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S. Alfonso Maria de Liguori
Dissertazioni teologiche-morali

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DISSERTAZIONE IV De' segni precedenti alla fine del mondo.

SOMMARIO

1. Il segno I. sarà la predicazione generale del vangelo. 2. Il segno II. sarà l'apostasia dalla fede, e dall'ubbidienza del papa. 3. Il segno III. sarà la distruzione del romano imperio. 4. Il segno IV. sarà la venuta dell'Anticristo (di cui si è parlato già nella dissertazione precedente). 5. Il segno V. sarà la venuta di Enoc e di Elia. 6. Per quanto tempo durerà la loro predicazione, la quale sarà confermata da profezie e miracoli. 7. Frutto delle loro prediche, colla conversione degli ebrei; morte e risorgimento di Enoc e di Elia.

 

1. Scrive Silvio8, che 'l primo segno della fine di questo mondo sarà la general predicazione che si farà del vangelo per tutta la terra, secondo quel che predisse Gesù Cristo: Et praedicabitur hoc evangelium regni in universo orbe, in testimonium omnibus gentibus; et tunc veniet consummatio9. Dal che argomenta il card, Gotti che questa predicazione universale sarà un segno che necessariamente dovrà precedere alla distruzione del mondo. Alcuni espositori, come sono Eutimio e Teofilatto, coll'autorità di s. Ilario, ed in parte di s. Girolamo e s. Anselmo, dicono che questo segno non s'intende propriamente per uno di quelli che sono prossimi al giudizio; mentre la predicazione del vangelo per tutta la terra è cominciata sin dagli apostoli, de' quali sta scritto: In omnem terram exivit sonus eorum10. Ma tengono assolutamente


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il contrario s. Agostino, Origene, s. Damasceno, s. Cirillo, Teodoreto, s. Gregorio, Beda e s. Tommaso1; e 'l p. Francesco Suarez2 molto ragionevolmente dice che questa sentenza dee tenersi per le parole citate di s. Matteo, et tunc veniet consummatio, che rigorosamente debbono intendersi della consumazione del mondo, la quale dee seguire dopo questa general predicazione del vangelo; poiché la parola consummatio propriamente significa la distruzione del secolo, e non già quella di Gerusalemme, come vogliono intenderla alcuni. Tanto più che questa predicazione per tutti i luoghi della terra verisimilmente non si vedrà compiuto se non alla fine del mondo, dicendo s. Matteo, in testimonium omnibus gentibus; e la ragione si è, perché approssimandosi il tempo in cui Gesù Cristo dovrà giudicare tutti gli uomini acciocché tutti restino inescusabili, vorrà ben egli che tutti gli uomini prima del giudizio abbian intesa predicar la fede.

 

2. Il secondo segno sarà l'universale apostasia, o sia abbandono della fede, che miseramente faranno i cristiani, secondo sta scritto da s. Paolo: Spiritus autem manifeste dicit, quia in novissimis temporibus discendent quidam a fide, attendentes spiritibus erroris et doctrinis daemoniorum3. In altro luogo lo stesso apostolo poi dice che non verrà il giorno del Signore, nisi venerit discessio primum4. S. Tomaso5 spiega che quel discessio s'intende della separazione dalla fede e dalla ubbidienza del sommo pontefice; lo stesso confermò s. Leone papa6. E s. Agostino7 aggiunge che ciò dovrà precedere alla venuta dell'Anticristo; avverte nonperò che non tutti lasceranno la fede, ma bensì pochi la riterranno.

 

3. Il terzo segno sarà la distruzione totale dell'imperio e nome romano, secondo indicò il profeta Daniele nel capo 7 dove, parlando della quarta bestia, così appunto intesa dell'imperio romano da' ss. padri, che in quel tempo si troverà distrutto. Così l'intende Tertulliano8, dove dice che, abbattuto che sarà il romano imperio, verrà l'ultima ruina nel mondo. S. Girolamo9 scrive: Nisi fuerit romanum imperium desolatum, et Antichristus praecesserit, Christus non veniet. S. Agostino scrive10: Qui modo imperat (intende dell'imperator romano) imperet donec de medio tollatur; et tunc revelabitur ille iniquus, quem significare Antichristum nullus ambigit. Lattanzio11 scrive: Romanum nomen tolletur de terra.

 

4. Il quarto segno sarà la venuta dell'Anticristo, il quale appunto verrà in questo rilasciamento della fede; poiché l'apostolo12 dopo quelle parole: Nisi venerit discessio primum (aggiunge), et revelatus fuerit homo peccati et filius perditionis. Dell'Anticristo abbiamo già parlato nella Diss. antec.

 

5. Il quinto segno sarà la venuta di Enoc e di Elia, i quali ancora vivono secondo la comune sentenza de' cattolici. Di Enoc dice s. Paolo: Fide Enoch translatus est ne videret mortem; et non inveniebatur, quia transtulit illum Deus; ante translationem enim testimonium habuit placuisse Deo13. Di Elia poi sta scritto: Cumque pergerent, et incedentes sermocinarentur, ecce currus igneus, et equi ignei diviserunt utrumque; et ascendit Elias per turbinem in coelum14. E così tengono i ss. padri, s. Cipriano15, s. Basilio16, s. Atanasio17, s. Epifanio18, Tertulliano19, s. Agostino20 ed altri. Questi due santi poi (Enoc ed Elia) colle loro prediche si opporranno al guasto che l'Anticristo colle sue tirannie ed inganni avrà dato alla chiesa. Di Elia scrisse il profeta Malachia: Ecce ego mittam vobis Eliam prophetam, antequam veniat dies Domini magnus et horribilis21. Di ambedue poi, di Elia e di Enoc, sta scritto da s. Giovanni: Et dabo duobus testibus meis, et prophetabunt diebus mille ducentis sexaginta amicti saccis22.

 

6. Pensano alcuni che allora verranno anche a predicare Mosè, Geremia e san Giovanni evangelista; ma la sentenza comune è che solamente Enoc ed Elia verranno a predicare, e questi due più probabilmente verranno nel principio della persecuzione dell'Anticristo, mentre dice s. Giovanni che attenderanno alla loro predicazione per giorni 1260, poiché l'Anticristo


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non regnerà più di 1290 (che fanno tre anni e mezzo circa) come sta scritto in Daniele: Et a tempore, cum ablatum fuerit iuge sacrificium, et posita fuerit abominatio in desolationem, dies mille ducenti nonaginta1. S. Agostino scrive che questi giorni compongono in tutto tre anni e sei mesi. L'Anticristo dopo la morte di Enoc e di Elia vivrà per poco tempo. Dice s. Giovanni che i due santi verranno vestiti di sacco in segno di penitenza, e confermeranno la loro predicazione con profezie e miracoli: Hi habent potestatem claudendi coelum ne pluat diebus prophetiae ipsorum, et potestatem habent super aquas convertendi eas in sanguinem, et percutere terram omni plaga, quotiescumque voluerint2. Dice inoltre s. Giovanni: Si quis voluerit eos laedere, sic oportet eum occidi3.

 

7. Il frutto delle loro prediche sarà il confermare i fedeli e convertir gl'infedeli; e specialmente gli ebrei, secondo fu predetto da Osea: Quia dies multos sedebunt filii Israel sine rege et sine principe et sine sacrificio et sine altari. Et post haec revertentur filii Israel et quaerent Dominum Deum suum, et David regem suum (cioè il Messia figlio di Davide, come spiegano i ss. padri); et parebunt ad Dominum et ad bonum eius in novissimo dierum4. S. Giovanni Grisostomo tiene che tutti gli ebrei allora si convertiranno, secondo quel che dice Osea di sopra, revertentur filii Israel. E par che l'apostolo lo confermi, dicendo: Et sic omnis Israel salvus fieret, sicut scriptum est: Veniet ex Sion qui eripiat et avertat impietatem a Iacob5. Ma Teofilatto e Rabbano vogliono che pochi si salveranno, secondo quel che dice s. Paolo in altro luogo con Isaia: Isaias autem clamat pro Israel: Si fuerit numerus filiorum Israel tamquam arena maris, reliquiae salvae fiant6. Ma i testi non sono chiari; onde la sentenza più comune vuole che la maggior parte degli ebrei nella fine del mondo si convertiranno. Nella fine della missione Enoc ed Elia resteranno uccisi dall'Anticristo, ed i loro corpi giaceranno per tre giorni e mezzo insepolti nella piazza di Gerusalemme, come dice s. Giovanni: Et cum finierint testimonium suum, bestia, quae ascendit de abysso, faciet adversum eos bellum, et vincet illos et occidet eos. Et corpora eorum iacebunt in plateis civitatis magnae... ubi et Dominus eorum crucifixus est7. Dopo tre giorni e mezzo risorgeranno ed indi saranno chiamati al cielo da una gran voce, ed ivi saranno assunti in una nuvola a vista de' loro nemici. Tutto lo dice lo stesso s. Giovanni: Et post dies tres et dimidium spiritus vitae a Deo intravit in eos... Et audierunt vocem magnam de coelo dicentem eis: Ascendite huc. Et ascenderunt in coelum in nube, et viderunt illos inimici eorum8. Indi avverrà un gran terremoto che manderà a terra la decima parte della città, ed ucciderà settemila uomini9.

 

8. Passiamo ora a vedere i segni più vicini al giudizio universale. L'autore del supplemento della parte 3 di s. Tommaso ne rapporta quindici ricavati dal Lirano, che, commentando s. Luca al cap. 21. vers. 25, li descrive e gli adduce10, ed io qui gli ho tradotti in volgare. «Nel 1. giorno tutti i mari si alzeranno quindici cubiti sovra i monti. Nel 2. giorno tutte le onde del mare si concentreranno al profondo, in modo che appena potranno vedersi. Nel 3. giorno ritorneranno nel primiero stato. Nel 4. giorno tutte le bestie ed altre che vivono nelle acque, si uniranno e solleveranno le teste sovra del pelago, e mugghiando vicendevolmente a modo di contesa. Nel 5. giorno tutti gli uccelli si uniranno ne' campi a piangere senza mangiarebere. Nel 6. giorno sorgeranno fiumi di fuoco avverso il firmamento, rovinando dall'uno all'altro polo. Nel 7. giorno tutte le stelle erranti e fisse, come comete spargeranno chiome infocate. Nell'8. giorno vi sarà un gran terremoto che abbatterà tutti gli animali. Nel 9 giorno tutte le piante daranno fuori una rugiada sanguigna. Nel 10. giorno tutte le pietre grandi e piccole si divideranno in quattro parti, e l'una romperà l'altra. Nell'11. giorno tutti i monti e le colline e gli edificj si ridurranno in polvere. Nel 12. tutti gli animali verranno dalle selve e da' monti ai campi, ruggendo e senza gustar nulla. Nel 13. tutti i sepolcri dalla nascita del sole sino alla sera saranno aperti al risorgimento de' morti. Nel 14. tutti gli uomini usciranno dalle abitazioni senza intendere, senza parlare, e senza discernere. Nel 15 giorno tutti morranno e risorgeranno con tutti gli altri defunti molto prima già morti.

 

9. L'autore non però che riferisce questi 15. segni non gli ha tutti per veri; mentre dice che s. Girolamo stesso, che ne vien citato per autore, scrive di averli


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trovati scritti negli annali degli ebrei. Del resto i segni certi e prossimi al giudizio universale sono quelli che si trovano predetti in s. Matteo, il quale dopo aver parlato della persecuzione dell'Anticristo, scrive così: Statim autem post tribulationem dierum illorum, sol obscurabitur, et luna non dabit lumen suum, et stellae cadent de coelo, et virtutes coelorum commovebuntur1.

 

10. E che questi segni siano prossimi al giudizio, non ne dubitano gli espositori con s. Grisostomo, s. Girolamo, s. Ilario, s. Agostino, Teodoreto ed Eusebio Emisseno; e dicono che avverranno dopo la risurrezione de' morti. S. Agostino all'incontro e Lattanzio, vogliono che avvengano prima della morte dell'Anticristo. Il Suarez, nonperò, Teodoreto, Origene, Beda e s. Tommaso, giustamente dicono, esser più vera la prima sentenza, poiché dopo questi segni scritti da s. Matteo immediatamente siegue: Et tunc parebit signum Filii hominis etc.2. Benché poi s. Agostino stima che questi segni siano metaforici, nondimeno s. Girolamo, s. Ilario, Origene, Beda, s. Anselmo, ed altri dicono che debbono intendersi per segni proprj e letterali; poiché si credono ordinati da Dio per dare agli uomini maggior terrore affinché si preparino al giudizio.

 

11. Parlando in primo luogo dell'oscuramento del sole e della luna, dicono s. Girolamo e s. Gio. Grisostomo che ciò avverrà per ragione dell'immenso splendore che darà Gesù Cristo giudice nella sua venuta, a confronto di cui il sole e la luna compariranno oscuri; ma secondo abbiamo da s. Luca (il quale nel cap. 21 vers. 26 predice gli stessi segni) l'oscuramento del sole e della luna precederà la venuta del Signore; mentre dice s. Luca che questi segni saranno ordinati da Dio, acciocché gli uomini si pongano in timore ed aspettazione del prossimo giudizio: Prae timore et expectatione, quae supervenient universo orbi3. Dunque il sole e la luna si oscureranno prima di comparir Gesù Cristo. Lo stesso dichiarò il profeta Gioele: Sol convertetur in tenebras et luna in sanguinem, antequam veniat dies. Domini magnus et horribilis4. Onde scrive s. Tommaso, seguito comunemente da' teologi, che questa oscurità del sole avverrà, perché allora gli sarà dal Signore tolto il lume, o pure sospeso, come accadde nella morte di G. Cristo. Il tutto vien confermato poi da s. Giovanni: Et sol factus est niger tamquam saccus cilicinus, et luna tota facta est sicut sanguis5. Col che si spiega, come s'intende quel Luna convertetur in sanguinem di Gioele, cioè che la luna apparirà in colore di sangue.

 

12. Parlando poi del secondo segno della caduta delle stelle, Et stellae cadent de coelo, dicono s. Gio. Grisostomo, Eutimio ed altri, che realmente allora vedransi cadere le stelle dal cielo; e sembra che a ciò corrisponda quel che dice s. Giovanni: Et stellae de coelo ceciderunt super terram6. Ma più comunemente gli eruditi pensano che ciò si avvererà colla sottrazione di luce che avverrà nelle stelle, le quali non compariranno più lucenti ma oscure, e così sembreranno come cadute dal cielo. Il che pare che si confermi da quel che siegue nella stessa apocalisse7: Et coelum recessit sicut liber involutus. Il cielo comparirà in quel tempo oscurato e confuso come un libro, in cui le lettere, perché non si possono leggere, sembrano come rase. Scrive s. Agostino8, che si vedranno allora cadere dal cielo alcuni fuochi, e questi saran presi in vece di stelle.

 

13. L'altro segno sarà, come dice s. Matteo: Et virtutes coelorum commovebuntur. Si ricerca, che cosa intendasi per virtutes coelorum, e che per la parola commovebuntur? Altri intendono per virtutes gli astri, che allora cesseranno di mandare le loro influenze; e per commovebuntur intendono i tremori e gl'insoliti moti che avverranno ne' cieli, secondo quel che scrisse Giobbe: Columnae coeli contremiscunt et pavent ad nutum eius9. Cioè si vedrà mancare la fortezza de' cieli, che allora tremeranno ai cenni del Signore che viene a giudicare il mondo. Ma s. Tommaso10, seguito ancora da altri dotti, spiega quelle parole, virtutes coelorum commovebuntur, per gli angeli, i quali commovebuntur, cioè (come interpreta) admirabuntur, dicendo che allora gli angeli, vedendo repentinamente cessare il moto de' cieli, si ammireranno di ciò, come di cosa eccedente la loro cognizione: Admiratio (scrive) solet esse de his quae nostram cognitionem excedunt vel facultatem.

 

14. Ma Estio11 sostiene che tal commozione non sarà negli angeli, perché così sarebbe occulta agli uomini, ma ella sarà sensibile anche nei corpi celesti e manifesta agli uomini, acciocché si mettano in timore, e si preparino al giudizio, secondo


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scrive s. Luca: Et erunt signa in sole et luna et stellis, et in terris pressura gentium prae confusione sonitus maris, et fluctuum , arescentibus hominibus prae timore et expectatione, quae supervenient universo orbi; nam virtutes coelorum commovebuntur1. Estio spiega quel virtutes coelorum commovebuntur, dicendo che i cieli cesseranno d'influire sulla terra; onde si vedranno più stravaganze sulla terra e sulle stagioni, l'estate fredda, il verno caldo. Sicché oltre di questi segni che avverrano ne' cieli, vi saranno altri segni nella terra e negli elementi. Nel mare vi saranno tempeste orribili con tanto strepito, che gli uomini per lo fragore delle onde resteranno oppressi dallo spavento. Nell'aria vi saranno tuoni e fulmini, e si udiranno alcune voci spaventose. Nella terra poi avverranno gran terremoti non mai intesi, dacché è stato creato il mondo, che manderanno a terra anche le città più grandi; e tutto sta predetto da s. Giovanni: Et facta sunt fulgura et voces et tonitrua, et terraemotus factus est magnus, qualis numquam fuit ex quo homines fuerunt super terram; talis terraemotus sic magnus. Et facta est civitas magna in tres partes, et civitates gentium ceciderunt etc.2. Uscirà in oltre fuoco dalle voragini della terra, che farà grande strage di uomini e di bestie.

 

15. Oltre non però di questo fuoco, vi sarà un fuoco potente e prodigioso, il quale come scrisse s. Pietro, purgherà gli elementi, la terra e tutte le cose che sono in questa terra: Adveniet autem dies Domini ut fur, in quo coeli magno impetu transient, elementa vero calore solventur; terra autem, et quae in ipsa sunt opera, exurentur3. E soggiunge poi: Expectantes et properantes in adventum diei Domini, per quem coeli ardentes solventur, et elementa ignis ardore tabescent. Novos vero coelos, et novam terram, secundum promissa ipsius, expectamus, in quibus iustitia habitat4. Di questo fuoco vi sono molte scritture, ma niuna forse è più espressiva in particolare di questa di s. Pietro.

 

16. Intorno poi all'abbruciamento del mondo vi sono molte diverse sentenze dei padri e dei teologi, che tra loro sono divisi. Altri dicono che questo fuoco consumatore verrà prima della comune risurrezione: altri dicono che verrà dopo la risurrezione, ma prima della venuta di Gesù Cristo giudice: altri poi con s. Agostino dicono che verrà dopo che sarà terminato il giudizio. Io pertanto confuso, non sapendo a quale sentenza appigliarmi di tante che ve ne sono ed ho lette, non farò altro qui che addurre quel che ne dice s. Tommaso l'angelico; perché in verità, come scrive s. Agostino, son tutte cose dubbie, che colla sperienza si vedrà in quel tempo quali sieno le vere: Quae omnia (sono le parole di s. Agostino) ventura esse credendum est; sed quo ordine veniant, magis tunc docebit rerum experientia5.

 

17. S. Tommaso6 premette che essendo il mondo fatto per l'uomo, e dovendo l'uomo esser glorificato, non solo nell'anima, ma anche nel corpo, bisogna che anche gli altri corpi del mondo si mutassero in migliore stato; e specialmente era d'uopo che i luoghi della terra, infettati da' peccati degli uomini, restassero purgati. E così anche fossero purgati gli elementi, i quali, per esser corporei, sono stati anche infettati dalle colpe umane, e perciò bisognava che anch'essi restassero da tale infezione mondati.

 

18. Questa purga dunque si farà per mezzo del fuoco, che, come dice s. Tommaso, sarà della stessa specie del nostro elementare, ma per virtù divina avrà forza molto più potente di bruciare e purgare. Il s. dottore poi nell'articolo 7 avvalendosi del testo di Davide: Ignis ante ipsum praecedet a facie Domini7 scrive, che questo abbruciamento, in quanto alla purga del mondo ed alla sua rinnovazione, precederà il giudizio, ma in quanto ad involgere seco i reprobi, lo seguirà; ecco le sue parole: Ista conflagratio quoad purgationem mundi, iudicium praecedet; sed quoad aliquem actum, qui scilicet est involvere malos, iudicium sequetur8. Sicché, prima di comparir Gesù Cristo, il fuoco purgherà il mondo e tutti i luoghi della terra che si troveranno infettati da' peccati; e questo fuoco, dice s. Tommaso, ucciderà tutti gli uomini che allora si troveranno vivi. Dice poi l'angelico9, che i peccatori saranno uccisi da quel fuoco con dolore, ma i buoni senza dolore per virtù divina, oppure con qualche dolore a proporzione delle colpe che han da purgare. Ed allora secondo quel che scrisse s. Pietro: Terra autem, et quae in ipsa sunt opera, exurentur10, il fuoco distruggerà tutte le cose naturali ed artificiali della terra: tutti gli animali terrestri, gli uccelli e i


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pesci: tutti gli alberi, le pietre ed anche i metalli che sono nelle viscere de' monti, giusta il salmo (96, 5): Montes sicut cera fluxerunt a facie Domini.

 

19. Indi comparirà Gesù Cristo col segno della croce che precederà al giudizio; e subito allora risorgeranno i morti già prima in Cristo, cioè i santi, e poi risorgeranno i vivi che stanno in grazia, e che insieme coi santi saranno rapiti nelle nuvole per gire ad incontrar Gesù Cristo; tutto ciò si ricava dal testo di s. Paolo1: Quoniam ipse Dominus in iussu et in voce archangeli, et in tuba Dei descendet de coelo; et mortui qui in Christo sunt, resurgent primi. Deinde nos qui vivimus, qui relinquimur, simul rapiemur cum illis in nubibus obviam Christo in aera, et sic semper cum Domino erimus.

 

20. In fine, dopo che tutti gli uomini saranno giudicati, e dal giudice sarà data la sentenza, gli eletti saliranno insieme con Gesù Cristo al cielo, e dipoi il fuoco involgendo tra sé tutti i dannati, seco li condurrà sotto della terra, ov'è l'inferno. Sicché per li reprobi l'esecuzione della sentenza si farà per questo fuoco ministro della divina giustizia, mentre dice la s. chiesa: Dum veneris iudicare saeculum per ignem.

 




8 Sylv. in suppl. 3. p. q. 73. a. 1.



9 Matth. 24. 14.



10 Rom. 10.

1 S. Aug. ep. 78. et 80. Esich. et alibi. Orig. tract. 28. in Marc. s. Damasc. l. 4. c. 27. s. Ciril. c. 16. Theodoret. ad 2. Thess. c. 1. s. Greg. l. 35. Mor. c. 15. Beda in c. 24. Marc. s. Bern. l. 3. de Cons. ad Eug. s. Thom. ad c. 18. ep. ad Rom. lect. 3.



2 T. 17. disp. 56. sect. 1.



3 1. Tim. 4. 1.



4 2. Thess. 2. 3.



5 Loc. cit. lect. 1.



6 Serm. 1. de apost. Petr. etc.



7 De Civ. l. 20. c. 17.



8 In Apologet. c. 32.



9 Quaest. 11. ad Aglasiam in 2. Thessal. 2. 6.



10 L. 2. de civ. c. 19.



11 Instit. l. 7. c. 15.



12 2. Thess. 2. 3.



13 Hebr. 11. 5.



14 1. Reg. 2. 11.



15 Tract. de monte Sina.



16 Hom. 11. in Exham.



17 De Sin. Nicaena.



18 L. 1. et 2. Panar.



19 Lib. contra Iud. c. 2.



20 L. 2. de pecc. orig. c. 23.



21 Malach. 4. 5.



22 Apoc. 11. 3.

1 Dan. 12. 11.



2 Apoc. 11. 16.



3 Ib. v. 5.



4 Oseae 5. 4. et 5.



5 Rom. 11. 26.



6 Rom. 9. 27.



7 Apoc. 11. 7. et 8.



8 Apoc. loc. cit. vers. 11. et 12.



9 Ib. vers. 13.



10 S. Thom. suppl. 3. part. quaest. 73. a. 1. sed contra.

1 Matth. 24. 29.



2 Matth. 24. 30.



3 Luc. 21. 26.



4 Ioel. 2. 21.



5 Apoc. 6. 12.



6 Apoc. 6. 15.



7 C. 6. vers. 14.



8 De civ. l. 20. c. 24.



9 Iob. 26. 11.



10 Suppl. q. 73. a. 3.



11 Dist. 43.

1 Luc. 21. 25. et 26.



2 Apoc. 16. 18. et 19.



3 2. Petr. 3. 10.



4 Petr. ib. vers. 12. et 13.



5 L. 20. de civ. c. ult. in Tim.



6 Suppl. par. 3. q. 74. a. 1.



7 Psal. 96. 3.



8 Suppl. 3. p. q. 74. a. 7.



9 Loc. cit. a. 3.



10 2. Petr. 3. 10.

1 1. Thess. 4. 15. et 16.






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