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S. Alfonso Maria de Liguori
Virtù e pregi di S. Teresa

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CONSID. IX. Della preziosa morte di s. Teresa.

Partendo la s. Madre dalla città di Burgos desiderava di andare al suo diletto monistero d'Avila, affin di godere qualche riposo in quel suo caro e primo nido, dove diè principio alla riforma; ma ad altro nido e riposo la chiamava il suo sposo celeste: la voleva già nella patria beata; onde dispose che ricevesse per via l'ubbidienza del suo provinciale che andasse al monistero d'Alba dove Dio l'aspettava per liberarla dal carcere di questa terra e condurla alle sue nozze eterne. Vieni, o mia santa, vieni; il tuo sposo è già contento delle tue fatiche; è già mosso a pietà de' tuoi sospiri. Vieni al desiderato riposo, dalle tempeste al porto. Vieni a cominciare quella


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nuova vita d'amore a cui darai presto principio con una morte d'amore, che 'l Signore in questo fortunato luogo ti prepara.

Ubbidì la santa e giunse in Avila nel giorno di s. Matteo, sei ore dopo mezzo giorno nel 1582. La ricevettero le sue figlie con gran riverenza ed amore, presaghe forse di doverla perdere tra breve. Ricevettero la sua benedizione e le baciarono la mano, parlando loro la santa madre con parole piene di tenerezza e di affetto.

Veniva già ella stanca ed inferma dal viaggio e dalla febbre che l'avea presa, onde pregata dalle sue figlie, subito andò a porsi a letto dicendo: Oh Dio mi aiuti, figliuole; come mi sento stanca! Son più di venti anni che non sono andata a letto così a buon ora come questa sera. Benedetto il Signore, che son caduta ammalata fra di voi.

Per gli otto giorni seguenti seguitò a star così poco sana, alzandosi però per ricevere ogni giorno il suo Gesù sagramentato ch'era l'unica vita del suo vivere.

Ma nel giorno di s. Michele, astretta dal male che l'avvicinava alla morte, si pose all'infermeria in letto per non alzarsi più. Stette ivi un giorno ed una notte rapita in orazione, in cui intese esser vicina l'ora del suo riposo, essendole allora rivelata l'ora e 'l punto del suo passaggio. Onde disse all'amata compagna de' suoi viaggi, la v. suor. Anna di s. Bartolomeo, che era giunta già la sua partenza. Tre giorni avanti la sua morte, essendo venuto a confessarla il p. Antonio di Gesù, le disse che avesse pregato Dio a donarle la vita per bene della riforma, ma rispose la santa, che non s'affaticassero più in ciò, perché la sua partenza era certa né la sua dimora era più necessaria in terra. Le fecero porre i medici le coppette a sangue ed ella l'accettò volentieri, non già per desiderio di guarire, ma per ansia di patire, e fra' patimenti (com'ella sempre era andata sospirando) finire la sua vita per amor del suo diletto sposo che tra tante pene volle morire.

Nella vigilia di s. Francesco domandò il ss. viatico, e mentre glielo portavano, radunate le monache nella sua stanza, e stando quelle afflitte e piangendo, ella colle mani giunte cominciò a dir loro: «Figliuole e signore mie, perdonate il mal esempio che vi ho dato, e non imparate da me che sono la maggior peccatrice del mondo e quella che meno di tutte ho osservata la mia regola. Per l'amor di Dio, figliuole mie, vi prego che l'osserviate con perfezione, ed ubbidiate a' superiori». Ella ch'era stata così amante dell'ubbidienza, non altro che l'ubbidienza raccomandò in morte, sapendo che dalla perfetta ubbidienza dipende la perfezione di ogni religiosa.

Giunse la s. comunione, ed ella, tuttoché stesse così debole di forze che appena potea muoversi, pure a vista del suo sposo sagramentato ebbe vigore da se stessa di porsi a sedere sopra del letto. Era tanto grande l'impeto che l'amore le dava, che parea (come si narra nella vita) che volesse gittarsi dal letto per andargli all'incontro e ricevere l'unico diletto dell'anima sua. Se le fece allora il viso così acceso e lucente che non si potea più mirare. Giunte le mani, e ardendo di più viva fiamma, quale amante fenice, accostandosi più al finir della sua vita, parlava più accesa


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di amore col suo sposo, che tutt'inteneriva. Tra l'altre cose dicea: O Signor mio e sposo mio, già è venuta l'ora bramata, tempo è ormai che ci vediamo, Signor mio. Arrivata è già l'ora ch'io esca da questo esilio e l'anima mia goda con voi quello che ha tanto bramato.

Tanto si consolava in quel punto e ringraziava Dio d'esser figlia della s. chiesa, e non faceva altro che ripetere con giubilo: In fine, Signore, son figlia della chiesa. Come anche spesso ripeteva quel verso di Davide: Cor contritum ed humiliatum Deus non despicies. Il giorno seguente dopo aver ricevuta l'estrema unzione, stando abbracciata con un crocifisso, stette 14 ore rapita e fuori di sé, col volto tutto infiammato e senza muoversi, cominciando sin d'allora già a godere qualche saggio della gran gloria che Dio le apparecchiava in cielo, a cui già lo sposo la chiamava dicendole: Surge propera, amica mea et veni. Allora la v. Anna sua compagna vide prima che la santa spirasse, assisterle a piè del letto il suo sposo Gesù con molti angioli che aspettavano per condurla al cielo. Vide ancora farle compagnia la sua dolce madre Maria e 'l suo amato padre s. Giuseppe. Indi furono vedute molte persone vestite di bianco, ma tutte risplendenti, che con gran festa entrarono nella cella dove stava la s. moribonda, che si pensò essere i dieci mila martiri che in vita le avean promesso di accompagnarla in paradiso. Ed accostandosi questi al letto, in quel punto ella consumando la sua bella vita in un dolce incendio d'amore, per forza d'amore dolcemente spirò, uscendo da questo carcere l'anima sua benedetta, volando qual amante colomba al possesso del suo diletto: mentre appunto qual bianca colomba fu veduta volare verso il cielo. Nell'istesso punto apparve gloriosa a suor Caterina di Gesù, dicendole che per empito d'amore erasi estinta la sua bella vita e che se n'andava a godere Dio. Uscì poi tanto odore e fragranza dal suo benedetto e verginal corpo, che si diffuse per tutto il monistero.




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