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S. Alfonso Maria de Liguori
Dissertazioni teologiche-morali

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§. 2. De' suffragi de' morti.

 

13. Il sacro concilio di Trento alla sess. 25 decr. de purgat. ha dichiarato: Cum catholica ecclesia in hac synodo docuerit, purgatorium esse, animasque illic detentas fidelium suffragiis, potissimum vero altaris sacrificio iuvari, etc. La principal ragione del valore di questi suffragi insegna s. Tommaso3 che nasce dalla comunione dei santi, e dall'unione che vi è della chiesa militante colla purgante ed anche colla trionfante; e per questa ragione sembra molto più probabile, come scrive lo stesso s. dottore in altro luogo4 contra quel che dice Domenico Soto), che ben possono i beati suffragare le anime del purgatorio per essere eglino un corpo unito, in modo che, come dice l'apostolo5: Et si quis patitur unum membrum, compatiuntur omnia membra. Perlocché ciascun membro procura d'aiutare l'altro, almeno per l'unione che hanno fra di loro; onde siccome i santi sono solleciti, e pregano per noi viventi, così anche pregano per quelle anime afflitte. Né osta il dire che i beati non sono in istato di meritare, perché risponde s. Tommaso6, che non possono meritare per sé, ma ben possono meritare per gli altri: Licet sancti non sint in statu merendi sibi, sunt tamen aliis. E perciò la nostra chiesa militante nella raccomandazione delle anime spirate prega gli angeli ed i santi a soccorrerle: Subvenite sancti Dei, occurrite angeli. Ed in altro luogo7 prega: Omnipotens sempiterne Deus, ut quos seculum futurum iam exutos corpore suscepit, intercedentibus omnibus sanctis tuis, pietatis tuae clementia omnium delictorum suorum veniam consequantur.

 

14. Non vale poi il dire che l'opera di uno non può valere ad un altro per conseguire lo stato della gloria, che solo per proprio merito si acquista; poiché risponde s. Tommaso8, che anche per via di merito, attesta la comunicazione della carità, le opere de' santi piovono vicendevolmente agli altri. Quel che diceano poi alcuni, che prima del giorno del giudizio le anime dannate possono esser giovate co' suffragi, almeno a tempo, se hanno ricevuta la fede ed i sacramenti in vita, tutto lo ributta s. Tommaso9.

 

15. Si fa poi la questione, se le anime del purgatorio possano pregare per li vivi; alcuni lo negano, per quel che dice s. Tommaso10: Illi qui sunt in purgatorio, etsi sint superiores nobis propter impeccabilitatem, sunt tamen inferiores quantum ad poenas quas patiuntur; et secundum hoc non sunt in statu orandi, sed magis ut oretur pro eis. E per questa ragione scrisse Antonio Genovese11, che l'invocare l'aiuto delle anime purganti è un abuso popolare de' viventi. Ma questo autore irragionevolmente lo chiama abuso, mentre lo stesso cardinal Gotti (ch'è fedelissimo seguace di s. Tommaso) scrive che l'opinione più comune probabilmente ammette la sentenza contraria, la quale, secondo noi, e secondo Bellarmino, Silvio, Estio, Lessio, Valenza, Gabriele, Suarez, Medina ed altri molti, è molto più probabile. Il cardinal Bellarmino12 scrive così: Quamquam s. Thomas contrarium doceat, tamen ratio eius non convincit; nam si animae illae non orant pro nobis, vel causa est, quia non vident Deum, vel quia sunt in maximis tormentis, vel quia sunt nobis inferiores; sed nihil horum dici potest, come diffusamente ivi prova Bellarmino.

 

16. Né, come avverte il cardinal Gotti con Silvio, l'angelico nel luogo citato è contrario, mentre scrive Gotti, che non dice il santo, che i vivi non sono giovati


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dalle preghiere delle anime purganti, né che quelle anime non pregano per li viventi; ma solo che in quanto alle pene che soffrono sono a noi inferiori; e secondo ciò non sono in istato di pregare; ma altro è il non essere in istato di pregare, altro il non pregare; perché quantunque non possano in quello stato meritar grazie agli altri, nondimeno conoscendo l'amore che loro porta il Signore, nihil vetat (dice Gotti), ut pro se orent, et etiam pro nobis. Piamente credesi poi che Dio faccia loro note le nostre preghiere, ed allora esse, che sono piene di carità, non lasciano certamente di pregarlo per noi. Sta scritto nella vita di s. Caterina di Bologna, che quando desiderava qualche grazia, ricorreva la santa alle anime del purgatorio, e presto si vedea consolata; anzi attestava, che molte grazia che non aveva ottenute per intercessione dei santi, aveale poi conseguite per mezzo delle anime del purgatorio. E di questi esempi se ne leggono mille nelle istorie. S. Agostino1 parlando de' morti che non sanno quel che si fa nella terra, dice: Scire possunt ab angelis, qui hic nobis praesto sunt. Il p. Concina, benché faccia alcuni dubbj sulla nostra sentenza, non nega però, ch'ella è difesa da gravissimi teologi: fra' quali vi è il dotto Estio, che la difende assolutamente2, e soggiunge: Requirit hoc membrorum eiusdem corporis in caritate communio, praesertim cum (animae illae) non ignorent nos indigere suffragiis alienis.

Per compimento di questa dissertazione giova qui accennare la questione che mette nella sua opera il nominato p. Liberio di Gesù carmelitano scalzo3. Fa il quesito, se le anime del purgatorio escono qualche volta dalla loro prigione, e si fanno vedere in qualche modo dagli uomini viventi. Il nominato autore difende che sì, dicendo primieramente, non esservi cosa che osti, sempre che Dio lo voglia, e dispensi al decreto di non poter uscire quelle anime da quel luogo destinato loro a purgarne i peccati. In secondo luogo molti esempi che ciò confermano, e che sono riferiti da autori di provata autorità. S. Gregorio4 magno narra di un certo Pascasio, che apparve a s. Germano, e nel cap. 55 scrive un altro simile caso. S. Pietro Damiano5 narra, che s. Severino vescovo di Colonia apparve ad un suo prete, e gli disse che stava nel purgatorio per aver recitate tutte insieme la mattina le ore canoniche. Attesta s. Bernardo nella vita di s. Malachia, che la sorella apparve più volte a s. Malachia stando nel purgatorio, e che finalmente gli apparve liberata da quelle pene per mezzo del sacrificio dell'altare. Di più Guglielmo nella vita di s. Bernardo6 narra che a s. Bernardo apparve un suo monaco liberato dal purgatorio per le preghiere del santo. Vi sono altri esempi presso Beda7, presso Blosio8, presso le rivelazioni di s. Brigida e presso molti altri autori.

Ma si oppone che più apparizioni di questa fatta agli uomini si stimano false. Ma risponde s. Agostino, che ciò non ostante è una grande temerità il negare queste apparizioni tutte come false, trovandosi comprovate da tanti uomini savj e santi; ecco le parole di s. Agostino: Magnae impudentiae est negare animas identidem e suis sedibus ad nos emitti, cum tot viri sapientes, et Deo pleni, id ipsum ratione et experimento comprobent suo9. E soggiunge il santo, che Iddio in tal grave materia non permetterebbe che i dottori della chiesa, che si avvagliono di tali apparizioni in conferma de' misterj della fede, della risurrezione, dell'immortalità dell'anima, delle pene e de' premj dati agli uomini dopo la morte, errassero e restassero ingannati.

 




3 Suppl. q. 71. a. 6.



4 Qu. 72. a. 3. ad 4.



5 1. Cor. 12. 26.



6 Ibid.



7 In Missali. n. 35.



8 Cit. q. 71. a. 1. ad. 1.



9 Ibid. a. 5.



10 2. 2. quaest. 83. a. 11. ad 3.



11 T. 2. p. 178.



12 De purgat. c. 15.

1 De anima et spir. c. 29. et alibi de cura pro mortuis. c. 15.



2 In 4. d. 43. 9.



3 T. 1. de statu anim. controv. 5. p. 270.



4 Dial. c. 40.



5 Ep. ad Desider.



6 L. 1. c. 10.



7 Histor. anglic. l. 3. et 5.



8 In monili spirit.



9 Lib. de cura pro mortuis.




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