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S. Alfonso Maria de Liguori
Consid. ed affetti sovra la Passione

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§ XIII - Gesù porta la croce al Calvario.

Pubblicata già la sentenza, il popolo infelice alza un grido di giubilo e dice: Allegramente, allegramente, è stato già condannato Gesù; su, presto, non si perda tempo, si apparecchi la croce, e si faccia morire prima di domani ch'è la Pasqua. E perciò subito l'afferrano, gli tolgono di sopra quello straccio di porpora e gli rimettono le sue proprie vesti, acciocché, secondo dice S. Ambrogio, fosse riconosciuto dal popolo


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per quello stesso ingannatore, come lo chiamavano, che ne' giorni antecedenti era stato ricevuto per Messia. 1 Exuerunt chlamyde, et induerunt eum vestimentis eius, et duxerunt eum, ut crucifigerent (Matth. XXVII, 31). Quindi prendono due rozze travi, e presto ne compongono la croce, e gli comandano con insolenza di portarla sulle spalle sino al luogo del supplicio. - Oh Dio, che barbarie! caricar d'un tanto peso un uomo così tormentato e indebolito di forze!

Gesù con amore abbraccia la croce: Et baiulans sibi crucem exivit in eum qui dicitur Calvariae locum (Io. XIX, 17). Ecco, esce la giustizia coi condannati, e tra questi va ancora il nostro Salvatore carico dello stesso altare, in cui dee sagrificar la sua vita. Ben considera un divoto autore che nella Passione di Gesù Cristo tutto fu stupore ed eccesso, come appunto la chiamarono Mosè ed Elia nel Taborre: Et dicebant excessum eius, quem completurus erat in Ierusalem (Luc. IX, 31). 2 Chi mai avrebbe creduto che la vista di Gesù, ridotto a comparir tutto piaghe nel corpo, non facesse che più irritare la rabbia de' Giudei e 'l desiderio di vederlo crocifisso? Qual tiranno poi ha fatto portare allo stesso reo sulle spalle il suo patibolo, dopo che 'l medesimo è stato consumato da' tormenti? È un orrore il considerare il complesso degli strazi e de' ludibri che fecero patire a Gesù nello spazio minore d'una mezza giornata, dalla cattura sino alla morte, succedendo gli uni agli altri senza intervallo: ligature, schiaffi, sputi, derisioni, flagelli, spine, chiodi, agonie e morte. Si unirono in somma tutti, Ebrei e Gentili, sacerdoti e secolari, a render Gesù Cristo, come l'avea


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predetto Isaia, l'uomo de' disprezzi e de' dolori. Vedesi poi che il giudice difende il Salvatore come innocente, ma una tal difesa non servì che per accrescergli maggiori pene e vituperi; poiché se a principio Pilato l'avesse condannato a morte, Gesù non sarebbe stato posposto a Barabba, non trattato da pazzo, non || così crudelmente |3 flagellatocoronato di spine.

Ma torniamo a considerar lo spettacolo ammirabile di vedere un Figlio di Dio che va a morire per quegli stessi uomini che lo portano alla morte. - Ecco avverata la profezia di Geremia: Et ego quasi agnus mansuetus, qui portatur ad victimam (Ier. XI, 19). Ecco come conducono l'innocente Signore, qual agnello al macello. - O ingrata città, così discacci da te con tanto disprezzo il tuo Redentore, dopo tante grazie che ti ha fatto? Oh Dio, che tal'è un'anima la quale, dopo essere stata favorita da Dio con molti doni, sconoscente lo discaccia col peccato.

Faceva una vista così compassionevole Gesù in questo viaggio al Calvario, che le donne in rimirarlo gli andavano appresso piangendo e lamentandosi di tanta crudeltà: Sequebatur autem illum multa turba populi et mulierum, quae plangebant, et lamentabantur eum (Luc. XXIII, 27). Ma il Redentore allora volgendosi lor disse: «Ah non piangete sovra di me, ma sovra de' vostri figli, quia si in viridi ligno haec faciunt, in arido quid fiet (Ibid. 31)»? E con ciò volle darci ad intendere il gran castigo che meritano i nostri peccati, poiché se egli, innocente e Figlio di Dio, solamente per essersi offerto a soddisfarli per noi era così trattato, come doveano esser trattati gli uomini per li peccati propri?

Miralo tu ancora, anima mia; vedi come va così lacerato, 4 coronato di spine, carico di quel pesante legno, ed accompagnato da gente tutta nemica che, mentre l'accompagna, lo va ingiuriando e maledicendo. Oh Dio, il suo sagrosanto corpo sta tutto lacerato, sì che ad ogni moto che fa, rinnovasi il dolore in tutte le ferite. La croce già prima del tempo lo tormenta, mentr'ella preme le sue spalle impiagate e va crudelmente martellando le spine di quella barbara corona. Oimè, ad ogni passo quanti dolori! Ma Gesù non la lascia. Sì, non la lascia, giacché


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per mezzo della croce vuol egli regnare ne' cuori degli uomini, come predisse Isaia: Et factus est principatus super humerum eius (Is. IX, 6). -Ah Gesù mio, con quai sentimenti d'amore verso di me allora voi vi andavate accostando in questo viaggio al Calvario, ove consumar dovevate il gran sagrificio della vostra vita!

Anima mia, abbraccia tu ancora la tua croce per amore di Gesù, che per amor tuo tanto patisce. Osserva com'egli va innanzi colla sua croce, e t'invita a seguirlo colla tua: Qui vult post me venire, tollat crucem suam, et sequatur me (Matth. XVI, 24). -Sì, Gesù mio, non voglio lasciarvi, vo' seguirvi fino alla morte; ma voi, per li meriti di questo doloroso viaggio, datemi forza di portar con pazienza le croci che m'inviate. Ah, che voi ci avete renduti troppo amabili i dolori e i disprezzi con abbracciarli per noi con tanto amore.

Invenerunt hominem Cyrenaeum, nomine Simonem; hunc angariaverunt, ut tolleret crucem eius (Matth. XXVII, 32). Et imposuerunt illi crucem portare post Iesum (Luc. XXIII, 26). -Fu effetto forse di compassione lo sgravar Gesù della croce e darla a portare al Cireneo? No, fu iniquità e odio. Vedendo i Giudei che 'l Signore quasi spirava l'anima ad ogni passo, temettero che prima di giungere al Calvario spirasse nella via; ond'essi, perché non solamente voleanlo morto, ma morto crocifisso, acciocché restasse per sempre denigrata la sua memoria, mentre il morir crocifisso era lo stesso che restar maledetto appresso di tutti: Maledictus qui pendet in ligno (Deut. XXI, 23); 5 perciò quando essi cercavano la morte di Gesù, non solo diceano a Pilato: Fallo morire, ma sempre insistevano gridando: crucifigatur, crucifige, crucifige eum; affinché il suo nome restasse così infamato in questa terra che più non si nominasse, secondo predisse Geremia: Eradamus eum de terra viventium et nomen eius non memoretur amplius (Ier. XI, 19) ed a tal fine gli tolsero la croce di sopra, acciocché arrivasse vivo sul Calvario, e così avessero l'intento di vederlo morto crocifisso e svergognato.

Ah Gesù mio disprezzato, voi siete la speranza mia e tutto il mio amore.




1 Non abbiamo incontrato questo pensiero in S. Ambrogio. Cornelio a Lapide nel suo Commentario, e il Lirano nella sua «Postilla» (in Matt. XXVII, 31) indicano questa ragione perché venissero restituite a Gesù Cristo le sue vesti. S. Ambrogio dice: «Pulchre ascensurus crucem regalia vestimenta deposuit; ut scias quasi hominem passum esse, non quasi Deum regem: etsi utrumque Christus, quasi hominem tamen, non quasi Deum cruci esse suffixum.» S. AMBROSIUS, Expositio Evang. sec. Lucam, lib. 10, n. 108. ML 15-1830, 1831.



2 Vinc. CONTENSON, O. P., Theologia mentis et cordis, lib. 10, dissert. 4, cap. 1, (inizio): «Merito Passio Christi vocatur a Luca, cap. 9, excessus: Loquebantur - inquit de Moyse et Elia in transfiguratione apparentibus - cum eo... de excessu quem completurus erat in Ierusalem (Luc. IX, 30, 31). Cetera opera in numero, pondere et mensura operatus est Deus; sed in isto immensus divini amoris modus est plane sine modo; unde et a Paulo vocatur nimia caritas, quia et nimia gessit, et nimia pertulit, qui nos verbo poterat, sicuti creaverat, recreare.»

3 Queste parole sono state aggiunte nelle edizioni posteriori a quella del 1761.



4 L'ediz. del 1761 (Di Domenico) ha difformato invece di lacerato.



5 Maledictus a Deo est qui pendet in ligno. Deut. XXI, 23. - Maledictus omnis qui pendet in ligno. Gal. III, 13.




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