro vero senso si spiegano; de' santi Padri, de' quali fedelmente trascrivonsi le dottrine; di S. Tomaso l'angelico, la cui inarrivabil autorità concede ad essa tutto il peso; e il valore de' dottori, le sentenze de' quali, poste in prospettiva più vaga, fa sì che maggiormente risplendano; e della ragione medesima, la quale maestrevolmente maneggiata vi comparisce nella sua schietta ed efficace bellezza: ma molto più ancora capo d'opera dee a senso mio chiamarsi perché somministra a' controversisti cattolici la regola


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cristiana, come praticar debbasi la carità ne' cimenti delle gare letterarie e teologiche a fronte della condotta non troppo rispettosa; come governare il cuore alla veduta dell'avversario abbattuto, senza trasporto e disprezzo; come contenersi l'umana mente nell'andare in cerca della verità, sempre distaccata dal proprio sentimento, sempre diffidente de' suoi più certi lumi, sempre pronta ad abbracciare le altrui sentenze, qualora se ne ravvisa la ragione più chiara.

 

Siccome poi nella lettura della dissertazione ed apologia mi sono accadute le riflessioni, così le ho distese in questa mia. La supplico in fine per quanto so e posso a dar fine alla briga, senza alterar di vantaggio la sua salute insidiata dall'età inoltrata, dalla cura del suo gregge e dalle gravi malattie sofferte. Sicché, o abbia voglia il suo avversario di deporre l'armi, come dovrebbe, o non voglia e continui ostinatamente a far gemere i torchi, per imprimere dottrine le quali è già infastidito il mondo a rivedere e rileggere, sia contenta V.S. illustriss. del fin qui gloriosamente praticato; colla sicurezza che, per quanto egli scriva e rifletta, non mai può tanto scrivere, quanto altri han travagliato sulla presente controversia sino al rincrescimento universale. Mi consolo di leggere nella sua apologia la


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sua risoluzione di non voler più rispondere alle altrui repliche, animate (direbbero altri come sento) piuttosto dallo spirito di partito che dall'impegno della verità. E con ciò baciando a V.S. illustriss. le mani, costantemente con tutto il cuore mi dico

Grottaglie 14 giugno 1765.

Devotiss. ed obbligatiss. servitor vero

Francesco Saverio arciv. di Taranto.

 




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