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S. Alfonso Maria de Liguori
Condotta ammirabile della Divina Provv.

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CAP. III. Della schiavitù degli ebrei in Egitto, e della loro liberazione sino alla venuta del Messia.

SOMMARIO

1. Giuseppe è venduto schiavo in Egitto, ed ivi poi è da Faraone esaltato. Ivi passò ancora ad abitare Giacobbe suo padre con tutta la sua famiglia. 2. Qui si parla di Giobbe e delle sue virtù. 3. Flagelli mandati agli Egizj per i maltrattamenti fatti agli Ebrei. 4. Gli Ebrei escono dall'Egitto. 5. Passano il mar Rosso, e Faraone vi resta sommerso. 6. Piove la manna nel deserto. 7. Mosè fa uscir l'acqua dalla pietra. Giosuè vince i nemici, mentre Mosè fa orazione. 8. Iddio la legge a Mosè scritta in due tavole. 9. Il popolo accetta la legge. 10. Ma poi adora il vitello d'oro, ed è castigato, e Mosè gli ottiene il perdono. 11. Si fabbrica il tabernacolo, e vi si offeriscono i sagrificj. 12. Il popolo nausea la manna, ed è punito coll'epidemia. 13. Tornano Giosuè e Caleb dalla terra promessa. Gli ebrei si sdegnano contra Mosè, e Dio di nuovo li punisce. 14. Serpe di bronzo eretto per rimedio de' morsicati da' serpi infuocati. 15. Muore Mosè e gli succede Giosuè, che fa fermare il sole. A Giosuè succedono i settanta Anziani. 16. Diverse servitù, nelle quali caddero gli ebrei in pena delle loro trasgressioni; e poi Dio ne li liberò. 17. Nasce Samuele. Muore Sansone. Saulle è fatto re, e gli succede Davide. 18. Pecca Davide. Indi muore, e gli succede Salomone. 19. Salomone fabbrica il tempio. Si ribellano le dieci tribù, ma tuttavia persiste il regno nella famiglia di Giuda sino ad Erode. 20. Iddio in questo tempo manda più profeti a rammemorare la venuta del prossimo Messia. 21. Schiavitù in Babilonia sotto Nabuccodonosor, Baldassar, Dario e Ciro; Ciro poi libera gli ebrei. 22. A Ciro succede Cambise, a cui, dopo molti altri, succede Artaserse, che rimandò Esdra a Gerusalemme. 23. Viene Alessandro nella Giudea adirato; ma si parte placato, e muore nell'Asia, fatto signore di tutte quelle provincie. 24. La Giudea indi fu governata da' sommi sacerdoti fino ad Erode. 25. De' Saducei, che furono di fede corrotta. 26. De' Farisei. 27. Degli Esseni, e degli Erodiani. 28. Il sacerdote Ircano ricorre a Pompeo contra Aristobolo suo fratello, che gli avea usurpato il regno. 29. Pompeo abbatte Aristobolo, e prende il tempio. 30. Indi restituisce il regno ad Ircano, ed allora rende tributaria Gerusalemme. 31. Muore Ircano, ed Erode è fatto re di Gerusalemme. Nell'anno 3999. nasce san Giovan Battista, e la Vergine Maria è fatta madre di Dio.

 

1. Ritorniamo ora alla storia sacra dei patriarchi. Giacobbe abitò prima in Sichem: ivi ebbe il dolore di pianger la morte di Giuseppe penultimo suo figlio, il quale in verità non era morto, ma i fratelli per invidia l'avevano venduto a certi mercanti, e dissero al padre che una fiera l'avea divorato. Quei mercanti poi lo condussero in Egitto, e lo vendettero a Putifarre officiale di Faraone, per mezzo di cui essendo stato informato Faraone della sapienza di Giuseppe in ispiegare i sogni, Giuseppe spiegò a Faraone il sogno delle sette vacche grasse e delle sette magre per li sette anni abbondanti di frumento e per li sette sterili che doveano nel regno succedere gli uni agli altri; ed essendosi tutto avverato come Giuseppe avea predetto, Faraone innalzò Giuseppe, ch'era allora in età di trent'anni, alla sovr'intendenza di tutto il regno. Tutto ciò si descrive nella genesi al capo 39., vers. 40. e 41. Quindi procurò Giuseppe che Giacobbe suo padre e tutti i suoi fratelli passassero in Egitto; onde questa santa famiglia abitò in Egitto nella terra di Gessen. Ivi Giacobbe visse per 17 anni e vi morì in età di 147 anni. Nell'anno poi 2369. morì Giuseppe in età di 110 anni in Egitto; ma dopo la sua morte, essendo asceso al trono un nuovo re che non avea memoria de' servigi prestati da Giuseppe all'Egitto, ed essendosi in Gessen assai moltiplicati gli ebrei, si trovaron essi molto afflitti e perseguitati dagli egizj, che li trattavano da schiavi.

 

2. Ma prima di parlare della loro servitù e della loro liberazione per mezzo di Mosè, facciamo qui menzione di Giobbe, il quale si crede essere stato fra questo tempo verso l'anno 2427. Così pensa il Calmet; ma il p. Natale sostiene che Giobbe fosse stato a tempo de' patriarchi e prima di Mosè. Credesi anche essere stato


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Giobbe della stessa terra di Ur, di cui era Abramo nell'Idumea. Fu egli sacerdote di Dio, poiché sacrificava per la sua famiglia. Fu giusto e casto; onde non guardava in faccia alcuna donna. Fu compassionevole sino da fanciullo verso i poveri. Non ebbe eguale nelle virtù, e specialmente risplendette nella pazienza; onde Iddio per provarlo, permise al demonio che perdesse le robe ed i figli di lui: ma dopo tal perdita egli altro non diceva che: Dominus dedit, Dominus abstulit; sicut Domino placuit, ita factum est: sit nomen Domini benedictum1. Inoltre fu afflitto da' dolori per le sue piaghe putride e verminose che l'affliggevano da capo a piedi talmente che ruggiva come leone; ma il Signore dipoi gli restituì i dieci suoi figli e 'l doppio di quanto avea perduto, con una vita sana e lunga. Non si dubita poi da tutti i santi padri che la storia di Giobbe fu vera storia e ch'egli fu santo: Tale il nominò Tobia, 2., 15.: Nam sicut beato Iob insultabant reges. Ezechiele lo numera tra' santi con Noè e Daniele: Noe, Daniel et Iob. 14., 4. E s. Giacomo scrisse nella sua epistola c. 5., V. 11.: Ecce beatificamus eos qui sustinuerunt. Sufferentiam Iob audistis etc.

 

3. Ritorniamo alla schiavitù degli ebrei in Egitto. Il re, vedendoli molto cresciuti, ordinò alle levatrici che uccidessero tutti i mascoli: ma quelle non l'ubbidirono in tutto; onde, essendo nato Mosè, l'esposero al fiume in una sportella di giunchi impeciata. La figlia di Faraone imbattendosi a vedere quel bambino che era di una grande bellezza, vietò che si facesse morire ed in segreto diello a nudrire ad una donna, e poi vedendolo cresciuto, l'adottò per figlio e lo fece istruir nelle scienze. Indi Mosè lasciò la corte e s'impiegò a sollevare gli ebrei suoi nazionali. Fra questo tempo apparve dipoi il Signore a Mosè nel roveto che ardea senza consumarsi nel monte Oreb, e gli ordinò che si adoperasse con Faraone per la liberazione degli ebrei: ma Mosè nulla ottenne; onde colla sua verga prodigiosa operò che gli egizj fossero puniti con molti flagelli o siano piaghe descritte nella scrittura, delle acque cangiate in sangue, delle ranocchie ch'entravano anche nelle case, delle zanzare, delle mosche velenose, della peste degli animali, delle piaghe putride, delle grandini e de' fulmini, delle cavallette innumerabili, delle tenebre oscurissime e finalmente della morte di tutt'i primogeniti così degli uomini come degli animali, che per mano dell'angelo in una notte si trovarono tutti morti.

 

4. Faraone atterrito da tanti flagelli e specialmente dall'ultimo della morte dei primogeniti, ordinò che subito si facessero gli ebrei partire dall'Egitto nella stessa notte; onde la mattina per tempo uscirono dall'Egitto 600 mila ebrei, oltre i giovani che avevano meno di venti anni e le donne. E tutti di si avviarono per il deserto, secondo fu ordinato a Mosè, nell'Arabia Petrea d'intorno le spiagge del mar rosso con una colonna di nuvole che li precedeva nel giorno per liberarli dal calore del sole, ed una colonna di fuoco nella notte, che serviva loro di luce.

 

5. Ma pentito di poi Faraone di aver loro data licenza di partire, si pose ad inseguirli col suo esercito; ed allora Mosè colla sua verga aprì la via a' suoi israeliti in mezzo al mar rosso, in modo che le acque si alzarono dall'una e dall'altra parte in forma di mura per dare il passaggio a' fuggitivi. Faraone non ostante il manifesto miracolo con cui vedea che Dio proteggeva il suo popolo, si avviò per la stessa via appresso gli ebrei affin di perseguitarli; ma di nuovo Mosè stese la verga; e riunendosi le acque divise del mare, Faraone con tutto l'esercito restò sommerso. Si noti qui di passaggio che gli eruditi dalla vocazione di Abramo sino all'uscita degli ebrei dall'Egitto comunemente numerano 430 anni.

 

6. Nell'anno poi 2513, come porta il p. Calmet, gli ebrei, avendo passato il mar rosso, non ebbero acqua per tre giorni, onde Mosè ispirato da Dio immerse un legno nelle acque amare di Mara e le rendette dolci. Nel secondo mese dopo l'uscita dall'Egitto, mancando il cibo nel deserto, Iddio fece piovere la manna. Questa manna per 40 anni, cioè per tutto il tempo del viaggio, alimentò più di tre milioni di persone nel deserto: ella pioveva ogni mattina; ognuno prendeane quanto gli bastava per quel giorno, nella mattina prima che uscisse il sole e la liquefacesse. Nel venerdì poi ciascuno raccoglieane il doppio, acciocché gli servisse pel sabato in cui la manna non pioveva. Il Signore ordinò poi che nel tabernacolo se ne serbasse un vaso per memoria di tanto beneficio.

 

7. Nel deserto di nuovo mancò l'acqua un'altra volta, nella quale stava la gente per morir della sete. Mosè batté colla verga su d'una pietra in Caves, e di uscì una fontana che bastò poi al popolo per tutto il viaggio. Questa pietra, dice l'apostolo, fu la figura di Gesù Cristo venturo che doveva essere agli uomini fonte perenne di grazie. In questo luogo poi avvenne


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la battaglia e la vittoria ch'ebbe Giosuè degli amaleciti; ed allora dispose Iddio, per farc'intendere il valore dell'orazione, che Mosè essendo salito sul monte a pregare Iddio per la vittoria, quando egli alzava le mani colla verga per pregare, Giosuè vincea; ma quando poi le calava per la stanchezza, perdeva; onde sedutosi sovra una pietra, Aronne ed un altro nomato Ur della tribù di Giuda attesero a sostenergli le mani sino alla sera, finché furono disfatti gli amaleciti, i quali furono appresso da Saulle totalmente distrutti.

 

8. Sino a quel tempo gli uomini eransi regolati coi lumi della legge naturale e colle tradizioni degli antenati. Ma perché poi, fin dacché Abramo lasciò la Caldea per venire alla terra di Canaan, Iddio appena era conosciuto in questo mondo, e il male era sempre più andato crescendo sino a questo tempo di Mosè, e sebbene la tradizione della vera religione erasi conservata sino ad allora ne' posteri di Abramo, nondimeno era molto debole la cognizione che n'era rimasta; perciò i buoni costumi erano molto decaduti, trovandosi la mente umana così oscurata dalle proprie passioni che non potea più servire di regola all'uomo nelle sue azioni morali: quindi fu necessario che il Signore colle sue leggi con modo particolare illuminasse ed istruisse l'uomo sovra i doveri che dovea praticare. Pertanto nel primo anno del viaggio nel deserto, Iddio nel monte Sina diede a Mosè la legge scritta di propria mano in due tavole di pietra coi dieci precetti del decalogo, e con altre ordinazioni giudiziali e cerimoniali.

 

9. Ed allora fecesi la prima alleanza fra Dio ed il popolo per Mosè, che ne fu il mediatore. Questa mediazione fu ella figura della seconda alleanza che poi si fece fra Gesù Cristo e l'eterno Padre. Nella prima volle Iddio che Mosè avesse proposto al popolo che, se volea servirlo, esso avrebbegli rendute fertili le terre, lo avrebbe liberato dalle infermità ed avrebbegli prolungati i giorni ed umiliati i nemici: Servietisque Domino Deo vestro, ut benedicam panibus tuis et aquis et auferam infirmitatem de medio tui. Non erit infoecunda nec sterilis terra tua etc.1. Mosè riferì al popolo le parole del Signore, e il popolo rispose che lo avrebbe ubbidito in tutto: Venit ergo Moyses et narravit plebi omnia verba Domini, atque iudicia; responditque omnis populus una voce: Omnia verba Domini, quae locutus est, faciemus2. Questa dunque fu la prima mediazione fatta nel monte Sina, colla quale gli ebrei restarono servi, a differenza della mediazione operata poi da Gesù Cristo il quale morendo per la nostra salute, fece che noi da servi divenissimo figli di Dio, secondo scrisse l'apostolo: Haec enim sunt duo testamenta. Unum quidem in monte Sina in servitutem generans... Nos autem, fratres, secundum Isaac promissionis filii sumus3. Ed essendo noi fatti figli di Dio, fummo ancora fatti eredi dell'eredità eterna del paradiso per li meriti della morte di Gesù Cristo: Si autem filii et haeredes, haeredes quidem Dei, cohaeredes autem Christi4.

 

10. Ma di poi il popolo, avendo aspettato per quaranta giorni e credendo forse già morto Mosè, ottenne a forza d'importunità da Aronne un vitello d'oro, che poi adorò come Dio con festa di balli e banchetti. Scese allora Mosè dal monte, e trovando quella ruina fatta dal popolo, franse non solo il sacrilego vitello ma anche le tavole della legge, e posto alla testa de' leviti armati di spade uccise da 23 mila uomini e volea distrugger tutta la nazione; ma vedendo poi il popolo pentito del male commesso, di nuovo salì sul monte e gli ottenne il perdono e due nuove altre tavole della legge.

 

11. Indi Mosè col popolo si applicò a fabbricare il tabernacolo, del quale aveagli già Dio dato il disegno nel monte Sina. In questo tabernacolo pertanto cominciarono di poi ad offerirsi i sacrificj a Dio, ed allora cominciò Iddio a degnarsi di parlare a Mosè da una nuvola prodigiosa che stava di sopra al tabernacolo. Quando la nuvola si partiva, era segno del volere di Dio che il popolo si partisse dal tabernacolo. Tre erano le parti principali di questo tabernacolo, l'atrio, il Sancta sanctorum e il santuario dov'era l'arca di legno foderata dentro e fuori di lamine d'oro. In quest'arca poi si conservavano le tavole della legge, la verga di Mosè e la manna. Nel Sancta vi era l'altare d'oro de' pani di proposizione, nel quale offerivansi ogni sabato dodici pani freschi che restavano per quella settimana, e di cui solamente i sacerdoti poteano mangiare; ed i soli sacerdoti nel Sancta entravano e sacrificavano, servendo ivi per una settimana.

 

12. Di poi gli ebrei, nauseando la manna, cominciarono a mormorare, dicendo che in vece di quel cibo desideravano le carni e le cipolle di Egitto; onde Iddio


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sdegnato mandò loro le coturnici o fossero le quaglie in gran moltitudine che servissero loro di cibo: ma intanto li punì con una mortale epidemia.

 

13. Nel secondo anno Mosè mandò Giosuè, Caleb e dieci altri uomini, uno per tribù, a spiare la Cananea. Ritornarono e dissero ch'era una terra abbondantissima, e per segno di ciò portarono un ramo d'uva che appena poteano sostenerlo due uomini; ma aggiunsero poi che la terra era piena di giganti di molto valore: onde gli ebrei spaventati voleano più presto ritornare in Egitto, e pensavano a tal fine di eleggersi un altro capo e lapidare Mosè. Quindi sdegnato il Signore ordinò ch'essi tornassero al deserto, per entro del quale furono costretti a girare per anni 38 in circa. Intanto solamente Giosuè e Caleb entrarono nella terra promessa, poiché essi soli furon fedeli a Dio, e tutti gli altri dagli anni venti in su morirono nel deserto.

 

14. Il popolo di poi così per causa del lungo viaggio, come della manna che avea cominciato a nauseare, ed anche per la penuria dell'acqua che spesso avea patita, si diede a mormorare contro Mosè: ed allora fu che Dio mandò nel deserto una quantità di serpi alati ed infuocati che uccideano tutti coloro che mordeano. Ricorsero allora a Mosè per ricevere aiuto, e Mosè allora per ordine divino fece erigere il serpe di bronzo sopra di un alto legno, al quale chi poi guardava restava guarito da' morsi de' serpenti. Già si disse al c. 1. v. 17. che questo serpente fu espressa figura di Gesù Cristo elevato sulla croce, che da noi guardato sana le ferite mortifere de' peccati fatte nell'anima.

 

15. Indi nell'anno seguente Mosè cominciò ad impadronirsi della terra promessa e cominciò a dividere le terre fra le tribù. Finalmente Mosè fra questo tempo rinnovò l'alleanza col Signore ed indi morì in età di 120 anni. A Mosè successe Giosuè che per lo spazio di sei anni ebbe guerra coi re di Canaan. Nell'anno poi 2554 questo gran capitano del Signore, affin di compir la vittoria contro de' cinque re nemici, pieno di fede comandò al sole che si fermasse, e il sole si fermò per lo spazio di un giorno: Stetit itaque sol in medio coeli, et non festinavit occumbere spatio unius diei1. E finalmente Giosuè avendo superati i nemici, divise le altre terre tra le tribù, e dopo aver rinnovata l'alleanza col Signore morì nell'anno 2561. E dopo di lui per trent'anni in circa governarono il popolo i settanta anziani scelti da Mosè per suo aiuto nel governo del popolo, a' quali il Signore comunicò una parte dello spirito donato a Mosè; ed essi cominciarono subito a profetare e seguirono a dar segni di essere assistiti dallo Spirito santo.

 

16. Gl'israeliti indi benché si trovassero già nel possesso di quelle fertili terre, con tutto ciò ingrati si abusarono delle grazie del Signore e caddero in mille errori. Iddio mandò de' profeti acciocché si emendassero, ma quelli niente correggendosi, permise che cadessero in servitù de' loro nemici. Giova qui notare in succinto le diverse servitù in cui caddero appresso, ed i mezzi onde Iddio da quelle li liberò; scorgendosi in ciò la cura del Signore per vederli corretti, ed all'incontro la pietà che n'ebbe in liberarli. Per 1. caddero in servitù sotto Cusan re della Mesopotamia, ma nell'anno 2599 li liberò Otoniele. Per 2. caddero in servitù sotto Eglon re di Moab, e nell'anno 2679 li liberò Agod. Per 3. caddero in servitù sotto i filistei, e Samgar li liberò, l'anno è incerto. Per 4. caddero in servitù sotto Iabin re di Azor, Debora e Barac nell'anno 2719 li liberarono. Per 5. caddero sotto i madianiti, e Gedeone li liberò nell'anno 2752. Per 6. caddero di nuovo sotto i filistei ed ammoniti, e Iefte li liberò nell'anno 2799.

 

17. Nell'anno 2849 nacque Samuele, e sotto il suo governo nacque Sansone; il quale, dopo aver fatti molti danni ai filistei, nell'anno 2887 fu da Dalila dato in mano dei filistei, ed egli morì sotto del tempio con gran quantità de' suoi nemici. Samuele poi fu per molti anni capo e giudice degl'israeliti; ma quelli nell'anno 2908 gli domandarono un re che li governasse, e perciò Samuele nell'anno seguente per ordine di Dio assegnò loro per re Saulle il quale fu più volte disubbidiente a Dio, e Dio nell'anno 2911 lo riprovò e gli sostituì Davide, che fu unto in Betlemme dallo stesso Samuele. Indi Saulle perdette una battaglia co' suoi nemici, e nell'anno 2948 si uccise da sé stesso; e Davide prima in Ebron fu riconosciuto re dalla tribù di Giuda e poi nell'anno 2956 da tutto Israele; ond'egli poi stabilì la sua sede reale in Gerusalemme.

 

18. Davide nell'anno 2969 pecca con Bethsabea, uccide Uria suo marito; onde ne fu ripreso dal profeta Natan, e Davide ne fece penitenza. Nell'anno 2971 nacque Salomone secondogenito di Bethsabea, poiché il primo figliuolo morì. Nacque anche Assalonne altro figlio che poi si ribellò contro il padre nell'anno 2981, e


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morì ucciso da Gioab. Davide nell'anno 2988 preparò i materiali per la fabbrica del tempio nel monte Sion nell'aia di Ornan. Fece indi riconoscer per re Salomone da tutto Isarele nell'anno 2899, e morì a capo di due anni in età di 70 anni, dopo aver regnato sette anni e mezzo sopra Giuda in Ebron, e 33 in Gerusalemme sovra tutto Israele.

 

19. Salomone seguì a regnare sovra tutto Israele, ed egli fu che nell'anno 2993 gettò le fondamenta del tempio, e lo terminò fra sette anni e mezzo, e nell'anno 31 lo dedicò. Indi morì Salomone nell'anno 3029. Dopo la sua morte si ribellarono dieci tribù, delle quali fu riconosciuto re Geroboamo: ed i re d'Israele seguirono a tenere quel regno sino all'anno 3283 e 717 prima di Gesù Cristo; ond'essi regnarono per anni 254, e nello stesso tempo regnarono ancora i re di Giuda sovra le due famiglie di Giuda e di Beniamino per altri anni 964, secondo il Calmet, finché Erode straniero cominciò a regnare nella Giudea. Giova qui avvertire che né MosèGiosuè furono della tribù di Giuda, e tutti gli altri governanti successori, come Samuele, gli anziani e poi Saulle, furono di altre tribù; sicché il regno di Giuda non cominciò subito dopo la morte di Giacobbe, ma dopo molti anni, come predisse lo stesso Giacobbe a' suoi figli allorché chiamolli a congregarsi d'intorno al suo letto in tempo di sua morte. Vocavit autem Iacob filios suos, et ait eis: Congregamini, ut annuntiem quae ventura sunt vobis in diebus novissimis1. Solo in tempo di Davide propriamente ebbe principio lo scettro di Giuda, il che fu nell'anno 2956 e continuò sino ad Erode. In tempo della cattività di Babilonia non già cessò il regno ma fu intermesso; e dopo la cattività la nazione de' giudei si unì, ed allora prese il nome di popolo giudeo, e dalla stessa repubblica ricevettero l'autorità i principi successori di Giuda e di Beniamino sino al tempo di Erode, che occupò il dominio della Giudea, ed allora cessò il regno di Giuda.

 

20. Fra questo tempo poi, essendo più rilasciati ne' vizj i giudei e maggiormente gli israeliti delle dieci tribù, il Signore mandò molti profeti a predicar loro, incoraggiandoli specialmente a convertirsi colla speranza del venturo Messia, la cui venuta già si andava approssimando. Nell'anno 3292, e prima di Gesù Cristo 708, profetizzarono Michea e Naum sotto il re Ezechia. Sofonia profetizzò nel 3363 sotto il re Giosia, sotto di cui profetizzò ancora Geremia nel 3376, ed appresso vi fu il profeta Ioele nel 3381. Abacuc profetizzò sotto il re Eliacim figliuolo di Iosia nel 3398. Nell'anno poi 3399. Dio comandò a Geremia che scrivesse le sue profezie, colle quali volle il Signore rendere gli israeliti indegni di scusa se persisteano nella loro ostinazione. Ed allora fu che Geremia fece venire Baruc suo discepolo e gli fece scrivere quanto il Signore gli avea ordinato di predire al suo popolo. E nello stesso anno Daniele e i suoi compagni furono condotti schiavi in Babilonia.

 

21. Nell'anno 3416 principiò la schiavitù degli ebrei in Babilonia per 70 anni sotto il re Nabucodonosor, il quale nel 3435 fu trasformato in bue, e morì nell'anno 3444, in cui gli succedé Baldassare suo figlio. Baldassare poi morì verso l'anno 3448 dopo il suo sacrilego banchetto co' vasi sacri tolti dal tempio. Gli successe Dario il medo, nomato da altri Ciassare, nell'anno 3599. Questi pose Daniele nel lago de' leoni; e verso questo tempo si crede aver predette Daniele le settanta settimane dopo cui dovea venire il Messia. Il regno di Dario è incerto quanto durasse. A Dario successe poi Ciro, il quale prima si fece re della Persia; ed egli fu che nell'anno 3466 liberò dalla schiavitù di Babilonia gli ebrei, i quali, secondo il Calmet, nell'anno 3468 ritornarono nella Giudea, ed ivi si affaticarono a stabilire la loro abitazione sulle ruine di Gerusalemme, ed a rimettere di nuovo l'altare ed il tempio, che già finalmente ristabilirono in Gerusalemme; e questo fu il tempio predetto dal profeta Aggeo.

 

22. Muore Ciro e gli succede Cambise nell'anno 3475, dopo la cui morte prendono l'impero i sette maghi, che furono poi fatti morire dai sette officiali de' persiani. Ma nell'anno 3483. Dario figliuolo d'Istaspe, nomato anche Assuero, è riconosciuto re della Persia. In questo tempo profetizzano Aggeo e Zaccaria. Assuero nel 3486 permise agli ebrei di riedificare il tempio che dopo tre anni fu già terminato da Zorobabele. Ad Assuero succedé Serse, ed a Serse Artaserse il quale nell'anno 3537 rimandò Esdra a Gerusalemme con molti sacerdoti e leviti, ed appresso permise a Neemia di riedificare la città di Gerusalemme. Di poi verso l'anno 3556 profetizzarono Zaccaria e Malachia.

 

23. Nell'anno 3672 venne in Gerusalemme Alessandro il grande e venne con animo di castigare i giudei; ma perché quelli poi gli aprirono volentieri le porte, e gli andò incontro il sommo sacerdote cogli altri sacerdoti vestiti degli abiti sacri


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e col popolo tutto coperto di vesti bianche, Alessandro si placò e gli rimise il tributo del settimo anno che era l'anno santo, in cui gli ebrei non coltivano la terra. Alessandro poi verso l'anno 3670, innanzi a Gesù Cristo 330, passò nell'Asia, e tutta la sottomise vincendo Dario, e restò padrone di tutte quelle vaste provincie, come anche della Cilicia e della Siria e di molte altre regioni e città, che tutte senza ripugnanza si sottoposero al suo dominio. Ma poco sopravvisse a queste sue imprese. L'autore del libro de' Maccabei, 1. c. 1. v. 1. 8. narra che acquistò tutte le regioni delle genti che volle sottomettere, e che dopo aver regnato dodici anni morì e divise il suo regno a' suoi capitani. La sua morte si porta dal Calmet essere avvenuta verso l'anno 3674, e 312 prima di Gesù Cristo.

 

24. La Giudea da principio fu porzione del re della Siria, ma negli anni seguenti fu dominata dai sommi sacerdoti della stirpe di Giuda, sino ad Erode, che l'usurpò. Fra gli altri la dominarono per molti anni i principi Maccabei o siano Asmonei, i quali erano insieme sommi sacerdoti e re della Giudea. Io tralascio qui di parlare di molti fatti che occorsero in questi tempi; poiché, siccome dissi da principio, io non ho inteso in quest'opera di fare un'istoria universale, ma solamente di far vedere la divina condotta in salvare l'uomo per mezzo di Gesù Cristo, annunziato già sin dal principio del mondo; ond'io in quest'opera non ho fatta menzione di altri fatti, se non di quelli che concernono il mio intento.

 

25. Fra questi tempi, prima di venire il Messia, comparvero nella Giudea diversi eretici. Comparvero fra gli altri i saducei, de' quali si dice autore un certo Sadoc discepolo d'Antigono Socheo, il quale insegnava doversi a Dio servire senza interesse e senza sperarne ricompensa. Sadoc poi vi aggiunse che nell'altra vita non vi è né premio da sperarecastigo da temere, e che l'anima moriva insieme col corpo. E pertanto i saducei negavano l'esistenza degli angeli e la risurrezione de' corpi. Negavano ancora che la divina provvidenza avesse parte in quel che noi facciamo o che ci avviene nella vita presente. Diceano ancora che noi siamo assoluti padroni di fare il bene o il male; nel che, parlando a rispetto del bene, negavano la necessità della grazia. Ciò non ostante però i saducei erano impiegati nelle prime cariche, e di essi più d'uno fu sommo sacerdote, come furono Caifasso ed Anano che fece morire s. Giacomo; e lo stesso narrasi del sacerdote Giovanni Ircano, benché dicono che appresso egli passò alla setta de' farisei.

 

26. Verso lo stesso tempo vi fu la setta de' farisei, de' quali s'ignora l'autore. Questi non può dirsi che propriamente mancassero ne' dogmi della fede, ma anche stavano attaccati a diversi errori. Ammetteano il destino, quantunque lasciassero all'uomo la libertà di fare o non fare il bene od il male. Nell'esterno erano molto composti, aveano tra gli altri una scienza singolare, erano austeri e parchi nel cibo. Del resto, erano fortemente attaccati alle tradizioni degli antichi ed alle cerimonie della legge, alle quali aggiungevano poi infinite osservanze parte inutili e parte superstiziose e spesso opposte anche al vero spirito della legge: onde Gesù Cristo (come si legge in s. Matteo, c. 10, v. 20, e c. 7, v. 9, e c. 26, v. 11, ed in altri luoghi) spesso fece loro rimproveri d'orgoglio, d'ipocrisia e di superstizione. Vedi Natale Alessandro1 e Calmet2. Essi per altro credeano l'anima immortale e l'esistenza degli angeli e dei demonj; ma davano poi una specie di metempsicosi nelle anime buone, e quelle degli empj le credeano condannate a' tormenti eterni. Di questi farisei anche oggidì vi sono molti fra gli ebrei.

 

27. Vi fu anche la setta degli esseni, nei costumi de' quali non si notano errori; poiché faceano una vita molto austera ed aggiustata secondo la loro professione. A tempo poi di Erode vi furono gli erodiani, i quali erano malvagi come i farisei; poiché, secondo si ha in s. Matteo, 22. v. 15. e seg., essi mandati dai farisei andarono maliziosamente ad interrogar Gesù Cristo se era lecito dare il tributo a Cesare. In somma in quei tempi in cui si approssimava la venuta di Gesù Cristo, gli ebrei eran comunemente perversi; e questo era già uno de' contrassegni dell'arrivo prossimo del nostro Redentore.

 

28. In questi tempi ancora, stando per terminare il regno di Giuda nella persona d'Ircano sommo sacerdote, ch'era l'altro gran contrassegno predetto dal patriarca Giacobbe della venuta del Messia, la Giudea fu privata della potestà regale e diventò tributaria de' romani. Il fatto avvenne così: nell'anno 3939 e 61 prima di Gesù Cristo, Aristobolo usurpò il sommo sacerdozio ed il regno della Giudea ad Ircano suo fratello maggiore; onde Ircano ricorse a Pompeo, che allora per parte de' romani comandava l'esercito in quelle parti,


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ed avendo vinto il re Tigrane, erasi ritirato nell'Armenia minore, d'onde mandò Scauro in Siria. Sapendo ciò i due fratelli mandarono molti talenti per ciascheduno a Scauro, il quale, come narra Giuseppe Ebreo1, preferì Aristobolo ad Ircano; onde Aristobolo adunò un esercito contro Ircano e lo vinse. Indi Pompeo venne in Damasco, dove Ircano fece accusare Scauro di aver ricevuti 400 talenti da Aristobolo, e perciò averlo a lui preferito, sì che Aristobolo l'avea privato di quanto gli spettava per essere primogenito, e voleva obbligarlo a contentarsi d'una piccola porzione.

 

29. Pompeo, dopo avere uditi i due fratelli, disse loro che si ritirassero, perché appresso avrebbe regolati i loro affari, e frattanto vivessero in pace. Ma Aristobolo ritirossi nella Giudea, il che offese Pompeo in modo che colle truppe marciò contro di Aristobolo. Giunto a Corea, intese che Aristobolo erasi ritirato in un castello sovra di un alto monte. Pompeo mandò a chiamarlo e gli parlò più volte benignamente; ma poi gli comandò di dargli in potere le fortezze che avea. Aristobolo allora ritirossi in Gerusalemme per mettersi in difesa. Pompeo marciò subito contro di lui e si avvicinò a Gerusalemme. Allora Aristobolo gli offerì una somma di danaro e gli disse che ben l'avrebbe ricevuto in Gerusalemme. Onde Pompeo placato mandò Gabinio con soldati per ricevere il danaro e per entrare nella città: ma Gabinio restò deluso in tutto, poiché trovò chiuse le porte di Gerusalemme; onde non ricevette il danaro e neppure entrò in Gerusalemme. Perlocché Pompeo fece prender prigione Aristobolo e marciò in persona contro la città. La città di Gerusalemme era divisa: altri volevano che si ammettesse Pompeo, ma altri, seguaci di Aristobolo, gli negarono l'entrata e s'impadronirono del tempio, ruppero il ponte che l'univa colla città e si posero in difesa. Gli altri all'incontro ricevettero nella città Pompeo, il quale pose l'assedio al tempio, e fra tre mesi essendo entrati i romani per la breccia, uccisero una gran parte degli ebrei. In quella confusione dell'assedio, di quegli stessi ebrei parte si uccisero fra di loro e parte si gettarono ne' precipizj; onde vi perirono 12 mila ebrei; e così nell'anno 3941 la Giudea restò suddita a' romani. Entrò di poi Pompeo nel santuario e vi trovò la mensa, il candeliere e due mila talenti o circa; ma la sua pietà gl'impedì di mettervi la mano e dimostrò la sua virtù.

 

30. Nel giorno seguente fece purificare il tempio da' ministri per offerirvi a Dio dei sacrificj, e restituì ad Ircano la dignità di sommo sacerdote. Allora Pompeo rendette la città di Gerusalemme tributaria a' romani e tolse agli ebrei le città acquistate nella Celesiria, e le altre città che possedeano gli ebrei le restituì ai loro antichi abitanti; le città poi marittime volle che fossero libere. Così gli ebrei restarono soggetti ai romani, i quali lasciarono ad Ircano il sommo sacerdozio e la qualità di principe, ma gli vietarono il nome di re e di portare il diadema. Ed indi a poco trasportarono il regno, ch'era sempre stato nella stirpe sacerdotale dopo il ritorno dalla cattività di Babilonia, ad uomini anche di famiglie non illustri. Pompeo lasciò il governo della bassa Siria a Scauro e se ne andò a Roma, portando seco Aristobolo prigione con due sue figliuole ed un figliuolo nomato Antigono; poiché l'altro figliuolo primogenito Alessandro se n'era fuggito. Pompeo giunto in Roma trionfò di tutti i re vinti in oriente, fra' quali vi fu anche Aristobolo; ma Giulio Cesare, essendosi poi fatto padrone di Roma, pose in libertà Aristobolo e lo mandò in Siria, dove i parziali di Pompeo lo fecero morire avvelenato.

 

31. Ircano visse in pace per 23 anni, ma nell'anno 3964 Antigono figlio di Aristobolo lo diede in potere de' parti e s'impadronì del principato; e di poi fu fatto decapitare in Antiochia da Marcantonio. Nell'anno 3973 Erode, fatto signore in Gerusalemme, fece morire Ircano, e nell'anno 3985 fece rifabbricare il tempio di Gerusalemme. Nell'anno poi 3999 fu fatto alla vergine Maria dall'angelo Gabriele l'annunzio dell'incarnazione del Figliuolo di Dio; ed in questo medesimo anno Erode fece condannare e morire i due suoi figliuoli Alessandro ed Aristobolo. Nello stesso anno nacque s. Giovanni Battista, sei mesi prima di Gesù Cristo, e nell'anno seguente nacque il nostro comun salvatore Gesù Cristo, di cui si parlerà a lungo nella seconda parte che siegue.

 




1 Iob. 1. 21.

1 Exod. 23. 25.



2 Exod. 24. 3.



3 Gal. 4. 24. et 28.



4 Rom. 8. 17.

1 Ios. 10. 13.

1 Gen. 49. 1.

1 T. 4. 6. aetat. c. 1. a. 5. §. 3. .



2 Istor. t. 2. p. 274. e 286.

1 Antiq. l. 14. c. 2.




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