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S. Alfonso Maria de Liguori
Del sacrificio di Gesù Cristo

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PARTE III -Del Credo sino al Canone.

I. Credo. Quando il sacerdote recita questo simbolo della fede, dobbiamo rinnovare la nostra credenza a tutti i misteri


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e dogmi che la chiesa c'insegna. Simbolo propriamente era la tessera militare, che ora distingue i fedeli dagl'infedeli. Dicono che il simbolo cominciò a dirsi nella Messa nel secolo XI (vedi Lamb., cap. IX).14

II. Offertorio. L'offertorio comprende tutto quel che si fa dal Dominus vobiscum sino alla Prefazione. Non faccia meraviglia che il sacerdote, offerendo il pane ed il vino, li chiami Ostia immacolata e Calice della salute, perché tutte le preghiere e cerimonie che si fanno prima e dopo la consagrazione, a quell'ostia hanno rapporto; giacché nell'istesso punto che si consagra, si fa presente a Dio la vittima, se gli offerisce e si fa il sacrificio; e perché queste cose non possono spiegarsi nello stesso punto, perciò si spiegano in diverse volte. Onde per anticipazione il sacerdote offerisce a Dio il pane consagrato, e dice: Suscipe, sancte Pater,... hanc immaculatam hostiam; ed offerendo il vino, dice: Offerimus tibi, Domine, calicem salutaris; dice salutaris perché quel vino cambiato poi in sangue di Gesù Cristo, diviene nostra salute. Scrive S. Agostino che siccome nella mensa eucaristica Gesù Cristo ci prepara in cibo e bevanda il suo corpo e sangue, così noi dobbiamo preparargli il nostro corpo e sangue, offerendoci intieramente a lui pronti a dare il sangue e la vita, quando bisogna per la sua gloria. Ecco le parole del santo che son troppo belle: Mensa quae sit nostis, ubi est corpus et sanguis Christi; qui accedit, talem mensam praeparet (Tract. XLVI, in Ioan.).15

III. Nel vino si mescola l'acqua per significare la mescolanza o sia l'unione che si è fatta nell'Incarnazione del Verbo della divinità coll'umanità assunta da Gesù Cristo; e per significare ancora l'unione che si fa nella comunione sacramentale della persona che si comunica con quella di Gesù Cristo. Da S. Agostino è chiamata la santa comunione Mixtura Dei et hominis;16 e perciò il sacerdote nell'orazione che recita nella


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mentovata mescolanza dell'acqua col vino, dice: Deus, qui humanae substantiae etc. E dimanda a Dio che siccome Gesù Cristo suo Figlio si è fatto partecipe della nostra umanità, così egli per mezzo dello stesso nostro Redentore ci renda partecipi della sua divinità. Nel Concilio di Trento (Sess. XXII, cap. 7) dicesi: Monet S. Synodus praeceptum esse ab Ecclesia sacerdotibus, ut aquam vino in calice offerendo miscerent, quod Christum Dominum ita fecisse credatur. Ma ciò non è di precetto divino, ma ecclesiastico, vedi Lamb. (Cap. X)17 con S. Tommaso (3 p., qu. 74, art. 7).18

IV. Offerimus tibi, Domine, calicem salutaris, etc. Si offerisce a Dio il calice di salute, acciocché ascenda al suo divino cospetto con grato odore per la salute nostra e di tutto il mondo. Il card. Bona, quantunque dica nella sua Liturgia (Lib. 117 c. 9, 2) che nel tempo delle oblazioni del pane e del vino non si trovi scritta alcuna preghiera nel sacramentario di S. Gregorio, e di altri autori;19 nondimeno esso stesso cardinale nella romana liturgia antica, fatta da lui stesso stampare, dice che ben si trovano le preghiere che si faceano così dal clero, come


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da' fedeli, in porgere al sacerdote le loro oblazioni.20 Del resto scrive il nostro autore francese che le preghiere che oggidì si fanno dal sacerdote nella oblazione del pane e del vino, riguardano le oblazioni che anticamente faceano i fedeli, non già all'altare, ma al balaustro, che circonda il presbiterio.21

V. Siegue la lavanda delle mani che fa il sacerdote per riverenza del sacrificio, nel mentre recita le parole del salmo: Lavabo inter innocentes manus meas, etc.

VI. Indi, prima di sagrificare, offerisce a Dio il sacrificio del suo spirito umiliato, del suo animo contrito, con quelle parole: In spiritu humilitatis, et in animo contrito etc. E lo prega a benedire il sacrificio che gli prepara, pregando ch'egli lo benedica con quelle parole: Veni, sanctificator etc.

VII. Suscipe, sancta Trinitas, etc. Con queste preghiere il sacerdote offerisce a Dio Gesù Cristo come vittima già immolata colla sua morte. Ci calunniano gli eretici dicendo che noi offeriamo a Dio due sacrifici diversi, uno della croce, l'altro dell'eucaristia: ma si risponde non esser vero che sono due sacrifici, perché secondo si è dimostrato di sopra, il sacrificio dell'eucaristia è commemorativo di quello della croce, ed è realmente lo stesso di quello della croce, essendo il medesimo Gesù Cristo il principale offerente e la stessa vittima che si offerisce.

VIII. Orate, fratres, etc. Con queste parole, e colle altre che sieguono, il sacerdote esorta il popolo a pregare il Signore, che riceva quel sacrificio a gloria del suo nome ed a bene di tutti i fedeli. Quindi prosiegue il ministro in nome del popolo a pregare Iddio che riceva il sacrificio con quelle parole: Suscipiat Dominus etc.

IX. Siegue la segreta, la quale preghiera riguarda le offerte fatte dai fedeli del pane e del vino, che debbono cambiarsi nel corpo e sangue di Gesù Cristo, e per ciò la Chiesa prega il Signore che le benedica e le renda profittevoli, non solo agli offerenti, ma a tutt'i fedeli, come si dice nella segreta della Dom. V dopo Pent. : Domine, benignus assume, ut quod singuli obtulerunt, cunctis proficiat ad salutem.




14 “Sunt quibus videtur  negari non posse Romanam Ecclesiam ineunte saeculo XI coepisse symbolum in Missa recitare”. Prosperus LAMBERTINUS, De Sacrosancto Missae sacrificio, lib. II, cap. VIII, n. 7.



15 “Mensa potentis quae sit nostis; ibi est corpus et sanguis Christi: qui accedit ad talem mensam, praeparet talia”. S. AUGUSTINUS, In Ioannis Evangelium tractatus XLVII, n. 2, ML 35-1733.



16 “Ergo persona hominis mixtura est animi et corporis: persona autem Christi mixtura est Dei et hominis”. S. AUGUSTINUS, Epistolae, 137, n. 11, ML 33-520. - Come è chiaro qui S. Agostino parla dell’unione del Verbo colla natura umana. S. Alfonso lo applica all’unione di Cristo coll’uomo nella S. Comunione.



17 “Ex veteribus Theologis quidam affirmarunt aquam cum vino miscendam ex praecepto divino; nunc tamen communis sententia est non ex divino, sed ex ecclesiastico praecepto aquam in calicem infundendam.” Prosp. LAMBERTINUS, De Sacrosancto Missae Sacrificio, lib. II., cap. X, n. 6.



18 “Respondeo dicendum quod vinum quod offertur in hoc sacramento debet aqua misceri. Primo quidem propter institutionem. Probabiliter enim creditur quod Dominus hoc sacramentum instituerit in vino et aqua permixto... secundo quia hoc convenit repraesentationi Dominicae passionis... Tertio quia hoc convenit ad significandum effectum huius sacramenti qui est unio populi christiani ad Christum... Quarto quia hoc competit ad ultimum effectum huius sacramenti qui est introire ad vitam aeternam...” S. THOMAS AQUINAS, Summa Theol., pars III, quaestio 74, art. 6. - A proposito di queste parole di S. Tommaso, il Lambertini scrive: “Nos vero a D. Thomae doctrina minime recedimus qui p. 3, quaest. 74, art 7, docet per eam mixtionem significari populum Christo adunatum, et aquam quae de eius latere fluxerit: haec vero omnia ad usum quidem fidelium et ad effectum sacramenti pertinere, non tamen ad ipsius essentiam: ex quo intelligitur, non esse eam mixtionem, ut loquuntur Theologi, de necessitate sacramenti. Nam quod Christus auqam cum vino miscuerit, non inde tamen potest inferri mixtionem esse de praecepto divino; non enim  ad praeceptum divinum constituendum satis est Christum aquam cum vino miscuisse, sed id fieri iussisse oportuit”. LAMBERTINUS, De Sacrosancto Missae Sacrificio, lib. II, cap. X, n. 8.



19 “In Ordine romano nulla fit mentio orationum quae dici solent a sacerdote, dum oblationes et reliqua peraguntur, quas nec Gregorius Magnus in libro sacramentorum, nec  Alcuinus, nec Amalarius, nec alii Romanae Missae expositores commemorant.” Cardinalis Ioann., BONA, Rerum Liturgicarum libri duo, lib. II, cap. IX, Romae, 1671, pag. 363.



20 Cf. Op. cit., Appendix, pag. 492.



21 “Quelle (preghiere), che si dicono oggidì dal Sacerdote in alzare il pane ed il vino: Suscipe, Sancte Pater omnipotens etc. ed Offerimus etc. riguardano certamente l’oblazione de' fedeli, che non faceasi all’altare, ma al balaustro”. Idea del Sacerdozio..., pag. 221. - Ed francese, 1725, p. 281.






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