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S. Alfonso Maria de Liguori
Considerazioni...stato religioso

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Consid. IX. Quanto per farsi santo è necessario averne un gran desiderio.

Niun santo è giunto mai a farsi santo senza un gran desiderio di giungere alla santità. Siccome gli uccelli han bisogno delle ali per volare, così alle anime son necessarj i santi desiderj per camminare alla perfezione. Per farsi santo bisogna distaccarsi dalle creature, vincer le passioni, vincer se stesso, amare le croci; per fare tuttociò ci vuole gran forza e bisogna molto soffrire. Or che fa il santo desiderio? Risponde s. Lorenzo Giustiniani: Vires subministrat, poenam exhibet leviorem. Onde il medesimo soggiunge che già quasi ha vinto chi ha gran desiderio di vincere: Magna victoriae pars est vincendi desiderium. Chi vuole arrivare alla cima di un gran monte, non mai vi giungerà se non avrà un gran desiderio di giungervi: questo gli darà coraggio e forza a soffrir la fatica per salirvi; altrimenti se ne resterà alla falda a giacere svogliato e diffidato.

S. Bernardo asserisce che tanto uno conseguisce di perfezione, quanto è il desiderio che ne conserva. E s. Teresa dice che Dio è amico di anime generose che hanno gran desiderj; onde la santa esortava tutti: I nostri pensieri siano grandi, ché di qua verrà il nostro bene. Non bisogna avvilire i desiderj, ma confidare in Dio, che sforzandoci a poco a poco potremo arrivare dove colla sua grazia arrivarono i santi. Così i santi son giunti fra poco tempo ad un gran grado di perfezione ed a fare gran cose per Dio: Consummatus in brevi explevit tempora multa 1. Così un s. Luigi Gonzaga giunse fra pochi anni (giacché la sua vita non fu più di 23. anni) a tal grado di santità, che santa Maria Maddalena de' Pazzi, vedendolo in ispirito in paradiso, disse che le pareva in certo modo non esservi santo in cielo che godesse maggior gloria di Luigi. E conobbe nello stesso tempo la santa ch'egli era arrivato a tal grado per lo desiderio grande che avea di giungere ad amare Dio quanto Dio lo meritava: e che vedendo non potervi arrivare, il santo giovine avea patito in terra un martirio d'amore.

S. Bernardo stando nella religione, per infervorarsi, solea dire a se stesso: Bernarde, ad quid venisti? Bernarde, ad quid venisti? Lo stesso dico a voi: che siete venuto a fare nella casa di Dio? perché avete lasciato il mondo? per farvi santo? Ed ora che fate? a che perdete il tempo? Ditemi: desiderate voi di farvi santo? Se non lo desiderate, è certo che non vi farete mai santo. Se dunque non avete questo desiderio, cercatelo a Gesù Cristo, cercatelo a Maria. E se l'avete fatevi amico, dice s.


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Bernardo, poiché molti non si fanno santi per non farsi animo. E così (replico) facciamoci animo ed animo grande. Che timore abbiamo? di che diffidiamo? Quel Signore che ci ha donata la fortezza di abbandonare il mondo, egli ci darà anche la forza di abbracciare una vita da santo. Ogni cosa finisce; questa vita o contenta o scontenta ha da passare, l'eternità non passerà mai. Solo quel poco che avremo fatto per Dio ci consolerà in morte e nell'eternità. Poco durerà la fatica, eterna sarà la corona che già sta a nostra veduta. Quanto si trovan contenti i santi di quello che han patito per Dio! Se nel paradiso potesse entrare alcuna afflizione, di questo solo si affliggerebbero i beati, di aver lasciato di fare per Dio quel più che potevano fare e non sono più in tempo di farlo. Animo su e presto, perché non vi è tempo da perdere; quello che si può far oggi non si potrà far più domani. Diceva s. Bernardino da Siena, che tanto vale un momento di tempo, quanto vale Dio: poiché in ogni momento possiamo acquistare Dio e la sua divina grazia o maggiori gradi di grazia.




1 Sap. 4. 13.






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