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S. Alfonso Maria de Liguori
Avvertim. per la lingua toscana

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Capo II - DEGLI ARTICOLI E PREPOSIZIONI

 

Gli articoli del genere mascolino nel singolare sono questi: il principe, del, al, il e dal o nel o col principe; non si dice poi con il, ma con lo e collo o col. In plurale poi i, li o gli signori; delli, degli, dei e de'; alli, agli, ai o a i ed a'; i, li o gli; dalli, dagli, dai e da'; nelli, negli, nei e ne' e cogli, coi e co' signori, non con i signori; ma nel feminino si può dire colle mani e con le mani. Si può dire coll'uomo e con l'uomo.

 

Ma notisi che quando il nome seguente comincia colla s ed un'altra consonante, allora si dice solamente lo studio e dello, allo, lo e dallo studio, ed in plurale gli schiavi e degli, agli, gli e dagli o negli o cogli schiavi.

 

Può dirsi que' libri, ma non que' studj; si ha da dire quegli studj. E così in simili parole non mai s'abbrevia la parola antecedente: non si dice quel Spirito o gran Spirito, ma quello e grande Spirito. Di più, non si dice con speranza, per scritto, ma con isperanza e per iscritto, non isdegna, in ispecie, ec.

 

In quanto al genere feminino non v'è regola particolare circa gli articoli.

 

Si noti di più che dopo la particola per, si mette sempre non il o i, ma lo e gli o li: si dice per lo passato, non per il passato; per gli o li meriti, non per i meriti.

 

Le parole contro e contra si possono mettere col genitivo, dativo ed accusativo: contro o contra di me, a me e contro me.

 

La parola oltre col dativo ed accusativo: oltre a me ed oltre me; oltra solo coll'accusativo: oltra me.

 

La parola quale ricerca sempre l'articolo il o la quando significa qui, quae, quod, ma non quando significa qualis, come tale è l'uno, qual'è l'altro; o pure quando è interrogativo quis: quale di voi vuol venire ec.?

 

Dice il Buommattei che, quando alla prima parola ci è l'articolo, si dee replicare alla seconda; all'incontro, quando non v'è alla prima, non si dee mettere alla seconda, v. gr. il padre e la madre, non già il padre e madre; padre e madre, non già padre e la madre. Ma all'incontro dice il Salviati che ben alle volte l'articolo del primo nome può servire al secondo, ancorché di genere diverso, secondo l'esempio di Giovanni Villani: «E poi que' della lega colla volontà e procaccio de' Fiorentini ec.», cioè colla volontà e col procaccio ec.

 




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