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S. Alfonso Maria de Liguori
Consid. ed affetti sovra la Passione

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§ XVI - Morte di Gesù.

Ma già l'amabil nostro Redentore s'avvicina al fine di sua vita. -Anima mia, va guardando quegli occhi che si oscurano, quella bella faccia che impallidisce, quel Cuore che palpita con lento moto, quel sagro corpo che già si va abbandonando alla morte.


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Cum ergo accepisset Iesus acetum. dixit: Consummatum est (Io. XIX, 30). Stando dunque Gesù già prossimo a spirare, si pose avanti gli occhi tutti i patimenti della sua vita, povertà, sudori, pene ed ingiurie sofferte, e tutto di nuovo offerendolo all'eterno suo Padre disse: Tutto è compito, tutto si è consumato. Si è consumato tutto ciò che di me è stato predetto da' profeti, è stato in somma consumato intieramente il sagrificio che Dio aspettava per placarsi col mondo, e già la divina giustizia è stata appieno soddisfatta. Consummatum est, disse Gesù rivolto a suo Padre; consummatum est, disse nello stesso tempo rivolto verso di noi, come dicesse: Uomini, ho compito di fare tutto quel che poteva io fare per salvarvi ed acquistarmi il vostro amore; ho fatta io la parte mia, fate voi ora la vostra: amatemi, e non vi rincresca di amare un Dio ch'è giunto a morire per voi.- Ah mio Salvatore, potessi anch'io nel punto di mia morte dire, almeno per questa vita che mi resta: Consummatum est: Signore, ho adempita la vostra volontà, vi ho ubbidito in tutto. Datemi forza, Gesù mio, mentre col vostro aiuto propongo e spero tutto di farlo.

Et clamans voce magna Iesus ait: Pater, in manus tuas commendo spiritum meum (Luc. XXIII, 46). Questa fu l'ultima parola che Gesù disse in croce. Vedendo egli che l'anima sua benedetta stava già vicina a separarsi dal suo lacero corpo, dice tutto rassegnato nel divino volere e con confidenza di figlio: Padre, vi raccomando lo spirito mio: come dicesse: Padre mio, io non ho volontà, non voglio né viveremorire; se mai vi piace ch'io seguiti a patire in questa croce, eccomi son pronto; in mano vostra io rimetto il mio spirito, fate di me quel che volete. -Oh così dicessimo ancor noi, allorché stiamo su qualche croce, lasciandoci in tutto guidare dal Signore secondo il suo beneplacito! Questo, dice S. Francesco di Sales, è quel santo abbandonamento in Dio che fa tutta la nostra perfezione. 1 Specialmente ciò dobbiam fare in punto


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di morte; ma per ben farlo allora dobbiamo spesso praticarlo in vita. - Sì, Gesù mio, nelle vostre mani ripongo la mia vita e la mia morte; in voi tutto m'abbandono, e da ora, per quando sarà giunto il fine del mio vivere, vi raccomando l'anima mia: voi accoglietela nelle vostre sante piaghe, siccome il vostro Padre accolse lo spirito vostro, quando moriste in croce.

Ma ecco Gesù che già sen muore. Venite, angeli del cielo, venite ad assistere alla morte del vostro Dio. E voi, o Madre addolorata Maria, accostatevi più alla croce, alzate gli occhi verso del vostro Figlio e miratelo più attenta, perché già sta vicino a spirare. -Ecco che 'l Redentore già chiama la morte, e le licenza di venire ad ucciderlo: Vieni, morte, le dice, via su, fa l'officio tuo, toglimi la vita, e salva le mie pecorelle. Ed ecco che già trema la terra, s'aprono i sepolcri, si squarcia il velo del tempio. Ecco finalmente come al moribondo Signore, per la violenza del dolore, già mancano le forze, manca il calor naturale, || manca il respiro |2 ed egli già si abbandona col corpo, abbassa la testa sul petto, apre la bocca e spira: Et inclinato capite, tradidit spiritum (Io. XIX, 30).

Esci, anima bella del mio Salvatore, esci, e vanne ad aprirci il paradiso per noi sinora già chiuso: vanne a presentarti alla divina Maestà ed impetraci il perdono e la salute. - La gente rivolta già verso di Gesù per causa della forte voce colla quale avea proferite quell'ultime parole, lo mira con attenzione in silenzio, lo vede spirare, ed osservando che non fa più moto, dice: È morto, è morto. Così Maria ascolta dire da tutti, e così anch'ella dice: Ah Figlio mio, sei già morto!

È morto! Oh Dio, chi è morto? L'autor della vita, l'Unigenito di Dio, il Signore del mondo. -O morte che fosti lo


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stupore del cielo e della natura! un Dio morire per le sue creature! O carità infinita! un Dio sagrificarsi tutto, sagrificar le sue delizie, il suo onore, il suo sangue, la sua vita, per chi? per creature ingrate, e morire in un mar di dolori e di disprezzi, per pagare le nostre colpe!

Anima mia, alza gli occhi e guarda quell'Uom crocifisso. Mira quell'Agnello divino già sagrificato su quell'altare di dolore; pensa ch'egli è il Figlio diletto dell'Eterno Padre, e pensa ch'è morto per l'amore che t'ha portato. Vedi come tiene le braccia stese per accoglierti, il capo chino per darti il bacio di pace, il costato aperto per riceverti. Che dici? merita d'essere amato un Dio così buono e così amoroso? Senti quel che ti dice il tuo Signore da quella croce: Figlio, vedi se v'è nel mondo chi t'abbia amato più di me tuo Dio!- Ah mio Dio e mio Redentore, dunque voi siete morto e morto colla morte la più infame e dolorosa; e perché? Per acquistarvi il mio amore. Ma quale amor di una creatura giungerà mai a compensare l'amore del suo Creatore morto per lei? O Gesù mio adorato, o amore dell'anima mia, come potrò io scordarmi più di voi? come potrò amar altra cosa, dopo avervi mirato morir di dolore su questa croce per pagare i miei peccati e salvarmi? Come potrò vedervi morto e pendente da questo legno, e non amarvi con tutte le mie forze? potrò pensare che le mie colpe vi han ridotto a questo segno, e non pianger sempre con sommo dolore l'offese che v'ho fatte?

Oh Dio! se il più vile di tutti gli uomini avesse patito per me quel che ha sofferto Gesù Cristo; se mirassi un uomo lacerato dalle sferze, trafitto ad una croce, e fatto il ludibrio della gente per salvarmi la vita; potrei ricordarmene senza sentirmi intenerire d'affetto? E se me ne fosse portato il ritratto spirante in quel legno, potrei mirarlo con occhio indifferente dicendo: Oh questo misero è morto così tormentato per amor mio! se non mi avesse amato non sarebbe morto. Oimè! quanti Cristiani tengono un bel Crocifisso nella stanza, ma solo come un bel mobile: ne lodano la fattura e l'espression del dolore; ma poi nel loro cuore fa niuna o poca impressione, come non fosse l'immagine del Verbo incarnato, ma d'un uomo straniero ad essi incognito.

Ah Gesù mio, non permettete ch'io sia uno di costoro. Ricordatevi d'aver promesso che quando sareste stato innalzato


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in croce, avreste tirati a voi tutti i cuori. Ecco il mio cuore che, intenerito alla vostra morte, non vuol più resistere alle vostre chiamate; deh! tiratevelo voi tutto al vostro amore. Voi siete morto per me, ed io non voglio vivere che per voi. O dolori di Gesù, o ignominie di Gesù, o morte di Gesù, o amore di Gesù, fissatevi nel mio cuore, e resti per sempre ivi la vostra dolce memoria a ferirmi continuamente e ad infiammarmi d'amore.

O Padre Eterno, guardate Gesù morto per me, e per li meriti di questo Figlio usatemi misericordia. - Anima mia, non diffidare per li tuoi delitti commessi contra Dio: questo Padre è quegli stesso che l'ha dato al mondo per la nostra salute, e questo Figlio è quel medesimo che volontariamente s'è offerto a pagare i nostri peccati.

Ah Gesù mio, giacché voi per perdonarmi non avete perdonato a voi stesso, guardatemi con quello stesso affetto con cui mi guardaste un giorno, agonizzando per me sulla croce; guardatemi ed illuminatemi, e perdonatemi specialmente l'ingratitudine che v'ho usata per lo passato, in pensar sì poco alla vostra Passione ed all'amore che in quella mi avete dimostrato. Vi ringrazio della luce che mi date in farmi conoscere in queste vostre piaghe e lacere membra, come per tanti cancelli, il grande e tenero affetto che per me serbate. Povero me, se dopo questa luce io lasciassi d'amarvi o amassi altra cosa fuori di voi! Muoia io, vi dirò col vostro innamorato S. Francesco d'Assisi, per amore dell'amor vostro, o Gesù mio, che per amore dell'amor mio vi siete degnato morire. 3

O Cuore aperto del mio Redentore, o stanza beata dell'anime amanti, non isdegnate di ricevere ancora la misera anima mia.

O Maria, o madre di dolori, raccomandatemi al vostro Figlio che tenete morto tra le vostre braccia. Mirate le sue lacere carni, mirate il suo sangue divino sparso per me, e quindi apprendete quanto gli sia caro che voi gli raccomandiate la mia salute. La salute mia è amarlo, e questo amore


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voi avete da impetrarmi, ma un amore grande ed un amore eterno. 4

S. Francesco di Sales parlando di quel passo di S. Paolo: Caritas Christi urget nos, dice: «Sapendo noi che Gesù vero Dio ci ha amati fino a soffrire per noi la morte e morte di croce, non è questo un avere i nostri cuori sotto un torchio e sentirlo stringere per forza e spremerne l'amore per una violenza ch'è tanto più forte, quanto più è amabile5 Dice poi, che il monte Calvario è il monte degli amanti. 6 Indi soggiunge: «Ah, perché non ci gettiamo dunque sovra di Gesù crocifisso per morire sulla croce con colui che ha voluto morirvi per amore di noi? Io lo terrò, dovressimo dire, e non l'abbandonerò giammai: morirò con lui, ed abbrucerò nelle fiamme del suo amore. Uno stesso fuoco consumerà questo divino Creatore e la sua miserabile creatura. Il mio Gesù si tutto a me, ed io mi do tutto a lui. Io viverò e morirò sul suo petto; né la morte né la vita mi separeranno giammai da lui. O amore eterno, l'anima mia vi cerca e vi elegge eternamente. Deh venite, Spirito Santo, ed infiammate i nostri cuori colla vostra dilezione. O amare o morire. Morire ad ogni altro amore per vivere a quello di Gesù. O Salvatore dell'anime nostre, fate che cantiamo eternamente: Viva Gesù: io amo Gesù. Viva Gesù che amo: amo Gesù che vive ne' secoli de' secoli». 7


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Concludiamo dicendo: O Agnello divino che vi siete sagrificato per la nostra salute! O vittima d'amore che siete stata consumata da' dolori sulla croce! Oh vi sapessi amare come voi meritate! Oh potessi morir per voi, come voi siete morto per me! Io co' miei peccati vi sono stato di pena in tutta la vostra vita, fate ch'io vi compiaccia nella vita che mi resta, vivendo solo a voi, mio amore, mio tutto.

O Maria, madre mia, voi siete la mia speranza, ottenetemi la grazia di amare Gesù.

 




1 «Cet abandonnement... n'est autre chose qu' une parfaite indifférence à recevoir toute sorte d'événements, selon qu' ils arrivent par l'ordre de la providence de Dieu... L'abandonnement est la vertu des vertus: c'est la créme de la charité, l'odeur de l'humilité, le mérite, ce semble, de la patience et le fruit de la persévérance; grande est cette vertu, et seule digne d'être pratiquée des plus chers enfants de Dieu... Notre-Seigneur aime d'un amour extrêmement tendre ceux qui sont si heureux que de s'abandonner ainsi totalement à son soin paternel, se laissant gouverner par sa divine providence.» S. FRANÇOIS DE SALES, Les vrais entretiens spirituels, II. Œuvres, VI. - «Je dis donc qu' il ne faut rien demander ni rien refuser, mais se laisser entre les bras de la providence divine, sans s'amuser à aucun désir, sinon à vouloir ce que Dieu veut de nous. Saint Paul pratiqua excellement cet abandonnement au même instant de sa conversion; quand Notre-Seigneur l'eut aveuglé, il dit tout incontinent: Seigneur, que vous plait-il que je fasse? et dès lors il demeura dans l'absolue dépendance de ce que Dieu ordonnerait de lui. Toute notre perfection gît en la pratique de ce point.» Même ouvrage, XXI.



2 L'inciso manca nell'ed. del 1761: compare in quelle posteriori.



3 «Absorbeat, quaeso, Domine, mentem meam ab omnibus quae sub caelo sunt, ignita et melliflua vis amoris tui; ut amore amoris tui moriar, qui amore amoris mei dignatus es mori: per temetipsum Dei Filium, qui cum Patre, etc. Amen.» Oratio ad impetrandum divinum amorem. Opera. S. FRANCISCI, tom. 1, Pedeponti, 1739.



4 Nell'ediz. 1761 l'opuscolo termina qui; ma nell'ediz. del 1768 e nelle altre posteriori si trova aggiunto ciò che segue.



5 «Et maintenant, je vous prie, sachant que Jésus-Christ, vrai Dieu éternel, tout-puissant, nous a aimés jusques à vouloir souffrir pour nous la mort, et la mort de la croix (Philip. II, 8), ô mon cher Théotime, n'est-ce pas cela avoir nos cœurs sous le pressoir et les sentir presser de force, et en exprimer de l'amour par une violence et contrainte qui est d'autant plus violente qu' elle est toute aimable et amiable?» S. FRANÇOIS DE SALES, Traité de l'amour de Dieu, liv. 7, ch. 8. Œuvres, V.



6 «Théotime, le mont Calvaire est le mont des amants.» Même ouvrage, liv. 12, ch. 13.



7 «Voyons-le, Théotime, ce divin Rédempteur, étendu sur la croix... Hé, que ne nous jetons-nous en esprit sur lui, pour mourir sur la croix avec lui, qui, pour l'amour de nous, a bien voulu mourir! Je le tiendrai, devrions-nous dire... et ne le quitterai jamais (Cant. III, 4); je mourrai avec lui et brûlerai dedans les fiammes de son amour, un même feu consumera ce divin Créateur et sa chétive créature; mon Jésus est tout mien et je suis toute sienne (Cant. II, 16), je vivrai et mourrai sur sa poitrine, ni la mort ni la vie ne me séparera jamais de lui ( Rom. VIII, 38, 39).» Même ouvrage, liv. 7, ch. 8. - «O amour éternel, mon âme vous requiert et vous choisit éternellement! Hé, «venez, Saint-Esprit, et enfiammez nos cœurs de votre dilection (Ad Missam in festo Pentec. ). » Ou aimer ou mourir! Mourir et aimer! Mourir à tout autre amour pour vivre à celui de Jésus, afin que nous ne mourions point éternellement; ains que vivant en votre amour éternel, ô Sauveur de nos âmes, nous chantions éternellement: VIVE JÉSUS! J'aime Jésus! Vive Jésus que j' aime! J'aime Jésus, qui vit et règne ès siècles des siècles. Amen.» Mème ouvrage, liv. 12, ch. 13.




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