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S. Alfonso Maria de Liguori
Consid. ed affetti sovra la Passione

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§ VII - È presentato a' pontefici e da essi vien condannato a morte.

At illi tenentes Iesum duxerunt ad Caipham principem sacerdotum, ubi scribae et seniores convenerant (Matth. XXVI, 57). Ligato come un ribaldo entra in Gerusalemme il nostro Salvatore, dove pochi giorni prima era entrato acclamato con tante lodi ed onori. Passa egli di notte per le strade tra lanterne e torcie, e tal era il romore e 'l tumulto che dava ad intender a tutti esser condotto qualche famoso malfattore. Si affacciano le genti alle finestre e dimandano: «Chi è il carcerato?» e vien loro risposto: a Gesù Nazareno che si è scoverto seduttore, impostore, falso profeta e degno di morte». - Or quali dovettero esser allora i sentimenti di disprezzo e di sdegno in tutto il popolo, quando essi videro Gesù Cristo accolto prima da loro come Messia e poi imprigionato per ordine de' giudici come ingannatore? Oh come ciascuno cambiò allora la venerazione in odio, e si pentì d'avergli fatto onore, vergognandosi di avere onorato un malfattore per Messia!

Ecco come già il Redentore quasi in trionfo vien presentato a Caifasso che vegliante l'aspettava, e, vedendolo giunto alla sua presenza solo e abbandonato da' suoi, tutto si rallegra. -Mira, anima mia, il tuo dolce Signore che ligato da reo e col volto dimesso davanti a quel superbo pontefice se ne sta tutto umile e mansueto. Mira quella bella faccia, che in mezzo a tanti dispregi ed ingiurie non ha perduta già la sua natia serenità e dolcezza. -Ah Gesù mio, or che vi vedo circondato non dagli angeli che vi lodano, ma da questa vil plebe che v'odia e disprezza, io che farò? mi aggiungerò forse a disprezzarvi come ho fatto per lo passato? Ah no: nella vita che mi resta voglio stimarvi ed amarvi come voi meritate, e vi prometto di non amare altri che voi || e di non pretendere d'esser amata da altri che da voi. Vi dirò con S. Agnese:


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Nullum praeter te amatorem admittam. 1 | Voi sarete l'unico mio amore, il mio bene, il mio tutto: Deus meus, et omnia. 2

L'empio pontefice interroga Gesù de' suoi discepoli e della sua dottrina per ricavarne motivo da condannarlo. Gesù umilmente gli risponde: Ego palam locutus sum mundo... ecce hi sciunt, quae dixerim ego (Io. XVIII, 20 et 21): Io non ho parlato in segreto, ho parlato in pubblico; questi medesimi che mi stanno d'intorno possono attestarti quel che io ho detto. Adduce per testimoni gli stessi suoi nemici. Ma dopo una rispostagiusta e sì mansueta si spinge da mezzo a quella ciurma un manigoldo più insolente e, trattandolo da temerario, gli un forte schiaffo, con dirgli: Così rispondi al pontefice? Haec autem cum dixisset, unus assistens ministrorum dedit alapam Iesu dicens: Sic respondes pontifici? (Io. XVIII, 22). Oh Dio, come una risposta così umile e modesta meritava un affronto così grande! - L'indegno pontefice lo vede, ed invece di riprendere quel ribaldo, tace, e col tacere ben approva quel che ha fatto. Gesù a tale ingiuria, per liberarsi dalla nota di poco rispetto al pontefice, dice: Si male locutus sum, testimonium perhibe de malo; si autem bene, quid me


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caedis? (Ibid. 23). 3 - Ah mio amabil Redentore, voi tutto soffrite per pagare gli affronti ch'io ho fatti alla divina maestà co' miei peccati. Deh perdonatemi per lo merito di questi stessi oltraggi che voi soffriste per me.

Quaerebant falsum testimonium contra Iesum, ut eum morti traderent, et non invenerunt (Matth. XXVI, 59). Cercano testimoni per condannare Gesù, ma non li trovano; onde il pontefice va cercando di nuovo dalle parole del medesimo nostro Salvatore di trovar materia di dichiararlo reo, e perciò gli dice: Adiuro te per Deum vivum, ut dicas nobis, si tu es Christus filius Dei (Ibid. 63). Il Signore, sentendo scongiurarsi in nome di Dio, confessa la verità e risponde: Ego sum et videbitis filium hominis sedentem a dextris virtutis Dei, et venientem cum nubibus caeli (Marc. XIV, 62): Io sono ed un giorno mi vedrete non così abbietto, come ora vi comparisco, ma in trono di maestà sedere, da giudice di tutti gli uomini, sovra le nuvole del cielo. Al sentire ciò il pontefice, in vece di buttarsi colla faccia a terra per adorare il suo Dio e suo giudice, si lacera le vesti ed esclama: A che servono più testimoni? avete intesa la bestemmia che ha detta? Tunc princeps sacerdotum scidit vestimenta sua, dicens: Blasphemavit. Quid adhuc egemus testibus? ecce nunc audistis blasphemiam: quid vobis videtur? (Matth. XXVI, 65). Ed allora tutti gli altri sacerdoti risposero che senza dubbio era reo di morte: At illi respondentes dixerunt: Reus est mortis (Ibid. 66). - Ah Gesù mio, la stessa sentenza proferì il vostro Eterno Padre, allorché voi vi offeriste a pagare i nostri peccati: Giacché, disse, mio Figlio, vuoi soddisfare per gli uomini, sei reo di morte, e perciò bisogna che tu muori.

Tunc exspuerunt in faciem eius, et colaphis eum ceciderunt, alii autem palmas in faciem eius dederunt, dicentes: Prophetiza nobis, Christe, quis est qui te percussit? (Ibid. 67 et 68). Allora si pongono tutti a maltrattarlo come un malfattore già condannato a morte e degno di tutt'i vituperi: chi gli sputa in faccia, chi lo percuote co' pugni, chi gli schiaffi e covrendogli il volto con un panno, come aggiunge S. Marco: Et coeperunt conspuere in eum, et velare faciem eius (Marc. XIV, 65): lo scherniscono da falso profeta e gli dicono: Giacché


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sei profeta, via su, indovina, chi ora t'ha percosso? Scrive S. Girolamo, che furono tanti i ludibri e strazi che in quella notte diedero al Signore, che solamente nel giorno finale del giudizio si sapranno tutti. 4

Dunque, Gesù mio, in quella notte voi non riposaste, no, ma foste l'oggetto del giuoco e de' maltrattamenti di quella gentaglia! O uomini, come potete mirare un Dio così umiliato, ed essere superbi? come vedere il vostro Redentore che tanto per voi patisce, e non amarlo? Oh Dio, come chi crede e considera i dolori e l'ignominie, siccome narrano i sagri Vangeli, sofferte da Gesù per nostro amore, può vivere senza bruciar d'amore per un Dio così benigno e così di noi innamorato?

Accresce il dolore di Gesù il peccato di Pietro, che lo rinnega e giura di non averlo mai conosciuto. -Va, anima mia, va a trovare in quella carcere l'addolorato, deriso e abbandonato tuo Signore, e ringrazialo e consolalo col tuo pentimento; giacché tu ancora un tempo ti sei unita a dispregiarlo e rinnegarlo. Digli che vorresti morir di dolore pensando di aver per lo passato così amareggiato il suo dolce Cuore, che ti ha tanto amato. Digli che ora l'ami ed altro non desideri che di patire e morire per suo amore. - Ah Gesù mio, scordatevi dei disgusti che vi ho dati e miratemi con uno sguardo amoroso, come guardaste Pietro dopo che vi rinnegò; ond'egli non finì poi di piangere il suo peccato finché non finì di vivere.

O gran Figlio di Dio, o amore infinito, che patite per quegli stessi uomini che v'odiano e maltrattano. Voi siete la gloria del paradiso: troppo onore avreste fatto agli uomini, se l'aveste solamente ammessi a baciarvi i piedi; ma, oh Dio, chi v'ha ridotto a questo termine così ignominioso d'esser fatto il trastullo della gente più vile del mondo? Ditemi, Gesù mio, che posso far io per compensarvi l'onore che costoro vi tolgono co' loro obbrobri? Sento che mi rispondete: Sopporta i disprezzi per amor mio, com'io l'ho sopportati per te. Sì, mio Redentore, voglio ubbidirvi. Gesù mio disprezzato per me, mi contento e desidero d'esser disprezzato per voi quanto vi piace.




1 Queste parole sono state omesse nelle edizioni susseguenti a quella del 1761 (Napoli, Di Domenico). - «Posuit signum in faciem meam, ut nullum praeter eum amatorem admittam.» Officium S. Agnetis, die 21 ian., Antiphona 3 et Resp. 2 in primo nocturno. - «Quantorum vota ut sibi ad nuptias perveniret! At illa: «Et haec Sponsi iniuria est exspectare placiturum (in officio S. Agnetis, lect. 6: placituram). Qui me sibi prior elegit, accipiet. Quid, percussor, moraris? Pereat corpus quod amari potest oculis quibus nolo.» S. AMBROSIUS, De Virginibus, lib. 1, cap. 2, n. 9. ML 16-191.



2 Oratio quotidiana B. P. FRANCISCI: Opera, Pedeponti, 1739, tom. 1, pag. 20. - (Vedendo Bernardo Quintavalle, dei principali cittadini di Assisi, la «gran mutazione della vita» di Francesco, lo invitò a cena, e, venuta l'ora del riposo lo condusse seco in una camera dov'erano due letti; e fingendo egli subito di dormire), «il Santo, credendoselo, passato alquanto di tempo, si levò dal letto, ed inginocchiatosi col volto e con le mani verso il cielo, infervorato del divino amore, cominciò a orare dicendo: Deus meus et omnia. Dio mio, che sei ogni cosa, o Dio mio, nel quale sono tutte le tue cose, o Dio mio, che sei tutto il mio bene. Queste sole parole sentiva il Quintavalle spesse volte ripetere dal Santo, con abbondantissime lagrime; parendogli che lo spirito suo ne ricevesse gran consolazione, senza ch'egli mai altro dicesse che fosse sentito da lui; ed in questa orazione ei durò insin alla mattina.» (Avendo visto e sentito tutto ciò, Bernardo immantinente rinunziò ai suoi beni, e si diede a Francesco come primo compagno, sempre amato poi dal Santo, qual suo figlio primogenito.) MARCO DA LISBONA, Croniche, parte 1, lib. 1, cap. 8.

3 La scena dello schiaffo avvenne davanti ad Anna. Cfr. Io. XVIII, 19-23.



4 Più distintamente S. Alfonso, (L'Amore delle anime, cap. 7, n. 6), scrive: «Riferisce il divoto Taulero esser sentenza di S. Girolamo...» Leggesi nelle Meditazioni sopra la Vita e Passione di Gesù Cristo, attribuite a Gio. Taulero, però non genuine, cap. 17: «È sentenza di san Girolamo che le molestie e pene date in quella notte al Signore non abbiano ad esser manifeste innanzi al giorno del giudizio.»




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