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S. Alfonso Maria de Liguori
Consigli di sollievo...anima desolata

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Motivi di confidenza nella divina misericordia per li meriti di Gesù Cristo.

Due sono dunque i vostri gran timori che più vi angustiano, secondo


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mi avete detto; il primo è di non avervi a salvare, il secondo di non esservi stati perdonati da Dio i vostri peccati. In quanto al primo, se siete scritta o no al libro della vita, questo è un segreto che Dio non vuole che da noi si sappia, acciocché ognuno col timore di non aversi a perdere attenda colle sue opere buone ad assicurar la salute. Così scrive s. Pietro: Quapropter, fratres, magis satagite ut per bona opera certam vestram vocationem et electionem faciatis 1. È vero che il Signore è quegli che ci ha da convertire e salvare; ma bisogna che noi ancora dal canto nostro procuriamo di convertirci a Dio ed allora egli non lascerà di salvarci. Convertimini ad me et salvi eritis 2.

Fu bestemmia esecranda di Calvino il dire che Dio crea alcuni uomini apposta per mandarli all'inferno; ed aggiungea l'infame eretico che Dio stesso li costringe a peccare affinché si dannino. Del resto è certo che Dio vuol salvi tutti: Qui omnes homines vult salvos fieri et ad agnitionem veritatis venire 3. E dichiara che anche gli empj che meritano positivamente la morte eterna egli li vuole convertiti e salvi: Vivo ego, dicit Dominus: Nolo mortem impii, sed ut convertatur a via sua, et vivat 4. Avverte Tertulliano, che le prime parole, Vivo ego, sono un giuramento che fa Dio per esser da noi creduto senza esitazione: Iurans etiam, vivo dicens, cupit sibi credi 5. Quindi il dottissimo Petavio 6 molto si maraviglia di taluno che mette in dubbio questa verità, cioè che Dio vuol salvi tutti; onde dice, che se mai è lecito calunniare questa scrittura confermata da Dio con giuramento e storcerla in altro senso, qual cosa vi sarà così chiara in materia di fede che potrà esser sicura da cavilli? Quid est adeo disertum in fidei decretis, quod a cavillatione tutum esse possit? E perché Dio ha tanto desiderio di salvare tutti gli uomini? perché esso gli ha creati per l'amore che loro ha portato sin dall'eternità: In caritate perpetua dilexi te (così dice il Signore ad ogni uomo); ideo attraxi te miserans tui 7.

Sapendo poi il Signore la nostra fragilità, scrive s. Pietro ch'egli ha pazienza co' peccatori, perché non vuole che si perdano, ma faccian penitenza de' lor peccati e si salvino: Sed patienter agit propter vos, nolens aliquos perire: sed omnes ad poenitentiam reverti 8. Quel Redentore che ci ha riscattati dalla morte eterna col prezzo del suo medesimo sangue, dice s. Agostino, non vuol veder perdute le nostre anime che tanto gli costano: Quis nos tanto pretio redemit, non vult perire quos emit 9. In somma Iddio vorrebbe salvar tutti; e quando vede che alcuni lo costringono coi loro peccati a mandarli all'inferno, quasi piangendo per compassione loro dice: Et quare moriemini, domus Istrael... revertimini et vivite 10. Come dicesse: Ma figli miei, perché volete perdervi e dannarvi in eterno dopo che io son morto in croce per salvarvi! Se mi avete lasciato ritornate a me pentiti ed io vi restituirò la vita che avete perduta.

Ora da ciò voi argomentate se Dio desidera di vedervi salva; e perciò da ogg'innanzi lasciate di farvi uscir di bocca: Ma chi sa se Dio non mi vuol


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salva? chi sa se egli mi vuole dannata per le offese che gli ho fatte? Discacciate affatto da voi questi sentimenti, mentre vedete che Dio vi assiste colla sua grazia e vi chiama con tanti impulsi al suo amore.

In quanto poi all'altro timore che il Signore non v'abbia perdonate ancora le colpe della vita passata, già vi dissi a principio che in ciò dovete quietarvi all'ubbidienza che vi ha data il confessore, di non pensare a confessarvi più della vita passata dopo le confessioni già fatte. Ricordatevi (come vi dissi) di quel che scrive s. Teresa, che chi ubbidisce al confessore o con pena o senza pena, si assicura di fare la divina volontà. E vi ricordo di più quel che scrisse s. Giovanni della Croce, che il non appagarsi di ciò che dice il confessore è mancamento di fede. Poiché in verità disse Gesù Cristo, che chi ubbidisce a' suoi ministri ubbidisce a lui stesso, e chi disprezza i suoi ministri lui stesso disprezza: Qui vos audit me audit, qui vos spernit me spernit 1.

Sicché da oggi avanti abbandoniamo tutto il pensiero della nostra salute in mano del Signore, poiché egli (dice s. Pietro) ha presi noi sotto la sua cura: Omnem sollicitudinem vestram proiicientes in eum, quoniam ipsi cura est de nobis 2.

Per conservarci poi in grazia di Dio bisogna che totalmente diffidiamo delle nostre forze, giacché noi senza l'aiuto della grazia non possiamo fare alcun bene e possiamo all'incontro cadere in tutti i mali. E perciò tutta la nostra salute sta nel raccomandarci continuamente a Dio; poiché siccome stiamo in continuo pericolo di cadere, così bisogna che continuamente colle preghiere ci procuriamo l'aiuto del Signore. Questo aiuto, dice s. Bernardo, si offerisce a tutti, e niuno ne resta privo, se non quegli che lo disprezza: Affertur omnibus, et nemo illius est expers, nisi qui renuit 3. L'aiuto dunque divino si offerisce a tutti, ma Dio vuole che chi lo desidera glielo domandi: Petite et accipietis 4. E chi è trascurato a domandarlo ne resterà privo e si perderà.

Quando dunque il demonio ci spaventa col pensiero della nostra debolezza, non ci abbandoniamo alla diffidenza, ma speriamo di ricever la forza di resistere a tutte le tentazioni da quel Dio che è onnipotente e ci conforta a sperare, dicendo come dicea l'apostolo: Omnia possum in eo qui me confortat 5. E se noi confidiamo in Dio, come potremo restare confusi? No, dice l'Ecclesiastico: Nullus speravit in Domino et confusus est 6. Il solo nome di Gesù abbatte tutte le forze dell'inferno. Scrive s. Paolo, che Iddio donò a Gesù Cristo un nome che supera ogni nome, poiché a tal nome tutto si umilia: Donavit illi nomen, quod est super omne nomen, ut in nomine Iesu omne genuflectatur coelestium, terrestrium et infernorum 7. Ne' contrasti coi nemici della nostra salute spesso vale più a vincere l'invocare in aiuto il nome di Gesù che il dire molte lunghe orazioni.

Inoltre in questo voglio per vostra consolazione lasciarvi alcuni altri avvertimenti particolari che, come penso, possono essere molto utili alla vostra coscienza.

1. Ritorno a raccomandarvi l'ubbidienza al confessore, perché secondo ho potuto conoscere a questa ubbidienza,


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per lo passato non avete avuta tutta la fede e perciò molte volte siete stata inquieta. Basta quanto vi ho detto su di questa materia. Tenete per certo, che chi cammina coll'ubbidienza fa viaggio sicuro al paradiso.

2. State poi attenta nelle cose contrarie a ricevere tutto dalle mani di Dio: specialmente in tempo delle vostre infermità, ubbidite esattamente al medico nel prendere i rimedj, rappresentategli tutti i vostri patimenti senza esagerazione e poi quietatevi. Lasciate di mendicare atti di compassione con coloro che vengono a visitarvi. E quando alcuno smoderatamente vi compatisce rispondete come diceva Gesù Cristo: Calicem quem dedit mihi Pater non bibam illum? 1 Dite: questo male Dio me lo manda, non perché mi vuol male, ma perché mi vuol bene, ed io non l'accetterò con pace? In tempo d'infermità si conosce se una persona ha spirito o no. Alcune persone divote quando stan sane son tutta dolcezza ed umiltà; ma se hanno qualche male subito diventano impazienti e superbe, e si lamentano di tutti specialmente se non hanno qualche rimedio o servitù a tempo. Inferma dunque soffrite tutto senza lamenti. In tutte le cose poi avverse dite con Giobbe: Sicut Domino placuit, ita factum est; sit nomen Domini benedictum 2. State ancora attenta a sopportare i disprezzi senza risentirvi, in ciò si conosce se una persona è umile, quando riceve i disprezzi con pazienza.

3. Iddio è tutto bontà con chi lo cerca: Bonus est Dominus animae quaerenti illum. Niuno mai ha confidato in Dio ed è restato da Dio abbandonato: Nullus speravit in Domino et confusus est 3. Iddio si fa trovare anche da coloro che non lo cercano, come scrive s. Paolo: Inventus sum a non quaerentibus me 4. Quanto più facilmente poi Dio si farà trovare da chi lo cerca? Guardatevi dunque da ogg'innanzi di dire che Dio v'ha abbandonata: il Signore non abbandona che solamente gli ostinati, i quali vogliono vivere in peccato, e costoro né pure gli abbandona affatto, ma sempre va loro appresso sino alla morte, soccorrendoli con qualche lume per non vederli perduti.

4. Quando un'anima cerca di amarlo, egli non può non amarla, come si è protestato: Ego diligentes me diligo 5. E quando si nasconde da queste anime che l'amano non lo fa se non per loro profitto, per vederle più desiderose di trovar la sua grazia e di più stringersi con esso. Ecco quel che dicea s. Caterina da Genova quando si sentiva molto arida, in modo che le parea essere abbandonata da Dio e che non avesse modo di sperare, diceva allora: «Quanto sono felice in questo statodeplorabile! Sia il mio cuore tra le rovine, purché l'amor mio sia glorificato. Mio caro amore, se da questo mio infelice stato vi proviene un solo granello di gloria, vi prego a lasciarmi così per tutta l'eternità». E così dicendo piangea dirottamente in mezzo alla sua desolazione.

5. Sappiate che le anime amanti del Crocifisso nella desolazione più si stringono con Dio dentro del loro cuore. Niuna cosa fa tanto cercare Dio quanto la desolazione; e niuna cosa tira tanto Dio nel cuore quanto la desolazione, perché nella desolazione gli atti d'uniformità alla volontà divina sono più puri e più perfetti; onde quanto


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la desolazione è più grande, più grande è l'umiltà, più pura è la rassegnazione, più pura è la confidenza, più pure sono le preghiere; e così più abbondanti sono le grazie ed i soccorsi divini.

6. Per camminare alla perfezione attendete sopra tutto all'esercizio del divino amore: il solo amore di Dio è quello che quando si fa padrone del nostro cuore lo spoglia di ogni affetto disordinato. Pertanto procurate di replicare spesso atti d'amor divino, dicendo: Mio Dio, io vi amo, io vi amo, io vi amo; e spero di morire dicendo, mio Dio, vi amo. Dicono i santi che un'anima non dee meno amare che respirare. Ma parlando dell'amore verso Dio, non vi rincresca di leggere il secondo e terzo capitolo, perché vi troverete più sentimenti che vi gradiranno e potranno giovarvi nel far l'orazione.

7. Di più nell'orazione offeritevi spesso a Dio senza riserba. Ditegli di cuore: Gesù mio, senza riserba mi dono a te. Voglio esser tutta tua, tutta tua; e se io non so darmi come dovrei, prendimi tu, Gesù mio e fammi tutta tua. S. Teresa ogni giorno si offeriva tutta a Dio per cinquanta volte. Ciò potete praticarlo anche voi. Quindi donategli sempre la vostra volontà, replicandogli con s. Paolo: Domine, quid me vis facere? 1 Questo solo atto bastò a voltare s. Paolo da persecutore della Chiesa in vaso di elezione. E perciò pregate spesso il Signore con Davide: Doce me facere voluntatem tuam 2. A ciò siano indirizzate tutte le vostre preghiere a Dio ed alla Madre di Dio, all'angelo custode ed a tutti i vostri santi avvocati, acciocché vi ottengano di fare perfettamente la volontà di Dio. In somma questa sola parola fiat voluntas tua vi serva per rimedio di tutti i vostri mali e per acquisto di tutti i beni.

8. E quando vi trovate più arida, esercitatevi in compiacervi del gaudio infinito che gode il vostro Dio che amate; che è l'atto più perfetto d'amore ch'esercitano i beati in cielo, i quali non tanto godono della loro beatitudine quanto di quella di Dio, mentre amano immensamente più Dio che loro stessi.

9. In quanto poi al soggetto dell'orazione non vi partite dal meditare la passione di G. Cristo. Gesù che patisce per nostro amore è l'oggetto che con più forza si tira i nostri cuori. Nel meditare i misterj della passione, se il Signore vi dona qualche tenerezza ricevetela con ringraziamento; ma quantunque non vi proviate tenerezza, sappiate che sempre ne riceverete nell'anima un gran conforto. Andate spesso specialmente all'orto di Getsemani, come faceva s. Teresa, dicendo che ivi lo trovava solo; e considerandolo così afflitto che agonizza, che suda sangue, che si dichiara così mesto, che la mestizia basta a dargli la morte, voi ben troverete conforto nelle vostre afflizioni, vedendo che egli tutto patisce per vostro amore. Ed a tal vista di Gesù che si apparecchia a morire per voi, apparecchiatevi ancora voi a morire per lui: e quanto più vi trovate afflitta dalle vostre angustie, dite allora come disse s. Tommaso l'apostolo agli altri discepoli: Eamus et nos, et moriamur cum eo 3. Moriamo con Gesù.

10. Andate anche al Calvario, ove lo troverete che sta spirando sulla croce consumato da' dolori; e mirandolo in quello stato non è possibile che non restiate confortata a patir volentieri


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ogni pena per un Dio che muore di dolore per vostro amore. S. Paolo si protestava che egli non sapeva e non voleva saper altro in questa vita che Gesù crocefisso: Non enim iudicavi me scire aliquid inter vos, nisi Iesum Christum, et hunc crucifixum 1. Dice s. Bonaventura, che chi vuol conservare una continua divozione verso Gesù Cristo, dee sempre cogli occhi della mente mirarlo moribondo in croce: Semper oculis cordis sui Christum in cruce morientem videat, qui devotionem in se vult conservare. E così in tutti i vostri timori voi guardate il crocifisso e prendete coraggio, ed animatevi a patire per suo amore.

11. Sopra tutto vi raccomando la preghiera; quando altro non sapeste dire, basta che diciate, Signore, aiutatemi ed aiutatemi presto: Domine in adiutorium meum intende, Domine ad adiuvandum me festina. Già sapete che la s. chiesa questa orazione la fa replicare tante volte nell'ufficio a tutti i sacerdoti e religiosi. E s. Filippo Neri insegnava a dire 63. volte per modo di corona quest'orazione Deus in adiutorium meum intende. Domine ad adiuvandum me festina. Il Signore ha promesso di darci quanto gli domandiamo: Petite et dabitur vobis. S. Bernardo restava rapito quando pensava alle parole dette da Gesù Cristo a' figliuoli di Zebedeo, i quali gli dissero: Magister, volumus, ut quodcumque petierimus, facias nobis. E Gesù rispose: Quid vultis, ut faciam vobis? 2

12. E tutte le grazie che chiedete a Dio, chiedetele sempre in nome di Gesù Cristo. Quanto noi riceviamo da Dio tutto lo riceviamo per li meriti di Gesù Cristo. E lo stesso nostro Redentore ci ha promesso che quanto domandiamo a Dio in nome di lui, tutto il Padre ce lo darà: Amen, amen dico vobis: Si quid petieritis Patrem in nomine meo, dabit vobis 3. Ora quando avete paura che Dio vi voglia mandare all'inferno, pensate se è possibile, che chi vi dice: dimandami quel che vuoi e te lo darò; abbia volontà di mandarvi all'inferno?

13. Ma perché poi, trovandovi desolata, volete sospettare che Dio vi odia? Non dovete affliggervi, ma più presto consolarvi, vedendo che Dio vi tratta come tratta le anime più care de' suoi servi; e come ha trattato il suo medesimo Figlio, del quale dice la scrittura: Et Dominus voluit conterere eum in infirmitate 4. Lo volle veder consumato e stritolato sotto i dolori e patimenti.

14. Quando vi spaventa il pensiero che Dio voglia abbandonarvi per le vostre ingratitudini, fate come fecero i due discepoli che mentre andavano in Emmaus, loro si accompagnò Gesù in forma di pellegrino, e quando furono vicini al detto luogo, il Signore dimostrò di voler passare avanti (se finxit longius ire ), ma essi, dice il vangelo, coegerunt illum dicentes: mane nobiscum, quoniam advesperascit. Ed allora egli si compiacque di entrare in quella casa e di restarsi con essi: Et intravit cum illis. Tuttociò si narra in s. Luca 5. E così voi quando vi pare che il Signore voglia lasciarvi, forzatelo a restar con voi e ditegli: Gesù mio, mane mecum, restatevi meco, non voglio che mi lasciate: se voi mi lasciate, a chi debbo andare che mi consoli e mi salvi? Domine, ad quem ibimus? come disse s. Pietro 6. E così


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seguite a pregarlo con amore e tenerezza; e non temete che certamente non vi lascerà. Seguite poi a dirgli coll'Apostolo: Neque mors, neque vita...neque creatura alia poterit nos separare a caritate Dei etc. etc. 1. Ditegli: mio Salvatore, mostratevi meco sdegnato quanto volete, sappiate che né il timore della morte, né il desiderio della vita, né alcuna creatura del mondo potrà mai separarmi dal vostro amore. Oppure dite quel che disse s. Francesco di Sales, quando era giovinetto, e stando arido, il demonio gli suggeriva che era destinato all'inferno, ed egli rispose: E giacché non potrò amare il mio Dio nell'eternità, voglio amarlo almeno in questa vita per quanto posso. E così ricuperò l'allegrezza.

15. E quando vi trovate più oppressa da timori o dall'aridità, non lasciate di ricorrere a Maria ss., la quale da Dio ci sta data per consolatrice degli afflitti. Gesù Cristo è il fondamento di tutte le nostre speranze, ma la s. Chiesa vuole che noi chiamiamo Maria la speranza nostra: Spes nostra, salve. Tutte le grazie principalmente vengono a noi da Dio, ma dice s. Bernardo, che tutte passano per mano di Maria. Onde chi lascia di raccomandarsi alla b. Vergine, si chiude il canale delle grazie. All'incontro ella non lascia di soccorrere ognuno che la chiama in aiuto; perciò tutti i santi hanno inteso a raccomandarsi continuamente a questa divina Madre che può tutto con Dio.

16. Del resto sempre che avete intenzione di amare Dio, dilatate il vostro cuore. Dilata os tuum et implebo illud 2. Dilata la tua bocca (dice Dio) ed io la riempirò, viene a dire, che quanto più noi speriamo da Dio, tanto più ne riceveremo. Egli si è dichiarato che favorisce coloro che in esso confidano: Protector est omnium sperantium in se 3. E figuratevi, che quando voi dubitate che il Signore non vi senta, egli vi riprenda come riprese s. Pietro e vi dica: Modicae fidei, quare dubitasti? 4 Perché dubiti che io non ti ascolti, sapendo la mia promessa di esaudire ognuno che mi prega? E perché ci vuole esaudire, vuole che noi crediamo che egli certamente ci esaudisca, quando gli domandiamo noi le grazie: Omnia quaecumque orantes petitis, credite quia accipietis et evenient vobis 5. Notate le parole credite, quia accipietis, bisogna dunque domandare a Dio le grazie con confidenza sicura senza esitare di non riceverle, come ci esorta s. Giacomo: Postulet autem in fide, nihil haesitans 6. Trattando con questo Dio tutto bontà confidate assai e discacciate la malinconia. Chi serve a Dio e sta mesto, in vece di onorarlo, più presto lo disonora. Dice s. Bernardo 7, che chi rappresenta Dio aspro e severo, gli fa torto; essendo egli la stessa bontà e misericordia. Come potete voi dubitare, dice il Santo, che Gesù non vi perdoni i vostri peccati, quando esso gli ha confitti alla croce (dov'è morto per voi) cogli stessi chiodi delle sue mani?

17. Dio si dichiara che la delizia sua è di stare con noi: Deliciae meae esse cum filiis hominum 8. Se dunque le delizie di Dio sono di trattare con noi, è giusto che tutte le delizie nostre siano di trattare con Dio. E questo pensiero deve animarci a trattare


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con Dio con tutta la confidenza, procurando di passare tutto il tempo della vita che ci resta con questo nostro Dio che tanto ci ama, e con cui speriamo di stare in cielo in sua compagnia per tutta l'eternità.

18. Trattiamoci dunque con tutta la confidenza ed amore, come coll'amico più affezionato e caro che abbiamo e che ci ama più d'ogni altro. Oh Dio, le anime scrupolose trattano Dio come un tiranno che non esige altro da' suoi sudditi che riserba e timore; e perciò temono che ad ogni parola detta inconsideratamente, ad ogni pensiero passato per la mente, già egli sia entrato in collera e voglia subbissarle all'inferno. No, Iddio non ci priva della sua grazia se non quando noi ad occhi aperti e deliberatamente la disprezziamo e vogliamo voltargli le spalle. E quando gli diamo qualche disgusto leggero con qualche peccato veniale, quello certamente gli dispiace, ma non perciò ci priva dello stesso amore che ci portava; onde con un atto di pentimento o di amore subito si placa.

19. La sua maestà infinita merita tutta la riverenza ed umiliazione, ma dalle anima che l'amano egli più si compiace di esser trattato con amorosa confidenza che con timida soggezione, e così voi non trattate più Dio da tiranno. Ricordatevi delle grazie che egli vi ha fatte, anche dopo le offese ed ingratitudini che voi gli avete usate. Ricordatevi de' tratti amorosi che egli ha praticati con voi per cavarvi fuori dalla vostra vita disordinata, de' lumi straordinarj che vi ha dati, con cui tante volte vi ha chiamata al suo s. amore; e pertanto da oggi avanti trattate con Dio con gran confidenza e tenerezza, come coll'oggetto più caro che voi avete. Passiamo avanti.

20. Non occorre poi raccomandarvi la frequenza de' sacramenti, perché voi già li frequentate. Confessatevi almeno due volte la settimana, almeno una. In quanto poi alla comunione, ubbidite al direttore; ma ancorché vi sentiate arida non lasciate di domandarla; poiché i direttori si regolano in concedere più o meno la comunione, secondo scorgono il desiderio che ne ha il penitente. Quando il direttore vede che voi non glie la chiedete e non ne dimostrate desiderio, difficilmente da sé v'imporrà che vi comunichiate. E quando voi non fate la comunione reale, almeno fatevi la comunione spirituale, che potete farla, e fatela più volte al giorno.

21. Siano poi continuamente gli oggetti più cari del vostro amore questi due gran misteri del sagramento dell'altare, e della passione di Gesù Cristo. Se l'amore di tutti i cuori si unisse in un solo cuore, certamente non potrebbe corrispondere neppure in minima parte all'amore che Gesù Cristo ci ha dimostrato in questi due misteri della Passione e del ss. Sagramento dell'altare. Attendete dunque voi nella vita che vi resta ad amare e confidare; e non vi accorate quando vi trovate nelle afflizioni ed angustie; perché questo è segno di amore, non di odio che vi porta Dio. E perciò a questo proposito per fine di questo Trattatello, voglio qui addurvi l'esempio di s. Liduvina vergine, di cui non so se fra i santi leggasi nelle istorie esempio di un'anima così afflitta e tribolata, quanto fu questa s. vergine. Ella nacque di poveri parenti in una terra di Olanda nominata Scedan: essendo ella giovinetta,


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un giorno camminando sul ghiaccio cadde e si ruppe una costa; non essendo di poi curata per la povertà, se gli fece una postema sulla costa rotta, la quale si aprì da se stessa e le infettò tutto il corpo, onde restò paralitica. I parenti l'abbandonarono senza pigliarsene alcuna cura, ed ella piena di dolori restò attratta per tutti i membri del corpo, fuori della testa e del braccio sinistro; poiché il braccio destro l'era affatto inutile, mentr'era preso dal fuoco di s. Antonio di modo che l'erano rimaste rose anche le ossa; ed ella neppure si arrischiava a parlar dei suoi mali, per non essere ingiuriata dai parenti.

22. La testa le veniva tormentata da continui ed acuti dolori, nella fronte aveva una gran piaga e il mento le stava mezzo aperto sino alla bocca, e pieno di sangue congelato che le impediva il parlare ed il mangiare. Degli occhi l'uno era entrato dentro e fatto inutile; l'altro era così pieno di umori maligni, che non potea soffrire la luce del sole, ma appena soffriva il lume d'una lucerna. Pativa tali dolori ne' denti che la riduceano alla morte. Aveva un continuo flusso di sangue o dalla bocca, narici, ed occhi, o dalle orecchie. Aveva una scaranzia nella gola che le impediva anche il respirare. Una continua febbre la tormentava: pativa un vomito continuo buttando gran quantità di acqua sanguigna, quantunque pochissimo era il cibo che prendeva. Era insieme idropica, etica e tisica, sprovveduta di tutto e senza aiuto di alcuno. Qualche volta per compassione vi era chi le porgea qualche medicina, ma quella le raddoppiava il martirio, ed ella prendeala ubbidiente come un'agnella senza lagnarsi di nulla. I parenti, perché poveri e infastiditi di tanti suoi mali, se la prendeano con lei, dicendo, che ella era nata solo per loro tormento e per consumare quel poco che vi era in casa, ond'era meglio che la morte se la pigliasse. Piangeva ella non per li suoi mali, ma per l'incomodo che dava agli altri.

23. Non potendosi muovere giacea sempre sul dorso, che tutto se le infracidò in modo che la pelle si attaccò al letto, cioè a quella povera paglia, sulla quale stava abbandonata; onde quando alcuna persona la sollevava per compassione la pelle restava attaccata a quella paglia, e il corpo restava come scorticato. In somma il vedere quella povera zitella di 15. anni sopra quel letto era lo stesso che vedere un cadavere sulla bara che appena respirava. E così visse questa santa verginella per 38. anni. Si aggiunge che quattro soldati entrati un giorno nella sua camera, dopo molte ingiurie che le dissero, chiamandola ipocrita e strega, che col tempo sarebbe scoperta qual era, le tolsero quella povera coperta di lana che copriva il di lei corpo mezzo morto. Prima poi di partirsi la batterono ed anche la ferirono colle loro spade.

24. Si aggiunse a tutti questi mali esterni una desolazione interna che l'afflisse per più anni; poiché Dio per maggiormente purificarla (come fa colle anime sue più dilette), ritirò da lei la sua sensibile assistenza, onde si ritrovò abbandonata dalla sua solita amorosa confidenza nel suo Dio; ed allora il demonio fieramente la tormentava, dicendole che i tanti mali da' quali era oppressa, erano segno certo che il Signore l'aveva abbandonata


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e che sarebbe morta disperata. Ella non però, benché assalita da tante infermità e da tante angustie interne, tutto soffriva con rassegnazione, benedicendo Dio che così la trattava; ed affin di placarlo si cinse con una cintura di crini che entravano dentro quelle sue carni impiagate.

25. Visse la santa così desolata per quattro anni; ma ella tutto soffriva rassegnandosi al Divino volere e benedicendo sempre Dio, che così la trattava; univa tutti i suoi patimenti alla passione di Gesù Cristo, e così sostenne per tutto quel tempo quella orribile tempesta. Ma di poi Dio ben la consolava, e quantunque seguisse a sentire i suoi dolori, non di meno dicea: «Quando miro Gesù Cristo mio pendente in croce, io non sento più pene. I dolori mi fanno gridare, ma il cuore mi fa dire: Gesù mio amore, accresci le pene, ma accresci l'amore». Agli altri che la compiangevano dicea: «Tutto il mio male è nulla, mentre sono in mano di una bontà infinita, qual è il mio Dio che ha le viscere pietose più che di padre e di madre».

26. Di più se amate Gesù Cristo non lasciate di raccomandargli ogni giorno i peccatori. S. Teresa e s. Maria Maddalena de Pazzi molto attendeano a pregare per li peccatori. segno di poco amore a Dio un'anima che sa quanto Dio è ingiuriato dagli infedeli, dagli eretici e da tanti altri peccatori, e trascura di pregare il Signore per la loro conversione.

27. Da tutto ciò che avete inteso, vi prego a farvi animo e soffrire con fortezza le vostre aridità; e quando vi sentite più oppressa procurate di far la seguente preghiera.




1 2. Petr. 1. 10.



2 Is. 45. 22.



3 1. Tim. 2. 4.



4 Ez. 33. 11.



5 Tertull. de poenit. c. 4.



6 T. 1. l. 10. c. 17. n. 5.



7. Ier. 31. 3.



8 2. Petr. 3. 9.



9 S. Aug. de Temp. t. 10. serm. 3. post dom. Pasq.



10 Ez. 18. 31. et 32.

1 Luc. 10.



2 Petr. 5. 7.



3 S. Bern. in pur. M. 8.



4 Io. 16. 24.



5 Phil. 4. 13.



6 Eccli. 2. 11.



7 Phil. 2. 9. et. 10.

1 Io. 18. 11.



2 Iob. 1. 21.



3 Eccl. 2. 11.



4 Rom. 10. 20. cit. Is. 65. 1.



5 Prov. 8. 17.

1 Act. 9. 6.



2 Ps. 142. 10.



3 Io. 11.

1 1. Cor. 2. 2.



2 Marc. 10. 36.



3 Io. 16. 23.



4 Is. 53. 10.



5 24. 29.



6 Io. 6. 69.

1 Rom. 8. 38. et 39.



2 Ps. 80. 11.



3 Ps. 17. 31.



4 Matth. 14. 31.



5 Marc. 11. 24.



6 Iac. 1. 6.



7 Cant. serm. 28. n. 2.



8 Prov. 8. 31.




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