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S. Alfonso Maria de Liguori
Virtù e pregi di S. Teresa

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CONSID. VIII. Del desiderio ch'ebbe della morte s. Teresa.

Se i mondani temono di perdere i loro beni caduchi e miserabili, assai più i santi temono di perdere Dio ch'è un bene infinito ed eterno, il quale promette in cielo di dare se stesso in premio a chi l'ha amato in terra, con fargli godere la sua bellezza e la sua stessa felicità; onde siccome tutto il loro timore mentre vivono non è d'altro che di peccare e col peccato di perdere l'amicizia del loro amato Signore; così tutto il loro desiderio è di morire in grazia di Dio, e colla morte assicurarsi di amarlo e possederlo per sempre. La morte dunque la quale è l'oggetto più temuto dagli amanti della terra, dagli amanti di Dio è la cosa più desiderata, mentre a queste anime fortunate la morte, dice s. Bernardo, viene ad essere insieme e fine de' travagli e porta della vita. Perciò vediamo che fra i santi chi chiamava questa terra una prigione e pregava il Signore: Educ de custodia animam meam: chi chiamava questa vita la stessa morte, come s. Paolo: Quis me liberabit de corpore mortis huius? Ma chi mai può spiegare gli affanni e l'ansie veementi di morire che provava la nostra serafica, specialmente dal tempo in cui il Signore la chiamò al suo perfetto amore? Si protestò ella nella relazione della sua vita che scrisse per ordine del confessore, che 'l desiderio di morire per andare a vedere Dio era tanto che non le lasciava luogo neppure di pensare più alle sue colpe. Dice questo, perché l'umilissima sposa del Crocifisso stava sempre piangendo le sue imperfezioni un tempo commesse nell'amor del suo sposo, ch'ella chiamava enormi, degne dell'inferno; ma che in verità, come sta dichiarato dagli scrittori della sua vita, non arrivarono mai a colpa grave.

Pensando però la santa al pericolo in cui stava vivendo di poter offendere Dio e perderlo, diceva che le pareva troppo lungo un giorno solo, anzi una sola ora; e perciò esclamava: Oimè, Signore, mentre dura questa vita miserabile, sempre corre pericolo l'eterna. O vita inimica del mio bene, o chi avesse licenza di finirti! Ti sopporto perché ti sopporta Dio. Ti mantengo perché sei sua. Non mi essere traditriceingrata. Oh quando sarà quel giorno felice che ti vedrai affogata in quel mare infinito della somma verità dove non sarai più libera per peccare?

A tal timore poi di potere in questa vita offendere il suo Dio aggiungendosi il gran desiderio che quell'anima amante avea di vedere a faccia scoperta l'unico oggetto degli amori suoi, per poterlo così più perfettamente amare e tutta a lui unirsi, non potea vedersi quaggiù lontana da quella patria de' beati, e sempre andava piangendo e sospirando al suo sposo così: «Ahimè, ahimè Signore, ch'è molto lungo questo esilio! Che farà un'anima posta in questa prigione? O Gesù, quanto è lunga la vita dell'uomo! È breve per acquistar con essa la vita, ma è lunga per l'anima che desidera vedersi nella presenza del suo Dio». Altra volta poi tramischiando alle sue ansie amorose la diffidenza de' suoi meriti colla speranza in Dio, componeva quella bella armonia d'esclamazioni amorose con cui troppo piaceva al suo diletto. O vita, vita, dicea, come puoi mantenerti, stando lontana dalla tua vita? O morte, morte, non so io chi ti tema


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poiché in te sta la vita. Ma chi non ti temerà, se n'avrà spesso parte in non amare il suo Dio? O anima mia, servi e spera nella sua misericordia che darà rimedio alla tua pena.

Ma per intendere quanto fosse ardente questo desiderio che aveva la nostra santa di morire, bisognerebbe intendere la pena che provava nel vivere qui tra noi; che com'ella riferì al confessore, le parea già distruggersi e finire la vita; onde arrivava per tal cagione ad uscire da' sensi. Sul quale soggetto poi per isfogare questi suoi affetti compose quella sua infiammata e celebre canzone che cominciava: Vivo senza vivere in me, e tant'altra vita io spero, che moro perché non moro. Ed in altro luogo con sentimenti più espressivi ci lasciò scritto: Quando, mio Dio, finirò di vedere tutta l'anima mia unita in vostra fede, godendovi tutte le mie potenze? Non permettiate, Signore, che sia ormai più dilacerata; che pare appunto che per ogni lato si veda andare il suo pezzo.

Tutto insomma il suo sollievo e la sua consolazione in questa vita era di pensare al suo morire: «Allora (così ella andava consolando se stessa in questa terra) allora, anima mia, entrerai nel tuo riposo, quanto t'interterrai con questo sommo bene e intenderai quello ch'egli intende, amerai quello ch'egli ama, e godrai quello ch'egli gode: poiché vedrai perduta la tua miserabile volontà». Sicché può dirsi che la nostra santa era conservata in vita dalla sola speranza della vita eterna, per cui ella rinunziava tutti i beni del mondo. Voglio più presto vivere, morire, ella si protestava, in isperar la vita eterna, che possedere tutti i beni. Non m'abbandonare, Signore; perché io spero in te. Ti serva io sempre, e fa di me quel che ti piace.




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