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S. Alfonso Maria de Liguori
Consid. ed affetti sovra la Passione

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§ XI - Pilato dimostra Gesù al popolo dicendo: Ecce Homo. 1

Exivit Pilatus foras... et dicit eis: Ecce Homo (Io. XIX, 4 et 5). Essendo stato di nuovo Gesù condotto a Pilato dopo la sua flagellazione e coronazione di spine, Pilato lo mirò e l'osservò così lacerato e difformato, che si persuase di muovere a compassione il popolo con farcelo solamente vedere. Onde uscì fuori alla loggia portando seco l'afflitto nostro Salvatore e disse: Ecce Homo: come dicesse: Giudei, contentatevi di quel che ha patito sinora questo povero innocente. Ecce Homo, ecco quell'uomo del quale avevate timore che volesse farsi vostro re, ecco miratelo come sta ridotto. Che timore più avete ora ch'è in istato di non poter più vivere? Lasciatelo andare a morir nella sua casa, mentre poco può restargli di vita.

Exivit ergo Iesus portans coronam spineam et purpureum vestimentum (Io. XIX, 5). Guarda ancor tu, anima mia, su quella loggia il tuo Signore ligato e tirato da un manigoldo; vedilo come sta mezzo nudo, coperto bensì di piaghe e di sangue, colle carni tutte lacere, con quello straccio sopra di porpora che gli serve solamente di ludibrio, e con quella barbara corona che seguita a tormentarlo. Mira il tuo pastore a che s'è ridotto per ritrovar te pecorella perduta.- Ah Gesù mio, e quante comparse di scena vi fanno fare gli uomini, ma tutte di dolore e di vituperio? Ah dolce Redentore, voi fate compassione anche alle fiere, ma qui non trovate pietà! Ecco ciò che risponde questa gente: Cum ergo vidissent eum pontifices et ministri, clamabant dicentes: Crucifige, crucifige eum (Ibid. 6). Ma che diranno poi, Signor mio, costoro nel giorno finale del mondo, quando vi vedranno glorioso seder da giudice in trono di luce? Ma ohimè, Gesù mio, che ancor io un tempo ho detto crucifige, crucifige, quando vi ho offeso co' miei peccati. Ma ora me ne dolgo sopra ogni male e v'amo sopra ogni bene,


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o Dio dell'anima mia. Perdonatemi per li meriti della vostra Passione, e fate che in quel giorno io vi miri placato e non adirato con me.

Pilato dalla loggia dimostra agli Ebrei Gesù e dice: Ecce Homo. Ma nello stesso tempo l'Eterno Padre dal cielo invita noi a guardar Gesù Cristo in quello stato ed anche dice: Ecce Homo. Uomini, quest'uomo che voi mirate così tormentato e vilipeso, questi è il mio Figlio diletto che per amor vostro e per pagare i vostri peccati tanto patisce: guardatelo, ringraziatelo ed amatelo. -Dio mio e Padre mio, voi mi dite che io guardi questo vostro Figlio, ma io vi prego a mirarlo voi ancora per me; miratelo e, per amore di questo Figlio, abbiate di me pietà.

Vedendo i Giudei che Pilato non ostante i loro clamori cercava tuttavia di liberare Gesù: Quaerebat Pilatus dimittere eum (Io. XIX, 12); pensarono di costringerlo a condannare il Salvatore con dirgli che altrimenti egli si sarebbe dichiarato nemico di Cesare: Iudaei autem clamabant, dicentes: Si hunc dimittis, non es amicus Caesaris: omnis enim qui se regem facit, contradicit Caesari (Ibid.). E così, per loro disgrazia, l'indovinarono, perché Pilato sentendo ciò temé di perdere la grazia di Cesare, e portando seco Gesù Cristo, già va a sedere per far la sentenza e condannarlo. Pilatus autem cum audisset hos sermones, adduxit foras Iesum et sedit pro tribunali (Ibid. 13). Ma tuttavia tormentato egli dal rimorso della coscienza, sapendo che condannava un innocente, si volta di nuovo a' Giudei; Et dicit: Ecce rex vester: dunque io condannerò il vostro re? Illi autem clamabant: Tolle, tolle, crucifige eum (Ibid. 14 et 15). Replicando i Giudei vie più infuriati di prima: Eh via, Pilato, che re nostro, che re? sempre ce lo fai vedere? Tolle, tolle, levacelo davanti gli occhi, e fallo morir crocifisso.- Ah Signor mio, Verbo Incarnato, voi siete venuto dal cielo in terra per conversare cogli uomini e per salvarli, e questi non possono più vedervi tra loro, e tanto s'affaticano per farvi morire e non vedervi più!

Pilato ancora resiste e replica: Regem vestrum crucifigam? Responderunt pontifices: Non habemus regem, nisi Caesarem (Ibid. 15). -Ah Gesù mio adorato, questi non vogliono riconoscervi per loro signore, e dicono di non aver altro re che Cesare. Io vi confesso per mio re e Dio, e mi protesto che


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non voglio altro re del mio cuore, che voi mio Redentore. Misero! un tempo anch'io mi ho fatto dominare dalle mie passioni, e ho discacciato voi dall'anima mia, divino mio re; ora voglio che solo voi in lei regniate, voi ordiniate ed ella ubbidisca. Vi dirò con S. Teresa: «O amante che mi amate più di quello che io posso capire, provvedete che l'anima mia vi serva più conforme al vostro gusto che al suo. Muoia ormai quest'io, e viva in me altri che io. Viva egli, e mi dia vita. Regni egli, ed io sia schiava, non volendo l'anima mia altra libertà2 O felice quell'anima che da vero può dire: Gesù mio, voi siete l'unico mio re, l'unico mio bene, l'unico amor mio!




1 Nell'ediz. del 1761 (Napoli, Di Domenico), la numerazione in questo e nei §§ seguenti è errata: dal § X si passa al § XII.

2 «¡ Oh, Amor, que me amas más de lo que yo me puedo amar, ni entiendo!... Proveed Vos... los medios necesarios, para que mi alma os sirva más a vuestro gusto que al suyo... Muera ya este yo, y viva en mí otro que es más que yo, y para mi mejor que yo, para que yo le pueda servir. El viva y me dé vida; El reine, y sea yo su cativa, que no quiere mi alma otra libertad.» S. TERESA, Exclamaciones del alma a Dios, XVII. Obras, IV.




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