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S. Alfonso Maria de Liguori
Delle cerimonie della messa

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CAP. XVII. De' difetti che sogliono commettersi nella messa.

 

Il primo è, non saper bene a memoria le orazioni che debbono per rubrica espressa sapersi, come nel lavarsi le mani e nel vestirsi; come pure non proferire intieramente quelle altre che debbono dirsi parimente a memoria nel decorso della messa, come Aufer a nobis etc., Oramus te, Domine etc.

 

È un sommo difetto andare a celebrare con poco o niuno apparecchio,


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e peggior sarebbe poi il ciarlare mentre si veste. Ad divina Christi mysteria negligenter accedens supplicium intolerabile meretur, così fulmina s. Gio. Grisostomo1. E perciò: Cave ne nimis tepidus et inordinatus, dice s. Bonaventura, atque inconsideratus accedas, quia indigne sumis si non accedis reverenter.

 

È difetto biasimevole, o, per dir meglio, è un sacrilegio orribile, il celebrare con molta fretta, sincopando le parole, trasportando le cerimonie, facendole ora prima ora dopo il tempo prescritto dalla rubrica, con poca divozione e mala edificazione de' circostanti; e può dirsi di costoro, quod non timent Dominum, neque custodiunt caeremonias eius2. Ma di ciò si parlerà a lungo nella Parte II.

 

Mancanza grande è ancora non fare il dovuto ringraziamento dopo la messa; ed in ciò non pochi imitano Giuda, il quale, Cum accepisset buccellam, exivit continuo3.

 

È peccato grave celebrare con apparati laceri, con purificatoio e corporali immondi. Così i teologi comunemente.

 

È difetto portare sopra il calice fazzoletto o altra cosa, e tanto più mettere sopra l'altare cosa che non spetti alla messa, rub. 20. Potrà appendere il fazzoletto al cingolo senza farlo uscire da sotto la pianeta al fianco destro.

 

È errore 1. segnarsi coll'amitto. 2. Uscendo da sacristia recitare il Miserere, potendo bensì dire qualche cosa colla mente; altri nonperò negano ciò esser difetto; vedi quel che si disse al cap. 2., n. 4. in fin. 3. Fare la riverenza all'immagine nella sacristia, tenendo in mano la berretta colla destra e colla sinistra il calice. 4. Fare l'inchino semplice, mediocre o profondo dopo fatta la genuflessione d'un ginocchio. 5. Non fare differenza tra l'inchino profondo, mediocre, e semplice: l'inchino profondo dee farsi nell'uscire di sacristia, in passare avanti l'altare maggiore, ove non v'è il venerabile, all'arrivare all'altare, e principiare la messa, dove non vi sta il sagramento; al Munda cor meum, Te igitur, Supplices te rogamus. Il mediocre dee farsi nello scendere dall'altare, o per principiare la messa o dopo finita. Di più, 1. nel Deus qui conversus etc. 2. Oramus te, Domine. 3. In spiritu humilitatis. 4. Sanctus. 5. Consecrazione. 6. Agnus Dei. 7. Nelle tre orazioni prima della comunione. 8. Al Domine non sum dignus. 9. Al Placeat tibi, sancta Trinitas.

 

Il semplice poi dee distinguersi, come si è detto di sopra, e questo dee farsi 1. quando dicesi Gloria Patri. 2. Oremus. 3. Sempre che si nomina il nome di Gesù e di Maria o de' santi di cui dicesi la messa o si fa commemorazione speciale. 4. Quando si nomina il papa vivente. 5. Nel dirsi Gloria, alle parole Deo, Adoramus te, Gratias agimus tibi, Iesu Christe, Suscipe deprecationem nostram. 6. Nel Credo, alle parole in unum Deum, Iesum Christum, et simul adoratur. 7. Nel prefazio Deo nostro. 8. Nel canone al Tibi gratias agens avanti le due consacrazioni. 9. Al Per eumdem Christum Dominum nostrum prima del Nobis quoque peccatoribus. 10. Al Benedicat vos omnipotens Deus. 11. Per consuetudine lodevole, sempre che si va


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o si parte dal mezzo dell'altare si farà l'inchino alla croce.

 

È gran difetto il non segnarsi bene, facendo la croce in aria, senza toccarsi il capo, il petto e le spalle; e perciò difetto è ancora in vece di toccare colla destra le. spalle sinistra e destra (come fanno per negligenza certuni anche divoti), dividere la croce nel petto.

 

È errore inginocchiarsi all'orazione Aufer nell'altare del sacramento. Parimente è errore contra la rubrica nelle genuflessioni non toccare col ginocchio la terra.

 

È errore, non avendo ancora replicato l'introito, andare nel mezzo dell'altare, o per via dire Kyrie etc.; così pure il Munda cor meum, o dire la conclusione dell'orazione, andando al mezzo dell'altare, quando che il messale dee chiudersi dopo compita tale conclusione. È errore, andando o ritornando all'altare, o voltandosi verso del popolo per dire Dominus vobiscum o Orate fratres etc., non calare gli occhi a terra, come insegna la rubrica, demissis oculis. Nel mettere le mani sopra dell'altare per baciare il medesimo, o per inginocchiarsi mettere la metà delle mani e non tutte le piante; o alzarle verso il cielo mentre s'inginocchia, dovendole tenere in piano sopra di detto altare. Non discostarsi un piede, quando dovrà baciare l'altare in mezzo, acciò sconciamente non abbia da ritorcersi e baciarlo di fianco.

 

Quando vi sono più orazioni è errore il volgere le carte nel mentre si dice la conclusione della prima.

 

Al Munda cor meum, non alzare gli occhi o non inchinarsi profondamente, non tenere le mani giunte tra il petto e l'altare, o principiarlo prima di esser giunto in mezzo, e di aver alzati gli occhi alla croce.

 

È errore sommo non fare il segno della croce, come si dee nel principio del vangelo, e fare come certuni, che senza dividere le linee, tirano una linea serpeggiante dalla fronte al petto.

 

È errore 1. dire l'offertorio colle mani aperte. 2. non leggere l'offertorio nelle messe de' defunti, ma dirlo a memoria, e frattanto scoprire il calice. 3. Non piegare il velo, ma riporlo calato sopra il corporale dietro il calice. 4. Nel porre il calice verso il corno della pistola, colla sinistra pigliare la patena, e colla palla sopra. 5 Non alzare gli occhi alle orazioni: Suscipe, sancte Pater etc.; Offerimus etc.; Veni, sanctificator etc.; e Suscipe, sancta Trinitas. 6. Astergere la patena vicino la pianeta. 7. Dire Deus, qui humanae substantiae etc., pigliando l'ampollina del vino, e non aspettare sino a pigliarsi quella dell'acqua, sopra cui dovrà farsi la croce, mentre si dice la detta orazione.

 

È difetto principiare l'orazione In spiritu humilitatis prima di mettere le mani giunte sopra l'altare. 2. Inchinare la testa nel dire Incarnatus est etc., perché allora già genuflette; e così anche inchinar la testa genuflettendo dopo la consacrazione; e così anche quando si fa l'inchino profondo o mediocre. 3. Confondere le cerimonie al Sursum corda, ed al Gratias agamus Domino Deo nostro; le quali da pochi si fanno bene, dovendosi fare così: al Sursum corda si alzano le mani sino al petto, tenendole aperte alla latitudine del medesimo, in guisa che una palma risguardi l'altra; al Gratias etc. si


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alzano un poco più e si congiungono, alzandosi gli occhi ed inchinandosi la testa mentre si dice Deo nostro.

 

È errore 1. inchinare la testa alle parole Per Christum Dominum nostrum, eccettoché dopo il Memento de' morti. 2. Tenere le mani giunte sopra l'altare al Sanctus, dovendosi tenere fra il petto e l'altare sino al Benedictus qui venit etc., con inchinarsi mediocremente.

 

È difetto dire Te igitur nel mentre che si aprono le mani, prescrivendo la rubrica che si aprano le mani e si alzino alquanto, ed alzati gli occhi al crocifisso, e congiunte le mani ed appoggiatele sopra l'altare, allora il celebrante profondamente inchinato, principii il canone, dicendo Te igitur.

 

Si fa contra la rubrica non congiungendo le mani prima di formare le croci sopra l'oblata, prima di dire: Haec dona etc.; ed alle parole Fiat dilectissimi Filii tui etc., prima di pigliar l'ostia per consecrarla. 2. Non dividendo le croci dove le parole tengono il segno +, v.gr., Benedictam(+) etc. 3. Tenendo l'ostia con la sola sinistra sino che si fa la croce. 4. Tenendo l'ostia calata verso il corporale, e non dritta, quando si fa la croce di sopra.

 

È indecenza non tenere i piedi eguali, o molto discosti fra di loro, o tenere il piede destro colla punta sulla pradella, quando consagra o fa altr'azione.

 

È indecenza tenere i gomiti tutti sopra l'altare nella consegrazione dell'ostia e non piuttosto alquanto piegati. 2. Nell'adorazione non tenere l'estremità delle mani solamente sopra l'altare, ma tenervi i gomiti. 3. Inchinare la testa nell'adorazione, dovendosi sempre rimirare l'ostia o il calice. 4. Alzar l'ostia o il calice sopra il capo. 5. Nel genuflettere non tenere tutte le mani, cioè dai polsi, sopra il corporale, o alzare in alto verso il cielo le dita.

 

È errore nella consegrazione del calice tener ambe le mani al nodo e non tenere la sinistra al piede. 2. Non dire le parole Haec quotiescumque etc. subito dopo la consegrazione, ma dirle nell'elevazione. 3. Baciare il piede del calice o toccarselo in fronte. 4. Non alzare tanto l'ostia, quanto il calice, a veduta del popolo e per linea retta. 5. Dire vocalmente qualche orazione nell'elevazione dell'ostia o del calice.

 

È difetto mettere le mani giunte sopra del corporale, e non tenerle in maniera che le dita piccole tocchino il fronte dell'altare, non distinguendo altro la rubrica, che prima della consegrazione i pollici stiano in forma di croce, e dopo quella che non si disgiungessero i pollici dagl'indici.

 

È errore 1. dire a voce alta i due Memento, come Omnium circumstantium, dopo il primo memento; Ipsis Domine, dopo il secondo. 2. È errore far pausa al memento dei defunti prima d'essersi dette queste parole: Qui nos praecesserunt etc.

 

È difetto star inchinato colle mani giunte sopra l'altare, mentre dice: Praeceptis salutaribus moniti etc. sino al Pater noster etc., dovendole tener giunte avanti del petto.

 

È errore astergere la patena colla sinistra, o astergerla vicino alla pianeta dopo baciata.

 

È difetto 1. dire Agnus Dei etc. colle mani giunte sopra l'altare. 2. Al Domine non sum dignus stare


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di lato, contro ciò che si è detto nel cap. 4., n. 1.; battere molto forte il petto. 3. Mentre si segna dicendo: Corpus Domini nostri I.C. etc., colla linea transversale uscire fuori della patena.

 

È difetto 1. dire Quid retribuam Domino etc., mentre si raccolgono i frammenti, dicendo la rubrica: Aliquantulum quiescit in meditatione ss. sacramenti; deinde depositis manibus dicet secreto: Quid retribuam Domino etc., et interim discooperit calicem etc. 2. Tenere la patena sotto il mento prima della sunzione del sangue, o tenerla vicino al petto nella stessa sunzione o purificazione del calice. 3. Coprire la patena colla palla o porla rivolta sopra del corporale. 4. Purificarsi la bocca o le dita ai labbri del calice colle dita. 5. Poggiare il calice sopra l'altare nelle purificazioni del calice e delle dita. 6. Non purificare il calice col vino, per cui vi vuole la dispensa pontificia; o non pigliare la purificazione per la stessa parte donde si bevé il sangue, come comandò s. Pio V. appo Gavanto. 7. Nella purificazione delle dita non adoperare poco vino e molta acqua per non macchiare il purificatoio.

 

È errore dopo l'abluzione riporre il calice in mezzo dell'altare col velo rivolto sopra la borsa, di modo che si veda scoperto il calice; e molto più metter il corporale piegato sopra il calice, e non dentro la borsa. 2. Il dire l'antifona Communio nel mentre che accomoda il calice, e non dirla nel corno della pistola o terminarla camminando.

 

È difetto nel dire Et Verbum caro factum est ginocchiarsi verso la croce e non verso il vangelo, o alzare la parte davanti della pianeta.

 

È difetto prendere la berretta prima di scendere dall'altare, o prima di fare la genuflessione o inchino profondo, o tenerla sopra la borsa, sopra cui non dee mettersi cosa alcuna né nell'andare né nel ritornare dall'altare. Vedi Merati1 il quale apporta un decreto 1. settembre 1703., che vieta portarsi il manutergio; ed i dottori lo stesso dicono d'ogni altra cosa.

 




1 De sacer. tract. 4. c. 3. §. 3.



2 4. Reg. 17. 34.



3 Ioan. 13. 30.

1 Part. 2. tit. 2 n. 1.






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