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S. Alfonso Maria de Liguori
Avvertim. per la lingua toscana

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Capo VI – DELL'APOSTROFO

 

L'apostrofo si pone quando s'incontrano due medesime vocali: l'amara doglia, bell'odore, ec.; ma quando non sono le medesime, è meglio usare due vocali: santa invidia, bello ingegno, ec.; benché non è errore scrivere ancora bell'ingegno, sant'invidia. E quando le due vocali fanno mal suono, semprmeglio mettere l'apostrofo, scrivendo l'invidia, l'incontro, l'uomo, e così anche nelle parole questo, quello, santo, grande, è meglio dire quest'uomo, sant'uomo, grand'uomo, ec. che questo uomo, ec.

 

Si mette anche l'apostrofo sui segnacasi abbreviati, de', a', da', ne', co', i quali significano degli, agli, <dagli>, negli e cogli.

 

Nelle parole ognora, sinora, talora, ognuno, qualora non si mette l'apostrofo, ancorché sieno due parole, come né anche sulle parole pel, tral, fral, sul, col, nel.


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È errore, come fanno alcuni, lo scrivere agl'altri, cogl'uomini, ma si scrive agli altri, cogli uomini, ec. Così anche è errore il metter l'apostrofo sulle parole abbreviate, per esempio buon'augurio, signor'amabile, ben'attende, ma si deve toglier l'apostrofo; altrimenti poi se l'accorciamento non è di sua natura, come un'anima, bell'uomo, ec.

 




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