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S. Alfonso Maria de Liguori
Canzoncine spirituali

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- 252 -


Sull'amore che Gesù porta all'Anime1.

 

O felice chi giunger potesse2

A morire piagato d'amore

Per quel caro Divino Signore,

Ch'è 'l più bello, più degno d'amor3.

 

Ah ch'Ei solo e sì amabil, sì vago,

Ch'ogni gemma, ogni stella, ogni fiore4

Perde tutto il suo pregio e splendore,

Posto a fronte al suo Viso Divin.

 

Egli sempre va a caccia di cori,

Ed ha un dardo, che appena ferendo,

Ogni core d'amore languendo

È costretto ad amar chi 'l ferì.

 

Prende amante diverse sembianze5,

Per ferire quest'alme dilette,

Per vederle via sempre più strette

E più unite al Divino suo Cor.

 

Perciò in terra già il Verbo Divino6

Pria fanciullo a noi volle apparire,

E da noi col suo dolce vagire7

Tutto Amor venne amore a cercar.

 

Poi qual umile e bel garzoncello

Diè a vedersi di povero Artiere,


- 253 -


Non sdegnando in quel vile mestiere

Negli offici più vili servir.

 

Volle in fine legato qual reo8

Comparire all'amata sua Sposa,

E così la sua vita penosa

Tra le pene spirando finì9.

 

Giunse a porsi sott'ombra di pane10

E donarsi ivi tutto Egli aspira

A chi unirsi più seco sospira,

Ed amante cercando lo va.

 

Tutte insomma sa l'arti d'amare11,

perdona a fatica e sudore,

Quando tratta far preda d'un core,

O dimanda da quello più amor12.

 

Or vedersi fa tutto da Sposo13

Spirar grazia, dolcezza ed amore:

Or vedersi fa tutto rigore:

Son tutt'arti per farsi più amar.

 

Questo è Quello, che antico mio Amante

Prima il core d'amore m'accese,

Poi per pegno d'amore sel prese,

E gelos'ora seco sel tien.

 

Taci dunque, da me non cercare

Mondo iniquo, più stima, né amore14:

Altr'oggetto si prese il mio core

Più fedel'e più amabil di te.

 




1 [0.] - N.B.) Il titolo primitivo, presso il Sarnelli, era: «In lode di Giesù Cristo».



2 [1-2.] «O beato chi giunger potesse

A morire ferito d'amore». («Amore delle Anime», Ed. II, 1751, Paci).



3 [4.] «Ch'è il più bello, il più degno d'amore» («Op. Spir.» 1769, Firenze).



4 [6.] «Ch'ogni stella, ogni gemma, ogni fiore» (Sarn. «Via facile del Paradiso» 1737).



5 [13-16.] «Qual amante, che varie sembianze

Dà a vedersi all'amato suo Bene,

Per ligarlo con doppie catene,

E tirarsi più forte il suo amor» (Sarn. «Via facile del Paradiso» 1737).



6 [17.] «Così in terra l'Amante Divino» (Sarn. «Via facile del Paradiso» 1737).



7 [19-20.] «E col pianto e suo dolce vagire

 Venne amor, e pietade a cercar» (Sarn. «Via facile del Paradiso» 1737).



8 [25.] «Volle in fine confitto qual reo» (Sarn. «Via facile del Parad.» 1737).

«Volle infine ligato qual reo» («Am. Delle An.» 1751; «Canz. Spir.» 1769).



9 [28.] «Tra le pene morendo, finir» (Sarn. «Via facile del Paradiso» 1737).



10 [29-32.] Questi 4 versi mancano nel testo Sarnelliano del 1737.]



11 [33.] «Tutta in somma sa l'arte d'amare» (Sarn. «Via facile del Parad.» 1737).



12 [36.] «O pretende da quello più amor» (Sarn. «Via facile del Paradiso» 1737).



13 [37-38.] «Or veder si fa tutto da Sposo

Spirar grazie, dolcezze ed amore» (Sarn. «Via facile del Parad.» 1737).



14 [46.] «Mondo iniquo, né stima, né amore» (Sarn. «Via fac. del Par.» 1737).




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