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S. Alfonso Maria de Liguori
Dissertazioni teologiche-morali

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Preghiera

 

Gesù mio, che un giorno mi avete da esser giudice, io non voglio aspettare ad esser condotto al vostro tribunale nel tempo di mia morte; ora mi presento a voi reo dell'inferno, quale già mi conosco; ma mi presento ora non già al trono della giustizia, qual è quello in cui giudicate dopo la nostra morte, ma al vostro trono di misericordia, qual è la croce in cui siete morto per amor mio; e dal sangue che sulla croce con tanto dolore avete sparso per me, spero il perdono del disprezzo che tante volte ho fatto della vostra grazia e del vostro amore.

 

L'avermi voi favorito di tante grazie, in vece de' castighi ch'io meritava, mi speranza che già mi avete perdonato; ma se non mi avete perdonato ancora, amato mio Redentore, perdonatemi ora prima di venire a giudicarmi. Io mi pento con tutta l'anima di avervi disprezzato; vorrei morir di dolore, pensando di avere offesa la vostra bontà infinita. Spero il perdono da quel sangue che voi avete sparso per potermi perdonare: Te ergo, quaesumus, tuis famulis subveni, quos pretioso sanguine redemisti.

 

Ma, Signore, io non mi contento del


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solo perdono, io v'ami, e desidero di esser tutto vostro. Vedo che questo desiderio non è mio, ma è puro dono di voi che me lo date; seguite dunque a darmelo ed accrescetelo; ve lo dimando in vostro nome, giacché avete promesso: Si quid petieritis me in nomine meo, hoc faciam1. In nome vostro dunque vi chiedo: fate che da ogg'innanzi io rinunzi a tutto il creato, e non mi ami altro che voi, mio sommo bene. Voi lo potete fare, voi lo volete fare; non permettete che io vi metta impedimento; così confido ne' meriti vostri. E così anche confido nella vostra intercessione, o madre di Dio Maria. Pregate Gesù per me. Io mi vanto di esser vostro servo; e so che voi vi vantate di mutare i vostri servi da peccatori in santi, secondo tanti esempj che ne avete dati; fra questi spero di essere anch'io. Amen, così sia.

 




1 Io. 14. 14.






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