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S. Alfonso Maria de Liguori
Condotta ammirabile della Divina Provv.

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CAP. III. Progressi della religione cristiana dopo la depressione degli ebrei.

SOMMARIO

1. Restano gli ebrei desolati sino alla fine del mondo, in cui si convertiranno. 2. Frattanto sino a quel tempo viveranno sempre abborriti da tutti. 3. Il tempio distrutto dimostra il Messia già venuto. Gli ebrei hanno da pagare per andare a piangere la loro città e tempio distrutti. 4. Indarno Giuliano apostata volle riedificare il tempio. 5. Inganno degli ebrei in non aver veduto il Messia fatto a lor genio. Loro decreto di più non computare gli anni delle 70. settimane di Daniele. 6. Progressi della religione per tutta la terra. 7. Glorie della fede a tempo di Costantino. 8. Il demonio, abbattuta l'idolatria, fa sorgere l'eresie di molti empi, come di un Ario, Macedonio, Nestorio, Eutichete, Pelagio, ecc. 9. Ultimamente poi di Lutero, di Calvino, e di altri novatori. 10. Ma tutti son rami inutili tagliati dalla vera chiesa, che ne ha trionfato per mezzo delle sagre scritture, ricevute per mano degli stessi ebrei. 11. Corrispondenza che hanno tra loro tutti i libri divini: la legge antica è stata un abozzo della nuova. 12. Chi nega uno de' testamenti è costretto a negare l'altro. Le divine carte non han potuto essere adulterate. 13. Tutti i fatti avvenuti dal principio del mondo fan vedere eseguito il disegno di Dio. 14. La caduta degli ebrei, e la conversione de' gentili fan conoscere il disegno di Dio di render l'uomo felice, non tanto in questa vita, quanto nell'altra. 15. Iddio così nella vecchia, come nella nuova legge ha conservato il popolo suo per salvarlo in eterno. 16. La sussistenza della nostra religione dimostra ch'ella è opera divina. 17. Totalmente dunque dobbiamo attaccarci ai documenti della nostra chiesa, e sperare in essa di trovar la nostra salute.

 

1. Ecco dunque dopo la distruzione di Gerusalemme ridotti gli ebrei a non esser più popolo di Dio, secondo fu loro minacciato da Osea. Restano i miseri senza tempio, senza città, senza re, senza sacerdoti e senza sacrificio, vedendo già avverata sopra di loro la profezia di Osea: «Quia dies multos sedebunt filii Israel sine rege et sine principe et sine sacrificio et sine altari et sine ephod et sine theraphim; et post haec revertentur filii Israel et quaerent Dominum Deum suum et David regem suum; et pavebunt ad Dominum et ad bonum eius in novissimo dierum, 3, 4 et 5.» Dicesi sine ephod, cioè senza pontificale; et sine theraphim,


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cioè senza neppure i simulacri, come i vitelli d'oro o simili, i quali gli ebrei empiamente più volte aveano adorati, come spiegano il Lirano, Isidoro, Vatablo, Pagnino e Cornelio a Lapide. Dice: et post haec revertentur filii Israel: qui si dice che gli ebrei desolati ed afflitti per molti e molti anni, finalmente ravveduti ritorneranno un tempo al loro Signore e Dio; et David regem suum, cioè al Messia figlio di Davide, come spiegano i santi padri, giusta il testo di Ezechiele, 34, 23. Et pavebunt ad Dominum et ad bonum eius in novissimo dierum; ed in quella fine dei giorni si renderanno al Signore con somma riverenza ed attoniti alla grandezza della misericordia che loro dispenserà in quel tempo. A ciò corrisponde quel che scrisse Geremia, 33, 26: Reducam enim conversionem eorum et miserebor eis, con quel che scrisse s. Paolo1.

 

2. Frattanto gl'infelici vanno ed andranno sino alla fine de' giorni in pena della loro ostinazione raminghi per la terra, vilipesi ed abborriti in ogni luogo ove dimoreranno. E quel che deve ammirarsi è ch'essi vanno da per tutto, ma senza mai confondersi colle altre nazioni. Ben si sa che gli antichi greci, gli antichi romani si sono confusi con altri popoli; ma gli ebrei dacché sono stati scacciati dal loro regno, benché si siano divisi per tutte le parti, tuttavia sempre sono rimasti distinti fra di loro, ma sempre soggetti e sempre odiati da tutti, conservando sempre essi con somma cautela i sacri libri, dove si leggono le loro ignominie, i loro castighi e le profezie del loro misero stato in pena della loro ostinazione.

 

3. Ma frattanto è una meraviglia il vedere come gli ebrei non conoscono il loro inganno, vedendosi privati di tempio e di sacrificio; giacché Iddio affisse tutto il culto mosaico prima al tabernacolo e poi al tempio di Gerusalemme, vietando che se gli offerisse alcun sacrificio o sacro onore in altro luogo. Sicché la distruzione del tempio fu certo segno del Messia già venuto: se dunque questo tempio da 1700 anni e già distrutto, è certo che già è venuto il Messia. Quando agli ebrei si dimanda dove al presente sta più il loro tempio, non sanno che rispondere. Alcuni dicono che sta in un certo luogo nascosto; ma questo luogo è talmente nascosto che non lo conosce alcun uomo del mondo e neppure essi medesimi. La verità è che da tanti secoli essi non hanno più né tempiocittà. Dopo la distruzione di Gerusalemme, come scrive s. Girolamo2, agli ebrei non è permesso neppure di entrare più in Gerusalemme, per meglio dire, neppure nel luogo dove è stata Gerusalemme appena una volta l'anno a prezzo d'argento possono andare in quel luogo a piangere la loro ruina: onde poi scrisse s. Girolamo che, avendo essi un tempo comprato il sangue di Gesù Cristo, ora sono condannati a comprare le loro lagrime: Ut qui quondam emerant sanguinem Christi, emant lacrymas suas.

 

4. Ed è molto ammirabile il prodigio che a rispetto del tempio avvenne al tempo di Giuliano imperatore, il quale avendo abbandonata la fede, l'empio, per render bugiardo Gesù Cristo che avea predetta la totale distruzione del tempio, imprese a volerlo riedificare, e pertanto animò gli ebrei all'opera e diede gran somma di danaro, commettendo ad Alipio suo ministro la cura della fabbrica. Gli ebrei subito gettarono le fondamenta del nuovo tempio: ma subito che cominciavano la fabbrica, venivano tali tremuoti e fiamme da sotto che sbalzavano in aria le pietre e distruggevano i materiali, gli strumenti ed anche i fabbricatori; onde furono dopo molte prove costretti ad abbandonare l'impresa. Questo fatto lo riferiscono Teodoreto, Socrate, Sozomeno ed anche Ammiano Marcellino idolatra, contemporaneo di Giuliano. Queste sono le parole di Ammiano: Cum... instaret Alypius provinciae rector, metuendi globi flammarum prope fundamenta crebris assultibus erumpentes fecere locum, exustis aliquoties operantibus, inaccessum, hocque modo cessavit incoeptum3. S. Gio. Grisostomo, che fu vicino a quel tempo, scrive che anche a tempo suo apparivano scoperte le fondamenta. Lo stesso scrissero s. Gregorio nazianzeno, s. Ambrogio ed altri, che possono osservarsi nella nostra opera accennata Verità della fede, part. II. c. 5. §. 1. n. 3.

 

5. L'inganno degli ebrei, che li tiene così ostinati, è perché essi aspettavano un re potente, colmo di glorie terrene, di ricchezze, di onori, di sudditi e di regni, che dopo aver abbattuti tutti i suoi nemici dominasse sopra tutta la terra e facesse anche abbondare i suoi seguaci di ricchezze e di onori mondani; e perciò quando videro Gesù Cristo nato povero e disprezzato, non vollero crederloriceverlo per loro salvatore: e quantunque vedessero che tutti gli oracoli de' profeti dinotavano il tempo della di lui venuta già arrivata, con tanti altri indizj che dimostravano esser Gesù Cristo quel Messia


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che si aspettava, non vollero accettarlo, anzi si armarono a rifiutarlo e farlo rifiutare dagli altri, giungendo sino ad inventar calunnie per renderlo odioso a tutti. Vedeano che in quel tempo doveva esser già nato il Messia promesso, ma, più presto che risolversi a riceverlo, si risolsero a dire che il Messia fosse Erode, quell'omicida di tanti bambini innocenti; onde uscì allora la setta degli erodiani. Altri poi dissero che Cristo fosse stato Agrippa, altri che fosse Vespasiano, altri dubitarono che fosse s. Giovanni Battista, secondo quel che scrisse s. Luca: Existimante autem populo et cogitantibus omnibus in cordibus suis de Ioanne, ne forte ipse esset Christus. 3. 15. E per un secolo intiero durò la credenza che in quel secolo dovea nascere il Messia; ma passato poi il secolo e non vedendo comparire quel Messia, come essi se 'l figuravano, dissero che Cristo era stato Giuda Maccabeo. Un altro rabbino disse ch'era stato il re Ezechia; ma, non accordandosi i tempi delle profezie, dissero poi (come scrive s. Giustino e come si asserisce ancora nel loro Talmud) che Cristo era già nel mondo ma stava nascosto. E finalmente i principi de' sacerdoti, vedendo che tutti i computi de' tempi concludevano essere il Messia già nato, pubblicarono un decreto con cui proibirono di più computare gli anni della venuta del Messia secondo le 70 settimane predette da Daniele, dichiarando maledetto ognuno che ardisse di computarli.

 

6. Intanto dopo la depressione degli ebrei molto crebbero i progressi della fede. Un immenso numero di anacoreti in quel tempo, lasciando le patrie e le loro case per fuggire dalle persecuzioni de' tiranni, popolarono le caverne ed i deserti. Furono ben grandi le persecuzioni mosse allora contro i fedeli, ma tuttavia in mezzo a tante traversie si vide in ogni parte della terra abbracciata la fede ed adorato Gesù Cristo; si videro tante chiese edificate fra i greci, fra' romani, fra gli sciti, fra' persiani e fra tante altre barbare nazioni sino agli ultimi confini della terra. E ciò tra non molto tempo; mentre scrive Tertulliano che in capo al secondo secolo non vi era paese della terra dove non abitassero cristiani.

 

7. Nel quarto secolo poi, abbattuta che fu l'idolatria, e dato che fu da Dio a Costantino l'impero, oh che bella comparsa fece da per tutto la religione cristiana! Scrisse s. Girolamo dalla Palestina a' suoi tempi così: «Le corone de' regi sono abbellite col Segno della croce. In questo paese riceviamo ogni giorno compagnie di monaci che vengono dalla Persia, dall'Etiopia e dalle Indie. L'armeno ha lasciato le sue sette. Gli unni impararono il salterio. Gli sciti ardono col calore della fede. L'esercito de' goti porta i segni della chiesaScrisse di più Palladio che sul principio del quarto secolo nel territorio di una sola città d'Egitto abitavano ventimila vergini religiose che facevano vita santa. Dal che si comprende che i primi tre secoli furono secoli di sangue; il quarto poi ed il quinto furono secoli di macerazioni e penitenze. Ed allora Si vide verificata anche la profezia di Malachia; poiché allora quasi in ogni angolo della terra vi erano fedeli e chiese dove si onorava Dio col santo sacrificio dell'altare, secondo Malachia avea detto: Ab ortu enim solis usque ad occasum magnum est nomen meum in gentibus, et in omni loco sacrificatur et offertur nomini meo oblatio munda, 1, 11.

 

8. È vero che il demonio, vedendo caduta l'idolatria, chiamò in aiuto le eresie e quindi si adoperò a far sorgere un Ario, che toglieva la divinità al Verbo, dicendo l'empio ch'egli era di una natura più eccellente di tutte le altre creature, ma che non era stato eternoera consostanziale col divin Padre, come insegnò il concilio niceno. Fece sorgere di poi Macedonio, che negava la divinità allo Spirito santo, dicendo ch'era mera creatura: ma il concilio costantinopolitano 1. dichiarò esser egli una delle tre divine persone e Dio come il Padre ed il Figlio. Fece sorgere Nestorio, che costituiva in Cristo due persone, l'una divina, l'altra umana, dividendo l'una dall'altra: ma il concilio efesino dichiarò che in Gesù Cristo la persona del Verbo sostiene insieme la natura divina e la natura umana, in modo che il Verbo è unito ipostaticamente in unità di persona coll'umanità di Gesù Cristo. Fece sorgere all'incontro Eutichete, il quale volea che Cristo fosse di una sola natura divina, dicendo che quando il Verbo assunse l'umanità, questa rimase subito assorbita dalla divinità; sicché Nestorio poi volea che in Gesù Cristo vi fossero due persone e due nature, ma Eutichete volea una persona ed una natura: ma il concilio calcedonese dichiarò che in Cristo vi sono due nature, la divina ed umana, ma vi è una sola persona. Fece sorgere anche Pelagio, che negava la necessità e la gratuità della grazia: ma la chiesa insegna che per ben operare è necessaria assolutamente la divina grazia e che questa grazia si dona


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da Dio a noi tutta gratuitamente senza alcun riguardo a' nostri meriti.

 

9. E così l'inferno da quando in quando è andato suscitando alcuni uomini perversi che hanno cercato di corrompere i dogmi della chiesa. Ma tutte queste eresie o presto o tardi si sono vedute poi mancare. Ebbe gran sequela a principio l'eresia di Ario, nella quale si videro caduti anche molti vescovi; e lo stesso videsi di altre eresie: ma al presente tutte queste eresie antiche si vedono abbattute. Si sono vedute di poi le ultime eresie di Lutero e di Calvino e di altri simili novatori, le quali sono state le più perniciose, poiché queste col falsamente ingrandire l'efficacia de' meriti di Gesù Cristo, dicendo ch'egli ha soddisfatto per tutti i nostri peccati, anche non detestati, hanno aboliti i sacramenti ed anche i divini precetti, riducendo la legge di Dio ad un vano e mero nome. Poiché dicendo che i meriti di Gesù Cristo suppliscono a tutto, hanno tolto agli uomini ogni obbligo di osservare i precetti divini e di disporsi a ricevere degnamente i sacramenti. Queste cose qui appena si accennano: chi poi volesse vederle a lungo discusse e confutati gli errori, può osservare l'opera nostra in tre tomi dell'Istoria delle eresie, colle loro confutazioni, intitolala: Trionfo della chiesa.

 

10. Ma chi non vede che tutte queste sette sono rami tagliati dall'unica pianta della chiesa di Dio e predicata da Gesù Cristo, il quale assicurò i suoi discepoli che contro di quella non mai prevaleranno le porte dell'inferno, cioè gli eresiarchi e le eresie (come spiegano i santi padri) quando disse a s. Pietro: Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam, et portae inferi non praevalebunt adversus eam1. E la ragione è manifesta; perché se la prima chiesa istituita da Gesù Cristo una volta è stata vera, come di propria bocca l'approvò il Signore e come la confessano per vera gli stessi eretici e specialmente i nostri novatori, ella necessariamente dev'esser sempre vera, se non vogliamo far mentire lo stesso autore della verità. E perciò universalmente i gentili che hanno abbracciata la fede di Gesù Cristo non si sono arrolati ad altra chiesa che alla cattolica. E perciò ancora fra tutte le chiese cristiane, come leggiamo nelle istorie, la cattolica è stata sempre la più perseguitata dagl'idolatri e dagli eretici; ond'è che di tutte le eresie, l'unica chiesa che ne ha trionfato è stata quella di Gesù Cristo, il quale ha unita la sua chiesa della nuova legge con quella de' patriarchi della legge antica. E pertanto il Signore ha disposto che nelle mani del popolo ebreo si conservassero con tanta cautela le divine scritture, che sono i primi libri del mondo da' quali abbiamo la cognizione di Dio. I libri degli egizi da molto tempo sono perduti. Così anche sono periti i libri dei romani circa la loro religione; lo stesso senato, come scrive monsignor Bossuet, fece bruciare i libri di Numa, che fu l'autore della loro falsa religione. E così anche i romani hanno lasciati perdere i libri delle sibille, ove credevano essere i decreti degli dei circa l'impero. I soli ebrei hanno conservate le scritture, quantunque in esse si leggessero le loro infedeltà e i loro delitti, ed anche le profezie ed i castighi ch'eglino al presente soffrono per le loro malvagità. Ed oggidì questo popolo ostinato porta per tutti i luoghi della terra, tra' quali va disperso, le notizie ed i miracoli della vera religione un tempo dal medesimo professata.

 

11. Quel che poi maggiormente conferma e fa palese la verità della nostra religione, è la corrispondenza che hanno fra di loro le divine scritture. I libri posteriori del vecchio testamento corrispondono in tutto agli anteriori e specialmente ai libri di Mosè, che sono i più antichi, e ne' quali sta fondata la religione ebrea, trovandosi in tutto sempre uniformi i libri posteriori agli anteriori, benché sieno stati registrati da diversi scrittori. Parlando poi dei libri del nuovo testamento, parimente si vede la somma corrispondenza che hanno gli uni cogli altri. I vangeli ben corrispondono fra di loro, e l'epistole e gli atti degli apostoli ben corrispondono coi vangeli. Ma quel ch'è più ammirabile poi è il vedere l'armonia che hanno i libri del nuovo con quelli del vecchio testamento: gli uni chiamano gli altri; i vangelisti, le epistole di s. Paolo e degli altri apostoli chiamano i libri di Mosè c de' profeti; ed i libri de' profeti chiamano quelli di Mosè. Il testamento vecchio predice tutto ciò che dovea succedere in tempo del nuovo; ed il nuovo fa vedere avverato tutto quello che stava predetto nel vecchio. La desolazione degli ebrei e la conversione de' gentili fanno conoscere che la chiesa e la religione è stata sempre una, cominciata fra, gli ebrei e perfezionata poi tra' cristiani: i misterj divini sono stati accennati nella vecchia legge e poi spiegati nella nuova, sicché i libri antichi sono stati la figura o sia l'abbozzo delle verità scoperte poi nei libri


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nuovi: gli antichi specialmente han predetti tutti gli avvenimenti della redenzione umana operata poi da Gesù Cristo colla sua morte.

 

12. In somma chi volesse negare le' scritture del vecchio testamento bisogna che neghi tutte le altre del nuovo in cui si fa memoria delle antiche; e così per contrario chi vuol negare le nuove scritture deve anche negare le antiche ove son chiaramente predetti i fatti avvenuti dopo la redenzione, come sono la venuta del Messia, le sue gesta, i suoi miracoli, la sua morte, la conversione de' gentili, ed altre cose simili. Avrebbonsi potute adulterar le scritture; ma quali possono presumersi questi adulteratori? I gentili non poteano avere questo impegno. I cristiani neppure, perché gli ebrei ben avrebbero pubblicate da per tutto le aggiunzioni o mutazioni false che vi avessero fatte i cristiani. Così neppure hanno potuto essere gli ebrei, de' quali non può mai pensarsi che avessero inventate tante profezie che prediceano la venuta del Messia oggidì da loro negato, e con tante circostanze appresso avverate, come sono state la distruzione di Gerusalemme, la dispersione degli ebrei e la morte del Redentore dai medesimi a lui macchinata. Ognuno vede poi che il vecchio testamento prepara la via alla perfezione che il nuovo insegna; sicché il vecchio il fondamento, e il nuovo perfeziona l'edificio. Pertanto dice s. Agostino che i giudei dispersi per la terra fanno una testimonianza troppo valida della verità delle sacre scritture che essi ci hanno conservate: Dice il santo che i medesimi non ad suam sed ad gentium salutem et agnitionem testimonia divina portant; propter hoc illa gens regno pulsa est et dispersa per terras ut eis fidei, cuius inimici sunt, ubique testes fieri cogerentur1. Secondo questo sentimento dice un autore spiritoso che se i giudei si fossero tutti convertiti alla venuta del Salvatore, noi non avremmo che soli testimonj sospetti delle scritture e della nostra redenzione. E soggiunge s. Agostino in altro luogo che, affinché i gentili, vedendo adempirsi le profezie con tanta chiarezza, non pensassero che le scritture sono state falsamente composte da' cristiani, Iddio ha lasciati nel mondo i giudei acciocché essi non si dimenticassero della legge ed a noi dessero testimonianza della verità delle scritture: «Ne forte vidissent (inimici fidei) tanta manifestatione impleri prophetias, putarent scripturas a christianis esse confictas, proferuntur codices a iudaeis; atque ita Deus demonstrat nobis de inimicis nostris, quos ideo non occidit ne obliviscerentur legis, quam propterea legendo sibi sumant iudicium, nobis praebeant testimonium

 

13. Così tutt'i tempi dacché è stato creato il mondo fanno vedere eseguito il disegno di Dio di salvare l'uomo per mezzo di Gesù Cristo sin dal principio rivelato. Le tradizioni fatte agli ebrei confermano la stessa religione ch'è stata insegnata a' cristiani, in modo che le scritture de' due testamenti non compongono che uno stesso libro e corpo. La dispersione degli ebrei e la conversione de' gentili avvenute dopo la morte di Gesù C. fanno conoscere evidentemente avverato quel che predicò il nostro Salvatore nella parabola della vigna (per cui venne significata la religione) piantata prima e data a coltivare agli ebrei, ma avendovi il padrone mandati i suoi servi a raccogliere i frutti, gli agricoltori parte de' servi percossero, parte ne uccisero, altri ne lapidarono, ed avendovi poi in fine il Padre mandato il figlio Gesù Cristo, lo scacciarono dalla vigna e gli diedero morte2. Onde il padre gli scacciò dalla vigna, cioè dalla chiesa, e vi chiamò altri operaj, cioè i cristiani. In questa parabola si vede espressa la missione del Salvatore, la riprovazione degli ebrei e la vocazione dei gentili.

 

14. In fatti alla venuta del Messia già si trovò caduto il regno degli ebrei, dei quali oggi è patente da per tutto il castigo: vanno i miseri da schiavi per la terra, abborriti da ogni nazione, predicando la vendetta già prima profetizzata da tanti anni sopra di loro. Gli ebrei con aspettare anche sinora il Messia fanno vedere che la promessa di lui fu vera, e con andar poi al presente raminghi pel mondo senza regno, senza re, senza tempio e senza sacerdoti, fanno vedere che il Messia è già venuto. La conversione poi de' gentili si vide avverata nello stesso tempo che caddero gli ebrei, e colla loro caduta si vide abbattuta l'idolatria; poiché allora le genti conobbero il vero Dio ed abbracciarono la fede. Ed indi si conobbe che le promesse fatte nell'antica legge agli ebrei non tanto riguardavano i beni temporali, quanto gli spirituali, cioè la pace interna, le virtù dell'anima e principalmente l'amore a Dio, che ci spoglia dei desiderj terreni, e ci fa amare i beni eterni e la vera felicità.

 

15. Così sempre si è veduto continuato il disegno di Dio di far conseguire per


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mezzo delle virtù all'uomo la vita eterna. Così il popolo di Dio sempre è durato, passando dagli ebrei ai cristiani. Il Messia fu già sempre aspettato dagli ebrei, ma venuto che fu, siccome avea predetto, non fu da essi ricevuto: onde Iddio chiamò un nuovo popolo, che lo ricevé e fu sostituito all'antico, ma con maggior gloria, perché il popolo nuovo sta diffuso per tutta la terra, dove l'antico stava ristretto in un sol cantone di quella in cui solo era conosciuto il vero Dio: Notus in Iudaea Deus. Ma questo nuovo popolo sta fondato sovra la pietra, cioè nella chiesa cattolica, contro cui non mai prevarrà l'inferno, siccome le ha promesso Gesù Cristo: dal che si fa certo ch'essendo ella stata vera da principio, dovrà per sempre esser vera. Queste sono cose che rendono troppo evidente la verità della nostra chiesa.

 

16. Sicché si vede che la nostra religione dimostra il suo carattere di verità e di essere un'opera che da altri non potea sussistere che dalla forza della mano di Dio. Questa sussistenza non hanno potuta avere tante altre sette che si son vantate di venire da Dio; ma la stessa loro deficienza le ha palesate per false, come quelle che si son separate dalla prima chiesa fondata da Dio. La setta maomettana per altro ha sinora avuta sussistenza, ma le mancano gli altri contrassegni di verità. Maometto disse essere inviato da Dio; ma qual contrassegno diede della sua missione? Qual miracolo mai fece? Quale mutazione di costumi operò, se non da male in peggio? Ma la nostra religione è stata sempre confermata co' miracoli e col miracolo più grande, qual è stata la mutazione de' costumi, nel vedere uomini che prima eran tutti attaccati alla terra, poi totalmente staccati dai beni terreni.

 

17. Ciò dee persuaderci ad abbracciar con gaudio ogni verità insegnata dalla chiesa, ed a piangere le cecità degl'increduli, che per l'attacco ai sensi ed al lor giudizio vogliono arrischiare il tutto. Ciò lo permette Iddio, acciocché noi più lo ringraziamo e più ci attacchiamo a' suoi santi insegnamenti. Se la chiesa non fosse combattuta, non iscorgeremmo la mano di Dio che la sostiene e la grazia con cui egli ci assiste Speriamo dunque con ferma confidenza da lui la nostra eterna salute. Quello stesso Dio che è stato fedele nelle promesse che ci ha fatte, sarà anche fedele nel secolo futuro nella mercede che ci ha promessa.

 




1 Rom. 11. 11.



2 In Sophon. c. 1.



3 L. 23.

1 Matth. 16. 18.

1 In psal. 56.



2 Matt. 21. 33.




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