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S. Alfonso Maria de Liguori
Breve dissertazione… opinione probabile

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20. Lettera di Michele Clemente

 

(La lettera seguente è stata scritta da un canonico molto versato nella teologia e ne' canoni ad un suo amico.)

 

Carissimo amico. Ho ricevuta la sua coll'apologia dell'illuminatissimo prelato monsignor Alfonso De Liguori in difesa della sua dissertazione circa l'uso moderato dell'opinione probabile, ed in confutazione della Causa del probabilismo posta in iscena dall'incognita Adelfo Dositeo. Tra le mie abituali indisposizioni e cotidiane occupazioni ho avuto il piacere di leggerla con quell'attenzione che merita la profondità dell'autore e la qualità della materia: e vi dico il vero di averne ricavato un gran sollievo, in


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osservando di essersi con quella rischiarati a meraviglia cotanti equivoci disperatamente indotti dall'oppositore, e stabilito il sistema benigno, che benché avesse sempremai goduto il nervo della ragione, pur tuttavolta, perché finora ha battuto le oscure vie della confusione, non ha potuto risaltare in quella luminosa sembianza in cui l'ha posto il prelato, riducendolo a sodi principj, onde deriva lo stabilimento di sua dottrina e il facile sviluppo d'ogni opposto raziocinio, non che il chiaro discernimento del vero senso adottato dagli autori creduti a torto contrarj e specialmente di S. Tomaso.

 

A me sembra che la convinzione di falsità, di cui fallacemente si gonfia il Dositeo nel titolo del suo libro, non solo si osservi ridotta in fumo nel corpo delle sue ragioni, e inventate distinzioni che nulla han potuto togliere alla robustezza degli stabiliti principj, ed infelicemente riuscita soprattutto nella decantata obbligante promulgazione della legge eterna, ma benanche abbia servito per darle maggior risalto; a riflesso che quanto si è potuto e saputo porre in campo dal più dotto che moderato oppositore non si è ritrovato di quel calibro che si lusingava, ma anzi inetto a smuovere piccola basse dal fondato edifizio, o adombrarne in menoma parte il brillante aspetto. Tanto vero che mi lusingo


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almeno di non essere affatto fuori della concepita speranza che siccome il foglio del parroco d'Avisio per alcune proposizioni che deviano dal giusto probabilismo ha meritata la censura della Chiesa, così questa possa un giorno approvarne i principj che l'han posto nel suo vero sistema, il quale, se la sperienza fa conoscere assai giovevole nel consigliare tra' limiti d'una delicata morale qualche umana azione, si osserva in pratica pur troppo necessario a' direttori co' penitenti posti alle volte in circostanze tali che altrimenti sarebbe col rigore indurli alla disperazione. Ed allora sì che riuscirebbe al buon gusto del chiarissimo Muratori chi, nel modellare l'eccellente sistema della moral teologia, ben riflette di riuscire, ove sempre si regoli il corso di quella secondo le dottrine de' santi Padri, de' concilj e de' decreti della Sede Romana, senza lasciare al corto nostro ingegno tanta libertà di opinare e decidere e senza affettare nel tempo medesimo una soverchia severità e asprezza.

 

Non niego d'essersi i probabilisti di soverchio abusati del sistema benigno col ridurlo ad uno intollerabile eccesso, in guisa tale che non rimaneva ormai opinione veruna senza qualche appoggio di difesa; tanto vero che, ristucco di tante illazioni senza misura e d'un effrenato opinare, mi sono


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in qualche modo compiaciuto finora di veder in trionfo il tuziorismo, qual mano unicamente valevole a porre in dritta linea il nostro sistema col trasportarlo prima alla parte opposta, siccome S. Bonaventura nell'esporre la rigida sentenza di S. Agostino circa la pena degl'infanti morti senza il Battesimo e intepretandone il vero senso, acutamente venne a riflettere che quel gran dottore della Chiesa abundanter exprimit plus dicens et minus volens intelligi, soggiungendo per comune insegnamento: In moribus documentum est quod qui vult ab uno extremorum pervenire ad medium, quasi debeat declinare ad aliud extremum. Ora che, grazie al cielo, si osserva l'adottato sistema riposto tra' suoi veri confini nella cordata dissertazione di monsignore, non posso far a meno d'esserne seguace e partigiano e deplorare all'incontro l'opposto eccesso del tuziorismo e molto più l'affettato rigore de' suoi difensori, che, con rammarico di chi tiene le mani in pasta, degenera in un soverchio rigore: da adattarsegli perciò il rimprovero che a costoro fe' il Redentore in S. Matteo: Quia clauditis regnum cœlorum ante homines. Durezza tanto più perniciosa, quantoché sotto l'apparente ostentazione di situare l'osservanza della legge nasconde la propria ostinazione e il volontario impegno, come a


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ragione ebbe a dir S. Cirillo: Quia simulatione divinæ legis servandæ suam voluntatem audiri proponit.

 

Le dico finalmente in senso di verità che, quanto fidato di ritrovarmi scevero da ogni preoccupazione e spirito di partito, altrettanto consapevole della propria debolezza, ho procurato partecipare il libro a varj amici ed a' principali di coloro che tra il numeroso clero frequentano l'accademia della morale; e si sono uniformati allo stesso sentimento in cui piaccia al Signore di far unire tutti gli operaj del suo gregge per sedarsi tante dissensioni e controversie eccitate dai discordanti pareri ed attendere con unanime proposito alla direzione delle anime da lui a sì caro prezzo redente: onde, tolta da mezzo l'odiosa austerità, che non solo non conduce ma pregiudica in effetto alla vera penitenza, possa da ognuno con animo pacato e tranquillo confessarsi colla Sapienza: Sentite de Domino in bonitate. E resto suo

Montella 2 settembre 1765.

Cordialiss. amico e servitore

Michele Clemente.

 




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