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S. Alfonso Maria de Liguori
Delle cerimonie della messa

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CAP. X. Del Pater noster sino alla comunione.

 

Alzatosi il sacerdote, e poste le mani distese sopra del corporale, dirà con voce intelligibile: Per omnia saecula saeculorum; alzando poi e congiungendo le mani, ed inchinando la testa verso il sacramento, dice, Oremus etc. Stando dritto, tiene le mani giunte sino al Pater noster; ma durante il Pater noster terrà le mani distese davanti al petto, e gli occhi fissi al sagramento sino alle parole Et ne nos inducas in tentationem; e risposto dal ministro Sed libera nos a malo, il sacerdote con voce bassa dirà Amen.

 

Dopo ciò, mettendo la sinistra sopra il corporale, colla destra prenderà il purificatoio, senza disgiungere l'indice dal pollice, ed astergerà leggermente la patena, cacciandola fuori del corporale, e lascierà il purificatoio nel corno dell'epistola poco lontano dal corporale. Indi, tenendo la patena fra l'indice e 'l dito medio, alzata in modo che la parte anteriore indorata risguardi l'ostia, e l'estremità di quella poggi sovra la tovaglia, non già sul corporale, colla mano che stia dalla parte di sovra della patena; ed in tal sito dirà l'orazione Libera nos etc.

 

Dopo le parole Omnibus sanctis, e prima delle parole Da propitius pacem, colla stessa patena si faccia il segno della croce, tenendo la sinistra sotto del petto; baci la patena e poi dica, Da propititus pacem; giacché la rubrica, dopo le parole Omnibus sanctis, ordina: Signat se cum patena a


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fronte ad pectus, et eam osculatur; e dopo queste parole ivi prosieguono le dette parole Da propitius pacem. Taluno volea che il bacio della patena dovesse farsi dopo la parola pacem, dicendo così ordinarsi dal cerimoniale de' vescovi1. Ma quel che ivi trovo scritto niente discorda dalle parole della citata rubrica del messale, mentre ivi si dice così: Antequam dicat verba, Da propitius etc., signat se cum ea a fronte ad pectus, et reliqua dicit et facit quae in missali ponuntur. Sicché il ceremoniale non parla del bacio, ma si rimette in tutto alla rubrica del messale, secondo la quale il bacio sta ordinato prima di dirsi Da propitius pacem. La patena poi si bacia all'orlo superiore vicino alla mano. Dicono Tonnellio con Bauldrit, che la croce dee principiarsi alle parole Cum beatis apostolis. Dicendo poi, Ut ope misericordiae etc., il sacerdote mette poi l'ostia sulla patena, accomodandola sovra di quella coll'indice della sinistra; ed avverta a collocare la parte superiore della patena sovra il piede del calice, affinché possa più comodamente prendersi l'ostia e la stessa patena.

 

Indi scovre il calice tenendo la palla sovra del velo, genuflette tenendo le mani sul corporale, ed alzandosi premerà coll'indice della sinistra la parte laterale dell'ostia, e premendola nel mezzo coll'indice e pollice della destra, l'alzerà sovra del calice, e poi coi pollici ed indici di ambe le mani la spezzerà riverentemente a poco a poco sovra del calice, facendovi prima due o tre pieghe in mezzo dalla parte anteriore, acciocché i frammenti non saltino fuori dietro del calice, e così poi più facilmente la dividerà per mezzo, e la metà che tiene nella destra la collochi sulla patena; e dall'altra metà che tiene colla sinistra ne prenda una particella, spezzandola coll'indice e pollice della destra dalla parte inferiore dell'ostia, e con detta particella farà le croci sul calice, come di qui a poco si dirà. Mentre divide l'ostia dirà: Per eumdem Dominum nostrum Iesum Christum Filium tuum; dopo la parola tuum collocherà sulla patena la parte che tiene colla destra; e poi dicendo: Qui tecum vivit et regnat, spezzerà la particella dell'altra metà (come si è detto) colla destra; e dicendo poi In unitate etc., colla sinistra unirà quest'altra metà sulla patena; e proseguendo a tenere colla destra la particella sul calice, tenendo il nodo colla sinistra, dirà con voce intelligibile, Per omnia saecula saeculorum; e dopo risposto Amen dal ministro, farà tre croci con detta particella sovra del calice da un labbro all'altro, senza toccarlo coll'ostia e dritto senza far salti, dicendo nello stesso tempo: Pax + Domini sit + semper vobiscum(+). Dopo che il ministro avrà risposto Et cum spiritu tuo, lascerà cadere nel calice la suddetta particella, dicendo sotto voce: Haec commixtio etc., facendo un inchino semplice, ma massimo, alla parola Iesu Christi. Indi purifica le dita sopra il calice, cuopre il calice colla palla, genuflette, ed alzatosi, inchinando solamente la testa (dicendo la rubrica, Capite inclinato versus sacramentum), con voce intelligibile dice: Agnus Dei etc.

 

Nel dire Miserere nobis, metta la sinistra sovra del corporale, ove la terrà sino al dire i tre Agnus Dei e colle tre ultime dita della destra si


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batte il petto per tre volte nel dire Miserere nobis, e Dona nobis pacem. Di poi, tenendo le mani congiunte sopra l'altare, come si disse a principio al cap. 4. n. 1., e stando mediocremente inchinato, cogli occhi fissi al sagramento, dirà segretamente le tre orazioni del messale.

 

Dette le orazioni, genuflette e poi dice sotto voce, Panem coelestem accipiam etc., e poi colla destra prenda riverentemente dalla patena col pollice ed indice della destra, e coll'aiuto anche della sinistra, anche le parti dell'ostia e le terrà colla sinistra in modo che formino una figura rotonda, e collocando la parte che sta verso il corno del vangelo, un poco sovra dell'altra, vi sottoponga la patena fra l'indice e l'altre dita slargate di sotto, senza poggiare il gomito sull'altare (ma ciò non è di rubrica; onde in caso di debolezza potrà poggiare il gomito sull'altare, ma fuori del corporale), e tenendo la patena alzata quattro dita sovra del corporale, stando un poco inchinato (parum inclinatus dice la rubrica), dirà tre volte con voce alquanto elevata, Domine, non sum dignus, e segretamente proseguirà a dire, Ut intres etc., senza voltarsi di lato, come fanno alcuni. Dopo ciò, prenderà le due parti dell'ostia col pollice ed indice della destra, soprapponendo la parte verso del vangelo all'altra; e segnandosi col segno di croce colla stessa ostia, tirando una linea d'un palmo in circa da alto a basso sovra la patena, sostenuta già dalla mano sinistra, in modo però che l'ostia non passi i limiti della patena, dirà: Corpus Domini nostri, calando la testa nel dire Iesu Christi etc., appoggiando i gomiti sull'altare, chinato mediocremente, assuma con riverenza l'ostia, sottoponendovi la patena. Avverta nell'assumer l'ostia a non metter la lingua fuori della bocca, ed a non masticar l'ostia co' denti; ed acciocché l'ostia non si attacchi nella bocca alla parte di sopra, procuri di metter l'ostia e piegarla sotto la lingua. Se poi a caso quella si attaccasse al palato, procuri colla stessa lingua di staccarla; e se ne restasse qualche particella, procuri d'inghiottirla quando assume il sangue e l'abluzione.

 

Assunta l'ostia, ripone la patena sul corporale e rizzatosi, ritenendo i pollici ed indici uniti, congiunga le mani, ed alzandole sino al mento si trattenga alquanto nella meditazione del ss. sagramento. Indi, disgiunte le mani, metta la sinistra su del corporale o sul piede del calice, e colla destra scuopra il calice, dicendo: Quid retribuam Domino etc. Dopo tali parole, poste le mani sul corporale genufletta con pausa, e poi tenendo la sinistra sul corporale, colla patena raccoglie i frammenti diligentemente. Se mai il sacerdote dovesse scostare il calice per raccogliere i frammenti, lo faccia prima di genuflettere. Ponendo poi la patena colla mano sinistra sovra del calice, coll'indice non più unito al pollice, ma separato, faccia cadere i frammenti nella coppa del calice, e poi stropicci le dita dalla parte interiore delle dita, ma non già sovra ai labbri del medesimo, per distaccare qualche frammento rimasto.

 

Qui avverte la rubrica che se vi sono particole consagrate sul corporale per conservarsi, o pure vi è un'altra ostia per l'esposizione del ss. sagramento, prima debbon quelle riporsi nella pisside o pure nell'ostensorio


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dopo fatta la genuflessione, e poi dee purificarsi il corporale e prendersi il sangue. Assunto che sarà il sangue e fatta la prima purificazione, si riporrà la pisside o l'ostensorio nel tabernacolo. Ciò non però s'intende per quando la pisside si prende da fuori, perché se quella già sta dentro del tabernacolo, le particole si porranno nella pisside dopo l'assunzione del sangue. Del modo poi di dar la comunione così dentro, come fuori della messa, se ne parlerà ne' capi seguenti.

 

Riunendo poi i pollici ed indici, mette la sinistra sul corporale con cui tiene la patena, e colla destra prende il calice da sotto al nodo, dicendo: Calicem salutaris accipiam etc., e segnandosi col segno della croce collo stesso calice, dice: Sanguis Domini nostri etc., calando la testa nel dire Iesu Christi, ed assume il sangue. Dicendo la rubrica, Manu sinistra supponens patenam calici, si avverta, che la patena non si tenga sotto il calice se non quando si assume il sangue, ed allora la patena si alza sotto del mento.

 

Alcuni dicono che possa assumersi il sangue in tre volte: altri dicono esser più decente assumerlo in una volta: ma più giustamente Gavanto vuole che si faccia in due volte, e quest'uso loda Merati. Se mai la particella dell'ostia fosse restata attaccata al calice, non si tiri fuori col dito al labbro del calice, ma si prenda col vino che di poi s'infonde. Ordinò s. Pio V. presso Gavanto che la purificazione si prenda per la stessa via per cui si prende il sangue.

 

Assunto il sangue, farà la comunione, se vi sono persone che vogliano comunicarsi (del modo di dar la comunione se ne parlerà nel capo seguente), e poi dirà: Quod ore sumpsimus etc., e nello stesso tempo colla destra porgerà il calice al ministro dalla parte dell'epistola per ricevere il vino della purificazione, tenendo la sinistra sul corporale colla patena; e farà infondere tanto vino nel calice, quanto fu il consagrato. Vogliono alcuni come Cabrino e Tonnellio, che prima debba dirsi l'orazione Quod ore e poi stendere il calice a prender la purificazione; ma ciò parmi non conforme alla rubrica piccola che sta nel canone, la quale dice così: Postea dicit, Quod ore etc., interim porrigit calicem ministro, qui infundit in eo parum vini. La parola interim chiaramente dinota, che nello stesso tempo che s'infonde il vino dee dirsi il Quod ore.

 

Raggirerà poi il celebrante leggiermente il vino infuso per raccoglier le reliquie del sangue, e dalla stessa parte donde ha preso il sangue prenderà la purificazione, e nel medesimo modo (dice Merati) con cui ha preso il sangue, cioè sottoponendo al mento la patena colla sinistra. Si avverta in oltre con Merati che gli astemj senza licenza del papa in questa prima purificazione non posson servirsi dell'acqua, ma debbono adoperare il vino.

 

Fatta la purificazione, deponga la patena sul corporale dalla parte del vangelo, e prendendo la coppa del calice colle sei dita inferiori delle mani, tenga gl'indici e' pollici sulla bocca del calice, e fatto l'inchino alla croce vada al corno dell'epistola, ove tenendo il calice alzato sopra l'altare e dentro l'altare, lavi gl'indici ed i pollici (ed anche qualche altro dito che avesse toccato


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il sagramento) prima col vino e poi coll'acqua in maggior quantità.

 

Indi, ponendo il calice fuori del corporale dalla parte dell'epistola, si asciughi le dita col purificatoio, dicendo frattanto: Corpus tuum Domine quod sumsi etc. E terminata quest'orazione in mezzo all'altare, fatto l'inchino alla croce, sottoponendo al mento il purificatoio colla sinistra, e colla destra prendendo il calice, assuma l'abluzione in un solo sorso, e poi col purificatoio netti la bocca e 'l calice. Se mai fosse rimasto qualche frammento dell'ostia nel calice o nella patena l'assuma.

 

Deposto poi il calice fuori del corporale dalla parte del vangelo, vi soprapponga la patena colla palla e 'l velo. Indi piegando il corporale, colla sinistra prenda la borsa, e colla destra vi riponga il corporale, collocando l'apertura della borsa verso se stesso. Prenda poi colla sinistra il calice per lo nodo di sotto al velo; e mettendo la destra sopra la borsa, situi il calice in mezzo all'altare, assettando il velo in modo che ricopra almeno la parte davanti di tutto il calice, secondo il decreto della s.c., come parla Merati.

 

Si noti che nel giorno di Natale, dopo assunto il sangue nella prima e seconda messa, non si purifica il calice né si asterge col purificatoio, facendosi la purificazione delle dita in altro vaso a parte; diconsi nonperò le orazioni Quod ore e Corpus tuum Domine; dopo le quali si copre il calice colla patena (ove si mette l'altra ostia colla palla) e col velo lasciando il purificatoio dalla parte dell'epistola.

 




1 Lib. 2. c. 8. n. 73.




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