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S. Alfonso Maria de Liguori
Breve dissertazione… opinione probabile

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21. Lettera di un religioso

 

(L'autore della lettera seguente è un religioso lettore di teologia di cui si tace il nome anche per degni rispetti. Egli dice nella sua lettera che sinora era stato confuso in questa controversia; ma si è saputo da altra parte ch'egli era un acerrimo probabiliorista.)

 

Due motivi, l'uno di affezione, l'altro di ringraziamento, mi spingono a condurmi a' suoi piedi e a baciarle riverentemente le mani, benché io le sia forse del tutto incognito. La sua bellissima moderna apologia da me letta e riletta, non ostanti le gravi occupazioni di che mi carica la mia lezione di teologia scolastica, mi ha veramente sorpreso. Io tengo per fermo che, a schiarire il vero su di tale quanto importante, altrettanto inviluppata materia, più di mille volumi in foglio, abbia giovato la sua scrittura mediocre di mole, ma forse immigliorabile in ciò che contiene. La sodezza de' principj, la efficacia delle ragioni, l'applicazion delle dottrine, il maneggio de' Padri, l'uso degli scolastici, la distinzione de' punti, la precision delle risposte, la copia delle allegazioni, lo sviluppamento de' sofismi e degli equivoci, la nitidezza dello stile, la succinta, ma comprensiva ricapitulazion delle materie, la sceltezza medesima de' lumi onde in ogni pagina risalta formano a favor di lei una


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dimostrazion matematica, e riducono le ciance degli avversarj al mero nulla. Io (le confesso il vero), per la moltiplice lezione delle infinite cose da un secolo in qua scritte da' probabilisti e probabilioristi, aveva la mente confusa, perplessa ed esitante: ma la sua dissertazione e molto più la sua apologia non solo mi hanno diradate del tutto le tenebre, ma per esse mi son così tenacemente rassodato nella sua dottrina che solo l'autorità della Chiesa me ne potrebbe rimuovere.

 

A queste non prezzolate espressioni un'altra sola ne aggiungerò, ed è che nel suo scrivere ho io con piacer sommo ravvisato ridotto alla pratica quel difficile accoppiamento di semplicità colombina e di prudenza da serpente ordinate da Cristo nel suo Vangelo. Al fasto ed all'arditezza conculcatrice di tutti, ch'è sì propria del partito, non risponde V.S. illustriss. per le rime, ma non per quello permette che rimanga la verità o soverchiata o avvilita da quell'aria magistrale che, con insulto (per tacer di molti altri suoi rispettabilissimi pregi) della episcopal dignità, affetta da per tutto il suo oppositore.

 

Vorrei più scrivere: ma io so che le lodi a lei non piacciono se non quanto vanno a rifondersi a Dio, donator supremo di ogni


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bene. Gloria però e onor perenne sia sempre a lui, che gratuitamente le ha illuminata la mente e diretta la penna a scrivere siccome tante altre utilissime e dottissime opere, così questa ultima, che io stimo di gran vantaggio alla Chiesa tutta, che ne' tempi presenti, più che da una moderata blandura, ha che temere dall'eccedente rigore. Fin qui l'ho tediata soverchio: ma perdoni alla sincera affezione e al profondo ossequio che ho per lei e per la sua profittevolissima congregazione la noja che le ho recata. Sopra tutto mi raccomandi caldamente al Signore: e se valgo a servirla, mi onori con alcuno de' suoi ambiti e pregiati comandi ec.

Napoli 10 agosto 1765.

 

FINE.




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