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S. Alfonso Maria de Liguori
Considerazioni...stato religioso

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Consid. I. Quanto si assicuri nello stato religioso la salute eterna dell'anima.

Per vedere quanto importi la salute eterna dell'anima basta aver fede, e considerare che una sola anima abbiamo: perduta questa, è perduto tutto: Quid prodest homini, si mundum universum lucretur, animae vero suae detrimentum patiatur? 1 Questa gran massima del vangelo ha mandati tanti giovani, chi a rinserrarsi ne' chiostri, chi a vivere ne' deserti,


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chi a dar la vita per Gesù Cristo col martirio. Poiché questi diceano: che giova possedere tutto il mondo e tutti i beni di questo mondo nella presente vita che tra breve ha da finire, e poi dannarsi ed essere infelici in quella vita che non finisce mai? Tanti ricchi, tanti principi ed imperadori che ora sono nell'inferno, che si trovano mai di tutto quello che han goduto nel mondo, se non una maggior pena e disperazione? Piangono i miseri ora e dicono: Transierunt omnia illa tamquam umbra 1. Tutto è passato per essi come un'ombra, come un sogno; e 'l tormento che loro è rimasto dura da tanti anni e durerà per tutta l'eternità.

Praeterit figura huius mundi 2. Questo mondo è una scena che poco dura: beato chi in questa scena sa far la parte che lo farà poi fortunato in quella vita che non avrà mai fine. Poco gl'importerà allora che in questo mondo sia stato povero, disprezzato, tribolato, se sarà contento, onorato e re del paradiso, mentre Dio sarà Dio. A questo sol fine il Signore ci ha posti e ci tiene a vivere in questa terra, non già per acquistarci beni transitorj, ma per acquistarci i beni eterni: Finem vero vitam aeternam 3.

Questo è il fine che solamente dovrebbono aver tutti gli uomini, che vivono in questo mondo. Ma il male si è che nel mondo poco o niente si pensa alla vita eterna. In mezzo alle tenebre di questo Egitto il più degli uomini pongono tutto il loro studio a procurarsi onori e piaceri; e questa è la cagione onde poi tanti si perdono: Desolatione desolata est omnis terra, quia nullus est qui recogitet corde 4. Quanto pochi son quelli che si mettono a considerare il punto della morte, con cui si chiuderà la nostra scena! l'eternità che ci aspetta! quello che ha fatto Dio per nostro amore! e da ciò deriva che questi miserabili vivono alla cieca, lontani da Dio, e a modo di bestie, cogli occhi intenti solo alle cose terrene, senza ricordarsi di Dio, senza desiderare il suo amore, e senza pensiero dell'eternità. Ed indi fanno poi una morte infelice che sarà principio d'una morte ed infelicità eterna, dove giunti alla fine apriranno gli occhi, ma solo a piangere per sempre la loro pazzia.

Questo è il gran mezzo che per salvarsi ritrovasi nella religione, la meditazione continua delle verità eterne: Memorare novissima tua et in aeternum non peccabis 5. In tutte le case religiose bene ordinate ciò si pratica ogni giorno e più volte il giorno. Onde alla luce che ivi continuamente risplende delle cose divine è moralmente impossibile il vivere (almeno per lungo tempo) lontano da Dio e senza tenere i conti aggiustati per l'eternità.




1 Matth. 16. 26.



1 Sap. 5. 9.



2 1. Cor. 7. 31.



3 Rom. 6. 22.



4 Ier. 12. 11.



5 Eccli. 7. 40.






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